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Cultural Welfare Center: quando le culture s’intrecciano al servizio della salute

Nasce il CCW-Cultural Welfare Center, per coniugare i Saperi alla Salute attraverso il coordinamento e la promozione delle diverse esperienze culturali attive sul territorio
Cultural welfare center

La cultura, anzi le diverse culture, per il benessere delle persone e la salute delle Comunità rappresentano il cuore degli interessi del Cultural Welfare Center, il primo centro interdisciplinare nato per promuovere lo studio, la ricerca, la costruzione di competenze, l’accompagnamento delle politiche ed il rafforzamento di buon pratiche. È così che dieci professionisti, provenienti da tutta Italia, dai mondi culturale, sociosanitario, educativo ed economico, uniscono le loro forze per dare un contributo “sistemico” all’altezza delle sfide di oggi. Le sedi operative si trovano in due luoghi di innovazione sociale: a Torino, nel Distretto Sociale dell’Opera Barolo, il BAC-Barolo Art for Community; e in Sicilia, al Farm Cultural Park di Favara.

Arte e Cultura fanno bene alla Salute

La “#Culturacura” è stato uno dei temi – e degli hashtag – più ricorrenti durante la crisi Covid-19, che ha messo in evidenza il contributo centrale delle Arti per la nostra salute mentale e, di conseguenza, per la coesione sociale. «Oggi», scrivono i promotori del Cultural Welfare Center, «la relazione tra Cultura, Salute, Educazione e Sociale può diventare un’alleanza strategica per la ripartenza del Paese. Dentro a questa grande crisi, è possibile e urgente lavorare a una nuova idea di welfare. Coinvolgendo attori e portatori di interesse pubblici e privati, lavorando in un’ottica multidisciplinare, multilivello e intersettoriale».
Il Centro, partendo dallo scenario attuale del dopo-crisi, «di una società che deve ripensarsi per ripartire, affrontando la ripresa con le ferite di un disordine post-traumatico da stress e del drastico cambiamento di stile di vita», ossia «di una società in cui è a rischio la coesione sociale», basa il proprio progetto su fondamenta solide e condivise a livello mondiale. Infatti, l’International Organization for Migration evidenzia come «in situazioni traumatiche e di forte crisi, le pratiche creative e culturali sono risorse efficaci per ricostruire il benessere delle persone e la salute delle comunità, poiché rafforzano quelle competenze per la vita, che danno alle persone capacità di agire per far fronte alle complessità», ma anche l’OMS, nel Rapporto dedicato al Ruolo delle Arti nel miglioramento della Salute e del Benessere, sottolinea «quanto la partecipazione culturale e le pratiche artistiche possono influire positivamente sul benessere e sulla salute, dalla prevenzione primaria ai percorsi di cura», indicando come nella definizione delle politiche sanitarie sia oggi centrale e prioritaria l’integrazione con quelle sociali, educative e culturali. La stessa Agenda Europea 2030 per la Cultura rilancia «la dimensione dei cross over culturali, ovvero le relazioni sistematiche e sistemiche con altri ambiti di policy, come pillar nelle politiche sanitarie, sociali, civili, ambientali delle prossime decadi».

Un coordinamento strategico per una maggiore inclusione

L’Italia è caratterizzata da innumerevoli pratiche culturali e artistiche con esiti felici, anche se poco note, che coinvolgono molti cittadini, non solo persone vulnerabili o malate, ma interi gruppi sociali e comunità educative. Come informa il comunicato stampa del Cultural Welfare Center: «Negli ospedali, le Arti entrano sempre più frequentemente ad umanizzare ed integrare la cura. Nei luoghi della Cultura, dai musei alle biblioteche ai teatri», invece, «prendono corpo pratiche per l’inclusione sociale e per il benessere e la salute delle persone. L’innovazione sociale a base culturale ha assunto la dimensione di fenomeno tra i più interessanti nei processi di rigenerazione umana». Pertanto, la relazione tra Cultura, Arti e Salute può diventare un’alleanza strategica per la ripartenza del Paese e per ripensare un nuovo modello di welfare. È per dare un coordinamento strategico a tutte queste esperienze e saperi che prende avvio il CCW-Cultural Welfare Center. Nato su iniziativa di Catterina Seia – manager da sempre al lavoro sul valore della Cultura come asse trasversale alle diverse politiche ­–, in stretta collaborazione con Alessandra Rossi Ghiglione, esperta di pratiche artistiche community based, il Centro oggi conta la presenza di altri dieci professionisti provenienti dai mondi culturale, sanitario, sociale ed educativo, che da lungo tempo collaborano in questa direzione.

L’Arte è terapia sociale

Il Cultural Welfare Center nasce con un gran rimpianto, quello di aver perso uno dei promotori e convinto sostenitore dell’idea: il maestro Ezio Bosso. Sulla scorta del suo insegnamento «l’arte è terapia sociale», il primo atto del Centro, in collaborazione con DORS-Centro di documentazione per la Promozione della Salute della Regione Piemonte, su autorizzazione dell’OMS, è stato quello di mettere a disposizione in open source la traduzione in italiano della ricerca “Le Arti per il miglioramento del benessere e della Salute”. Il Cultural Welfare Center, inoltre, si impegna a realizzare un blog, destinato a diventare una piattaforma digitale attraverso la quale condividere le risorse di conoscenza, e a pubblicare annualmente un rapporto, per rendicontare l’evoluzione del fenomeno.

Foto di copertina: Farm Cultural Park di Favara