Un'iniziativa realizzata dal basso, con sacrificio, dedizione ed attenzione, perchè "insieme si può"
Vivibilità urbana

Quelli che il parco

A Roma il comitato di quartiere si prende cura del verde comune

Insieme si può: è questo il messaggio lanciato da un gruppo di liberi cittadini del II Municipio di Roma, riuniti nel comitato Quelli che il parco, con l'obiettivo di tutelare il bene comune attraverso il recupero delle aree verdi del quartiere, con il coinvolgimento di adulti e bambini in un'opera di educazione e sensibilizzazione verso un modo attivo e comunitario di vivere il rione e le sue risorse, a iniziare dal verde pubblico.

Nasce nel novembre del 29 il comitato cittadino Quelli che il parco, dall’idea che ogni singolo individuo possa contribuire al miglioramento della qualità della vita della comunità , offrendo soluzioni a problemi che la burocrazia istituzionale lascia spesso irrisolti.
Cosìun gruppo eterogeneo di cittadini uniti dal desiderio di cambiamento, accomunati dall’attaccamento al quartiere in cui sono nati e cresciuti e in cui adesso crescono i loro figli, si è formato già qualche anno prima del 29, provando a dare una risposta concreta ai problemi più comuni, creando uno spazio di tempo condiviso, messo a servizio della comunità , per migliorare la qualità della vita all’interno del quartiere.

Le origini

Il primo centro di aggregazione non è stato il parco, ma la scuola Giuseppe Mazzini, ad esso molto vicina. I diversi membri del consiglio operativo del comitato, infatti, si conoscevano da tempo, grazie alla precedente collaborazione che avevano sviluppato all’interno del 37 ° Circolo didattico (tre di loro hanno fatto parte del Consiglio di circolo dell’istituto G. Mazzini, alcuni facevano e fanno parte della commissione mensa). A causa degli scarsi risultati raggiunti per via degli ostacoli burocratici e delle notevoli difficoltà riscontrate presso la scuola, che si dimostrava spesso restia al cambiamento e assumeva atteggiamenti di chiusura verso le nuove proposte, i cittadini in questione decisero di investire il loro tempo in altro, di dedicarlo a qualcosa che potesse far emergere risultati con una maggiore immediatezza.
Così, già nel 26, Marta Bottari organizzò una giornata di pulizia straordinaria a Parco Nemorense, chiedendo il patrocinio sia del Municipio che di Legambiente, coinvolgendo alunni e genitori della scuola elementare (e materna) Mazzini e della scuola media Esopo, “con l’intenzione di attirare l’attenzione sulla situazione di degrado del parco, rendendo gli abitanti del quartiere soggetti attivi nella rinascita”. La stessa Bottari, si rende conto presto dell’impossibilità di andare avanti da sola e congela il progetto per un momento migliore, che arriva nel novembre 29, quando, decide di unirsi con altre persone provenienti dall’esperienza nel Consiglio dell’istituto Mazzini, per dedicare il proprio tempo alla cura del Parco Nemorense, abbandonato al degrado e all’indifferenza di cittadini ed istituzioni.

La svolta

Dopo un rapido confronto e la ricerca di realtà simili a cui ispirarsi, il gruppo ha proceduto alla stesura dello statuto e alla programmazione dell’attività fino al mese di dicembre 29, in cui è divenuto ufficialmente pronto il piano per presentarsi alle istituzioni e ai cittadini. Per questa seconda fase è stata scelta la data del 6 gennaio 21, approfittando della festa della Befana, per la presentazione al “pubblico”. L’organizzazione rapida ma efficace di questa giornata ha permesso infatti al comitato di farsi conoscere, ricevere incoraggiamento ed aumentare i soci, creando un momento di comunione tangibile all’interno della comunità .
Da questo momento in poi, il progetto ha acquistato una forma sempre più definita, soprattutto grazie all’azione del presidente Enzo Rigoli e della vice presidente Thaya Passarelli, che si sono incontrati innumerevoli volte con consiglieri, assessori, dirigenti, segretari e consulenti fin quando è arrivata la svolta decisiva: stava per essere lanciata la fondazione Insieme per Roma, e la persona scelta dal sindaco per la presidenza era una mamma/imprenditrice i cui figli frequentavano la scuola Mazzini. “Non so chi è stato propedeutico a chi, ma siamo riusciti ad incontrare Tommaso Profeta, e da lìalmeno alcuni dei lavori promessi da anni sono stati realizzati e portati a termine. Il 2 aprile 211 il parco è stato riaperto al pubblico, alla presenza del sindaco: i nostri figli hanno visto che l’impegno nostro e loro ha dato i suoi frutti”, ci spiega Marta Bottari, specificando che questo è stato solo l’inizio di un lavoro più importante e, proprio per questo, più difficile: mantenere il parco pulito e in ordine.
Il 15 aprile 211, infine, è stato firmato il protocollo ufficiale d’intesa (consultabile tra gli allegati) con il quale il comitato Quelli che il parco viene autorizzato ad ” adottare ” parco Nemorense, a sorvegliarlo, a far sìche i frequentatori lo rispettino e le istituzioni non lo dimentichino, continuando a portare avanti l’attività di manutenzione ordinaria necessaria e dovuta.

Attività e filosofia

Le attività all’interno del parco sono varie e numerose. Di recente, ad esempio si sono tenuti alcuni incontri di sensibilizzazione degli alunni della scuola Mazzini (da dove in fondo tutto è partito), al fine di costruire un ponte stabile con l’istituzione scolastica in quanto fondante dell’educazione dei più piccoli, che possono mettere in pratica nel parco le buone regole di educazione alla civiltà imparate a scuola e in famiglia. A testimonianza di quanto detto finora e dell’importanza di dare continuità pratica a quanto viene spiegato ed insegnato ai bambini (e in generale a chi frequenta il parco), lo scorso 7 giugno, durante una piccola cerimonia ufficiale, sono stati nominati i Rangers di Parco Nemorense: bambini e ragazzi che frequentano regolarmente il parco, che hanno preso l’impegno di far rispettare le regole ai coetanei insieme ad altri soci adulti che se ne occupano in modo volontario. Lo spirito delle attività si riassume nelle parole di Marta Bottari, che ci spiega: “Abbiamo scelto persone equilibrate per non incorrere in fenomeni tipo ” vigilantes ” che sono totalmente estranei al nostro modo di pensare e di vivere. Figure un po’ come la vecchia nonna che quando facevi una stupidaggine non dico che ti inseguiva con la scopa, ma quasi. O come il custode. Belle figure di un tempo, che vorremmo far rivivere perché fondamentali nella vita di un quartiere, e per far capire a ragazzi e adulti che il rispetto della propria città è una cosa bellissima”.

Un esempio di contrasto al degrado, di tutela e cura del bene pubblico percepito come bene del singolo cittadino, che nel momento in cui ne è fruitore primo, ne diviene anche custode. Fra il peso della responsabilità colta e la felicità di averlo fatto, tra il rispetto delle istituzioni e la consapevolezza dei limiti delle stesse, tra la voglia di fare e la forza di agire: è in questi spazi che si colloca questa splendida iniziativa, realizzata dal basso, con sacrificio, dedizione ed attenzione, perchè “insieme si può”.



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