Un regolamento per la cura condivisa dei beni comuni

- 25 febbraio 2014

Ci sono voluti diciassette anni, ma alla fine ci siamo riusciti!
Nel 1997, in un saggio intitolato “Introduzione all’amministrazione condivisa”, avevamo infatti ipotizzato che la nostra amministrazione pubblica stesse evolvendo verso un nuovo modello organizzativo fondato sulla collaborazione, anziché sul conflitto fra cittadini e amministrazioni.
Ebbene, pochi giorni fa la Giunta del Comune di Bologna ha approvato un regolamento intitolato proprio così: “Regolamento sulla collaborazione fra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani”. Quella che nel 1997 era solo un’ipotesi, sia pure suffragata da qualche esempio concreto, oggi è norma.*

Per la verità c’era già stato un passaggio precedente, cruciale, senza il quale questo regolamento non avrebbe visto la luce. Quando nel 2001 fu introdotto in Costituzione all’art. 118 il principio di sussidiarietà orizzontale per noi fu evidente che quelle poche righe potevano rappresentare, forse anche al di là della consapevole volontà del legislatore, il fondamento costituzionale per il nuovo modello dell’amministrazione condivisa.

Dire, come fa appunto l’art. 118 ultimo comma, che i poteri pubblici “favoriscono le autonome iniziative dei cittadini per lo svolgimento di attività di interesse generale” significa riconoscere che questi cittadini attivi non sono utenti, assistiti, amministrati, secondo le categorie del Diritto amministrativo tradizionale. Sono invece soggetti che collaborano con l’amministrazione nel perseguimento dell’interesse generale o, detto in altro modo, nella cura dei beni comuni. Sono insomma coloro che, insieme con l’amministrazione, fanno vivere l’amministrazione condivisa.

Insieme, contro la complessità delle sfide

L’ingresso di Labsus sul web nel maggio 2006 segna l’inizio di un percorso di ricerca e di riflessione sulla sussidiarietà che, come testimoniano le migliaia di documenti raccolti nel nostro sito, intreccia lavoro sul campo e analisi teorica, secondo il motto “Conoscere per operare. Operare conoscendo”. E’ grazie a questo lavoro che nel corso degli anni la nostra interpretazione dell’art. 118 ultimo comma viene accettata dagli studiosi e dalle amministrazioni, ma anche dal mondo del volontariato e del terzo settore perché è quella che meglio spiega i cambiamenti in corso nel rapporto fra cittadini e amministrazioni.

Non più soltanto conflitti, ma anche varie forme di collaborazione. Non per supplire con l’intervento dei cittadini a deficienze vere o presunte delle amministrazioni, in particolare di quelle locali, bensì per affrontare meglio, insieme, la complessità delle sfide che il nostro mondo pone a tutti, amministrazioni pubbliche e cittadini.

Un vuoto normativo da riempire

Ma tutto il nostro lavoro di questi anni si è fondato, alla fine, soltanto su quelle poche righe dell’art. 118 che affermavano un principio costituzionale al tempo stesso di antichissima tradizione e radicalmente innovativo. E spesso abbiamo dovuto confrontarci con i problemi creati dal vuoto normativo fra il principio e la realtà quotidiana delle amministrazioni.
Quante volte ci siamo sentiti rispondere da assessori o dirigenti che i cittadini non potevano essere coinvolti nella cura dei beni comuni urbani perché mancavano disposizioni legislative o regolamentari! A volte ciò veniva detto con rammarico, nella consapevolezza che questo vuoto normativo comportava un assurdo “spreco” di risorse di tempo, competenze, esperienze che avrebbero potuto essere preziose per la soluzione dei problemi della comunità. A volte invece si capiva che il vuoto normativo che impediva di coinvolgere i cittadini nella cura della città tutto sommato a certi politici o funzionari non dispiaceva, perché consentiva di perpetuare grazie al modello tradizionale di amministrazione situazioni di potere e privilegio.

Non ci sono più alibi né ostacoli

Adesso quel vuoto normativo non c’è più. Non c’è più l’alibi per coloro che preferiscono che i cittadini continuino ad essere semplici amministrati. Ma soprattutto non c’è più l’ostacolo che impediva ai cittadini di assumersi la responsabilità della cura dei beni comuni urbani. Ci sono voluti due anni di intenso lavoro insieme con l’amministrazione del Comune di Bologna, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Oltre al principio costituzionale, che continua a rappresentare il nostro punto di riferimento fondamentale, adesso abbiamo anche un regolamento che “traduce”, per così dire, quel principio in disposizioni di livello amministrativo.

Da questo momento nessun amministratore locale potrà più dire che i cittadini non possono essere coinvolti nella cura delle città perché mancano le regole per gestire il rapporto di collaborazione con loro. Il regolamento infatti è stato scritto da Labsus a Bologna insieme con alcuni bravissimi funzionari di quell’amministrazione, ma non è stato scritto soltanto per Bologna.

Agire localmente, pensare globalmente

Fin dall’inizio noi volevamo che il risultato del nostro lavoro potesse essere utilizzato da tutti i comuni italiani. Per questo abbiamo scelto come laboratori tre specifici quartieri di Bologna, perché in essi era presente la stessa tipologia di problemi che presumibilmente si sarebbe riscontrata anche altrove, in altri comuni. Siamo partiti dai fatti, dalle difficoltà concrete che i cittadini attivi bolognesi incontravano nel rapportarsi con un’amministrazione nonostante tutto ancora modellata sul vecchio paradigma bipolare.
E ragionando su questi problemi con i piedi saldamente piantati nei quartieri di Bologna, ma sempre pensando al Paese nel suo insieme, abbiamo disciplinato il funzionamento dell’amministrazione condivisa in modo tale che gli amministratori locali di tutta Italia, ma anche le organizzazioni civiche, possano scaricare il testo del regolamento dal nostro sito e adottarlo così com’è, oppure modificarlo per adattarlo alle loro realtà locali.

Non chiediamo nulla in cambio, se non un aiuto per migliorare il regolamento inviandoci la loro versione, quella modificata per adattarla alla loro realtà. Noi pubblicheremo queste diverse versioni sul nostro sito mettendole a disposizione di tutti. In questo modo nel corso del tempo si andrà formando una sorta di catalogo delle varie versioni del regolamento, adattate a diverse realtà del nostro Paese, consentendo a chi lo vorrà di poter scegliere la più vicina alle esigenze della sua amministrazione.
Insomma, una sorta di regolamento open source, che come il software libero migliora nel tempo grazie al contributo dei suoi utilizzatori.

* Questo regolamento è dedicato alla memoria di Tommaso Cestrone, agricoltore, uomo coraggioso, detto anche l’Angelo della Reggia di Carditello, perché per anni si è preso cura della Reggia borbonica di Carditello, in provincia di Caserta, difendendola dalla speculazione e dal degrado nonostante le minacce e le intimidazioni della camorra. Cestrone è stato un vero cittadino attivo, che si è preso cura sia del bene comune materiale rappresentato dalla Reggia, sia dei beni comuni immateriali ad essa legati, come la memoria collettiva, la cultura e, in senso lato, la bellezza.

Guarda il video integrale della presentazione del regolamento a Bologna il 22 febbraio.

Leggi la rassegna stampa del progetto.

Guarda il video sintesi “Un tesoro nascosto”.

Scarica il Regolamento.

Leggi il resoconto della giornata.

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