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Beni comuni e amministrazione condivisa Storie e notizie

Circularifood, perché anche il cibo è un bene comune

Pensare globalmente, agire localmente

Se sono beni comuni quei beni di cui una comunità  si assume la responsabilità  in quanto li riconosce come indispensabili per il proprio benessere e per la propria identità prendendosene cura, allora il cibo è indubbiamente un bene comune.
Il cibo è un bene fondamentale per la vita delle persone, ma è anche espressione di forti disuguaglianze sociali ed economiche: circa un miliardo di malnutriti e circa altrettanto di obesi, nel mondo, senza considerare il tema dello spreco del 30% di alimenti che diventano rifiuti nei paesi occidentali. Si tratta di un problema complesso e “globale”! La Provincia e 5 Comuni della Piana di Lucca (Comune di Lucca, Capannori, Altopascio, Porcari e Villa Basilica) hanno accettato questa sfida: per sperimentare alcune soluzioni al diritto al cibo “sano” si sono uniti in un progetto comune dal nome Circularifood.
Partendo dalla loro
dimensione locale, intendono prendersi cura del “cibo” sui propri territori insieme ai cittadini attivi, singoli o associati, con l’obiettivo comune di gestire insieme la filiera del cibo nell’interesse generale delle loro collettività, sviluppando relazioni comunitarie per la ridistribuzione del cibo e la riduzione dello spreco alimentare. E creando anche un nuovo tipo di sviluppo locale. Il progetto – che è stato finanziato dall’Assessorato alla partecipazione della Regione Toscana – vede come protagonisti 5 giovani assessori dei 5 Comuni lucchesi che hanno recentemente organizzato, all’interno del percorso attivato, un convegno per renderne noti i tratti principali (Capannori, 23/1/2019).

Un consiglio unitario del cibo per coordinare, promuovere, co-progettare la filiera

Un primo passo concreto verso una politica del cibo della Piana è stata la creazione di un Consiglio del cibo unitario, col compito di sviluppare e coordinare i processi di cambiamento. Gli strumenti ci sono negli Enti locali per governare e elaborare le politiche del cibo, come ha evidenziato Maria Bottiglieri, responsabile Politiche del cibo al Comune di Torino, intervenuta al convegno del 23 gennaio 2019 a Capannori.
Si tratta di strumenti che sono spesso ingabbiati e frammentati nei diversi settori d’intervento di ogni ente locale. Ma ci sono anche numerosi cittadini attivi che promuovono iniziative intorno al cibo: siano di solidarietà per chi non ne ha a sufficienza per vivere, sia per prendersi cura di spazi abbandonati facendone orti sociali o comunque spazi coltivati, sia per riciclare ciò che talora è considerato rifiuto, ma anche per vivere in modi più sani, creando benessere per l’intera comunità. E tutto questo esiste da tempo nei 5 Comuni della Piana.
Ma come mettere a sistema tutto ciò che costituisce una enorme riserva di risorse in gran parte non coordinate dei 5 Comuni? Innanzitutto mappando tutto quello che esiste e favorendo la conoscenza reciproca: un lavoro che si è svolto in circa 6 mesi di riunioni territoriali con la cittadinanza. Il risultato di questi incontri a cui hanno partecipato centinaia di cittadini è stata una “mappatura” di tutti coloro che sono interessati a far parte di questo percorso, ma anche una sorta di elenco dei principi ispiratori e degli obiettivi su cui operare congiuntamente nei prossimi mesi.I punti essenziali si possono riassumere in 5 idee-obiettivo:
1) Cibo è circolarità, mettendo in connessione tutti coloro che fan parte della filiera locale del cibo dalla produzione, distribuzione, acquisto e consumo e riutilizzo degli avanzi e dei rifiuti. L’obiettivo è la conoscenza reciproca e promuovere sinergie.
2) Cibo è anche consapevolezza, diffondendo la conoscenza delle interazioni che si attivano con i propri consumi e di come incidono sul sistema alimentare locale e sulle disuguaglianze alimentari. L’obiettivo è sviluppare responsabilità/accordi tra la filiera del cibo e quella del dono (gli attori che si occupano di assistenza alimentare) curando il recupero eccedenze, l’autoproduzione solidale attraverso orti sociali, l’utilizzo di terre abbandonate, sia pubbliche che private.
3) Cibo è quindi salute ed educazione ad un corretto stile alimentare e di vita, coinvolgendo le scuole e le famiglie, le mense e la comunità tutta. Si realizzano quindi percorsi per condividere un modo di vivere orientato al benessere personale e di comunità, avendo una visione d’insieme del progetto.
4) Cibo diventa inclusione e partecipazione: identità culturale e integrazione nel rispetto delle diversità, anche favorendo l’incontro tra produttori e consumatori, creando momenti di partecipazione diffusa alle politiche del cibo riconosciute dagli strumenti urbanistici e integrati nelle progettazioni pubbliche.
5) Cibo è anche sviluppo del territorio perché ridisegna il rapporto tra centri e periferie, se si rafforzano le forme sostenibili di agricoltura locale per favorire la salvaguardia ambientale e del paesaggio, favorendo opportunità di occupazione e nuovi strumenti di pianificazione.

Una nuova fase: verso i patti di collaborazione per il cibo?

In sostanza, se il cibo è un bene comune che crea relazioni comunitarie, dopo questa prima fase del progetto Circolarifood, si apre un percorso nuovo fondato su regole comuni che permetteranno di tramutare questi principi e obiettivi in pratiche di comunità. Sarà anche una fase in cui i patti di collaborazione potrebbero diventare gli strumenti giuridici adeguati per la cura del cibo da parte dei diversi attori territoriali della filiera del cibo. Sarà molto interessante nei prossimi anni seguire lo sviluppo anche considerando che alcuni dei 5 Comuni hanno già adottato il Regolamento dei beni comuni e che la Provincia di Lucca ha promosso una specifica ricerca intitolata Beni Comuni nella Provincia di Luccaanche per valutare l’impatto sulle economie locali delle cure dei beni comuni attivate dai cittadini all’interno di tali contesti. Ed i patti di collaborazione per la cura del cibo potrebbero fornire nuovi interessanti elementi di valutazione del diffondersi di economie circolari nello sviluppo locale dove la cura dei beni comuni diventa una prassi e cultura sempre più diffusa.