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Pensare e fare comunità: un cammino condiviso

Dopo quasi due anni “governati” dalla crisi pandemica, camminare insieme, parlarsi, confrontarsi, esplorare e “toccare con mano” le esperienze, è stata un’azione, insieme, coraggiosa e rivoluzionaria. Raccontiamo il percorso del Movi Campania e di altre associazioni a fine agosto
fare comunità

Insieme con altre organizzazioni di volontariato e in sinergia con reti nazionali, il MoVI Campania ha rilanciato il tema del “pensare essere e fare comunità” per avviare nuovi percorsi di cittadinanza attiva, organizzando un appuntamento formativo nel Parco Nazionale del Cilento, degli Alburni e del Vallo di Diano, realizzato con lo stile del cammino e dell’esplorazione (la Route), per conoscere il territorio, le persone che lo abitano, le esperienze sociali attive e per confrontarsi con testimoni privilegiati, fuori e oltre il tradizionale setting formativo dell’aula.
Ogni giornata ha rappresentato una tappa tematica con relativi incontri, conoscenze, confronti, approfondimenti.

Ri-abitare il territorio per riscoprirsi comunità di vita

La prima tappa è partita dai luoghi in cui viviamo. Sono intrisi di storie, tradizioni, stili di vita e relazionali su cui si innestano le pratiche di partecipazione alla vita collettiva. Abitare il paesaggio significa abitare le nostre vite, riconoscersi appartenenti ad un contesto e motivati ad impegnarsi per migliorarne la vivibilità.

Seconda tappa: camminare insieme

Uno dei grandi insegnamenti che ci ha restituito la pandemia è l’importanza e il prezioso valore dell’accogliere per essere accolti, la “reciprocità del prendersi cura”. Camminare insieme, conoscersi e confrontarsi per recuperare l’impegno alla manutenzione di tutto ciò che è vita, essenzialità, legami, per riconciliarsi con la natura, ridiventare “terrestri”.

Terza: fare comunità

Cosa siamo disponibili a dare e fare per il bene di tutti? E chi sono i “tutti”? La comunità ci manca perché ci manca la sicurezza – elemento fondamentale per una vita felice – ma che il mondo di oggi è sempre meno in grado di offrirci e sempre più riluttante a promettere. Ma la comunità resta pervicacemente assente, ci sfugge costantemente di mano o continua a disintegrarsi, perché la direzione in cui questo mondo ci sospinge nel tentativo di realizzare il nostro sogno di una vita sicura, non ci avvicina affatto a tale meta. E se riuscissimo ad osare più solidarietà, scommettere e investire nella tessitura di “legami” dotati di senso, la comunità esigerebbe una lealtà incondizionata e noi dovremmo ripensare al mito di una libertà senza “limiti”: siamo disponibili a rimetterci in gioco su questi temi?

Quarta: sognare la comunità ed essere al servizio per…

Immaginare percorsi perché il sogno di comunità vivibili e fraterne diventi il sogno di tutti richiede un impegno diffuso del volontariato, dell’associazionismo laico, sindacale e cattolico, in rete con le realtà socio-istituzionali, finalizzato a rimettere in discussione i meccanismi che producono esclusioni per costruire, insieme, politiche territoriali orientate alla dignità ed alla giustizia. Il confronto è avvenuto a partire da due piste di riflessione:

  • prendersi cura dell’ambiente e dei suoi abitanti per costruire un welfare di reciprocità;
  • l’amicizia sociale per rilanciare il volontariato a dimensione politica.

Con questo stile e approccio è stato possibile trasformare vissuti e l’esperienza della Route in visioni e proposte di impegno comune da intraprendere nel medio e lungo periodo, attraverso la costruzione di un’agenda condivisa.

L’Agenda degli impegni comuni

Nel medio periodo, i soggetti di cui sopra si impegnano a:
– Sostenere la candidatura del volontariato quale bene immateriale dell’UNESCO, occasione e opportunità per avviare una grande campagna di riposizionamento e promozione del volontariato a dimensione comunitaria in Italia ed in un’Europa, da rifondare nelle sue opzioni federalistiche e sociali, finalizzate a ridare connotazioni e maggior centralità ai valori e alle prassi del volontariato gratuito, a dimensione politica.
– Promuovere, in coerenza con la Carta dei Valori del Volontariato e con la Carta dell’azione volontaria, estesi e generalizzati piani di formazione sociale programmata, in grado di moltiplicare le opportunità di formazione\coinvolgimento\contagio per auto\educarci a nuovi stili di vita, improntate alla partecipazione, alla condivisione, alla fraternità.
– Partecipare alla campagna per promuovere una “petizione popolare’” al testo di riforma del Terzo Settore per riconoscere al volontariato organizzato, in Italia, piena autonomia organizzativa, rispetto dei tratti distintivi di spontaneità e originalità, non alla stregua di un’impresa sociale in formazione, ma per le sue più peculiari missioni di difesa dei diritti, di valorizzazione dei beni comuni, di diffusione della cultura della solidarietà, di allargamento della partecipazione democratica.
Nel lungo periodo, invece, gli impegni sono:
– Ripartire dalla riaffermazione di politiche sociali efficaci per sconfiggere mafie e corruzioni. Chiedere una riforma del welfare, del diritto al reddito, dei servizi sociali di qualità, del diritto all’abitare, dello sport e spazi, della co-programmazione delle politiche locali e dell’ascolto al livello nazionale.
Investire sull’Economia solidale circolare, pensare un nuovo concetto di economia solidale, di impresa sociale non profit e poter immaginare quale ruolo sociale e politico vogliamo avere in questa nuova riscrittura del rapporto tra esseri umani, ambiente, economia e salute.
Elaborare ipotesi di politiche sociali e territoriali in cui poter scrivere da protagonisti un diverso rapporto tra lavoro sociale e territori.

Un’opportunità singolare per riconoscersi persone in grado di promuovere processi di rigenerazione dei legami comunitari, disponibili ad assumersi la responsabilità di farlo insieme a chi abita lo stesso territorio e in collegamento con la comunità italiana ed europea per affrontare le sfide cogenti del nostro tempo: compatibilità della vita umana con la vita del pianeta, l’incremento esponenziale delle disuguaglianze sociali, la decadenza della politica e dei luoghi di partecipazione collettiva.

Foto di copertina: Partecipanti ad un evento organizzato dalla “Route” (credits:MoVi Campania)