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Beni comuni e amministrazione condivisa Patti di collaborazione Puglia

I libri salvati, in memoria di un maestro di strada

Eccola, la “società della cura”: un patto articolato e poetico da Gioia del Colle, in provincia di Bari

A Gioia del Colle, provincia di Bari, nell’ottobre del 2019 è stata inaugurata una BiblioCabina in piazza Pinto, dove ha luogo la villa comunale, che vede riuscita la collaborazione tra giovani residenti, l’amministrazione comunale e l’imprenditoria locale.
Sappiamo che, con i patti di collaborazione, in tante città si diffondono nuove forme di uso degli spazi urbani grazie a dei cittadini che si riappropriano di angoli dimenticati e degradati in diversi modi: vengono pitturate panchine, si piantano fiori, si attivano piste ciclabili, e a volte si allestiscono anche spazi per biblioteche di quartiere.
Il progetto che vi stiamo presentando, però, ha un valore aggiunto, ovvero il connubio tra lettura e memoria per ricordare chi non c’è più: “Chi può sapere se il vivere non sia morire e se il morire non sia vivere?” (Euripide).
In altre parti del mondo le bibliocabine sono spesso cabine telefoniche (quasi sempre in stile londinese) dismesse e ripensate per il bookcrossing, al fine di stimolare la socialità e l’aggregazione attraverso la cultura.
Forse può sembrare molto semplice allestire una cabina per libri, ma in verità il processo è più complesso di quanto si pensi.

Il valore del dono

A Gioia del Colle viveva Michele Montesardo, libraio e maestro di strada per tanti residenti, giovani soprattutto, che con la sua libreria ambulante in piazza Pinto per tanti anni, ogni giorno, è riuscito a far avvicinare più persone all’immenso mondo dei libri attraverso la condivisione culturale alla portata di tutti.
Michele non vendeva libri, Michele li leggeva e li condivideva perché ad ispirare Michele è sempre stato il valore del dono della conoscenza.

La libreria di Michele e gli scaffali della BiblioCabina (fonte: Giovanna Magistro)

Dopo la prematura scomparsa, avvenuta il 5 agosto 2016, sua nipote pensando a come non dismettere la circolarità di quell’impegno profuso negli anni da suo zio decise di lasciarsi ispirare da un gruppo di giovani volontari, amici ed affezionati frequentatori dei libri di Michele, che avevano avuto l’idea della BiblioCabina da dedicargli nello stesso luogo dove la memoria di tutti i gioiesi ricorda Michele ed il suo lungo tavolo pieno di libri.
Il gruppo di volontari, inizialmente composto da Lyuba Centrone, Filippo Linzalata, Katia Balbo e Livio Addabbo, intenti a selezionare i libri di Michele, incontrano un altro giovane gioiese, Giuseppe Resta, giovane talento dell’architettura, che porta avanti – anche fuori Italia – ricerche e progetti sperimentali e partecipati, co-progettati e autocostruiti con materiali economici e di recupero. Sarà lui ad elaborare l’originale progetto della BiblioCabina che vediamo oggi in piazza Pinto, gestita proprio con un patto di collaborazione.
La proposta della BiblioCabina rientra nel quadro del Regolamento comunale n.15 del 2017, sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei beni comuni urbani, di cui il gruppo pugliese di Labsus aveva seguito il processo di adozione. Il Comune, recita il Regolamento, incentiva la nascita di start-up a vocazione sociale e lo sviluppo di attività e progetti a carattere economico, culturale e sociale.
In seguito alla proposta della sottoscrizione di un patto di collaborazione, i volontari del progetto da dedicare a Michele hanno discusso i dettagli tecnici della cabina con i responsabili tecnici del Comune e il cui iter burocratico è durato a lungo, forse troppo, ma un tempo comunque necessario perché si trattava di definire le modalità di occupazione di suolo pubblico comunale per attività di interesse generale.
Decisiva è stata la presenza dell’allora consigliere comunale, oggi volontario del progetto, Vito Emilio Capodiferro.

La collaborazione con le imprese

Oltre alle autorizzazioni comunali necessarie, emergeva un altro bisogno affinché si realizzasse il progetto nella sua interezza ovvero il bisogno di reperire risorse economiche “per realizzare una platea di cemento che, inizialmente, avevo proposto di inserire nel patto come uno degli impegni del Comune – dichiara lo stesso Capodiferro – ma mi fu detto dall’allora Commissario che non era possibile, così abbiamo iniziato a guardarci attorno, a pensare a qualche realtà imprenditoriale del territorio che potesse venirci incontro e ho così incontrato e raccolto la disponibilità dell’imprenditore Gianfranco Verrico”. A rispondere all’appello c’è anche un’altra importante impresa presente sul territorio, la Emmegi – La Nuova Meridionale Grigliati Spa con il suo legale rappresentante Paolo Montemurro che ha finanziato, donando tutto il materiale necessario per il progetto dell’architetto Resta, affinché la BiblioCabina prendesse forma.

L’imprenditoria locale (fonte: Giovanna Magistro)

Il valore della cura

“Le aziende hanno donato materiale in parte recuperato dalla loro linea di produzione, questo ha richiesto del tempo ma non importa, la collaborazione è stata bellissima. Anche il trasporto della struttura è stato un servizio gratuitamente donato dalle imprese”, prosegue Vito Capodiferro, “mentre il nostro cofinanziamento ha riguardato sostanzialmente l’acquisto della scaffalatura per i libri”. E mentre ci raccontano ciò, fanno notare il posizionamento di adesivi posti sugli scaffali con il tentativo di catalogare i libri, un piccolo gesto spontaneo da parte di un visitatore della BiblioCabina: eccola, la “società della cura”, che fa uscire la cura dalla dimensione unicamente domestica e privata in cui è stata finora relegata per riconoscerle invece un ruolo sociale come nuovo paradigma culturale.

La BiblioCabina (fonte: Giovanna Magistro)

Come per esempio la collaborazione dei commercianti della zona, in particolare di un bar e di una tabaccheria custodi di una copia delle chiavi che provvedono, anche in assenza dei volontari “storici”, all’apertura e alla chiusura giornaliera della BiblioCabina.
Poi ci sono le due librerie del paese, Libreria Minerva e La Librellula che collaborano alla gestione del patrimonio culturale della BiblioCabina e alla sua apertura giornaliera.
Oltre ai libri selezionati dal patrimonio di Michele ci sono libri donati spontaneamente dai cittadini, per lo scambio libero e gratuito di libri: notiamo infatti delle buste lasciate nella BiblioCabina che i volontari provvederanno a selezionare e catalogare.
E’ pronto un altro patto di collaborazione, ci dicono i volontari Vito e Livio, quello per illuminare la BiblioCabina e potenziare l’illuminazione esterna, così da renderla fruibile anche di sera. In vista dell’estate altri progetti, al momento idee, collegati alla BiblioCabina sono in fase di condivisione, per realizzare ad esempio una zona all’aperto con sdraio, per le letture estive ed eventi di aggregazione.
La BiblioCabina di piazza Pinto è aperta per tutti, tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 20.00.