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A Messina il primo Festival della Partecipazione

Lo scorso 14 giugno il progetto "Le Agorà di Messina" ha realizzato "Messina Partecipa", il primo festival della partecipazione della città siciliana

The Democratic Society, un’organizzazione europea che da anni lavora sui temi della partecipazione, della democrazia partecipativa e del coinvolgimento nei processi decisionali è approdata in Sicilia nell’ottobre 2018 con il progetto “Le Agorà di Messina”.
Il 14 giugno scorso, a chiusura di questo primo intenso periodo di lavoro, si è concretizzato il primo Festival della Partecipazione di Messina, “Messina Partecipa”. Ad ospitarlo, la bellissima Villa Cianciafara, una storica dimora nella zona meridionale della città. Fra gli ospiti della giornata, guidati da Fabio Bruno di Startup Messina, erano presenti l’architetto del team di Labsus Chiara De Grandi, il sociologo Pierpaolo Zampieri e l’architetto Davide Leone, in collegamento da Palermo, per raccontare l’esperienza Cantieri Culturali della Zisa.

(fonte: The Democratic Society)

Il progetto ha avuto come obiettivo la realizzazione di un prototipo di infrastruttura sociale, da avviare e accelerare, che potesse rimanere ai cittadini per garantire un coinvolgimento più stabile e strutturato rispetto ai molti ma isolati progetti degli anni passati. Il primo evento di townhall e la mappatura degli stakeholders hanno consentito di formare un gruppo direttivo strategico con gli attori stessi della partecipazione in città: molte associazioni e molti giovani sono entrati a far parte del gruppo di lavoro.
Alla base del percorso c’è stato un importante lavoro di mappatura di comunità della città, che ha permesso di ripercorrere la sua travagliata storia ma anche dare slancio a visioni e nuovi immaginari. Oggetto della mappatura sono state due aree pilota: l’area di Tremestieri, quartiere che ospita la grande fabbrica ex Sanderson, e l’area Falcata. La prima ospitava in passato la trasformazione delle essenze e una vasta area di gelsominaie, all’interno della quale lavorava un grande numero di donne. Ora da troppi anni giace abbandonata, in mano all’Ente per lo Sviluppo Agricolo della regione Sicilia. Dall’altro lato, il porto naturale della città, la falce (da qui il nome Falcata) sulla punta della quale si staglia la “Madonnina” simbolo della città.
Il sociologo Pierpaolo Zampieri ha condotto le esplorazioni urbane che, come da lui testimoniato, hanno innanzitutto reso più facilmente leggibile il forte nesso fra il territorio e i sentimenti, le emozioni che questi luoghi possono scaturire nonostante la città soffra l’assenza di forti elementi simbolici e identitari in cui i cittadini unanimemente si riconoscono. A questi sentimenti si riferisce il sociologo quando dice che “la passione può portare a soluzioni diverse ed efficaci”.
Fra i target più importanti da avvicinare, e che sono stati dunque fra i privilegiati del progetto, ci sono le donne e le fasce della popolazione più svantaggiate, in particolare risiedenti nelle aree periferiche e rurali della città, ma soprattutto i giovani: i primi importanti risultati di questa giornata di restituzione sono stati la presenza e il protagonismo di tanti ragazzi, alcuni giovanissimi, con una grande consapevolezza degli obiettivi e dei prossimi passi da fare.

Le risorse invisibili della partecipazione: le relazioni

Messina come tante città italiane presenta una grande frammentazione delle realtà associative e del terzo settore. Sogna che le numerose strutture produttive ora abbandonate possano diventare centri culturali e sociali, centri di comunità e di riferimento per i suoi abitanti. Il festival, sin dalle prime battute, è stato caratterizzato dal presupposto che sia necessario risvegliare e diffondere quell’interesse, quella passione che è alla base di questi processi, anche attraverso dei “detonatori” a livello tecnico, sia facendo emergere un sapere esperto che possa contaminare il territorio, ma soprattutto attingendo alle risorse invisibili della partecipazione: le relazioni.
Su di esse durante la giornata si è lavorato per produrre la prima Carta della Partecipazione, un documento co-prodotto che raccolga non solo i principi d’azione, ma anche gli obiettivi futuri della città che partecipa.
Tre tavoli di lavoro hanno consentito ai tanti attivatori dei processi partecipativi del territorio messinese di confrontarsi e produrre questo nuovo strumento, che possa essere un riferimento per loro ma anche provare ad influenzare in maniera innovativa le istituzioni e le politiche pubbliche siciliane.

(fonte: The Democratic Society)

Le storie della partecipazione di Messina

A conclusione della giornata, dieci associazioni e gruppi di cittadini attivi sono stati invitati a raccontare la loro esperienza di partecipazione in città.
L’Associazione Ionio lavora nella zona sud di Messina per educare attraverso l’inclusione delle diversità e delle marginalità; Giampilieri 2.0, progetto con un focus sui giochi urbani che cambiano il punto di osservazione sul piccolo paese colpito dall’alluvione del 2009; il progetto Periferichenergie, che avvicina Messina con i Quartieri Spagnoli di Napoli e il quartiere Annunziata di Reggio Calabria attraverso dei percorsi partecipati di narrazione del territorio; l’associazione Quajetri con il progetto “Io pedalo perché”, attiva nella fascia tirrenica della costa, per una riscoperta comunitaria dell’uso della bicicletta; Libellulalab, che lavora dal 2016 a un laboratorio di monitoraggio civico per incentivare pratiche di governo aperto, partecipazione e collaborazione; “Faciti ca nun moru” che lavora da tempo per la sensibilizzazione ambientale e la tutela di tutto ciò che è bene comune, a partire dal mare. Fra le tante realtà anche una web tv comunitaria, Torregrotta Forum TV dell’Arci Cento Passi Torregrotta, gestita dai cittadini per i cittadini, con il supporto da seminari formativi, sia tecnici che creativi con giornalisti ed esperti di cinema, per cominciare a narrare il territorio in maniera diversa e costruire una memoria realizzando un archivio dei documenti video dei cittadini.
Diverse sono le associazioni che lavorano in quartieri difficili, con comunità che soffrono l’abbandono delle istituzioni, l’assenza di servizi e di spazi, oltre che semplicemente di possibilità di conoscersi, incontrarsi e ritrovarsi, altre educano, sensibilizzano e tutelano i beni comuni. Creare connessioni fra di esse è stato fondamentale, un momento di scambio che ha concretamente messo in rete le varie realtà, lasciando in eredità da questa giornata molte speranze per la rigenerazione di questa città.