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“Sì! Il dibattito sì!”: pubblico e senza timori

Esperti di processi partecipativi, studiosi di democrazia deliberativa, membri di associazioni che si occupano di innovazione democratica, cittadini impegnati per il bene comune, perplessi lanciano un allarme
Dibattito

Il dibattito pubblico, ancor prima di nascere, sembra essere già affossato: è questo l’allarme che lancia l’Associazione italiana per la partecipazione pubblica (Aip2) con un appello “per un cambio di prospettiva della partecipazione in Italia”.
Sono un gruppo di esperti di processi partecipativi, studiosi di democrazia deliberativa, membri di associazioni che si occupano di innovazione democratica, cittadini impegnati per il bene comune, che scrivono per esprimere la preoccupazione «per una norma approvata dal Senato nel disegno di legge Semplificazioni: l’introduzione di una deroga al ricorso alla procedura di dibattito pubblico prima di una grande opera pubblica». La norma sotto accusa è approvata all’articolo 8 del disegno di legge Semplificazioni, contenuta nel comma 6-bis; spiegano perché ritengono inopportuna la deroga e cosa propongono.

Cos’è il Dibattito pubblico?

Il dibattito pubblico è «un processo di informazione, partecipazione e confronto pubblico che ha lo scopo di accrescere il coinvolgimento dei cittadini e cittadine nei processi di realizzazione delle grandi opere e si svolge nelle fasi iniziali di elaborazione del progetto, al fine di valutare gli impatti delle diverse alternative e orientare le scelte». È ispirato al modello francese del débat public (introdotto dalla legge Barnier nel 1995), non è vincolante per il decisore pubblico, ma permette di individuare e trattare in anticipo possibili conflitti che rischierebbero di rallentare la realizzazione degli interventi, «portando benefici sia in termini di trasparenza e democraticità delle decisioni sia in termini di speditezza ed efficacia dell’azione amministrativa, sottraendola alle pressioni settoriali e localistiche».

Perché questa deroga è inopportuna?

«La norma approvata dal Senato», sottolineano i firmatari dell’Appello, «sembra appoggiare l’erronea percezione che informare e ascoltare il punto di vista dei cittadini sia una complicazione ed una perdita di tempo, mentre numerose opere in Italia sono ferme proprio a causa della mancanza di dialogo e di informazione delle popolazioni. Un preventivo ascolto civico tende ad accorciare piuttosto che ad allungare un processo decisionale. Questa deroga nega dunque non solo un diritto individuale riconosciuto da legislazioni internazionali, europee e nazionali, ma impedisce l’adozione di decisioni strategiche e di politiche pubbliche di migliore qualità». Obiettano alcuni: «Ma con il momento del “dibattito pubblico”, non si rende più complicato il lavoro?». No, anzi, si legge che proprio in una congiuntura emergenziale «il coinvolgimento dei cittadini diventa più prezioso in quanto garanzia di trasparenza e di dialogo sociale».

Le proposte dell’Aip2

Ecco, di conseguenza, che le socie e i soci dell’Aip2 chiedono al Legislatore di ripensarci e di abrogare la norma che introduce la deroga al dibattito pubblico, invitando, inoltre, il governo «a rispettare gli impegni presi anche in sedi internazionali (l’Italia è firmataria della Convenzione di Aahrus) e di mettere al primo posto l’interesse generale e la tutela dei diritti di cittadine e cittadini. «La deroga», sottolineano, «costituisce una regressione dei diritti e un peggioramento dei metodi di decisione e di costruzione delle politiche pubbliche. Da questo punto di vista la scelta del Senato appare non solo incomprensibile, ma anche nociva per la qualità delle opere infrastrutturali di cui il paese ha bisogno».
Sono temi che Lasbsus porta avanti da anni e che non hanno finora avuto l’eco che meritano: come scrive il presidente Arena nel suo ultimo libro “I custodi della bellezza”, molti non sanno che «da una ventina d’anni l’ordinamento giuridico non soltanto riconosce ai cittadini il diritto di prendersi cura dei beni pubblici, ma addirittura impone alle amministrazioni di sostenerli in questa loro meritoria azione di cura anziché, come spesso accade, ostacolarli con mille cavilli burocratici».
Il confronto, la discussione deliberativa, il reciproco riconoscimento di ruoli, competenze, volontà e onesti obiettivi, sono le premesse necessarie per un positivo cambio di paradigma del concetto di Pubblica amministrazione. Nonostante si riconosca la difficoltà di attuarli in tempi così difficili come i nostri, non si possono trascurare: pena un inaccettabile passo indietro sul bene comune più grande, ossia la qualità e l’inclusività della nostra democrazia.

 

Foto di copertina di ptra da Pixabay