Città , luoghi da vivere e condivere
Rapporti sociali

Piazze partecipate nel villaggio globale

A Bologna si fanno rivivere i luoghi di sosta pedonale

Da un gruppo di architetti e privati cittadini, è nato nel 2007 un progetto denominato Luoghi di sosta pedonale (LSP), che realizza per le strade di Bologna micro-piazze permanenti: lo scopo è quello di valorizzare i luoghi urbani, facendone culla dell'integrazione e della ricchezza sociale. L'associazione Centotrecento, che si è costituita nel 2010 e che ha preso il nome dalla prima esperienza del progetto in via Centotrecento, continua il percorso di stimolare la cittadinanza attiva e l'autogestione degli spazi comuni organizzando diverse attività sociali e culturali.

Fu Marshall McLuhan a parlare per la prima volta di “villaggio globale”, intendendo con questa espressione la realtà globalizzata che si è sviluppata nel Novecento, in cui le distanze fisiche e culturali si assottigliano sempre di più, e le tradizioni, gli stili di vita si conformano e si internazionalizzano.

Se ciò produce da un lato facilità di comunicazione, dall’altro la spersonalizzazione che la caratterizza ne diminuisce enormemente il valore.

Vivere i luoghi della propria vita come qualcosa cui si appartiene, facendo della città un bene da condividere, salva la natura sociale dell’uomo dall’impersonalità dei rapporti.

Alcuni bolognesi, ma anche altri “abitanti” delle strade di Bologna, consci di tutto ciò hanno deciso di fare qualcosa per rivitalizzare la socializzazione nella città e sfruttare al meglio gli spazi pubblici destinati ai pedoni.

Dalla tesi di laurea in riqualificazione urbanistica dell’architetto Stefano Reyes, che si basa sull’importanza della partecipazione dei cittadini per dare valore, vivibilità e sicurezza sociale ai luoghi della propria città , si è intrapreso un percorso di collaborazione tra privati cittadini e amministrazione comunale. Nel 27 il progetto LSP che prendeva vita dalla tesi di Reyes è stato presentato e accolto positivamente dal Comune di Bologna, dal Presidente del quartiere San Vitale, dall’assessore per i lavori pubblici e da un equipe di esperti interessati.

Successive presentazioni sono state fatte pubblicamente in vari sedi, tra cui l’Università di Ferrara, l’Urban center e il laboratorio di progettazione urbana (BOXBO) di Bologna, ottenendo vari ed entusiasti sostenitori del progetto: dal Servizio civile internazionale al Tavolo per la pedonalizzazione del quartiere San Vitale, da politici a liberi professionisti, artigiani, studenti e docenti universitari.

Nel 29 si è formato cosìun gruppo di cittadini progettisti appassionati all’iniziativa, e nello stesso anno si è dato il via alla pratica in via Centotrecento. Tra incontri di comitati, animazioni per bambini, dialoghi tra cittadini e aperitivi, il progetto LSP si è rilevato interessante e partecipato, ed è stato riproposto, quindi, anche in piazza Azzo Gardi.

Da queste esperienze positive è nata poi, nel 21, l’associazione senza fini di lucro Centotrecento, che opera nel campo della progettazione e della promozione di culture di condivisione. Con il tempo Centotrecento ha creato negli spazi che favoriscono la sosta una rete di piccole piazze di vicinato, nelle quali si sviluppano relazioni sociali e si svolgono diverse attività culturali e di intrattenimento per adulti e bambini.

Come dichiarato nello statuto, infatti, l’associazione Centotrecento si propone come obiettivi quelli di diffondere una cultura di condivisione degli spazi, favorire una gestione più sostenibile di spazi e risorse e promuovere la mobilità pedonale e ciclabile. Tutto ciò lo si raggiunge stimolando la partecipazione attiva dei cittadini in forme di autogestione e nelle attività culturali, sostenendo inoltre l’inclusione sociale delle persone più deboli o svantaggiate.

I progetti e le esperienze realizzati fino ad oggi sono stati integralmente autofinanziati, grazie alla disponibilità e alla buona volontà dei volontari dell’associazioni e di altri cittadini che hanno prestato o donato materiali, cibo e strutture.

Gli spazi comuni sono beni il cui valore non va sottovalutato: é proprio qui, infatti, che si crea l’identità di una città e si stimola, tramite la socializzazione, la crescita dei singoli individui.

L’esperienza bolognese è riproponibile in qualsiasi altro luogo: basta rendersi conto che “pubblico” non significa “di nessuno”: al contrario, di tutti.



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