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Borghi, contenitori di beni comuni. Oggi più che mai

Il 15 e 16 ottobre si è tenuto online “Presenti al futuro. Le nuove sfide per i borghi”, un convegno interessante ma anche un’occasione persa per rivalutare, in questi tempi difficili, un modello diverso di convivenza
Borghi

Il 15 e 16 ottobre si è svolta la hackathonPresenti al futuro. Le nuove sfide per i borghi”, una maratona virtuale on line promossa da ANCI Toscana, nel corso della quale cittadini, associazioni e istituzioni pubbliche hanno avuto modo di esporre esperienze e progetti per vincere la sfida che i borghi affrontano ogni giorno: contrastare l’abbandono dei piccoli centri da parte dei residenti.

Non è solo una questione demografica

Purtroppo, lo spopolamento dei borghi paesani non è circoscritto ad un mero ridimensionamento demografico. A ciò fa seguito la scomparsa di attività artigiane, la chiusura di attività commerciali e di negozi di paese che spesso costituiscono non solo un sostegno per l’economia locale, ma anche un’occasione di socializzazione, nonché lo scioglimento dei circoli ricreativi in cui si giocavano interminabili partite a carte nelle giornate invernali. Con la loro scomparsa si sono dissolte tradizioni, rapporti umani, dialetti, la conoscenza di parole e aneddoti tramandatisi generazione dopo generazione. Gli immobili, ormai vuoti, perdono progressivamente di valore, diventando un peso economico talvolta insostenibile per i proprietari trasferitisi per motivi di lavoro nelle città, ma che volentieri tornerebbero, sussistendone le condizioni, nella casa dove sono nati e cresciuti.
Alla fuga dei residenti si accompagna l’abbandono del lavoro nelle campagne, oramai soggette a fenomeni erosivi e franosi, non ricevendo più la necessaria manutenzione che solo gli agricoltori potevano garantire quasi quotidianamente. I borghi rurali, sorti come conseguenza delle dispute dei “signorotti” medioevali, usi a circondarsi di mura, fortezze e torri, che ancora oggi il visitatore può trovare percorrendone viuzze e corti, costituiscono, nel loro insieme, un patrimonio fondamentale per la cultura e l’economia dei territori.

Come una matrioska, beni dentro altri beni

Dagli interventi dei partecipanti, il borgo emerge metaforicamente come un bene comune contenitore di altri Beni comuni, come una matrioska, al cui interno troviamo altri Beni comuni materiali e immateriali (le mura o una torre, oppure le tradizioni). Ognuno di questi da curare e valorizzare poiché, come rammenta il presidente di Labsus Gregorio Arena, «i beni comuni sono quei beni che se arricchiti arricchiscono tutti ma se impoveriti impoveriscono tutti».
Le esperienze, i progetti ma anche le preoccupazioni, che abbiamo ascoltato dalla voce di coloro che credono nella capacità di rinascita dei borghi per le potenzialità che essi esprimono, rappresentano uno stimolo per i cittadini attivi e le istituzioni affinché si impegnino per la loro rinascita. I borghi sono custodi di storia, arte, cultura e tradizioni, e rappresentano un fattore di richiamo per i turisti che prima o poi torneranno a visitare il nostro Paese. Occorre però che la rigenerazione del borgo non si limiti al recupero edilizio e urbanistico, ma è necessario altresì promuovere la conoscenza e la fruibilità dei tanti Beni comuni in esso contenuti. Ciò permetterà di andare oltre “l’effetto cartolina” limitato alla gita fuori porta, creando invece le condizioni affinché i visitatori prolunghino la permanenza, a tutto vantaggio dell’economia del borgo e del Paese, arrestando così lo spopolamento, se non addirittura invertendo la tendenza con nuove residenze.

La riscoperta forzata della qualità della vita nel borgo

L’emergenza sanitaria, infatti, costringendoci al lavoro a distanza, ha fatto riscoprire a chi vive in città la qualità della vita nel borgo. Nel corso della hackathon, sono state raccontate esperienze di cittadini che abitavano in città e sono tornati a stare nei borghi avendo scoperto che lo smart working “è meglio lontano dalle città”.
Occorre tuttavia, si è detto, che gli enti pubblici creino le condizioni per evitare che il post-pandemia sia una nuova fuga dai borghi: la presenza della banda larga non può essere un’opzione ma una condizione essenziale per consentire il lavoro a distanza di lavoratori dipendenti, ma anche di lavoratori autonomi e imprese; così come è stato ritenuto indispensabile che sia rivista l’organizzazione delle scuole elementari e medie rispetto ai criteri degli anni passati; e che ci sia un vero processo di semplificazione amministrativa, possibilmente con leggi correlate alla realtà dei piccoli comuni. Ciò porrebbe le condizioni per sostenere l’attività degli imprenditori e delle amministrazioni locali, il cui organico, spesso limitato a poche unità, deve adempiere a procedure complesse allo stesso modo dei comuni di dimensioni maggiori.
Le richieste di sostegno di cittadini, cooperative e imprese (tour operator, imprenditori, etc.) rivolte alla pubblica amministrazione hanno evidenziato quanto sia necessaria la collaborazione tra Comuni, Regioni, ANCI e i cittadini attivi per elaborare progetti di sviluppo e di rinascita dei borghi nell’ambito di un’idea di portata strategica, mettendo in pratica il principio di sussidiarietà previsto dalla Costituzione all’art. 118 c. 4, attraverso l’Amministrazione condivisa di Beni comuni.

E il modello di governo collaborativo resta sconosciuto

L’evento del 15 e 16 ottobre poteva essere un’occasione da non lasciarsi sfuggire per promuoverne la conoscenza, tra gli addetti ai lavori (che poi lo siamo tutti quanti: amministratori, associazioni, cooperative, comitati, pro loco e… tutti i cittadini), dell’approvazione da parte della Regione Toscana, della legge regionale sul Governo collaborativo. Si è avuta la sensazione (direi, purtroppo, la certezza), che non vi fosse una diffusa conoscenza della legge e delle potenzialità che ne possono seguire approvando il Regolamento sull’Amministrazione condivisa di Beni comuni e i Patti di collaborazione.
Nel corso del dibattito abbiamo ritenuto di portare un nostro contributo menzionando la recente approvazione da parte della Regione Toscana della legge regionale n. 71 del 24 luglio 2020 sul Governo collaborativo dei beni comuni e per la promozione della sussidiarietà sociale, cogliendo l’occasione per sottolineare le opportunità che essa offre ai fini della rigenerazione dei borghi.
L’iniziativa di ANCI è stata un’occasione per portare a conoscenza dei partecipanti il tema dell’Amministrazione condivisa di Beni comuni e di come questa consenta, tra le altre cose, di dare concretezza alla sussidiarietà, richiamata anche nel titolo della legge regionale, quale principio costituzionale espressamente previsto dall’art.118 comma 4 Cost. La nuova legge, infatti, prevedendo il Regolamento sull’Amministrazione condivisa di Beni comuni, già approvato da molti Comuni della Toscana, tra cui Firenze, mette gli enti locali e i cittadini nella condizione di concordare tramite i Patti di collaborazione, progetti di cura di tali beni.
E sono migliaia i cittadini attivi impegnati a curare e valorizzare piazze, parchi di paesi e naturalmente borghi non solo in Toscana (oltre 220 Comuni in Italia hanno il Regolamento).
Leggi come la suddetta e la n. 10/2019 del Lazio Promozione dell’Amministrazione condivisa dei beni comuni, oltre che rappresentare esempio e stimolo anche per le altre Regioni affinché si muovano nella stessa direzione, necessitano di essere conosciute in maniera approfondita da cittadini, associazioni e amministrazioni comunali, in virtù del supporto politico e giuridico che offrono a sostegno degli enti locali che intendono regolamentare la materia.
I lavori si sono conclusi nel pomeriggio del 16 ottobre a Loro Ciuffenna, dopo che erano stati aperti in collegamento da Sorano, alla presenza del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e del Presidente di Anci Toscana e sindaco di Prato Matteo Biffoni, i quali hanno condiviso le preoccupazioni espresse dai rappresentanti degli enti locali, rappresentando l’impegno della Regione e dell’Anci regionale a sostegno del territorio e per favorire la rigenerazione dei borghi, per tutto ciò che questi rappresentano e possono dare a sostegno dell’economia e dell’occupazione.

Massimo Mannoni è un ex responsabile dell’ufficio Beni comuni del Comune di Livorno.

Foto di copertina: Valorizzazione del borgo di Petraia promossa dall’Associazione “Il Risveglio del borgo” di Casciana Terme