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Dati aperti e condivisibili: per sconfiggere insieme il Covid-19

“Vogliamo dal governo tutti i dati sul Covid-19 per monitorare il rischio epidemico in formato aperto, ben descritti e machine readable”: è questa la richiesta forte e urgente di più di 100 organizzazioni delle Società civile, tra le quali Labsus
Dati aperti

Dati aperti e consultabili è questo quello che chiedono più di cento organizzazioni della società civile, di ogni area ed estrazione culturale, per poter essere realmente pronti ad «aiutare le Istituzioni nella gestione dell’emergenza Coronavirus». E lo fanno con una lettera aperta, una petizione, che invita quante più sigle e persone ad aderire per dare forza alla richiesta. Labsus lo ha fatto, perché è convinta che anche i dati – oggi più che mai – sono un patrimonio da condividere.

#datiBeneComuni

Senza timore di smentita la lettera parte dalla considerazione che la società civile italiana, una delle più mature e competenti del mondo, è pronta a supportare le Istituzioni nel far fronte alla crisi sanitaria che stiamo vivendo. Per farlo, però, ha bisogno di dati.
Si legge che: «La cittadinanza, stremata, chiede risposte mirate, meno gravose di “tutti in lockdown”. Elaborarle richiede dati pubblici, disaggregati, continuamente aggiornati, ben documentati e facilmente accessibili a ricercatori, decisori, media e cittadini. Il nuovo sistema di classificazione del territorio nazionale in tre aree di rischio rappresenta, in questo senso, un’opportunità, perché comporta un sofisticato sistema di monitoraggio nazionale e quindi genererà, si presume, molti dati di qualità».
Si consideri che il governo è ben consapevole di tutto questo. Un recente documento di indirizzo, infatti, pone «la trasparenza e l’accessibilità dei dati al centro della strategia di gestione del rischio pandemico». Pandemia a parte, l’Italia si impegna da tempo per la trasparenza amministrativa. Purtroppo, però, si aggiunge, «adottare un indirizzo non è sufficiente: bisogna anche tradurlo in pratica».

Proposte concrete e urgenti

Per questo, ecco le proposte concrete e urgenti. Le Associazioni firmatarie chiedono al Governo Italiano di: «rendere disponibili, aperti, interoperabili (machine readable) e disaggregati tutti i dati comunicati dalle Regioni al Governo dall’inizio dell’epidemia per monitorare e classificare il rischio epidemico (compresi tutti gli indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio, di accertamento e quelli di risultato). Fare lo stesso per tutti i dati che alimentano i bollettini con dettaglio regionale, provinciale e comunale, della cosiddetta Sorveglianza integrata Covid-19 dell’Istituto Superiore di Sanità e i dati relativi ai contagi all’interno dei sistemi, in particolar modo scolastici. Tutti i dati devono riportare la data di trasmissione e aggiornamento; rendere pubbliche le evidenze scientifiche, le formule e gli algoritmi, che mettono in correlazione la valutazione del rischio, le misure restrittive e l’impatto epidemiologico ad esso correlato; recepire nella gestione, pubblicazione e descrizione dei dati tutte le raccomandazioni della task force “Gruppo di lavoro 2 – Data collection and Infrastructure“, presenti nel documento “Analisi dei flussi e mappatura delle banche dati di interesse per la task force dati per l’emergenza Covid-19”; nominare un/a referente Covid-19 su dati e trasparenza e un/a referente per ogni regione, a cui la società civile possa fare riferimento; istituire un centro nazionale, in rete con omologhi centri regionali, dedicato ai dati Covid-19, che non solo imponga standard e formati, ma che coordini e integri nuovi sistemi di raccolta e individui le criticità in quelli esistenti».
Non sono solo questioni tecnico/organizzative. Anzi: «Vediamo di continuo decisioni prese per limitare il contagio sulla base di dati che non sono pubblici: la trasparenza è alla base di ogni democrazia! I cittadini hanno il diritto di conoscere su quali dati e quali analisi si basano le decisioni prese dal governo per le restrizioni dei prossimi DPCM. Da questi dati dipende la nostra vita quotidiana, il nostro lavoro, la nostra salute mentale: vogliamo che siano pubblici! E vogliamo che siano in formato aperto, perché dobbiamo permettere agli scienziati e ai giornalisti di lavorare per bene».
L’orizzonte strategico è chiaro e va anche al di là della immediata contingenza del Covid-19.
I firmatari della lettera si dicono «estremamente preoccupati per il crollo di fiducia generato dalla gestione dell’emergenza». In questo momento, perciò «una corretta comunicazione, basata sull’evidenza dei dati, è quanto mai importante per comprendere le scelte istituzionali che hanno profonde conseguenze sulla vita delle persone».
Non si può che condividere.

Per firmare – anche da singoli – clicca QUI.

Foto di copertina: Gerd Altmann da Pixabay