Suburban Revolution: periferie al centro

La rivoluzione suburbana riporta le periferie al centro dell'innovazione sociale e dell'azione politica

Il volume raccoglie i risultati del lavoro di sette gruppi di discussione  che, sotto la guida di sette coordinatori, hanno lavorato a una prima analisi del rapporto ” periferia e innovazione sociale” a partire dai seguenti temi: Spazio pubblico,  Scuola e formazione,  Design activism,  Stili di vita sostenibili,  Maker e nuove professionalità ,  Arte e Cultura, Spazio urbano da sfidare.

La ” rivoluzione suburbana ”

Metafora del mondo contemporaneo, le periferie lanciano una sfida al ” centro ” presentandosi come un ” serbatoio di nuova politica ” , capace di attivare un processo di partecipazione e sintesi che parta là  dove i problemi (e le soluzioni) emergono.
E’ Roger Keil, Professore di Scienze Politiche alla York University di Toronto ad aver coniato con il suo gruppo di lavoro l’espressione ” Suburban Revolution ” , a quarant’anni di distanza dalla ” rivoluzione urbana ” profetizzata da Henry Lefebvre. Intervistato da Chiara Buongiovanni, afferma che quella delle periferie è la condizione propria di milioni di persone e lo sarà  sempre di più nel futuro. Egli indica tre aree all’interno delle quali analizzare il ruolo delle periferie: la terra, la governance e le infrastrutture; è a partire da queste dimensioni che emerge ” un modo nuovo di fare politica ” , che si attiva a partire da uno ” stile di vita suburbano ” , diverso a seconda dei paesi, ma accomunato dal fatto che è in grado di sperimentare nuovi modi di vivere. In questo senso, ” l’urbano si sfuma come luogo e come concetto ” afferma Camilla Perrone, incorporando innumerevoli tipi di (sub)urbanità .

I temi in azione

Il rapporto fornisce una serie di spunti innovativi che vanno dagli spazi pubblici al design activism, dall’arte alle nuove professionalità . I temi sono accomunati dalla volontà  di evidenziare come i problemi possono diventare delle opportunità  se si lavora su un tipo di aggregazione progettuale piuttosto che conflittuale. Da questo punto di vista, la periferia non è più concepita in senso spaziale, ma passa dall’essere luogo di aggregazione attorno ai conflitti a luogo di aggregazione attorno alle esperienze positive. Si tratta di costruire una nuova ” immaginazione pubblica ” , a partire dal fatto che le stesse amministrazioni locali manifestano una sensibilità  diversa nei confronti dell’innovazione sociale, aprendosi a soluzioni ” ibride ” di collaborazione pubblico/privato, profit/no profit, mercato/società , amatoriale professionale e liberando cosìle energie civiche.
Il cambiamento passa però dalla fiducia – come afferma in chiusura Giulia Pietroletti, Assessore all’Ambiente, decoro, intercultura e innovazione nella PA del V municipio di Roma – sottolineando come ” portare l’attenzione verso elementi apparentemente minori consente di scardinare logiche a volte molto più grandi ” . Le periferie devono pertanto riallacciare un discorso fiduciario con le amministrazioni che non sempre sono strutturate per ” accogliere e valorizzare le migliori energie; l’organizzazione burocratica spesso di chiude in forme di autotutela che rendono difficile ogni cambiamento ” .
La rivoluzione suburbana passa pertanto dal recupero delle energie provenienti dai cittadini attivi e dalla valorizzazione delle risorse partecipative, quale garanzia di trasparenza, controllo politico e qualità  dei servizi.

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