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I Beni comuni nel cuore dell’Europa

Il progetto Commoning Europe fa tappa in Romania. Tra i prossimi impegni futuri c’è quello di redigere un “glossario” comune
beni comuni

L’innovativo progetto “Commoning Europe” – di cui abbiamo già parlato sulla nostra Rivista – ha come obiettivi quelli di definire ciò che si intende per beni comuni a livello europeo e di individuare quali pratiche di cura possono essere trasferite in altri contesti dell’Unione. Il progetto, di cui fa parte il Comune di Campi Bisenzio, è iniziato alla fine del 2020 ed è promosso dall’Unione europea nell’ambito del programma Erasmus+. È un progetto coordinato dall’associazione “Biblioteca di Pace” di Firenze, che lo scorso 4 febbraio ha organizzato anche un incontro online al quale ha partecipato Labsus, insieme a diversi partner provenienti dall’Olanda, dal Belgio, dalla Turchia e dalla Romania.
Dopo il Joint Staff Training Event (JSTE) tenutosi a Campi Bisenzio dal 4 all’8 aprile scorso, dal 19 al 23 settembre i partecipanti al progetto “Commoning Europe” hanno avuto modo di incontrarsi in Romania, in un training organizzato da Municipal Fagaras.

Il rapporto tra i cittadini e le istituzioni pubbliche

L’incontro è stata l’occasione per gli organizzatori di presentare le proprie esperienze, anche con visite nei luoghi che oggi sono oggetto di attività di cura da parte di cittadini. Queste esperienze – così come quelle raccontate dai partecipanti degli altri Paesi –, pur se riconducibili ad attività di cura di beni comuni, si differenziano da quelle in atto nei Comuni italiani non tanto nella tipologia di attività, quanto nel rapporto che si istaura tra i cittadini e le istituzioni.
Anzi, quello che è emerso dagli incontri con delle realtà diverse e lontane da quella italiana è stata la difficoltà a comprendere fino in fondo lo strumento dei Patti di collaborazione. In particolare, i partecipanti delle delegazioni estere non comprendevano la ragione per la quale le esperienze dei cittadini attivi avessero sempre come interlocutore la pubblica amministrazione. Per “chiarire” questi dubbi, alle controparti straniere è stato precisato che la presenza delle istituzioni nello svolgimento delle attività di interesse generale realizzate dai cittadini, singoli o associati, non è una condizione per forza necessaria. Tuttavia, come ormai da diversi anni Labsus ricorda, l’adozione di una specifica disciplina regolamentare consente – concretamente e più facilmente – di favorire le attività dei cittadini attivi e di sugellare l’alleanza tra questi ultimi e la pubblica amministrazione, attraverso i Patti di collaborazione.

Le esperienze nei diversi Paesi europei

Nel corso dell’incontro tenutosi a Fagaras, oltre alle pratiche di cura dei beni comuni realizzare in Italia, sono state presentate quelle in atto negli altri Paesi dell’Unione. Dai racconti è emerso che queste ultime non sono molto dissimili da quelle che troviamo sul nostro territorio.
Se a Campi Bisenzio è stato realizzato l’Emporio solidale “L’Aggeggione”, che coinvolge il Comune e le associazioni nella distribuzione e condivisione di beni (mobili, attrezzi, vestiti, ecc.) con famiglie e persone in difficoltà, in Belgio, a Bruxelles, l’esperienza Tournevie offre materiali e strumenti a cittadini e alle associazioni che vogliono fare lavori saltuari o riparare, realizzare o costruire qualcosa, nel modo più sociale ed ecologico possibile. Sempre a Bruxelles, associazioni, comitati di quartiere, movimenti urbani e attivisti sostengono un diverso e sostenibile piano di sviluppo per un vecchio scalo di smistamento ferroviario di 25 ettari, che è da considerarsi come una preziosa risorsa naturale in termini di biodiversità e contrasto al cambiamento climatico, ma che rischia di essere perduta a causa di un progetto di riqualificazione. Il Piano B Josaphat, al contrario, propone un progetto alternativo (da qui piano B) per proteggere l’ecosistema dell’area, oltre a prevedere la realizzazione di abitazioni a prezzi accessibili. Altrettanto interessanti sono le esperienze della comunità locale di Fagaras, che hanno per oggetto la cura dei beni comuni e immateriali, talvolta uniti nello stesso progetto. In particolare, nel piccolo villaggio di Sona, a pochi chilometri da Fagaras, con il progetto “Albastru”, si sta cercando di mantenere vive le tradizioni locali e il ricordo di chi ha vissuto in questi luoghi, anche attraverso il recupero edilizio delle abitazioni anticamente dipinte di blu-indaco. E attività per certi versi analoghe tra loro sono: sia il progetto di A C U M Team per valorizzare le circostanti colline della Transilvania e contrastare lo spopolamento delle campagne e dei borghi, attraverso l’organizzazione di attività sportive (marcia e bici), che favoriscono il turismo e creano opportunità di lavoro per i residenti; sia il progetto realizzato a Mãndra, dove una singola cittadina è riuscita a recuperare testimonianze fotografiche di storie di emigrazione e, contemporaneamente, conservare il vecchio mestiere di trapuntatura. Un esempio concreto di partecipazione e collaborazione tra cittadini e istituzioni è poi quanto realizzato dal Comune di Fagaras, che mette a disposizione una parte del bilancio annuale, complessivamente 300.000 euro nel triennio 2020-2021-2022, per progetti proposti dai cittadini nell’ambito del Participatory Budgeting (bilancio partecipato). Quest’ultima iniziativa è considerata indispensabile per avvicinare i cittadini, soprattutto le nuove generazioni, alle istituzioni.

Uno dei progetti realizzati a Fagaras grazie agli stanziamenti del bilancio partecipativo

Un glossario dei beni comuni

Nel corso degli appuntamenti succedutosi sia a Campi Bisenzio che a Fagaras, è emersa la necessità di redigere un glossario contenente parole e concetti riconducibili ai beni comuni e alle attività di cura nei loro confronti. Se dopo l’incontro tenutosi nel comune toscano, il glossario faceva riferimento alle definizioni che hanno caratterizzato l’esperienza italiana, le delegazioni straniere presenti in Romania hanno evidenziato e proposto ulteriori nozioni che andassero oltre quelle riconducibili al solo modello dell’Amministrazione condivisa.
La vicinanza di intenti, la disponibilità di giovani appartenenti a Paesi diversi ma accomunati dalla passione per i beni comuni, credo sia la più bella conferma di quanto sosteneva Tito Livio nel suo Ad Urbe Condita: «Il bene comune è la grande catena che lega insieme gli uomini nella società».

Foto di copertina: villaggio di Sona, case oggetto del progetto “Albastru”