" Cittadinanza in corso: scuola, territorio e partecipazione " ...Alla (ri)scoperta dei valori costituzionali
Cittadinanza e Costituzione

A scuola di cittadinanza

Un primo bilancio del progetto " Studenti cittadini attivi " .


Il progetto “Studenti Cittadini attivi” presentato dall’Istituto Tecnico per Geometri “L. B. Alberti” e dall’Istituto Tecnico per attività sociali ITAS “Giorgina Saffi” di Forlì, insieme all’Università di Bologna e a Labsus, è stato selezionato insieme ad altri 101, all’interno del bando “Cittadinanza e Costituzione del Ministero della Pubblica Istruzione, tra i 1200 presentati a livello nazionale.

“Studenti cittadini attivi” prevedeva diversi fasi. Innanzitutto una formazione rivolta a insegnanti e studenti sui temi della sussidiarietà, della cittadinanza attiva e della partecipazione.
Le metodologie e l’approccio prescelti hanno privilegiato il contributo che gli stessi studenti hanno fornito secondo la loro percezione ed esperienza dei valori e degli ideali costituzionali nel vissuto quotidiano della vita scolastica e sociale. Tali valori sono stati poi tradotti e messi in pratica attraverso il lavoro di discussione svolto in classe e un grande esperimento partecipativo che ha previsto lavori di gruppo. Una fase centrale del progetto è stata, infatti, quella relativa all’Open Space Technology (Ost) che ha permesso ai ragazzi di lavorare insieme, attivandosi su temi legati alla scuola e al territorio.

L’argomento prescelto per l’Ost è stato “Cittadinanza in corso: scuola, territorio e partecipazione” e con tale tema si è cercato di sollecitare gli studenti a proporre idee progettuali da realizzare nell’ambito scolastico o anche extra-scolastico.
Dopo un anno di lavoro, incontri, riflessioni e sperimentazione il progetto si è concluso, a mio parere, positivamente. Certo non sono mancati anche gli aspetti critici e i momenti difficili, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con alcuni insegnanti, che abituati a metodi più tradizionali d’insegnamento e di rapporto con gli studenti, non si sono dimostrati molto aperti o disponibili.
Di contro vi sono stati molti docenti, che insieme allo stesso dirigente scolastico, si sono spesi tantissimo e hanno creduto fin da subito nel progetto, nonostante le tante difficoltà della scuola in questo momento di riforma, di taglio delle risorse e di attacco mediatico quotidiano rivolto alla loro figura e al ruolo svolto.
Anche i ragazzi ci hanno piacevolmente sorpreso, nonostante il progetto fosse anche complesso e i lavori svolti in classe, in preparazione dell’Ost, non si siano dimostrati sempre adeguati. In alcuni momenti, poi, hanno prevalso i tempi stretti della programmazione scolastica, l’ormai sovrabbondante mole di progetti che circola nella scuola, i mille impegni non retribuiti e lasciati alla buona volontà e all’entusiasmo degli insegnanti… La sfida, però, era difficile: due istituti professionali, ragazzi che in teoria si pensa non siano tanto interessati ai temi sociali, ma anzi disaffezionati al bene comune, in attesa di interventi dall’alto per risolvere i loro problemi.
Tredici le classi coinvolte per un totale di 25 studenti: 15 le proposte emerse in plenaria durante l’Ost e 11 quelle prescelte dagli studenti e portate avanti nei gruppi di lavoro.

Il giudizio degli studenti

Nel complesso le cose maggiormente apprezzate dagli studenti sono state: la modalità di lavorare in gruppo, la responsabilizzazione, la socializzazione tra le due scuole coinvolte (Itg e Itas), le problematiche emerse, il confronto, le idee insolite e originali scaturite dalla discussione e, infine, la scelta in base ai propri interessi e l’idea generale del progetto.
Quelle più criticate sono state in parte, se possiamo dire così, il rovescio della medaglia: l’ampia autonomia, la libertà quando si trasformava in dispersione (o disinteresse) soprattutto nei momenti di lavoro collettivo durante l’Ost ma anche, e soprattutto, la mancata realizzazione dei progetti, unico vero neo del progetto. Questa fase non è stata affrontata per il sopraggiungere della fine della scuola e dei relativi impegni, anche se il dirigente scolastico, insieme al Comitato di progetto, si è ripromesso di realizzarla a partire dall’inizio della scuola.
Ragionando, infine, sulla partecipazione degli studenti mi ha colpito molto un commento di uno studente che sottolineava il buon andamento del progetto in quanto, in fondo, i ragazzi avevano partecipato nella misura in cui la stessa società partecipa a queste sperimentazioni di tipo deliberativo. Pratiche che se da un lato possono essere molto coinvolgenti e appaganti, dall’altro comportano un elevato senso civico, molta energia e anche fatica, ragione per cui non tutti sono disposti ad attivarsi, ad avere un atteggiamento meno passivo e più costruttivo.
Mi è sembrata una riflessione interessante: la questione della riscoperta e della “riappropriazione” dei valori e degli ideali della Costituzione e della cittadinanza attiva, infatti, non è solo un problema che riguarda le giovani generazioni. E lo testimoniano (oltre che l’attualità) anche le considerazioni emerse in sede valutativa sul ruolo degli stessi insegnanti rispetto alla cittadinanza, sulle finalità della scuola in relazione a questo nuovo insegnamento e, in generale, sul cosa significhi essere cittadini a scuola, nel territorio, nella società. E’ da queste analisi, forse, che bisognerebbe partire per insegnare e dimostrare ai ragazzi cosa significhi essere responsabili, prendersi cura dei beni e degli spazi comuni, riflettere, essere critici.

Una bella lezione di civiltà

Per concludere e per invogliare il lettore a spulciare dentro la documentazione che abbiamo accluso, voglio riportare alcune parole di un insegnante che all’indomani dell’Ost mi ha scritto una bellissima mail:
“Il dopo Ost a scuola è stato: “Calma dopo la tempesta!”. Svaniti i timori (non nostri), superata la paura (non mia) – organizzativa soprattutto – vivo è il ricordo (per tutti spero!) di quello che i nostri studenti hanno saputo insegnarci. Essere cittadini attivi è possibile, senza necessariamente avere istruzioni per l’uso pronte, ma semplicemente mettendo a servizio del gruppo il proprio senso civico e morale. I ragazzi che non hanno prodotto cambiamento, che hanno vissuto semplicemente una giornata “di non scuola”, non costituiscono fallimento, ma impreziosiscono l’opera dei tanti, vedi i report, che attivamente hanno sperimentato e verificato l’efficacia delle proprie idee e dei propri principi quando essi sono condivisi da altri. Svincolati dall’obbligo di riferirsi al tramandato modello di società, non funzionale alle mutevoli regole di convivenza, risalta la raggiunta consapevolezza che il senso di appartenenza alla collettività e al territorio, non può che rafforzarsi, nel rispetto delle diversità etnica e religiosa, attraverso l’aperto e partecipativo, confronto di opinioni. Ci hanno dato una bella lezione di civiltà! Ed io felice di esserci stato”.

In allegato il testo completo del progetto "Studenti Cittadini Attivi", le slide del progetto, il report finale con i verbali e infine una foto di alcuni studenti alle prese con la scelta dei gruppi di studio e di lavoro a cui partecipare…



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