Il modal spilt usato per descrivere i comportamenti di mobilità  urbana

La sostenibilità  degli spostamenti deve essere valutata integrando tutte le categorie ecologicamente positive

Ecosistema Urbano 211 ha raccolto dati in grado di descrivere la ripartizione modale degli spostamenti (modal split): i comportamenti di mobilità  urbana sono quindi stati suddivisi tra usi sostenibili (bici, trasporto pubblico locale e spostamenti pedonali) ed insostenibili (auto, moto). La differenza netta tra queste due categorie risulta indicativa della sostenibilità  dei comportamenti di mobilità  urbana considerati e permette di avanzare un’analisi dei fattori che contribuiscono a determinare le scelte individuali. L’indicazione più stringente che emerge dal dossier realizzato da Fiab e Legambiente è appunto che le nuove politiche pubbliche dovrebbero basarsi su questo genere di evidenze empiriche, per riuscire a realizzare azioni mirate che contribuiscano a rendere preferibile la scelta di muoversi in maniera sostenibile.

I dati

 

L’analisi svolta ha premiato le dinamiche complessive di Bolzano e Mestre, che presentano una prevalenza degli spostamenti sostenibili, rispetto a quelli insostenibili, rispettivamente di 33 ed 11 punti; tra le grandi città  spicca Genova, che presenta un differenziale di ben 28 punti, anche se a fronte di un punteggio nullo relativo agli spostamenti in bici. La sostenibilità  degli spostamenti urbani va quindi valuta in maniera integrata, prendendo in considerazione tutte e tre le categorie ecologicamente positive, ovvero trasporto pubblico locale, bicicletta e spostamenti pedonali: considerare un solo fattore in maniera isolata non produce un’indicazione attendibile. A riprova di quest’affermazione, basta prendere in considerazione gli esempi di Ferrara, Piacenza, Rimini, Prato, Parma e Reggio Emilia, che presentano alte percentuali di spostamenti in bici ma nelle quali spostamenti pedonali e trasporto pubblico locali rimangono deboli e, di conseguenza, la mobilità  insostenibile resta al di sopra del 6%.
Emerge un altro elemento importante che sicuramente concorre ad influenzare le scelte individuali di mobilità , ovvero l’elemento sicurezza. Se da un lato è stata riscontrata una riduzione dei decessi stradali complessiva del 4%, il dato per categoria è meno incoraggiante, arrivando a ridursi a meno di un quarto (9%) se si considerano i soli ciclisti.

Le informazioni

 

Sulla base dei dati rilevati è possibile sviluppare delle elaborazioni da trasformare in informazioni utili soprattutto ai decisori politici ed agli amministratori locali. Innanzitutto risulta evidente che ci si muove meglio laddove viene realizzato un modello di mobilità  a sostegno complessivo delle tre modalità  sostenibili, trasporto pubblico, pedonale e ciclistico. Ne consegue che solo rendendo più efficiente l’insieme integrato delle modalità  sostenibili, risulterà  conveniente per il singolo preferire queste opzioni a quelle insostenibili. Nello specifico, per promuovere gli spostamenti in bici, nel dossier viene sottolineata l’importanza di un sistema di pianificazione e gestione del tema, un Bici Plan, da associare ad un ufficio amministrativo specificatamente dedicato alla valutazione ed all’individuazione delle criticità  associate alla mobilità  ciclistica.
Trasferendo i percorsi lunghi al trasporto pubblico, potenziandone la rete, e quelli brevi su bici e piedi, sarebbe possibile ridurre il ricorso all’automobile a vantaggio tanto della salubrità  ambientale quanto della sicurezza urbana.



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