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Firmati ben 5 patti di collaborazione: coinvolte diverse realtà  associative di Ravenna
Beni comuni e amministrazione condivisa Notizie

Ravenna, cittadini entusiasti dei primi patti di collaborazione

L'amministrazione condivisa si concretizza nella città  romagnola

Non poteva avere inizio migliore l'esperienza di amministrazione condivisa a Ravenna: cinque patti di collaborazione firmati tra il Comune romagnolo e diverse realtà  associative ravennati. Diverse le  attività  che animeranno i luoghi simbolo della città  di Teodorico:  installazioni di arredo temporaneo in Darsena, progetti di intercultura per i bambini residenti nell'isola San Giovanni, manutenzione e cura dei parchi pubblici in via Capodistria e a Ponte Nuovo, e infine iniziative per dare nuova vita alla Rocca Brancaleone.

Sono passati pochi mesi dall’approvazione nel Consiglio comunale di Ravenna del Regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni urbani e questa esperienza è partita davvero con il “turbo”.  Ben cinque i patti di collaborazione già  firmati dalla scorsa estate, a marzo, che vedranno un coinvolgimento ampio di alcune realtà  associative di Ravenna con un impatto sociale non da poco. Una sfida certamente non conclusa: c’è ancora tempo per  sottoscrivere altri patti di collaborazione: sono attive anche una mail (benicomuni@comune.ravenna.it) alla quale possono essere inviate proposte per patti di collaborazione e una pagina facebook Beni Comuni Ravenna dove sono caricate notizie e immagini relative ai patti firmati.

I benefici dei Patti di collaborazione

Foto presso il Comune di Ravenna nel momento della stesura dei Patti di collaborazione

Foto presso il Comune di Ravenna nel momento della stesura dei Patti di collaborazione

I progetti oggetto dei Patti stilati sono importanti e riguardano diverse attività  all’interno di luoghi (soprattutto aree verdi) simbolo della città  di Ravenna: il Parco pubblico di Via Capodistria verrà  settimanalmente gestito dalla Cooperativa sociale Persone in movimento,  con l’obiettivo di integrare i rifugiati ospiti nel comune romagnolo (dieci beneficiari dei progetti gestiti dalla cooperativa stessa ovvero richiedenti asilo, rifugiati, profughi, vittime di tratta e grave sfruttamento lavorativo); l’Associazione Meme exchange, in collaborazione con gli ortisti di Via Pag,  compieranno installazioni temporanee di arredo urbano presso la banchina destra della Darsena di Ravenna.
Il
 Parco Franco Basaglia di Ponte nuovo sarà  invece protagonista dell’attività  di Oltre il giardino, associazione che già  da tempo si occupa del recupero funzionale del parco ravennate, che si occuperà  di manutenzione e cura del giardino e dell’organizzazione di una serie di attività  collaterali per rianimare parco e quartiere; il progetto di intercultura Doposcuola mondo,  rivolto ai bambini e alle bambine residenti nell’Isola di San Giovanni, sarà  il frutto del patto riguardante l’attività  del Collettivo Cooperante, un gruppo di studenti fuorisede di Cooperazione internazionale.
Per chiudere, l’Amata Brancaleone (parodiando il nome di un noto film) sarà  impegnata nella pulizia e nella cura quotidiana della Rocca Brancaleone, simbolo medioevale della Ravenna potente di un tempo.
In allegato tutti i patti di collaborazione stipulati.

L’entusiasmo dell’amministrazione comunale

Entusiaste le reazioni da parte dei rappresentanti del Comune di Ravenna: “Il bene comune è un capitale che possediamo tutti – ha commentato l’assessore al Volontariato Giovanna Piaia – quando un bene comune cresce, cresce per tutti. Se avessimo più consapevolezza non avremmo avuto bisogno di creare progetti ma nel tempo abbiamo assistito ad una perdita progressiva del senso del bene comune e abbiamo bisogno di stimolarlo”.

Sulla stessa scia anche l’Assessore alla Partecipazione, Valentina Morigi: “Questo regolamento  e questi patti sono quindi lo strumento per dare concretezza alla volontà  di tanti cittadini di fare qualcosa che vada a vantaggio di tutti. Si tratta di un’iniziativa già  adottata con successo in altri Comuni italiani come Bologna. Per noi si tratta di una risorsa dal valore inestimabile, che non potevamo né volevamo disperdere, ma che abbiamo scelto di valorizzare, per darle il giusto riconoscimento e per trarne positivi benefici”.

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