La rivoluzione suburbana riporta le periferie al centro dell'innovazione sociale e dell'azione politica
Società

La rivoluzione delle periferie è iniziata!

Suburban Revolution: periferie al centro

La rivoluzione delle periferie è iniziata! Questo potrebbe essere lo slogan che permette di andare oltre i drammatici fatti di cronaca che negli ultimi mesi hanno portato alla ribalta le periferie. Non solo luoghi di disagio sociale, ma anche laboratori di innovazione sociale, come emerge dal volume curato da Gianni Dominici e Chiara Buongiovanni " Suburban Revolution. Periferie al centro " (Edizioni ForumPa, 2015).

Il volume raccoglie i risultati del lavoro di sette gruppi di discussione che, sotto la guida di sette coordinatori, hanno lavorato a una prima analisi del rapporto ” periferia e innovazione sociale” a partire dai seguenti temi: Spazio pubblico, Scuola e formazione, Design activism, Stili di vita sostenibili, Maker e nuove professionalità , Arte e Cultura, Spazio urbano da sfidare.

La ” rivoluzione suburbana ”

Metafora del mondo contemporaneo, le periferie lanciano una sfida al ” centro ” presentandosi come un ” serbatoio di nuova politica ” , capace di attivare un processo di partecipazione e sintesi che parta là dove i problemi (e le soluzioni) emergono.
E’ Roger Keil, Professore di Scienze Politiche alla York University di Toronto ad aver coniato con il suo gruppo di lavoro l’espressione ” Suburban Revolution ” , a quarant’anni di distanza dalla ” rivoluzione urbana ” profetizzata da Henry Lefebvre. Intervistato da Chiara Buongiovanni, afferma che quella delle periferie è la condizione propria di milioni di persone e lo sarà sempre di più nel futuro. Egli indica tre aree all’interno delle quali analizzare il ruolo delle periferie: la terra, la governance e le infrastrutture; è a partire da queste dimensioni che emerge ” un modo nuovo di fare politica ” , che si attiva a partire da uno ” stile di vita suburbano ” , diverso a seconda dei paesi, ma accomunato dal fatto che è in grado di sperimentare nuovi modi di vivere. In questo senso, ” l’urbano si sfuma come luogo e come concetto ” afferma Camilla Perrone, incorporando innumerevoli tipi di (sub)urbanità .

I temi in azione

Il rapporto fornisce una serie di spunti innovativi che vanno dagli spazi pubblici al design activism, dall’arte alle nuove professionalità . I temi sono accomunati dalla volontà di evidenziare come i problemi possono diventare delle opportunità se si lavora su un tipo di aggregazione progettuale piuttosto che conflittuale. Da questo punto di vista, la periferia non è più concepita in senso spaziale, ma passa dall’essere luogo di aggregazione attorno ai conflitti a luogo di aggregazione attorno alle esperienze positive. Si tratta di costruire una nuova ” immaginazione pubblica ” , a partire dal fatto che le stesse amministrazioni locali manifestano una sensibilità diversa nei confronti dell’innovazione sociale, aprendosi a soluzioni ” ibride ” di collaborazione pubblico/privato, profit/no profit, mercato/società , amatoriale professionale e liberando cosìle energie civiche.
Il cambiamento passa però dalla fiducia – come afferma in chiusura Giulia Pietroletti, Assessore all’Ambiente, decoro, intercultura e innovazione nella PA del V municipio di Roma – sottolineando come ” portare l’attenzione verso elementi apparentemente minori consente di scardinare logiche a volte molto più grandi ” . Le periferie devono pertanto riallacciare un discorso fiduciario con le amministrazioni che non sempre sono strutturate per ” accogliere e valorizzare le migliori energie; l’organizzazione burocratica spesso di chiude in forme di autotutela che rendono difficile ogni cambiamento ” .
La rivoluzione suburbana passa pertanto dal recupero delle energie provenienti dai cittadini attivi e dalla valorizzazione delle risorse partecipative, quale garanzia di trasparenza, controllo politico e qualità dei servizi.

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