Tutela dell'ambiente e crescita economica non vanno intese come due politiche che operano in antitesi
Unione europea

Comm., COM(2009) 400 def.

L'economia 'verde'

Con la Comunicazione del 24 luglio 2009, la Commissione ha proposto una riflessione e un dibattito sulla tematica dello sviluppo sostenibile, anche in relazione alla crescita economica. Partendo dai progressi registrati dalla politica europea sul tema, la Comunicazione si sofferma su quali potrebbero essere le proiezioni future nei diversi settori contemplati dall’UE per lo sviluppo sostenibile. Come noto, in vista di una ripresa globale del sistema finanziario ed economico, l’UE e i suoi Stati Membri hanno adottato misure volte a promuovere lo sviluppo e l’occupazione, ponendo attenzione anche alla materia ambientale. In tal caso, si è tenuto conto del fatto che l’adozione delle cosiddette “misure verdi” contribuisce in concreto all’ aumento dei tassi di occupazione e della produttività, e quindi l’attenzione riservata all’ambiente potrebbe rappresentare un fattore fondamentale per la ripresa e lo sviluppo dell’intera economia globale.

A tre anni dall’istituzione della strategia dell’Ue per lo sviluppo sostenibile, la Commissione europea ha operato una valutazione sui progressi raggiunti in tale ambito dagli stati membri, evidenziando le iniziative più significative intraprese da questi ultimi in diversi settori. Da tale analisi, basata sugli indicatori di sviluppo sostenibile elaborati da Eurostat (Ufficio statistico delle comunità europee), emerge la necessità di intensificare ulteriormente gli sforzi degli stati membri nel perseguimento delle politiche dell’Ue, al fine di ottenere entro tempi certi e, non troppo lontani, i maggiori benefici nei settori in cui i progressi sono più necessari (ad esempio, cambiamenti climatici ed energia pulita, trasporto sostenibile, consumo e produzioni sostenibili, sanità pubblica, ricerca e sviluppo, istruzione e formazione, etc.). A livello europeo esistono diverse strategie che, perseguendo la finalità dello sviluppo economico, contemplano numerose indicazioni per non compromettere la possibilità delle future generazioni di perdurare nello sviluppo, preservando la qualità e la quantità del patrimonio delle riserve naturali. Tali strategie, che riguardano tanto la materia economica, che quelle sociali e ambientali, vanno considerate, oltre che come prioritarie, complementari le une delle altre, nonché facenti parte di un unico piano globale. A dimostrazione di ciò si pone in rilievo la complementarità esistente tra la nuova strategia Ue per lo sviluppo sostenibile e la strategia di Lisbona. Tutela dell’ambiente e crescita economica non vanno intese come due politiche che operano in antitesi, bensì come due politiche che si rafforzano a vicenda. L’obiettivo dello sviluppo sostenibile potrebbe essere infatti considerato come uno dei modi per fronteggiare l’attuale crisi economica, contribuendo attraverso l’adozione di politiche ad hoc , ad esempio per la lotta contro i cambiamenti climatici e per la riduzione delle emissioni di carbonio, a creare nuovi posti di lavoro, riducendo, conseguentemente, il tasso di disoccupazione. In tal modo si produrrebbero effetti positivi per una pluralità di soggetti: famiglie, imprese, occupazione e ambiente. Le “misure verdi” per rilanciare l’economia devono essere adottate imminentemente, così da ottenere attraverso il rilancio a breve temine dell’economia, i risultati della innovazione tecnologica e della riduzione delle emissioni di carbonio, che sono invece visibili e fruibili a lungo termine. Negli ultimi anni l’Ue riveste un ruolo di primo piano nella lotta contro i cambiamenti climatici, una delle misure più incisive adottate in tal senso è stata l’approvazione nel 28 del “Pacchetto clima ed energia”, che fissa traguardi ambiziosi per la stessa Ue, che si è impegnata, unilateralmente, a ridurre entro il 22 le sue emissioni globali di gas a effetto serra del 2 percento, il risparmio energetico del 2 percento e, infine, di rinnovare le fonti rinnovabili sempre del 2 percento. Iniziativa questa sicuramente virtuosa, ma che non deve rimanere un intervento isolato, in quanto le emissioni di gas a effetto serra emesse in territorio europeo rappresentano soltanto una quota limitata di quelle globalmente emesse. Considerato inoltre il bilancio negativo nei confronti di quanto fissato dal protocollo di Kyoto, si auspica il raggiungimento a breve di un accordo internazionale sul clima, attraverso il summit che ha luogo, in questi giorni, a Copenaghen. Come precedentemente ricordato, gli interventi dell’Ue, in tema di sviluppo sostenibile, riguardano una pluralità di settori. In sintesi, tra i temi più rilevanti analizzati nel corso della Comunicazione, si menziona: – il tema del risparmio energetico, per il quale l’Ue predispone incentivi per la realizzazione di progettazioni ecocompatibili, e, congiuntamente, l’utilizzo di nuove misure, come i contatori intelligenti, che permettono anch’essi un risparmio energetico. Inoltre prevede una maggiorazione del 1 percento dell’intensità massima degli aiuti di stato per gli investimenti ecoinnovativi. – il tema del trasporto, per il quale la Commissione ha previsto la realizzazione un “Pacchetto per il trasporto verde”, che contempla al contempo misure per trasporti più ecologici, misure antirumore e un piano sicurezza per il trasporto urbano. -il tema della conservazione e alla gestione delle risorse naturali, per il quale si punta ad arrestare la perdita di biodiversità migliorando la gestione delle risorse umane, tra cui quella dei i rifiuti. -il tema della sanità pubblica. A riguardo i diversi stati membri sono caratterizzati da una situazione eterogenea. Si registra comunque un aumento diffuso delle condizioni generali di vita, seppur lento, e anche se sono sorte nuove problematiche, i suicidi, le malattie croniche e i gravi infortuni sul lavoro si sono ridotti. Risultato quest’ultimo raggiunto anche mediante la ricerca finanziata dall’Ue, avente l’obiettivo di far vivere i cittadini europei più a lungo e in condizioni migliori. – il tema dell’inclusione sociale, demografia e migrazione. Quella dell’integrazione è una sfida importante, in quanto nonostante sia diminuita la disparità di reddito tra i cittadini europei e si sia ridotto il tasso di disoccupazione, tra il 213 e il 25 si prevede una riduzione della popolazione in età lavorativa. – il tema della povertà mondiale. Quando si parla di sviluppo sostenibile è indispensabile coinvolgere nella trattazione delle tematiche affrontate anche i Paesi in via di sviluppo, contemperando le questioni ambientali alla cooperazione, al dialogo e alla sicurezza alimentare. – il tema dell’istruzione e della formazione, fortemente legato a quello della ricerca e dello sviluppo. Si registra il dato positivo della diminuzione del numero di persone con un basso livello di istruzione in ambito europeo, per tutte le fasce di età. Ciò contribuisce ad investire sulla ricerca, motore dello sviluppo sostenibile. L’Ue tra il 27 e il 213 prevede un piano di investimento per l’ambiente pari al 3 percento delle risorse assegnate per la politica di coesione per rafforzare lo sviluppo sostenibile attraverso interventi rivolti ai settori chiave. Per una realizzazione ottimale della crescita economica nel rispetto dell’ambiente, non bisogna trascurare il lato della domanda, provvedendo ad informare al meglio i consumatori sul contenuto e gli effetti delle attività intraprese.



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