Un universo in espansione

Il 40,5 percento delle imprese sociali registrate opera nell\\\'istruzione

La realtà dell’imprenditoria sociale non è da sottovalutare, oltre che per gli ambiti in cui opera, neanche nei numeri. Dall’approvazione del decreto legislativo 155/6, che disciplina la materia, sono 51 le imprese sociali oggi attive. In realtà, però, quello dell’imprenditoria sociale risulta essere un universo ben più ampio, che annovera, oltre agli enti che hanno acquisito la nuova veste giuridica, altri 1mila soggetti. Per il futuro, inoltre, come messo in luce anche dal Rapporto curato da Iris Network, è prevista un’ulteriore crescita: le imprese sociali potranno arrivare a breve a quota 2mila. Tale previsione risulta del tutto credibile, alla luce dei dati. Secondo l’indagine Isfol, infatti, sono 99.429 le istituzioni non profit già impegnate in settori quali la tutela dell’ambiente, la valorizzazione del patrimonio culturale o il turismo sociale.

Questa indagine, condotta su un campione significativo di imprese sociali del Centro-Nord Italia, ha permesso anche di fotografare e di differenziare le diverse forme di lavoro, quantificando, in termini percentuali, il peso della presenza lavorativa remunerata. Ad oggi le imprese sociali oggetto d’indagine hanno dichiarato di impiegare più di 6. lavoratori remunerati a vario titolo, e ricoprono dunque un ruolo significativo nel mercato occupazionale (il già citato Rapporto di Iris Network sottolinea che anche quest’ambito sarà caratterizzato da un incremento: l’impresa sociale, arriverà presto a coinvolgere circa 3mila lavoratori).


Il decreto legislativo 155/6

Come accennato in precedenza, il decreto legislativo 155/6, attuativo della legge delega118/25, ha disciplinato la nuova forma giuridica. Questa si presenta come una via di mezzo tra gli enti previsti nel libro I del Codice civile (tra cui associazioni, con o senza personalità giuridica, comitati e fondazioni) e quelli del libro V (in particolare le fondazioni). La normativa consente di svolgere attività d’impresa per la produzione di “beni di utilità sociale”, finalizzati a obiettivi di “interesse generale”. Per diventare impresa sociale è necessario assumere alcuni importanti vincoli, in particolare nella scelta del settore di intervento.

Quest’ultimo deve riguardare “materie di particolare rilievo sociale”, come servizi sociali, cultura, istruzione e formazione, turismo sociale. Inoltre, un’ulteriore ed importante peculiarità riguarda gli utili prodotti dall’impresa: questi non possono essere distribuiti, ma devono essere reinvestiti nell’attività. La scarsa conoscenza di questa normativa però, insieme all’assenza di incentivi specifici per le imprese, ha fin qui limitato le iscrizioni agli appositi registri camerali, soprattutto da parte di quelle organizzazioni, come le cooperative sociali, che già operano in forma imprenditoriale.


Impresa sociale e istruzione

A livello di localizzazione sul territorio,le indagini evidenziano che l’imprenditoria sociale è diffusa soprattutto in Campania, dove sono 23 le imprese registrate, seguita da Lombardia, Piemonte e Lazio. Per quanto concerne, invece, gli ambiti in cui operano gli enti che hanno adottato le regole del decreto 155/6, pur rimanendo Srl, Sas, associazioni o cooperative, le attività si concentrano principalmente nel campo dell’istruzione o della formazione (sono il 4,5 percento delle 51 imprese registrate). Tali enti sono in sostanza scuole paritarie.

Questo sviluppo è stato possibile soprattutto grazie all’incentivo rappresentato dal decreto firmato il 21 maggio 27 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 2 agosto 27) dall’allora ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni. Con tale decreto si stabilivano le modalità di ripartizione di 1milioni di euro stanziati per le scuole paritarie dalla Finanziaria del 27. I contributi dovevano essere erogati, secondo il provvedimento, in via prioritaria “alle scuole paritarie che svolgono il servizio scolastico senza fini di lucro e che comunque non sono legate a società aventi fini di lucro o da queste controllate”. Tra le categorie ammesse, dunque, anche l’impresa sociale. D’altronde, come accennato in precedenza, non sono previsti dal decreto 155/6 incentivi specifici, come le agevolazioni fiscali. L’accesso a fondi statali o regionali riservati a queste imprese rimane dunque l’unico incentivo a scegliere tale forma giuridica.

L’imprenditoria sociale rappresenta una grande potenziale soprattutto nell’ambito della promozione e del sostegno all’innovazione. L’efficacia e la riuscita di queste imprese “diverse”,nella produzione di beni cui sono riconosciuti attributi di “interesse generale” e “utilità sociale”, è connessa alle dinamiche interne che in esse si generano. Le sinergie che si stabiliscono tra i diversi stakeholder (lavoratori, beneficiari delle attività, volontari, finanziatori), ciascuno connesso alle imprese a seconda dei propri interessi, costituiscono una grande ricchezza e, se sfruttate adeguatamente, rappresentano un importante valore aggiunto.

Notevoli potenzialità di sviluppo, dunque, a condizione, in primis, che si diffonda l’idea di impresa sociale, e con essa anche la sua disciplina. La diffusione di questo modello è connessa anche alla possibilità di accedere ad incentivi economici, strumenti per lo sviluppo dell’impresa, che ad oggi, però, sono ancora limitati. Un esempio per superare tale limiti è costituito dalla possibile estensione alle imprese sociali delle agevolazioni previste per la costituzione e l’avvio d’impresa e per la creazione di reti e distretti. Superando questi limiti, l’imprenditoria sociale potrà capace di estendere il suo raggio di azione, sia a livello geografico che operativo.