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Un’ex scuola diventa un hub per l’invecchiamento attivo

Siamo a Forlì, dove la firma di un Patto multiattoriale permette di conoscere meglio la comunità di riferimento e trovare insieme le risposte ai diversi bisogni sociali
invecchiamento attivo

Ogni buon Patto di collaborazione non è semplicemente un arido atto burocratico che regola i rapporti tra cittadini attivi e pubblica amministrazione, è invece l’esito di un processo che valorizza relazioni, competenze, risorse già attive sul territorio e che, con la coprogettazione, vengono messe a disposizione dell’intera comunità attraverso la definizione condivisa e la tutela di un interesse generale sancito nel Patto. Quanto sia importante questo approccio emerge in maniera chiara dalla lettura del Patto di collaborazione sottoscritto a Forlì nel maggio di quest’anno, che ha come obiettivo lo sviluppo di una rete relazionale per le persone anziane e il miglioramento della qualità della vita per gli over 65.

La firma di un nuovo Patto: l’esito di un lungo processo

È un patto multiattoriale che vede protagonisti, insieme all’amministrazione comunale, tre associazioni, due comitati di quartiere, un gruppo di cittadini attivi. La tutela dell’interesse generale sotteso al Patto di collaborazione è perseguita attraverso specifiche attività quali iniziative culturali, laboratori di movimento per le persone anziane, percorsi di formazione per volontari, percorsi di educazione sanitaria portati avanti e realizzate dai promotori. Oggetto del Patto è anche la rifunzionalizzazione e la cura di un immobile, un’ex scuola, e delle relative pertinenze, già affidata in uso ad associazioni ed enti del Terzo settore. Dicevamo che ogni Patto dev’essere l’esito di un processo: il percorso che ha portato associazioni, cittadini attivi e pubblica amministrazione a sottoscrivere questo patto viene da lontano, come esito di altri due Patti.

Gli anziani, una preziosa risorsa della comunità

Il primo patto era stato proposto dal circolo AUSER di Forlì nel maggio nel 2019. L’interesse generale è ben definito e ha come obiettivo quello di valorizzare la partecipazione in particolare delle persone anziane come parte preziosa della comunità, l’importanza della condivisione e della socializzazione ai fini del benessere e della qualità della vita, il valore delle persone più anziane per la trasmissione della memoria e della storia dei luoghi. Rispetto a questi obiettivi, mentre il circolo AUSER assume l’impegno di portare avanti le attività culturali e laboratoriali, il Comitato di quartiere Barisano e quello di quartiere Poggio assumono il compito di portare avanti azioni di rigenerazione di parte dei locali della ex scuola utilizzati per le attività e la cura dell’area verde circostante.

Un processo che mette sullo stesso piano istituzioni e cittadini

Già a dicembre dello stesso anno, il 2019, emergono alcune novità importanti. Il Comitato di quartiere Barisano chiede di ampliare l’area della scuola dedicata alle attività previste e il Circolo UISP di Forlì-Cesena chiede di aderire al Patto. Secondo quello che è il modello di Amministrazione condivisa, il comune di Forlì aveva due possibilità integrare il Patto di collaborazione: attraverso la riapertura del tavolo di coprogettazione oppure sottoscrivendone uno nuovo. Strade entrambe percorribili, ma la pubblica amministrazione ha legittimamente scelto la seconda, con esiti assolutamente interessanti. Innanzitutto, viene meglio definito e ampliato l’ambito del Patto, includendo anche il sostegno all’inclusione delle persone anziane in condizioni di fragilità e la promozione dell’invecchiamento attivo e in salute nella vita quotidiana. L’UISP assume l’impegno di promuovere laboratori di movimento per il benessere della persona. Il Comune di Forlì aggiunge ai suoi impegni quello di intervenire con alcuni interventi di manutenzione per rendere decorosa la struttura. Ognuno di questi elementi evidenzia come il percorso avviato sin dall’inizio non è semplicemente un accordo, un atto burocratico sancito tra soggetti diversi, bensì l’esito di un processo che valorizza competenze, promuove opportunità, favorisce reti e relazioni, mette sullo stesso piano istituzioni e cittadini, rende fruibile uno spazio restituendolo alla comunità che se ne prende cura.

L’importanza della coprogettazione

Queste sono le premesse che portano alla sottoscrizione di un terzo Patto di collaborazione, quello sottoscritto a maggio di quest’anno, che ancora una volta evidenzia come la collaborazione tra comunità e istituzioni possa produrre risultati significativi dell’azione della pubblica amministrazione in termini di benessere e qualità della vita. E le novità sono diverse. A partire dalla rete dei sottoscrittori, che coinvolge una nuova associazione e un gruppo di cittadini attivi. Si passa dalle attività di socializzazione con le persone anziane alla promozione di una rete di relazioni: non è una differenza di poco conto. Significa tradurre in concreto il principio dell’invecchiamento attivo e rendere protagonista ogni persona coinvolta nel Patto non come beneficiario ma come risorsa della comunità; viene esplicitata la relazione tra cittadini singoli, associazioni e enti del Terzo settore, spazi da rigenerare. È un altro principio cardine dei Patti, impegnarsi in una rigenerazione che sia anche e soprattutto sociale, valorizzando il patrimonio di competenze e relazioni presenti sul territorio. Viene anche sperimentato uno specifico approccio multisettoriale (lo Sviluppo Inclusivo su Base Comunitaria) per prevenire l’isolamento delle persone anziane. Anche le azioni di cura si arricchiscono di ulteriori elementi con corsi di formazione e aggiornamento per i volontari e percorsi di educazione sanitaria sui fattori di rischio delle principali malattie dell’età avanzata. I Comitati di quartiere vedono ampliati i loro impegni attraverso la costruzione di una rete con altri progetti impegnati sulle stesse tematiche e assumono un ruolo di coordinamento tra i soggetti proponenti e i diversi servizi comunali coinvolti. Il ruolo di sostegno della pubblica amministrazione è ben definito attraverso la copertura delle spese per le azioni di cura materiale sino all’assicurazione per i singoli cittadini attivi. Ma, soprattutto, viene garantito il coinvolgimento di tutte quelle strutture amministrative necessarie ad una coprogettazione efficace del Patto.

Il Patto di collaborazione come processo relazionale

Non è facile, sappiamo quanto sia faticoso collaborare tra aree diverse della pubblica amministrazione, ognuna con le sue incombenze. Ma se da un lato è, questo, un effetto favorito dal modello di Amministrazione condivisa (per quanto faticoso da raggiungere…), dall’altro sempre più amministratori sottolineano come questo garantisca una sempre maggiore efficienza ed efficacia dell’azione degli uffici. Quello su cui si potrebbe ancora intervenire in un Patto che mostra di sapersi evolvere nel tempo per rispondere sempre meglio ai bisogni di una comunità può essere quello di prevedere forme chiare di misurazione dell’impatto delle azioni di cura. Quanto incide un Patto di collaborazione di questo genere sull’efficacia delle politiche sociali del comune di Forlì? Quanto l’azione volontaria di enti di Terzo settore, cittadini singoli, associazioni, promuove benessere nella comunità di riferimento? Quanto il sostegno, anche di natura economica, della pubblica amministrazione viene restituito attraverso un servizio ibrido e condiviso di questo tipo? Parlare del Patto di collaborazione come processo innanzitutto relazionale significa sottolineare come questo sia un percorso di crescita delle istituzioni e della comunità, un percorso spesso non facile ma esaltante per chi lo compie perché permette di percorrere strade nuove, di riscoprire motivazioni e saldare relazioni. Perché ci permette di conoscere, insieme, le nostre comunità e, ognuno con il suo ruolo, trovare quelle risposte a problemi che affrontati da soli sembrano insuperabili.

Foto di copertina: Cristina Gottardi su Unsplash