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Beni comuni e amministrazione condivisa Lombardia Patti di collaborazione

“Un caffè al telefono” per combattere la solitudine

I comuni di Bedizzole e di Toscolano Maderno hanno stipulato un Patto di collaborazione con i cittadini per creare socialità a distanza e combattere la solitudine vissuta da molti durante il lungo periodo di lockdown
Bedizzole Toscolano Maderno

La quarantena è stata vissuta in diversi modi. C’è chi quasi la rimpiange e chi l’ha considerata devastante. Chi ha stretto legami più forti e chi ha condiviso i giorni con la solitudine. C’è stato anche chi non ha accettato che ci fosse disparità, chi ha voluto offrire il suo tempo per aiutare e prendersi cura delle persone rimaste isolate o in difficoltà.
Uno dei moltissimi esempi italiani di progetti virtuosi di volontariato, realizzati durante il lockdown, riguarda le comunità di due cittadine del Garda Bresciano, Bedizzole e Toscolano Maderno, che attraverso il progetto Legami Leali hanno stipulato un Patto di collaborazione per creare socialità a distanza (e non distanza sociale), riempiendo le giornate di chi vive da solo con qualche chiacchiera e risata al telefono.

Progetto Legami Leali

Legami Leali è un progetto triennale attivo nei 22 Comuni del Garda Bresciano, realizzato dall’Azienda Speciale Consortile Garda Sociale in qualità di capofila e da molte altre cooperative, associazioni e consorzi del territorio.
Il progetto, avviato nel 2018 nell’ambito del programma “Welfare in Azione” sostenuto da Fondazione Cariplo, mira a “costruire legalità” nella comunità gardesana, promuovendo nel particolare un approccio alla legalità in chiave di bene comune.
L’obiettivo principale del progetto è quello di sensibilizzare le comunità del territorio sul contrasto ad ogni forma di criminalità mafiosa. Il territorio di riferimento ha visto anche un aumento di pratiche illegali da parte di minori e giovani adulti: per questo un’attenzione particolare viene rivolta alla prevenzione delle dinamiche di devianza minorile e giovanile attraverso laboratori scolastici e grazie ad una stretta collaborazione con i servizi sociali dei diversi territori, che sperimentano percorsi ad hoc con i ragazzi per riuscire a valorizzare al meglio le capacità di ognuno. Oltre al lavoro con i ragazzi, ciò che si vuole realizzare è una “comunità educante”, che sappia accompagnare i propri giovani nella crescita e renderli cittadini consapevoli in grado di coltivare il proprio futuro. Si cerca quindi di educare la comunità accompagnando i cittadini e le amministrazioni in percorsi di partecipazione civica proponendo, per esempio, la rigenerazione partecipata di beni confiscati sul territorio. La legalità viene interpretata in chiave di bene comune, e su questo tema gli operatori e le operatrici del progetto Legami Leali pongono l’attenzione lavorando con i cittadini e con le amministrazioni dei comuni partecipanti attraverso il modello dell’amministrazione condivisa.
Durante il periodo del lockdown, gran parte delle attività sono state interrotte, ma si è cercato comunque di rimanere vicini alle comunità, ad esempio, attraverso incontri online, ma anche stipulando nuovi patti di collaborazione.

L’idea del Patto di collaborazione: la cura delle relazioni

Durante la fase di distanziamento fisico degli scorsi mesi, all’interno di Legami Leali ci si è fin da subito interrogati su cosa si potesse fare per tenere attiva la comunità e per dare una mano alle persone più in difficoltà. Ci si è soprattutto chiesti cosa fare per combattere la solitudine con cui molte persone, in particolare anziane, si vedevano costrette a dover trascorrere le proprie giornate, senza poter incontrare nessuno dei propri cari. Da queste riflessioni è nata l’idea del “Caffè al telefono”: un servizio quotidiano e volontario di telefonata a chi si trovava a trascorre la quarantena in solitudine. L’idea è stata presto trasformata in una proposta di Patto di collaborazione e rivolta ai due Comuni con i quali Legami Leali aveva già stipulato un primo Patto, per la cura degli spazi pubblici nel comune di Toscolano Maderno, e per la tutela dei rapporti di vicinato nel comune di Bedizzole, oltre che avviato, in precedenza, dei processi di sensibilizzazione attraverso dei laboratori civici.
Dunque, lo scorso 22 aprile, i comuni di Bedizzole e Toscolano Maderno hanno firmato con i cittadini il loro secondo Patto, con il quale si intende curare un bene comune immateriale: la relazione.
Il progetto ha coinvolto – e continua a coinvolgere – undici volontari a Bedizzole, e dodici volontari con l’ausilio della Protezione civile (che ha principalmente aiutato ad individuare i beneficiari del servizio) a Toscolano Maderno; si tratta di volontari con età molto diverse, partecipano sia ragazzi e ragazze giovanissimi che persone in pensione. Con la sottoscrizione del Patto, i volontari si sono impegnati a chiamare quotidianamente chi si veniva a trovare in una situazione di isolamento, dopo aver svolto una formazione con gli operatori di Legami Leali sulle metodologie comunicative e partecipando ad incontri settimanali di confronto con i referenti e monitoraggio del progetto, segnalando, eventualmente, altre e più gravi situazioni di necessità e bisogno. Le due amministrazioni, a loro volta, si sono assunte l’impegno di promuovere la conoscenza del servizio sul territorio, impegnandosi anche a rispondere agli ulteriori bisogni eventualmente manifestati dalle persone che aderiscono al servizio. L’adesione al servizio ad oggi resta libera e su base volontaria, contattando i numeri di riferimento. Al momento il rapporto volontari-beneficiari è di 1 a 1 in entrambi i Comuni e gli abbinamenti non sono stati casuali: si è cercato infatti di associare al meglio le combinazioni tra le due persone in relazione.

Prima, seconda e terza fase

Lo svolgimento del progetto è avvenuto in parallelo a Bedizzole e a Toscolano Maderno e, in parte, è stato influenzato anche dalle varie fasi che hanno coinvolto tutti gli attori. Laura Busecchi, operatrice di Legami Leali e referente del Patto di collaborazione di Toscolano, ci ha raccontato come l’andamento del progetto ha seguito delle fasi: la prima, molto delicata, è stata quella della conoscenza. Tutti quanti si sono raccontati ed hanno iniziato ad instaurare i primi legami che hanno fatto emergere tanto la necessità di alcuni cambiamenti “di coppie”, quanto il bisogno di rimodulare il servizio a seconda delle necessità e richieste soggettive (ad esempio, passando da una telefonata al giorno di una decina di minuti, a telefonate molto più lunghe per un paio di volte a settimana). In poco tempo, tutti hanno iniziato a conoscersi, trovando gli argomenti per loro più interessanti da condividere: una maestra in pensione, ad esempio, si sta dedicando a telefonate con una signora di 90 anni con la quale parla solamente di cultura, una “pillola di sapere” al giorno della durata di un buon caffè al telefono.
Un altro elemento osservato in entrambi i contesti sono le belle relazioni nate tra volontari molto giovani e anziani: questi ultimi, fin da subito, hanno trattato i loro giovani interlocutori al pari dei propri affetti più cari.
In coincidenza con l’avvio della “fase due nazionale”, anche il progetto ha vissuto una seconda fase, in cui molti dei volontari hanno ripreso la loro routine lavorativa e tanti tra i beneficiari del servizio hanno potuto di nuovo rivedere i familiari. Nonostante si stesse lentamente tornando ad una parvenza di normalità, soffrendo un po’ meno la solitudine, il servizio non è stato interrotto, ma piuttosto la chiacchierata al telefono è stata portata davanti ad un vero caffè condiviso. Molti si sono quindi conosciuti e visti per la prima volta dopo le conversazioni al telefono, come ad esempio una volontaria di Toscolano che ha portato anche le sue bambine a conoscere la sua anziana interlocutrice, a dimostrazione di come spesso basti davvero poco per creare legami forti.
Adesso ci troviamo tutti nella fase tre, che per i volontari viene definita “fase routinaria”, una fase cioè in cui fare le telefonate non significa più svolgere un servizio di compagnia ad una persona sola, ma si traduce semplicemente in una telefonata di piacere ad una persona cara, una di quelle telefonate che si fanno quando si ha tempo, magari con gli auricolari mentre si è in macchina tornando dal lavoro, per sentirsi “al volo” e sapere come si sta, non per compagnia, ma per il semplice motivo che ci si pensa e fa piacere sentirsi.

Prossimi passi

In entrambi i comuni di Bedizzole e Toscolano Maderno, la scadenza del Patto è prevista per la metà di luglio: tuttavia, si sta ora cercando di capire con i volontari come trasformare e rimodulare il progetto, dal momento che la volontà di continuare è condivisa e che nuove persone si sono proposte come volontari, oltre al fatto che l’iniziativa ha realmente giovato a tutti i soggetti coinvolti.
Alla domanda «quali prospettive future per la ripartenza?», Jennifer Riboli, operatrice del progetto Legami Leali risponde: «Appena possibile ripartiremo almeno con i percorsi dedicati ai minori, in forma individuale e con attività che si possano svolgere all’aperto; per il resto, stiamo provando a ripensare e riadattare le nostre attività in ragione della nuova normalità che ci troviamo di fronte, e pensiamo che in questo “nuovo” futuro i patti di collaborazione – che mettono in circolo le energie, la fantasia e le capacità di ciascuno – avranno un ruolo sempre più importante».
Questo è ciò che Legami Leali sta già cercando di fare, proponendo il patto “Un caffè al telefono” anche ad altre amministrazioni che in quest’ultimo periodo si sono interessate al modello dell’amministrazione condivisa, poiché, indipendentemente dall’emergenza sanitaria e dall’obbligo della quarantena, “l’emergenza solitudine” è un problema da combattere, e questa semplice idea (già adottata e replicata in altre città) può essere un rimedio estremamente efficace.