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A Bologna nasce la Fondazione per l’Innovazione Urbana

I patti sono il primo livello di riflessione per interpretare i bisogni e le potenzialità della città, afferma l'assessore Lepore

"La Fondazione per l'Innovazione Urbana è un centro di analisi, comunicazione, elaborazione e co-produzione sulle trasformazioni urbane per affrontare le sfide sociali, ambientali e tecnologiche". A definirsi e a presentarsi alla città, il 20 giugno, è stato un nutrito gruppo di cittadini, innovatori e amministratori.

Dopo una commossa premessa del sindaco Virginio Merola, il Prorettore Vicario dell’Università di Bologna Mirko degli Esposti e il Presidente della neonata Fondazione Raffaele Laudani hanno raccontato le attività dell’organizzazione, su quattro assi di proiezione: città accogliente, nuovo welfare urbano, democrazia urbana e digitale, città sostenibile, verso quella che vuole essere espressione di un’intelligenza collettiva di chi abita il territorio, includendo quindi anche studenti, migranti, mescolando le carte, le competenze, i bisogni e soprattutto le persone. A prendere la parola sono stati anche i giovani professionisti coinvolti, cittadini attivi espressione di quell’associazionismo e vita dei quartieri dalla cui azione sincretica deriva la concretezza in cui le comunità trovano significato e risorse.
La città stessa dunque diventa bene comune da co-produrre, andando oltre il progetto e il concetto, con strumenti pratici e concreti, utilizzando strumenti specifici: quali il bilancio partecipativo, laboratori aperti, e nuovi bandi a cui l’amministrazione bolognese ha destinato oltre sei milioni di euro. I bandi si rivolgono ai cittadini sul tema de “L’immaginazione civica nei quartieri e la sfida alle povertà educative”: grazie allo sviluppo della cultura tecnica, dell’innovazione sociale, dello sport inclusivo, del welfare culturale e dell’inclusione digitale. L’immaginazione va oltre l’immaginario dunque e si cala nella cultura del “fare insieme”.
La Fondazione e i patti di collaborazione
La Fondazione assorbe l’Urban Center e le sue attività di informazione e promozione del territorio, muovendosi all’interno della cornice del Piano per l’innovazione urbana stilato nel 2016 sui temi della valorizzazione, della comunicazione e della rigenerazione di spazi. Il luogo rilancia la propria funzione di snodo, con molteplici attività quali mostre, laboratori, incontri. L’Ufficio di Immaginazione Civica declina processi partecipativi e laboratori di co-progettazione, per luoghi su cui avviare percorsi di rigenerazione e decidere le politiche pubbliche su temi come la qualità dell’aria, la mobilità, il bilancio partecipativo (già nel 2017 i cittadini coinvolti sono stati circa 2.500, 90 gli incontri, per quasi 16.000 voti online; nel 2018, da gennaio a giugno, gli incontri sono stati già un centinaio, di cui 60 nella zona universitaria, coinvolgendo circa 3.600 cittadini). L’analisi e la documentazione delle trasformazioni urbane sono affidate al progetto Cartografare il presente, nato nel 2006 dall’Ufficio cartografico del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna. I due filoni progettuali sono in tal senso il Data-Lab, che seleziona, interpreta e sintetizza open e big data rielaborandoli nell’Atlante Urbano. Si affianca inoltre un’intensa attività di formazione e di ricerca applicata, con Lab-Under, dedicato ad un gruppo di under 25; e con U-Lab, laboratorio di pratiche partecipative e azioni sperimentali sulla zona universitaria.
In questo panorama di capacitazione collettiva svolgono un ruolo importante i patti di collaborazione, come ci conferma l’assessore Matteo Lepore: “Sono un punto fondamentale della mappatura che abbiamo realizzato e del Piano di Innovazione Urbana, che per noi è proprio lo strumento per avere cognizione di quello che è l’auto-organizzazione dei cittadini per il bene comune; è il primo livello di riflessione per interpretare i bisogni, le fragilità e le potenzialità della città.” Un altro aspetto fondante è la raccolta, l’analisi e la divulgazione dei dati: “Cartografare il presente è molto importante, sia per rappresentare come la città vive e si muove, sia per spiegare ai cittadini il perché di alcune decisioni.”
Nel pomeriggio, gruppi di cittadini esploratori hanno riscoperto la città con la chiave di cinque parole: accoglienza, casa, città, donna, partecipazione. Con “Tyrolean with view” è stato possibile arrampicarsi sulle pareti di Palazzo d’Accursio con una corda tirolese, per trovare nuovi punti di vista e una rinnovata fiducia nell’altro. Poi, la danza verticale della Compagnia Retouramont e il coro di cittadini guidato dagli attori Michele Dell’Utri, Simone Francia, Diana Manea, Stefano Moretti, Eugenio Papalia, Irma Ridolfini, Jacopo Trebbi, del musicista Filippo Zattini e del videomaker Riccardo Frati.
Alla sera, il Cortile Guido Fanti di Palazzo d’Accursio si è trasformato in un salotto pubblico all’aperto, dialogando con la sindaca di Barcellona Ada Colau, per “ripensare l’orizzonte del possibile”.
Attivatrice di processi e di reti, Caterina Bonora si occupa di consulenza nella ricerca e sviluppo di progettualità per l’innovazione sociale, culturale e tecnologica che accompagnano e nutrono la mente e il cuore delle comunità. Esplorando le potenzialità, le buone pratiche e la bellezza di quelli che sono o che possono diventare beni comuni. Tw: @catebonora