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Regolamenti e Patti: come cambia una comunità

Continua il nostro viaggio per capire come stanno funzionando i Regolamenti per l’amministrazione condivisa dei Beni comuni: Brianza, Pontecorvo e Lucca le tappe della seconda puntata.  

Sarà un caso che le voci in questa tappa siano solo donne? Forse no; la cura, l’attenzione al futuro, la conservazione dei patrimoni esistenti, la disponibilità alla partecipazione (e quindi alla condivisione …), un modo diverso di intendere la politica, ecc. Non che siano elementi assenti nel mondo caratterizzato dalla presenza maschile (si veda, ad esempio la prima parte di questo reportage), ma di certo ecco, oggi sembrano essere presenza massiccia nell’universo politico e sociale femminile (e non solo in Italia).

Se i risultati ripagano degli sforzi

E poi c’è, in più, un’inedita passione che fa bene sperare. Come quella che si percepisce dalle parole di Moira Rotondo, attualmente consigliere di maggioranza del comune di Pontecorvo (piccolo centro di 13mila abitanti della provincia di Frosinone, nella Valle Latina) artefice, da assessora nel precedente mandato comunale, del Regolamento approvato il 9 ottobre 2015: “Ha rappresentato sicuramente un cambio di paradigma sostanziale nel panorama politico- amministrativo, non solo pontecorvese”, dice parlando con fierezza. “Per la prima volta si è data attuazione all’art. 118 della Costituzione, che affida alle istituzioni il compito di favorire l’iniziativa dei cittadini nel perseguire finalità d’interesse generale, e da quanto previsto dallo Statuto comunale (art.5 comma 3 lettera g) che riconosce la possibilità per i cittadini di concorrere direttamente all’amministrazione della città”. “Sono principi non di poco conto”, aggiunge: “hanno rappresentato la cornice amministrativa indispensabile affinché co-amministrare con i cittadini potesse diventare una politica pubblica strutturale, permanente e trasversale per la cura della città”.

Passione che si riaccende quando si parla dei risultati ottenuti finora. “A distanza di quattro anni – afferma Moira – il bilancio è assolutamente positivo e i risultati ci ripagano degli sforzi compiuti. E se prima eravamo in pochi a credere nella validità di questo progetto, oggi siamo moltissimi e anche chi diffidava ha dovuto ricredersi”. Il patto principale è stato quello sul Parco di Monte Menola, nel luglio 2016 tra Amministrazione comunale e l’Associazione Animafamily. “Dopo il primo anno dedicato a interventi di riqualificazione dell’immobile, ripristino della sentieristica e cura del parco antistante la Casetta degli alberi”, informa la consigliera ex assessora, dal 2017 in poi è stato possibile “dedicarsi a molteplici attività e progetti cui una location del genere si presta: attività open air, dal trekking alla mountain bike, eventi agonistici, appuntamenti culturali, ecc. Un vero e proprio spazio multifunzionale che arricchisce l’offerta del territorio e si propone come attrattore di presenze”. E gli ostacoli, ci saranno stati o tutto è filato sempre liscio? “No, non abbiamo riscontrato particolari ostacoli in realtà. C’è solo voluto molto coraggio e tanta visione, questo sì”. Ecco, allora viene spontaneo pensare che sarebbe utile avviare e consolidare una Rete di soggetti capaci di scambio di Buone Pratiche in questa direzione? Certo, “entrare a far parte di un vero e proprio network di Comuni attuatori dell’amministrazione condivisa dei beni è ciò che ci auguriamo per il prossimo futuro. Il Parco di Monte Menola ambisce a diventare un’antenna sul territorio. Siamo a tutti gli effetti una best practice, ma solo attingendo da altre realtà attraverso un costante e puntuale scambio di esperienze si potrà crescere e migliorare”. Consapevole, inoltre, che “questa è una sorta di rivoluzione copernicana per comuni come il nostro, in cui l’azione amministrativa è stata da sempre indirizzata ed esercitata da pochi quando non da uno solo (il sindaco pro-tempore). Si fa fatica a comprendere la differenza tra un Patto di collaborazione e una mera concessione, permane tra i più una concezione e una visione gerarchica e subordinata del rapporto tra i due soggetti attuatori. Ancora mi sento dire “Hai regalato una montagna”, quando in realtà si trattava di un sito in degrado da decenni, abbandonato e mal frequentato, con una specie di rudere in disfacimento al suo interno. Solo grazie all’azione sinergica di Amministrazione comunale e soprattutto associazionismo virtuoso è stato possibile questo miracolo di rigenerazione. Abbiamo restituito alla cittadinanza un luogo storico per tutti i pontecorvesi e le immagini del prima e del dopo parlano chiaro. Sta a noi ora proseguire quanto avviato e promuovere la crescita anche culturale e innovativa delle nostre realtà”.

Un patto-test per riproporlo oltre i confini del territorio

Stesso spirito di base e stessa cura dei dettagli, vengono dalle risposte di Michela Latino, della Cooperativa Sociale Aeris, che non fa parte dell’amministrazione comunale, ma da coordinatrice del progetto Piano Locale Giovani della Cooperativa, si è occupata a Bellusco (in Brianza) del Regolamento e del primo patto che nascono proprio nell’ambito delle attività di Politiche giovanili. L’adozione del Regolamento per i Beni Comuni a Bellusco nasce dalle attività portate avanti nell’ambito del progetto “Valorizziamoli” finanziato da Fondazione Cariplo e gestito da Cooperativa Aeris all’interno del progetto sovra-territoriale di Politiche Giovani (Piano Locale Giovani).

Così, dotata di sano realismo, Latino è prudente: “È ancora troppo presto per fare una valutazione rispetto ai cambiamenti nel rapporto tra cittadini e amministrazione. Di sicuro il gruppo di ragazzi firmatari si è potuto emancipare dal progetto Piano Locale Giovani (le prime attività si svolgevano sempre con la presenza degli educatori) e sta realizzando attività culturali rivolte all’intera cittadinanza. Questo li ha sicuramente responsabilizzati e avvicinati alla cosa pubblica, cercando anche di capire i meccanismi della pubblica amministrazione”. E poi? “Il percorso di stesura del patto è stato seguito dagli educatori di Piano Locale Giovani che, insieme al comune e ai ragazzi firmatari, hanno portato alla scrittura della sua versione definitiva. Molta attenzione è stata data al processo che ha portato alla stesura del patto. I ragazzi hanno, insieme ai tecnici comunali e all’assessore, ragionato sul linguaggio per rendere il documento semplice, chiaro e intellegibile. Per il comune di Bellusco questo primo patto ha la funzione di un test. Ad oggi il gruppo informale di ragazzi è l’unico ad aver firmato il patto e sarà da esempio per i futuri cittadini che vorranno proporre le loro idee”. E le prospettive future, ci informa, vanno anche al di là del proprio piccolo comune: “Il regolamento sta facilitando la partecipazione e ha portato anche alla scrittura di un progetto europeo di Dialogo Strutturato (Space to be: laboratori di cittadinanza) che avrà proprio come tema il regolamento per i Beni Comuni come strumento per facilitare la partecipazione. Space to be vuole far conoscere lo strumento del regolamento per i Beni Comuni anche alle altre amministrazioni dell’ambito Vimercatese e Trezzese coinvolgendo come tutor i ragazzi che hanno firmato il patto a Bellusco”. Ostacoli? Quello di dover imparare strada facendo. Infatti “i ragazzi che hanno sottoscritto il patto hanno dovuto affrontare un percorso non semplice fatto di interlocuzione continua con l’amministrazione comunale con l’obiettivo di arrivare alla stesura del primo patto. Sono stati i primi e per questo hanno dovuto costruire tutto da zero. Sicuramente per la firma dei futuri patti sarà tutto più semplice e anche gli uffici saranno pronti”.
Anche per questo Latino ritiene importante il confronto con altre realtà: “Grazie al progetto “Valorizziamoli” siamo entrati in contatto con altre realtà. Sicuramente lo scambio di buone pratiche può facilitare il lavoro e migliorare la qualità. C’è bisogno di facilitatori e quindi di scambi tra pari. Nel caso di Bellusco i ragazzi non avrebbero mai sottoscritto un patto se non fossero stati accompagnati dagli educatori. L’idea di partecipare al progetto europeo nasce proprio dalla volontà di far conoscere al nostro territorio (altri gruppi di giovani, amministratori e tecnici comunali) il regolamento per i Beni Comuni e quindi, a spiegarne il processo, che siano proprio le persone che lo hanno costruito (i ragazzi di Bellusco) in una logica di scambio tra pari. Personalmente credo che il terzo settore possa giocare un ruolo cruciale in questa sfida”.

Sinergie e Rete per una vera cultura dei Beni comuni

E proprio dal mondo del cosiddetto Terzo settore viene Enrica Picchi, coordinatrice del Centro di Cittadinanza Oltreserchio “Il Bucaneve”, che è tra le principali protagoniste della nascita, consolidamento e funzionamento del Regolamento e dei patti del comune di Lucca. Adottato nell’aprile del 2017, il regolamento ha fatto sì che nascesse un Patto per rivitalizzare la ex scuola di Santa Maria a Colle, firmato dalla responsabile Labsus per la toscana Rossana Caselli, insieme a Renza Borselli nel giugno 2017 (nel giugno 2018 si è aggiunto Giovanni Nannini). E’ stato il primo patto del Comune di Lucca. In due anni i patti si sono estesi e hanno superato la trentina.
Un bel gruppo a dirigere una vera ‘rivoluzione’ che sta dando ottimi risultati. Intanto, per Enrica “i più rilevanti sono dovuti al grande interesse e voglia di prendersi cura del bene comune da parte di numerose persone. Il nostro Patto ha dato vita ad un ‘Centro di cittadinanza’ dove ognuno offre il proprio tempo e mette a disposizione le proprie competenze creando un clima di accoglienza, di ascolto dei bisogni delle persone dando vita ad attività e ad iniziative in grado di offrire risposte adeguate. Si realizza così l’esperienza di un’economia del dono in grado di avviare un processo di cambiamento e di rigenerazione dei legami e delle relazioni”. E aggiunge: “Noi cittadini firmatari del Patto abbiamo istaurato un rapporto di collaborazione con molti uffici comunali: Partecipazione, Lavori Pubblici, Sociale, Ambiente, Cultura, Politiche Formative e dei Servizi scolastici, ma anche con quello della Polizia Municipale. Importanti e significativi sono la vicinanza e la disponibilità ad essere presenti agli eventi da noi organizzati sia del Sindaco, che della Giunta e del Consiglio Comunale”.
Ancora più esplicita è Ilaria Vietina, assessora, sempre a Lucca, con delega alle politiche formative, di genere e continuità della memoria storica: “L’adozione del Regolamento ci ha permesso di riconoscere legittimità e attribuire maggior valore a piccole iniziative che avevamo avviato nella formula di “impegno civico”, ha permesso di coinvolgere alcuni settori dell’amministrazione per avviare “patti di collaborazione” che hanno conseguito un alto livello di visibilità e coinvolgimento di cittadini e cittadine volontarie”. E’ vero: il rapporto tra Amministrazione e cittadinanza sta cambiando lentamente, “ma stiamo lavorando – afferma – per costruire relazioni di reciproca fiducia in un contesto in cui la cittadinanza esprime ancora in larga parte un atteggiamento di sfiducia e diffidenza e d’altra parte, in vari uffici comunali ci si rapporta alla cittadinanza con modalità di scarso riconoscimento e d’incomprensione e di sottovalutazione. L’adozione del Regolamento e la realizzazione di numerosi patti ci permette di far sperimentare ai cittadini e alle cittadine un livello di maggior collaborazione all’interno della città, consentono la nascita di relazioni più strette tra cittadini stessi, consolidano il senso di comunità e permettono la manifestazione di azioni di solidarietà”. “Il Regolamento ha cambiato decisamente in meglio il rapporto con i cittadini – conferma Monica Rosati, collaboratrice dell’Ufficio Politiche di genere, e che svolge attività di segreteria per l’assessora Vietina – facendo passare l’idea della ‘stabilità’, meglio, della ‘continuità’ all’opposto della ‘saltuarietà’: “c’è scritto nel Regolamento”, potrebbe essere la frase di sottofondo delle iniziative”. Per migliorare questo rapporto, aggiunge da competente, “sarebbe necessario una sorta di Ufficio trasversale che metta insieme i diversi saperi e le diverse competenze nei vari settori. Perché i Patti lo richiedono spesso. Un ufficio agile, come una sorta di cappello/coordinamento, che venga attivato in maniera efficace ed efficiente quando si presenta la necessità. E ciò avviene molte volte. Sappiamo che nel Regolamento questo aspetto non è esplicitamente citato, ma lo abbiamo evidenziato nella pratica quotidiana”.
Monica si occupa di tutti i rapporti con i pattisti (prima e dopo il patto) e svolge attività di front office per tutti coloro che sono interessati a tematiche attinenti il regolamento. Questa sua attività va comunque spesso oltre le sue competenze istituzionali e anche oltre la collocazione del suo ufficio… “lo fa con passione ed è un prezioso aiuto per Ilaria Vietina”, ci dice Rossana, “è la persona che permette ai patti di prendere effettivamente forma di collaborazione e di svilupparsi nel tempo, nonostante le strutturali difficoltà organizzative … svolgendo anche un parziale monitoraggio degli stessi; “è una entusiasta sostenitrice del Regolamento, se non ci fossero persone così spesso i patti rimarrebbero ‘orfani’ sin dalla nascita!”, rimarca Rossana.
Ma non sono state tutte rose e fiori, anzi: “Ho incontrato numerosi ostacoli, – riconosce l’assessora Vietina – “il percorso è durato ben quattro anni. L’ostacolo principale è stata l’indifferenza, la diffidenza e la palese contrarietà da parte di alcuni componenti della giunta comunale. In secondo luogo la scarsa collaborazione da parte di alcuni dirigenti e dipendenti comunali. Tutto ciò ha condotto anche ad avere tempi lunghi nella fase successiva all’approvazione del Regolamento per la formalizzazione di patti. Ancora stiamo lavorando affinché l’ente si dia una struttura intersettoriale che possa rendere più efficace e tempestiva la procedura di realizzazione dei patti!”. “Abbiamo dovuto fare da apripista”, afferma Enrica Picchi “per l’attivazione di canali comunicativi tra gli Uffici comunali e la nuova figura dei firmatari dei Patti. Alcuni nodi di carattere economico sono ancora presenti come il pagamento dell’Assicurazione per la Responsabilità Civile, il tecnico per la Sicurezza, la linea Internet, …”. Emerge dalle parole tutta la fatica in cui ci s’imbatte spesso, anche altrove, per far capire l’importanza del lavoro svolto (anche a volte pagando di persona). “Ancora è carente la figura di un interlocutore chiaro e unico all’interno dell’Amministrazione comunale che sappia mettere in relazione Uffici diversi e che dia sostegno ai cittadini e alle cittadine attive”. Un Patto, inoltre, sostiene Monica, “deve prevedere la verifica, il monitoraggio dei suoi risultati, anche prevedendo un calendario, un programma di verifica passo dopo passo: E questo nell’interesse stesso degli obiettivi del Patto e di chi ci lavora”. A questo punto è chiaro come sia necessaria una vera e propria cultura dei Beni comuni, come afferma, Enrica: “negli Enti che a vario titolo potrebbero sostenere queste esperienze anche finanziando alcune attività, in particolare quelle rivolte ai bambini, proprio in una zona periferica come è l’Oltreserchio in cui è collocato il Centro di Cittadinanza Il Bucaneve, dove è completamente assente l’Asilo nido e sono scarsi i servizi per la prima infanzia”.

Condividere è necessario!

E diventa altresì necessario un lavoro di rete, di collaborazione, di sinergie da attivare “perché lo scambio di buone pratiche facilita il superamento di vari lacci e lacciuoli di carattere burocratico e amministrativo. Come pure ritengo fondamentale una rete tra i firmatari dei patti per facilitare la conoscenza, la condivisione di problematiche comuni e poter trovare soluzioni da sottoporre alla stessa Amministrazione”, afferma Enrica. E – di rimando – “sento un’esigenza molto forte di condivisione con dirigenti, amministratori e dipendenti degli enti locali della filosofia dell’amministrazione condivisa” – conferma l’assessora Vietina: “credo che saranno necessari corsi di formazione (ne abbiamo iniziato uno) seminari, conferenze, convegni, scambi di informazioni e di documentazione”. E sottolinea, inoltre, come sia importante per un ente la collaborazione della società civile: “avverto come molto importante la vicinanza e il sostegno che riceviamo da Labsus, sia a livello nazionale, che soprattutto a livello regionale di Rossana Caselli. Senza il loro sostegno e la loro continua consulenza non saremmo riuscite e raggiungere gli obiettivi, oggi, infatti, siamo a una ventina di patti e quasi quotidianamente riceviamo nuove richieste. Sicuramente la costituzione di una rete ci permetterà di migliorare il nostro lavoro.”
Gira, gira, infine, si ritorna al punto di partenza: “ci vuole anche entusiasmo nel trasmettere queste idee e questi principi. Io lo faccio perché sono convinta della bontà delle idee. Non c’è niente di peggio che lavorare per un buon obiettivo in modo burocratico e senza passione: senza la quale difficilmente si ottengono i frutti positivi”.
Parole di Monica Rosati, che di passione nell’amministrazione condivisa dei beni comuni, davvero, ne mette proprio tanta!

Foto di copertina: Gerd Altmann su Pixabay