Passato, presente e futuro della cittadinanza attiva in Europa

Nel 2008 l'Active Citizenship Network ci ha invitato a riflettere sullo stato della EAC. Ma quale è il futuro della cittadinanza attiva europea?

La fonte di questi diritti è la European Charter of Active Citizenship (ECAC), che è al momento l’unico atto che tenta di riempire il vuoto normativo comunitario sui dirittti dei cittadini organizzati di partecipare alla definizione delle politiche pubbliche (cd. diritti politico alla partecipazione collettiva). Sebbene esso non rappresenti un documento ufficiale e vincolante, esso ha una rilevanza istituzionale dal momento che esso è stato preparato nel 26 con il supporto della Commissione europea e si richiama direttamente alla Carta europea dei diritti fondamentali.

Un progetto europeo

Il progetto ha interessato i Paesi già inclusi negli studi sul Civicus’ Civil Society Index (CSI) (11 in totale) – Cipro, Republica Ceca, Grecia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Slovenia, Bulgaria, Romania, Turchia – dal momento che a seguito della inclusione nel CSI esiste per questi Paesi una base ampia di informazioni omogenee e comparabili su questi diritti.

Dal 24 la UE ha cominciato a sviluppare una strategia diretta a favorire la Cittadinanza Attiva Europea, intesa anche come partecipazione di cittadini e organizzazioni di cittadini nel processo decisionale delle istituzioni comunitarie. Inoltre, a causa del fallimento dei referendum sul Trattato Costituzionale in Francia e Olanda, la applicazione di questa strategia è di cruciale importanza.

Questo era il quadro nel quale la Carta Europea della Cittadinanza Attiva è stata concepita, al fine di definire i diritti operativi dei cittadini organizzati coinvolti nel processo decisionale europeo. Questi diritti sono il diritto di intervento, il diritto di svolgere attività di prevenzione, il diritto di essere consultati, il diritto di esprimere pareri, il diritto di accesso, il diritto a un confronto qualificato, il diritto a un termine e l’obbligo di risposta, il diritto alla fiducia e alla pari dignità, il diritto a misure facilitative e di supporto. Al fine di supportare la pratica e l’applicazione di questi diritti in maniera concreta, è necessario monitorare lo stato della loro imprlementazione negli Stati membri e a livello europeo, definendo indicatori specifici e coinvolgendo a tale scopo sia organizzazioni di cittadini, che istituzioni pubbliche.

L’obiettivo

Lo scopo generale del progetto era quello di fornire le istituzioni pubbliche, le organizzazioni di cittadini e i loro stakeholders di un’opportunità per controllare e migliorare il processo di implementazione di questi diritti, come parte costituente del processo di integrazione europea e del rafforzamento della cittadinanza europea.

Gli obiettivi specifici dell’iniziativa erano:

− la identificazione delle più importanti caratteristiche dei diritti di cittadinanza attiva nella loro fase di implementazione;

− la creazione e il testing di uno strumentario diretto al monitoraggio e alla valutazione del progresso dei diritti di cittadinanza attiva a livello nazionale ed europeo.

I risutalti attesi erano:

− la definizione di uno strumentario utilizzabile per valutare lo stato dei diritti alla European Active Citizenship riguardanti le organizzazioni della società civile;

− la raccolta di informazioni comparabili circa indivatori riguardanti la implementazione dei diritti di European Active Citizenship in 11 Paesi europei, provenienti:

  • da precedenti ricerche riguardanti le politiche pubbliche sull’attivismo civico in Europa, come alcuni dei progetti svolti dalla Active Citizenship Network e in particolare dal progetto Citizens for the New Europe, riguardanti l’attitudine e i comportamenti delle istituzioni pubbliche che interagiscono con le organizzazioni dei cittadini sia in gengerale che con particolare riferimento alla salute, ambiente e politiche del consumatore;
  • dai reports del Civicus Civil Society Index per i Paesi coinvolti nel progetto, utilizzando gli indicatori CSI (centrati, peraltro, sul più ampio concetto di organizzazioni della società civile);
  • da interviste a personaggi-chiave, come leaders civici e rappresentanti di istituzioni pubbliche;
  • dalle informazioni in possesso delle organizzazioni partner sullo stato dei diritti di cittadinanza attiva.

− l’analisi dei principali punti di forza e di debollezza delle azioni delle organizzazioni civiche e delle capacità di partecipare nel processo decisionale pubblico a livello nazionale ed europeo;

− la definizione delle raccomandazioni per l’avanzamento dei diritti alla Cittadinanza Attiva Europea.

Il toolbox finale è costituito da:

– una checklist inclusiva di tutte le informazioni che per ciascun diritto deve essere raccolta. La checklist sarà direttamente utilizzata per raccogliere informazioni dalle ricerche esistenti (Civil Society Index e precedenti ricerche svolte a livello europeo sulle politiche pubbliche in favore di organizzazioni di cittadni che partecipano al processo decisionale). Una parte introduttiva della checklist riporterà informazioni sul contesto politico e culturale nel quale la cittadinanza attiva sarà implementata;

– una matrice per la valutazione della implementazione dei diritti di cittadinanza attiva. Essa sarà definita in relazione alla checklist e testato in un esercizio di attribuzione di punteggi (cd. scoring) che coinvolgerà le organizzazioni aderenti al progetto.

I soggetti

Gli attori coinvolti nel progetto sono stati:

− FONDACA;

− Active Citizenship Network (ACN);

− 11 Organizzazioni partner nazionali:

  • 1. Bulgaria: Index Foundation
  • 2. Cirpo: The Management Centre of the Mediterranean
  • 3. Republica Ceca: Consumers Defence Association of the Czech Republic – SOS
  • 4. Germania: Maecenata Institut
  • 5. Grecia: Association Evropaiki Ekfrasi
  • 6. Italia: Cittadinanzattiva
  • 7. Polonia: Women’s Rights Center
  • 8. Romania: The National Association for Consumers’ Protection
  • 9. Slovenia: Legal Information Center for NGOs
  • 1. Turchia: The Human Resources Development Foundation – IKGV

− Civicus: World Alliance For Citizen Participation;

− Labsus, Laboratorio per la sussidiarietà;

− Poleis, Centro Studi e ricerche di politica comparata;

− Daniela Piana, Dipartimento di Scienze politiche e sociologia, Facoltà di Scienze politiche – Università "Cesare Alfieri", Firenze

− Dipartimento di Demografia, Facultà di Statistica – Università La Sapienza di Roma.

Quello che è stato già fatto…

Molto è stato fatto nel corso del 28. Tra le attività svolte nello scorso anno per realizzare il progetto:
1) la definizione di una checklist di indicatori concernenti il riconoscimento e la pratica dei diritti di European Active Citizenship con riguardo a organizzazioni di cittadini operanti a livello europeo, nazionale e locale.
2) l’organizzazione di un seminario con studiosi diretto a validare e valutare la checklist. I partecipanti provengono dalla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Firenze, dalla Facoltà di Statistica della Università La Sapienza di Roma, dalla Facoltà di Economia di Trento, da Poleis, centro di ricerca della Università Bocconi, da Civicus e da Labsus. Con il medesimo scopo, scambi e consultazioni tra studiosi e ricercatori selezionati operanti in questo campo saranno svolti per email prima e dopo il seminario.
3) la elaborazione di due questionari diretti a organizzazioni di cittadini e istituzioni pubbliche diretto a raccogliere informazioni sulla effettiva implementazione dei diritti di European Active Citizenship.
4) la raccolta di dati riguardanti gli indicatori identificati nei Paesi europei coinvolti nel progetto: essi deriveranno sia dai CSI reports e interviste con 1 organizzazioni di cittadini e 3 dirigenti di pubbliche amministrazioni in ciascun paese.
5) la sistematizzazione delle informazioni raccolte nelle checklists nazionali.
6) la raccolta di dati a livello Europeo, derivanti da interviste con 1 organizzazioni di cittadini operanti a livello europeo e 3 rappresentanti delle instituzioni europee e le ricerche empiriche esistenti sulla prassi dei diritti alla cittadinanza attiva a livello comunitario.
7) un incontro tra le organizzazioni partners del progetto, al fine di condividere le informazioni raccolte e valutare le situazioni nazionali. Attraverso la discussione e la ricerca del consenso tra i partecipanti, a ogni indicatore sarà assegnato un punteggio in base a criteri predefiniti contenuti nella matrice. In questo modo verrà definito un punteggio finale di sintesi sullo stato della cittadinanza europea attiva in ogni paese e in Europa;
8) la sistematizzazione delle informazioni raccolte a livello europeo in una checklist europea.
9) la redazione di un report intermedio sintetizzante il contenuto della matrice, le informazioni raccolte e il risultato dell’esercizio di valutazione per ciascuna Paese.
1) un secondo meeting tra i partners, tenutosi il 24 giugno 28 ad Ancona, durante il quale tutti i partners del si sono riuniti per:
− controllare le informazioni riguardanti la UE e applicare la matrice dei punteggi al quadro europeo;
− valutare la implementazione del progetto e concordare su linee guida per le successive azioni.
11) una conferenza finale, dove rappresentanti delle istituzioni pubbliche, dell’Unione Europea, delle organizzazioni dei cittadini, di esperti, studiosi e altri portatori di interessi si sono riuniti per discutere su due principali questioni:
− i risultati della raccolta di informazioni e dell’esercizio di attribuzione di punteggio riguardante la implementazione di diritti alla cittadinanza attiva e la definizione di raccomandazioni e proposte per una loro migliore implementazione;
− la checklist e la matrice dei punteggi come strumenti per monitorare la implementazione di quesi diritti nella UE e la definizione di suggerimenti per un loro più ampio utilizzo.
12) la pubblicazione di un report finale, che include le osservazioni e le proposte derivanti dal workshop, nonchè una versione finale dello strumentario.
13) la diffusione dei risultati del progetto, coinvolgendo istituzioni pubbliche, organizzazioni di cittadinanza attiva e la comunità scientifica, e utilizzando strumenti on-line e off-line.
14) la traduzione della matrice; incontri a livello nazionale con la partecipazione delle persone intervistate e di altri portatori di interessi; la presentazione dei risultati del progetto durante la Civicus World Assembly di Glasgow, tenutasi nel giugno 28.

… e quello che rimane ancora da fare

A prima vista non rimane altro che applicare lo strumentario elaborato e monitorare costantemente il grado di penetrazione della cittadinanza attiva nei diversi Paesi europei coinvolti nel progetto.

In realtà, rimane ancora molto da fare.

In primo luogo, occorre far sì che i risultati di questa iniziativa e il network di persone e procedure da essa instaurato trovi "cittadinanza formale" nei processi decisionali europei. Insomma occorre che l’emersione giuridica della società civile e delle sue articolazioni organizzative sia in qualche modo sancita formalmente anche a livello costituzionale europeo e, soprattutto, di diritto comunitario derivato. E in tal senso lascia ben sperare il Trattato di Lisbona. Esso prevede l’inserimento nel Trattato sull’Unione europea di un articolo 8B che conferisce ai cittadini e alle loro associazioni rapprensentative un ruolo formale e, soprattutto, più attivo nel processo decisionale delle istituzioni europee.

In secondo luogo, è necessario che i buoni propositi e i buoni insegnamenti della cittadinanza attiva penetrino nella cultura e nella preparazione delle persone che nel futuro andranno a occupare posizioni più o meno apicali nei livelli politici e amministrativi delle istituzioni pubbliche, nazionali ed europee. Senza una vera rivoluzione culturale, un cambiamento dal basso come quello presupposto dalla cittadinanza attiva non può avvenire. E qui la chiamata alle armi suona per tutti i soggetti che, come Labsus, si sforzano di diffondere una cultura dell’attivismo civico. Ma anche in questa come in tante altre rivoluzioni culturali l’unione fa la forza. E, dunque, l’obiettivo per il 29 anche in questo caso dovrebbe essere quello di creare un fronte comune – di dimensioni europee (e, sperabilmente, anche mondiali) . di studiosi interessati a coltivare questa idea potente per poterla far fiorire in manier compiuta nel secondo decennio del terzo millennio.