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Siamo sulla buona strada, ma è ancora lunga

Un'intervista a Chiara Tommasini, neo Presidente del CSVnet, per parlare del volontariato e del ruolo della donna nel Terzo Settore e nella società italiana
Terzo Settore

«Mi piacerebbe che in un futuro non lontano la notizia di una donna in una qualsiasi posizione di rilievo non venisse più vista come particolare. Il volontariato, il Terzo Settore, ma anche tutta la società italiana, vivono ancora una scarsa valorizzazione delle donne in posizioni dirigenziali». Sono le parole della neo presidente del CSVnet, Chiara Tommasini*, che abbiamo intervistato su questioni di stretta attualità. Veronese, volontaria da anni nella protezione civile, con una laurea in Economia e commercio, impiegata in un gruppo assicurativo. Abbiamo voluto conoscere il suo punto di vista sia sul senso che assume il volontariato nel contesto attuale di ricostruzione post-pandemica del Paese, sia sulla percezione diffusa circa il ruolo delle donne nel Terzo Settore.

Il senso del volontariato in un momento storico delicato

L’obiettivo è duplice, afferma: «Abbiamo due grandi sfide: il consolidamento di un sistema nazionale ed essere all’altezza di un mondo che con la pandemia è profondamente cambiato». A tal proposito, le abbiamo chiesto quale sia a suo avviso il senso del volontariato oggi e come poterlo rendere all’altezza delle sfide sorte con l’emergenza pandemica. «La pandemia ha già messo il volontariato di fronte ad una sfida epocale: sancire il proprio imprescindibile ruolo per la tenuta del tessuto sociale, non solo durante le fasi di emergenza. Questa sfida il volontariato la sta vincendo e, oltre a poterne essere fiero, gode oggi di un forte riconoscimento pubblico. Il volontariato ha vissuto, come tutta la società, un primo momento di smarrimento nel quale, non dimentichiamolo, ha pagato anche un caro prezzo in termini di vite umane. Tanti sono rimasti in prima linea, per quanto possibile, a fianco delle loro comunità per sostenerle in un drammatico momento. A tutto questo va aggiunto che la pandemia ha sorpreso il volontariato in una delicata fase, quella della progressiva attuazione della riforma del Terzo Settore che ha coinvolto e coinvolge molto fortemente la sua azione, da un certo punto di vista anche chiedendogli un salto di qualità. Fondamentale in questo quadro è stato il ruolo del Centri di servizio per il volontariato, che si sono dimostrati all’altezza della loro funzione, fornendo al volontariato e all’associazionismo di tutte le comunità del nostro Paese, dalle più grandi alle più piccole, un supporto all’azione. Ecco che il senso del volontariato è da inquadrare in queste dimensioni e risiede oggi nel riuscire a “cucire” le comunità, rappresentando quel collante che tiene insieme le persone e fa emergere priorità e bisogni sociali, costruendo risposte innovative e favorendo le relazioni. Il volontariato deve essere visto come un valore aggiunto per le comunità, perché aiuta le istituzioni a conoscere il territorio e a progettare insieme ad esso le risposte più efficaci e perché include le persone in percorsi di formazione e in forme di cittadinanza attiva».

Il volontariato nella ricostruzione del Paese

Proprio nell’ottica del rapporto tra il Terzo Settore e le istituzioni, ritiene che il Terzo Settore sia preso sufficientemente in considerazione nel processo di ricostruzione del Paese? «Il volontariato non è solo un soggetto che agisce, – ci risponde – ma esprime pensiero, visioni e co-costruisce risposte e soluzioni insieme agli altri attori sociali. La normativa e la giurisprudenza costituzionale hanno sancito il suo ruolo, e più in generale quello del terzo settore, come co-protagonista delle politiche che riguardano la sfera del welfare e non solo. Da questo punto credo che debbano prendere le mosse tutte le decisioni che concernono la sfera pubblica. Occorre un presidio permanente del terzo settore anche all’interno del processo di ricostruzione perché il suo valore non può essere mai dato per scontato in un quadro politico come quello italiano che muta velocemente ed è soggetto ad instabilità. Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ndr) rappresenta una grande opportunità per il Paese per valorizzare una funzione che solo il terzo settore è capace di ricoprire. Tale ruolo deve essere visto su due dimensioni: da una parte l’attenzione affinché le risorse da destinare alle missioni sui temi riguardanti l’interesse generale siano adeguate; dall’altra la questione di metodo: ai tavoli di co-programmazione e co-progettazione delle azioni che il PNRR genererà, la voce e la visione del Terzo Settore devono venire adeguatamente ascoltate. È centrale assumere una visione che definisco eco-sistemica: un governo della comunità che ci permetta di passare ad un sistema in cui in maniera equilibrata ogni attore è chiamato a fare la sua parte in modo integrato ed armonico con quella degli altri attori, dalla pubblica amministrazione alle imprese».

La rilevanza delle donne nel Terzo Settore

Veniamo al ruolo delle donne, specialmente in posizioni dirigenziali come la sua, all’interno del Terzo Settore. Quale rilevanza assume, in quest’ambito, il pensiero femminile, e qual è la presenza numerica nei ruoli dirigenziali? «Il volontariato, il Terzo Settore, ma anche tutta la società italiana, vivono ancora una scarsa valorizzazione delle donne in posizioni dirigenziali. Ma il Terzo Settore stesso è anche il luogo in cui il lavoro femminile si è sviluppato e spesso adeguatamente valorizzato. La sfida non è solo quella di creare “ponti” fra generi, bensì di creare ponti nella società: fra generazioni, fra culture e fra tutte le diversità che ci identificano e ci appartengono. Senza il pensiero femminile il Terzo Settore non sarebbe oggi quello che è perché nella sua storia il ruolo delle donne è stato fondamentale. C’è ancora tanta strada da fare, ma è aumentata negli ultimi anni la consapevolezza rispetto al valore aggiunto che le donne possono dare alla governance delle organizzazioni del Terzo Settore e alle proprie reti di rappresentanza. Il ricambio generazione può favorire questa consapevolezza, ma molto deve essere fatto in termini di opportunità da subito».

* Chiara Tommasini è stata eletta il 27 giugno presidente di CSVnet (associazione nazionale dei centri di servizio per il volontariato). Per la prima volta è una donna a rivestire questo incarico all’interno dell’associazione.

Foto di copertina: Nick Fewings su Unsplash