Il coinvolgimento dei cittadini europei nei processi decisionali: una sfida per il futuro dell'Europa
Società

Gli europei e la democrazia partecipativa

Un ' indagine dell ' Eurobarometro

barometroNell'Anno europeo dei cittadini, l'Eurobarometro (373) torna ad analizzare il loro coinvolgimento nelle pratiche di democrazia partecipativa e la reale capacità che essi hanno di influenzare i processi decisionali. E' un tema cruciale per il futuro della democrazia nel vecchio continente sia a livello nazionale che delle istituzioni europee. Le elezioni del parlamento europeo che si terranno nel 2014 costituiscono infatti un importante banco di prova per l'Unione europea, alle prese con una difficile crisi, istituzionale oltre che economica.

La democrazia partecipativa nell’Unione europea

La democrazia partecipativa nell’Unione europea ha sempre costituito un tema controverso. Si concretizza in una serie di prassi riconosciute dall’art. 11 del Trattato di Lisbona, lo stesso che al paragrafo 4 prevede l’Iniziativa dei cittadini europei. Diverso è il discorso per quanto concerne le diverse modalità di partecipazione dei cittadini e la percezione che essi hanno di poter influenzare i processi decisionali.

Di questo aspetto si occupa l’Eurobarometro 373 – Europeans’ engagement in participatory democracy. Il rapporto si articola in tre parti: la prima è rivolta alle ong e al mondo dell’associazionismo, per sondare la percezione dei cittadini circa la loro capacità di difendere i propri interessi al livello locale, nazionale ed europeo; la seconda parte intende sondare la percezione dell’efficacia dei vari strumenti di partecipazione, prima fra tutti la partecipazione elettorale; la terza sezione infine intende analizzare il coinvolgimento diretto dei cittadini europei mediante petizioni, social media, ecc.

Il mondo dell’associazionismo nella percezione dei cittadini europei

Nello scenario europeo, il ruolo delle ong e dell’associazionismo in genere, costituisce uno dei nodi centrali sul ruolo della società civile nella definizione delle politiche europee.

La maggior parte degli intervistati ritiene che le ong siano in grado di influenzare i processi decisionali a livello locale (75 percento), nazionale (7 percento) e in misura minore a livello europeo (53 percento). E’ interessante sottolineare che circa il 41 percento degli intervistati non ritiene importante il ruolo di questo tipo di organizzazioni e che ci sono altri modi per influenzare i processi decisionali; i cittadini maggiormente convinti di ciò provengono dalla Romania, Grecia, Bulgaria, Portogallo e Cipro a sottolineare una diversa sensibilità presente in questi paesi nei confronti degli attori della società civile. Circa il 59 percento degli intervistati dichiara di condividere i valori di questo genere di associazioni e il loro modo di portarli avanti. E’ interessante notare che tale percentuale è più alta nelle persone giovani rispetto a coloro che hanno più di cinquantacinque anni.

Altri canali per influenzare il decision making europeo

Il canale dell’associazionismo è messo a confronto con i canali tradizionali di partecipazione politica e con la possibilità ad essi connessa di influenzare i processi decisionali. Pertanto viene sondata la capacità che l’andare a votare alle elezioni regionali, nazionali, europee ha di influenzare il decision makign europeo in confronto alla partecipazione ad un’associazione o ad una ong. Il 73 percento degli intervistati ritiene che votare alle elezioni regionali offra una reale possibilità di influenzare i processi decisionali; il 7 percento ripone la stessa fiducia nelle elezioni nazionali. Tali percentuali calano (54 percento) se si passa all’elezioni per il Parlamento europeo e la partecipazione ad un’associazione o ong.

Il coinvolgimento diretto dei cittadini

Diverso è il discorso per quanto riguarda il diretto coinvolgimento dei cittadini in attività finalizzate ad influenzare direttamente il processo decisionale mediante un coinvolgimento diretto. Cosìè stato chiesto agli intervistati se negli ultimi due anni avevano svolto una serie di attività , quali petizioni, partecipazione a dibattiti pubblici a livello regionale o nazionale, ecc. – volte a segnalare una volontà di influenzare direttamente i processi decisionali.

Il 34 percento ha dichiarato di aver firmato una petizione, mentre il 28 percento degli intervistati ha dichiarato di aver espresso le proprie opinioni attraverso la rete; solo l’1 percento degli intervistati ha dichiarato di aver partecipato ad dibattito pubblico a livello europeo.

Il futuro della democrazia partecipativa nell’Unione europea

I dati contenuti nel rapporto non consentono una reale quantificazione dei fenomeni osservati perché lavorano sulle percezioni dei cittadini. Lo stesso titolo non è privo di ambiguità nel momento in cui lascia intendere un’analisi sulle forme di democrazia partecipativa nell’Unione europea, mentre in realtà il suo contenuto rinvia al rapporto tra democrazia e partecipazione nell’Unione europea.

Detto questo, emerge un contesto partecipativo ancora ancorato al livello nazionale se non addirittura locale, con una conseguente percezione da parte dei cittadini della difficoltà di influenzare i processi decisionali europei.

Le attività dell’Alleanza per l’Anno europeo dei cittadini, alla quale Labsus ha aderito, si muovono anche in questa direzione, evidenziando la necessità di ampliare le possibilità di partecipazione dei cittadini ai processi decisionali europei mediante il rafforzamento dei canali esistenti e l’individuazione di nuovi.



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