D ' ora in avanti chi farà fatica a giustificare le sue scelte sarà il funzionario che tratta con sufficienza una proposta di collaborazione
Il punto di Labsus Notizie Regolamento amministrazione condivisa

L’amministrazione condivisa dal punto di vista dell’amministrazione

Per conto del comune di Bologna ho avuto l’opportunità di partecipare al progetto ” Le città come beni comuni ” e di coordinare il gruppo di lavoro che ha prodotto la proposta di ” Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani ” , presentato dal Sindaco Merola all’opinione pubblica lo scorso 22 febbraio e attualmente in corso di approvazione da parte del Consiglio comunale.

Innanzitutto una considerazione sul metodo: il regolamento nasce dall’interno del Comune e fa tesoro dell’esperienza e della competenza dei funzionari e dei dirigenti. Il lavoro parte da una chiara consapevolezza degli ostacoli e dei vincoli che si frappongono tra l’amministrazione ed i cittadini che intendono collaborare nella cura dei beni comuni: l’intento perseguito è di rendere possibile il superamento di tali ostacoli, ponendo i colleghi chiamati a gestire la collaborazione con i cittadini nelle condizioni di poter individuare le soluzioni più idonee.

“Si può fare”, anzi “si deve fare”

Il regolamento presenta alcuni importanti punti di forza. In primo luogo, offre una risposta inequivoca alla domanda: ” Si può fare? ” Ossia: può il Comune coinvolgere i cittadini nell’opera di cura, manutenzione e rigenerazione urbana? La risposta è che non solo lo può fare, ma lo deve fare. L’art. 10 comma 1, nell’includere la ” gestione della collaborazione con i cittadini ” tra le funzioni istituzionali del Comune, elimina definitivamente qualsiasi margine di ambiguità che, anche dopo l’introduzione del principio di sussidiarietà orizzontale in Costituzione, comunque resisteva: il funzionario che avvia o recepisce iniziative di cura condivisa dei beni comuni non deve più avvertire la sensazione di camminare sopra il filo o il timore di non riuscire a giustificare le sue scelte. Anzi, al contrario, d’ora in avanti chi farà fatica a giustificare le sue scelte sarà il funzionario che tratta con sufficienza una proposta di collaborazione o lascia che la pratica rimanga inesorabilmente attratta verso il fondo delle sue priorità .

Soluzioni flessibili, legittime e adeguate

In secondo luogo, offre una risposta impegnativa alla domanda: ” Come farlo? ” Ossia: come inquadrare, regolare e favorire l’intervento dei cittadini attivi? La risposta è impegnativa, nel senso letterale del termine: richiede l’impegno del funzionario nella ricerca delle soluzioni più adeguate e presuppone che l’assunzione delle proprie responsabilità nei confronti dei cittadini attivi non venga vissuta come un ” fastidio occasionale ” , ma rappresenti il modo normale di svolgere le funzioni del proprio ufficio. Il regolamento non è un contenitore di soluzioni preconfezionate, un erogatore di risposte pronte all’uso: ma un sofisticato ” disciplinare di produzione ” di soluzioni flessibili, legittime e adeguate.

Il patto di collaborazione

Il patto di collaborazione rappresenta proprio lo strumento per configurare, in relazione alle necessità del caso concreto, ambito, condizioni e limiti dell’intervento condiviso, le forme di sostegno più utili e le modalità per verificare e comunicare quanto realizzato. Ciò non significa che ogni qualvolta ci si trovi a gestire una proposta di collaborazione occorra ripartire da zero. Il regolamento prevede che le soluzioni individuate possano essere standardizzate e che, grazie al regime di pubblicità cui i patti sono sottoposti, le buone pratiche possano essere replicate uniformemente nei diversi contesti territoriali.

Come “favorire” i cittadini attivi

In terzo luogo il regolamento riempie di significato concreto il verbo ” favorire ” che la Costituzione utilizza per descrivere l’atteggiamento che le amministrazioni devono avere verso i cittadini attivi. Il capo VI del regolamento è dedicato alle varie forme di sostegno che il Comune può attivare: riduzione di canoni e tributi, spazi da utilizzare, materiali di consumo e beni strumentali, affiancamento nella progettazione, concorso ai costi etc. Se questi benefici rappresentano sicuramente l’aspetto più tangibile del ” favorire ” , non ne esauriscono la portata: l’amministrazione favorisce anche attraverso un modo nuovo e paritario di impostare la relazione col cittadino, attraverso la traduzione in comportamenti diffusi dei principi e valori elencati all’art. 3, attraverso l’attitudine al lavoro trasversale e alla collaborazione tra uffici, grazie ai quali non si scaricano sull’interlocutore privato le contraddizioni e le fatiche che derivano dal pensare e dall’agire per compartimenti stagni.

Una legittimità sostanziale

Infine, il regolamento offre una chiave solida per assicurare la legittimità delle scelte assunte. L’impalcatura dell’intero regolamento poggia con forza sulla necessità che la pubblicità e la trasparenza siano praticate in tutte le fasi e per tutti gli aspetti della collaborazione; non vanno lette come adempimento collaterale, ma come elemento connaturato alle esperienze di amministrazione condivisa. Praticare la massima apertura, garantire la piena conoscibilità e favorire il più ampio coinvolgimento sono elementi centrali al fine di assicurare alle scelte adottate quella legittimità che difficilmente può arrivare dal tentativo di comporre senza incongruenze un quadro normativo spesso sclerotico e inaffidabile.

Investire sulle persone, riconoscere il merito

Il regolamento, quindi, pone i presupposti normativi perché la collaborazione con i cittadini sia una delle modalità che l’amministrazione può attivare per raggiungere le sue finalità istituzionali. Il regolamento, però, da solo non basta. Affinchè il soggetto pubblico si accrediti nei confronti del cittadino quale potenziale alleato per la cura dei beni comuni occorre un forte investimento in semplificazione amministrativa, innovazione digitale e comunicazione collaborativa. Ma forse, più e prima di ogni altra cosa, occorre un investimento sulle persone che sono chiamate, all’interno degli enti, a trovare risposte a domande sempre più complesse, con risorse sempre più scarse: il che vuol dire,essenzialmente, offrire idonei percorsi formativi e poter disporre di strumenti efficaci per distinguere il merito.

LEGGI ANCHE:

Guarda il video integrale della presentazione del regolamento a Bologna il 22 febbraio.

Leggi la rassegna stampa del progetto.

Guarda il video sintesi ” Un tesoro nascosto ” .

Scarica il Regolamento.



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