Beni comuni e amministrazione condivisa Casi beni comuni Storie e notizie

Vulcania: quando la biblioteca è un bene comune

A Colle di Val d'Elsa (SI), si sta per concludere il progetto "Vulcania", un percorso partecipativo finalizzato alla definizione delle funzioni di una nuova biblioteca
biblioteca

Uno dei progetti più recenti sostenuto dalla legge regionale Toscana sulla partecipazione n. 46 del 2013 è quello realizzato nel Comune di Colle Val d’Elsa, uno dei 44 Comuni che in Toscana hanno adottato il Regolamento per l’Amministrazione condivisa e che, in particolate, ha svolto un percorso partecipativo finalizzato alla definizione delle funzioni della nuova biblioteca. Vulcania è il titolo di questo progetto e deve il suo nome alla vecchia fabbrica ormai abbandonata, individuata dalla Amministrazione quale luogo ideale per la nuova biblioteca; ma Vulcania è anche l’acronimo di Valdelsa Urban library Cultura Aggregazione Natura Innovazione ed Arte. Labsus è stata chiamata a svolgere questo percorso, insieme a Simurg, a fianco del Comune. Il progetto, iniziato a ottobre all’interno dell’iniziativa “Abbiccì leggiamo insieme”, si concluderà il prossimo 23 aprile, giornata mondiale del libro, dopo l’incontro di restituzione dei risultati avvenuto il 12 aprile al Teatro del Popolo. E se lo slogan della giornata mondiale è “Leggere unisce il mondo”, a Colle Val d’Elsa il progetto ha fatto emergere come leggere unisca tutta la comunità colligiana e la sua voglia di aprirsi sempre più al mondo ed alle diversità. E la biblioteca esprime il “senso”, la direzione che s’intende sviluppare in futuro.

Il percorso partecipativo

Il percorso ha coinvolto direttamente circa 1000 persone, attraverso incontri pubblici, focus istituzionali, riunioni con le associazioni, con gli studenti universitari, interviste individuali a testimoni privilegiati, il concorso lanciato nelle scuole di ogni ordine e grado, questionari compilati dai cittadini/e, ecc. Questo grazie anche ad una campagna di comunicazione promossa con la collaborazione di giovani “talenti” della città, delle librerie e di tutte le scuole della città.
È emerso un grande potenziale di disponibilità di collaborazione alla costruzione della nuova biblioteca-bene comune. L’amministrazione comunale, del resto, ha mostrato la sua volontà a valorizzare tale “energia sociale” sin dall’inizio del progetto stesso. È un percorso che può essere utile a tutti quei territori che intendono potenziare la dimensione della biblioteca come luogo di rafforzamento e identità della comunità locale, in una fase di profondi cambiamenti. Infatti da una parte l’importanza delle biblioteche cresce a fronte di nuove forme di povertà educativa, analfabetismo funzionale, tensioni migratorie; ma dall’altra diminuiscono le risorse pubbliche e gli effetti di trasformazioni nelle fruizioni dei contenuti culturali, che si fanno individuali, frammentari, grazie alla disponibilità di dispositivi (smartphone e tablet) e alla diffusione di Internet. Quale futuro, dunque?

Incontro di apertura con l’amministrazione comunale

I risultati: la biblioteca che si vorrebbe

Da questo percorso partecipativo sono emerse 6 funzioni che caratterizzano la biblioteca-bene comune di Colle:

  • Oltre alla conservazione e prestiti dei libri, è importante l’ascolto dei fabbisogni di informazioni e di conoscenze degli utenti, valorizzando ancor più quella disponibilità e competenza di chi lavora in biblioteca (dipendenti e volontari) già oggi molto apprezzata.
  • La biblioteca dev’essere un luogo di incontro, aperto e accessibile, con spazi verdi, attraente non solo per chi cerca i libri, ma piacevole per stare insieme. Uno spazio quindi in cui anche con-vivere, con caffetteria, musica, con dibattiti culturale, dove favorire la lettura ad alta voce e l’arte. Ma anche una biblioteca che va a casa di chi non può muoversi per leggere insieme.
  • Gli spazi della biblioteca saranno ridisegnati per i cittadini più piccoli e gli adolescenti: con sale “attrezzate” di pc, dotate di pareti mobili per poter stare sia da soli che con altri, dove si possa rimanere a fare i compiti e studiare.
  • Sale studio silenziose anche per studenti universitari dove poter portare i propri testi, una sala co-working, wi-fi e spazi multimediali, spazi sonorizzati per la musica o leggere a voce alta.
  • Iniziative culturali che favoriscano l’innovazione, aprendo alle diversità e al futuro, iniziative proposte dai e con i cittadini per promuovere l’apprendimento permanete e l’inclusione, in rete talora con gli altri centri culturali del territorio, (le librerie, gli spazi museali, la rete delle biblioteche dei territori vicini, ecc.).
  • Valorizzare la memoria del territorio, il suo “genius loci”, con appositi nuovi spazi per i patrimoni librari acquisiti e per l’archivio.

Come prendersi cura di questa nuova biblioteca?

Questa “biblioteca-bene comune” però non è la biblioteca dei sogni: è invece la biblioteca che si co-progetta. Perché circa la metà dei cittadini/e del nostro campione si è dichiarata disponibile a collaborare attivamente a questo progetto offrendo il proprio tempo, le proprie competenze o risorse economiche, gli spazi associativi. Queste in concreto le 5 proposte-base emerse:

  1. Individuare subito “luoghi-ponte” dove avviare attività/funzioni sperimentali per la realizzazione di ciò che poi sarà la nuova biblioteca da realizzare nell’ex-fabbrica Vulcania.
  2. Tavolo di coprogettazione per dare continuità al percorso partecipativo avviato condividendo sia la progettazione degli spazi per le funzioni della nuova biblioteca da realizzare nello spazio ex-Vulcania, sia le attività culturali da realizzare dando voce alle proposte/collaborazione dei cittadini e diffondendo le relative informazioni/comunicazione.
  3. Patto per la lettura che coinvolga soprattutto le organizzazioni del Terzo settore per allargare la base dei lettori abituali.
  4. Patto di collaborazione proposto dai ragazzi di alcune classi nel concorso per le scuole per favorire la lettura con incontri periodici da realizzare nelle scuole con e per i coetanei (“tra pari”).
  5. Successivo patto educativo di comunità per rafforzare l’alleanza educativa che permetta anche di utilizzare gli spazi delle scuole per iniziative culturali e quale “biblioteca diffusa” sul territorio.

Conclusioni

Se cambiamenti sociali e cambiamenti tecnologici investono oggi l’identità delle biblioteche, facendo ripensare alle loro funzioni e modelli operativi, Colle Val d’Elsa indica una strada da seguire: non solo superare la visione tradizionale che assegna come mission esclusiva la promozione del libro e della lettura, ma un percorso partecipativo per condividere una pluralità di servizi culturali e di interventi per e con la comunità, tanto da poter identificare la funzione della biblioteca quale incubatore socio-culturale, diventando così un luogo di welfare comunitario.

Foto di copertina: la “biblioteca che vorrei” immaginata da uno dei bambini di Colle Val d’Elsa (credits:Rossana Caselli)