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Social City: è il nome nuovo (e necessario) delle città intelligenti

L'ultimo Book Magazine della rivista Vita rappresenta un prezioso strumento per riflettere - e operare - con uno sguardo diverso nelle città della pandemia

Della città come luogo, ambiente, soggetto che più di ogni altro può consentire e alimentare la ricostruzione del Paese e delle sue comunità, si parla con insistenza e convinzione in questi mesi drammatici che stiamo attraversando. Lo fanno in tanti, così, coerenti con la propria linea editoriale, anche la Redazione del mensile Vita ha dedicato alle città un prezioso e ricco approfondimento.

Il Book Magazine, il numero 12.20 disponibile anche in edicola, riporta un titolo evocativo: “Smart City addio, è l’ora della SOCIAL CITY”.
Il primo dei tre capitoli sui quali si sviluppa la story, “Social Out side”, riporta i Focus su singole città, introdotti dagli editoriali di Giuseppe Frangi (Social outside, dalle smart city alle città territorio) e di Elena Granata (Dopo una vita da mediano. Il nuovo protagonismo delle città medie). Il secondo capitolo, “Social city inside. Come cambiare”, invece, riporta degli interessanti Focus sui temi della Casa, Scuola, Impresa, Sanità, Oratorio, Biblioteca, Teatro, Sport, Museo, Carcere. Il terzo ed ultimo capitolo, “Social city word. Le parole per ripensare la città”, invita a ripensarla secondo diversi profili: quella IN-FINITA (Aldo Bonomi); DOLCE (Alessandro Zaccuri); DISUMANA (Marco Revelli); UMANA (Paolo Martinelli); ACCOGLIENTE (Nausicaa Pezzoni); VOLONTARIA (Ivo Lizzola).
Descritta in questi nuovi termini, non poteva mancare la città CONDIVISA, la cui definizione è affidata al presidente di Labsus, Gregorio Arena.

Il book-magazine dell’innovazione sociale si conferma, così, un utile strumento di lavoro per le diverse realtà del Terzo settore.