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	<title>Maria Cristina Marchetti, Autore presso Labsus</title>
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	<title>Maria Cristina Marchetti, Autore presso Labsus</title>
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		<title>Il futuro dell’Europa, l’Europa del futuro</title>
		<link>https://www.labsus.org/2019/05/il-futuro-delleuropa-leuropa-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Cristina Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2019 07:47:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 23 al 26 maggio i cittadini europei si recheranno alle urne per eleggere i membri del Parlamento che durerà in carica fino al 2024. Elezioni difficili che cadono in uno dei momenti più critici della storia del processo di integrazione: la Brexit, gli attacchi terroristici, l’emergenza migratoria, la crisi economica hanno minato le fondamenta dell’Unione europea, minacciando non solo il suo futuro, ma la stabilità stessa degli stati membri. Il “Risiko” delle istituzioni europee Proviamo a immaginare l’Unione europea come un grande “gioco di società”, con le sue regole, diverse da quelle dei giochi nazionali. Il processo di integrazione europea è infatti il risultato di un compromesso tra il ruolo degli stati e la volontà di quest’ultimi di trasferire parte della loro sovranità al livello sovranazionale. Questo elemento ha determinato una serie di conseguenze di carattere politico-istituzionale, troppo spesso sottovalutate. Le istituzioni agendo hanno prodotto normative, prassi consolidate, rapporti di potere e collaborazione che fanno di Bruxelles (e Strasburgo) uno spazio politico autonomo, regolato da norme diverse rispetto a quelle che si seguono nelle capitali europee. Allo stesso tempo, il ruolo degli stati in Europa non è affatto venuto meno, come spesso viene denunciato dai leader sovranisti. Lo slittamento registrato negli ultimi anni, dal metodo comunitario a quello intergovernativo ha ribadito il loro potere, ridimensionando nei fatti il livello decisionale sovranazionale. I cittadini europei e l’Europa I sondaggi dell’Eurobarometro pubblicati dal Parlamento in vista delle elezioni europee evidenziano come il sostegno alle istituzioni europee da parte dei cittadini sia ancora alto. Il 61% degli intervistati ha dichiarato che l’Unione europea è una “buona cosa” per il proprio paese e il 68% ha dichiarato che quest’ultimo ha tratto benefici dall’entrata nell’Ue. A marzo 2019, a poche settimane dalla data ufficiale fissata per la Brexit, 7 cittadini europei su 10 hanno dichiarato che, qualora fosse stato loro proposto, avrebbero votato per restare in Europa. Per quanto riguarda il ruolo del Parlamento europeo, il 41% degli intervistati ha dichiarato che secondo loro il ruolo di questa istituzione è rimasto invariato; a fronte di ciò, il 54% degli intervistati vedrebbe positivamente un rafforzamento dei suoi poteri. In realtà il Parlamento europeo ha già visto un rafforzamento notevole dei suoi poteri: oggi, secondo la procedura legislativa ordinaria, condivide con il Consiglio il potere di approvare le normative europee, costituendo uno spazio importante di confronto politico. Il 51% degli intervistati ritiene che la propria voce conti in Europa, con notevoli differenze da paese a paese, come conseguenza delle diverse tradizioni civiche e delle culture politiche: il dato varia infatti dall’88% della Svezia al 22% della Grecia. #stavoltovoto La grande incognita della prossima tornata elettorale europea è la partecipazione elettorale. Alle elezioni del 2014 ha votato poco meno del 43% dei cittadini europei, il dato più basso dal 1979. Il Parlamento europeo è intervenuto con una grande campagna di comunicazione – #stavoltavoto – finalizzata a coinvolgere gli stessi cittadini europei nel promuovere la partecipazione elettorale. Registrandosi sul sito messo a disposizione, è possibile organizzare un evento, utilizzare i social media per convincere gli amici a votare, scaricare materiale informativo, diventare in prima persona ambasciatori dell’Europa. I candidati alla Presidenza della Commissione Nelle elezioni del 2014 ha trovato applicazione per la prima volta il paragrafo 7 dell’articolo 17 del Trattato di Lisbona che regola l’elezione del Presidente della Commissione, stabilendo un più stretto collegamento tra l’elezione del “capo del governo europeo” e il risultato elettorale. I candidati per i cinque principali partiti europei sono: Manfred Weber per il Partito popolare europeo (Ppe), Frans Timmermans per i Socialisti e democratici europei (S&#38;D), Guy Verhofstadt per l’Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa (Alde), Ska Keller candidata per i Verdi. Malgrado la procedura sia prevista dai Trattati, sono già aperte le trattative tra gli stati per individuare proposte alternative. Il futuro Parlamento europeo: resistere non basta A quindici giorni dalle elezioni europee, è difficile dire quale sarà l’assetto futuro del Parlamento europeo. Accanto ai gruppi parlamentari consolidati – Partito popolare, Socialisti &#38; Democratici, Liberali e democratici, Verdi – riusciranno i partiti sovranisti-nazionalisti a coalizzare le loro forze in un nuovo gruppo? I primi contatti tra la Lega, Alternative für Deutschland e Rassemblement National, insieme ad una serie di partiti minori mirano a costituire un fronte unico all’interno del Parlamento. L’esperienza dell’ultima legislatura ha dimostrato che le forze anti-europeiste difficilmente riescono a sfondare il muro dei gruppi storici. Ma resistere non basta, bisogna proporre alternative valide e avanzare proposte per dare nuova vita al progetto europeo e mettere in evidenza i limiti di un nazionalismo fuori del tempo e della storia. Il futuro dell’Europa Nel 2017, in occasione del settantesimo anniversario dei Trattati di Roma, la Commissione europea ha pubblicato un libro bianco dal titolo promettente: Il futuro dell’Europa. Cinque scenari su come potrebbe evolversi il processo di integrazione da qui al 2025. A rileggerli a due anni di distanza, quegli scenari appaiono deboli e incapaci di offrire un’alternativa alla crisi attuale. La parola democrazia compare tre volte e in nessun caso è utilizzata per descrivere uno degli scenari; i cittadini sembrano i destinatari anonimi di processi decisionali che chiamano in causa un livello istituzionale distante e astratto. Non c’è anima, non ci sono passioni, civili e politiche, non c’è alcun riferimento ai valori sui quali l’Europa si fonda. Più solidi sembrano essere gli impegni presi dai leader europei il 9 maggio a Sibiu, in occasione della riunione informale del Consiglio in vista delle elezioni europee. “Uniti, siamo più forti, in questo mondo sempre più instabile e complesso”, hanno ribadito nella dichiarazione finale. In dieci punti hanno preso l’impegno reciproco di difendere lo stato di diritto, rispettare il principio di equità. L’Europa del futuro A volte per ripartire è necessario recuperare il passato, specialmente quando quel passato è più attuale del presente. Tornare su un’isola del Tirreno, dove pochi uomini seppero guardare al futuro con lucidità e soprattutto con coraggio, doti che mancano alle classi dirigenti europee. “Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/05/il-futuro-delleuropa-leuropa-del-futuro/">Il futuro dell’Europa, l’Europa del futuro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dal <strong>23 al 26 maggio</strong> i cittadini europei si recheranno alle urne per eleggere i membri del Parlamento che durerà in carica fino al 2024. Elezioni difficili che cadono in uno dei momenti più critici della storia del processo di integrazione: la <strong>Brexit</strong>, gli attacchi terroristici, l’<strong>emergenza migratoria</strong>, la <strong>crisi economica</strong> hanno minato le fondamenta dell’Unione europea, minacciando non solo il suo futuro, ma la stabilità stessa degli stati membri.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il “Risiko” delle istituzioni europee</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Proviamo a immaginare l’Unione europea come un grande “gioco di società”, <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://publications.europa.eu/it/publication-detail/-/publication/6fcdb304-b542-11e7-837e-01aa75ed71a1" target="_blank" rel="noopener">con le sue regole</a></span>, diverse da quelle dei giochi nazionali. Il <a href="http://www.dizie.eu/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #3366ff;">processo di integrazione europea</span></a> è infatti il risultato di un compromesso tra il ruolo degli stati e la volontà di quest’ultimi di trasferire parte della loro sovranità al <strong>livello sovranazionale</strong>. Questo elemento ha determinato una serie di conseguenze di carattere politico-istituzionale, troppo spesso sottovalutate<strong>. </strong>Le istituzioni agendo hanno prodotto normative, prassi consolidate, rapporti di potere e collaborazione che fanno di <strong>Bruxelles</strong> (e <strong>Strasburgo</strong>) uno <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://europa.eu/european-union/index_it" target="_blank" rel="noopener">spazio politico autonomo</a></span>, regolato da norme diverse rispetto a quelle che si seguono nelle capitali europee.<br />
Allo stesso tempo, il ruolo degli stati in Europa non è affatto venuto meno, come spesso viene denunciato dai leader sovranisti. Lo slittamento registrato negli ultimi anni, dal <strong>metodo comunitario</strong> a quello <strong>intergovernativo</strong> ha ribadito il loro potere, ridimensionando nei fatti il livello decisionale sovranazionale.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>I cittadini europei e l’Europa</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">I sondaggi dell’<a href="http://www.europarl.europa.eu/at-your-service/it/be-heard/eurobarometer" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #3366ff;">Eurobarometro</span></a> pubblicati dal Parlamento in vista delle elezioni europee evidenziano come il sostegno alle <strong>istituzioni europee</strong> da parte dei cittadini sia ancora alto. Il 61% degli intervistati ha dichiarato che l’<strong>Unione europea </strong>è una “buona cosa” per il proprio paese e il 68% ha dichiarato che quest’ultimo ha tratto benefici dall’entrata nell’Ue. A marzo 2019, a poche settimane dalla data ufficiale fissata per la <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.labsus.org/2016/06/brexit-la-parola-ai-cittadini/" target="_blank" rel="noopener">Brexit</a></span>, 7 cittadini europei su 10 hanno dichiarato che, qualora fosse stato loro proposto, avrebbero votato per restare in Europa.<br />
Per quanto riguarda il ruolo del <strong>Parlamento europeo</strong>, il 41% degli intervistati ha dichiarato che secondo loro il ruolo di questa istituzione è rimasto invariato; a fronte di ciò, il 54% degli intervistati vedrebbe positivamente un rafforzamento dei suoi poteri. In realtà il Parlamento europeo ha già visto un rafforzamento notevole dei suoi poteri: oggi, secondo la <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.europarl.europa.eu/about-parliament/it/powers-and-procedures/legislative-powers" target="_blank" rel="noopener">procedura legislativa ordinaria</a></span>, condivide con il <strong>Consiglio</strong> il potere di approvare le <strong>normative europee</strong>, costituendo uno spazio importante di confronto politico. Il 51% degli intervistati ritiene che la propria voce conti in Europa, con notevoli differenze da paese a paese, come conseguenza delle diverse <strong>tradizioni civiche</strong> e delle <strong>culture politiche</strong>: il dato varia infatti dall’88% della Svezia al 22% della Grecia.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>#stavoltovoto </strong></h4>
<p style="text-align: justify;">La grande incognita della <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.labsus.org/2018/03/il-futuro-delleuropa-2/" target="_blank" rel="noopener">prossima tornata elettorale europea</a></span> è la <strong>partecipazione elettorale</strong>. Alle elezioni del 2014 ha votato poco meno del 43% dei cittadini europei, il dato più basso dal 1979. Il Parlamento europeo è intervenuto con una grande campagna di comunicazione – <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.stavoltavoto.eu/" target="_blank" rel="noopener">#stavoltavoto</a></span> – finalizzata a coinvolgere gli stessi <strong>cittadini europei</strong> nel promuovere la partecipazione elettorale. Registrandosi sul sito messo a disposizione, è possibile organizzare un evento, utilizzare i social media per convincere gli amici a votare, scaricare materiale informativo, diventare in prima persona <strong>ambasciatori dell’Europa</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>I candidati alla Presidenza della Commissione</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Nelle elezioni del 2014 ha trovato applicazione per la prima volta il paragrafo 7 dell’articolo 17 del <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.europarl.europa.eu/italy/it/scoprire-l-europa/il-trattato-di-lisbona" target="_blank" rel="noopener">Trattato di Lisbona</a></span> che regola <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/faq/8/come-sono-nominati-il-presidente-della-commissione-e-i-commissari" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #3366ff;">l’elezione del Presidente della Commissione</span></a>, stabilendo un più stretto collegamento tra l’elezione del “capo del governo europeo” e il <strong>risultato elettorale</strong>. I candidati per i cinque principali partiti europei sono: <strong>Manfred Weber</strong> per il Partito popolare europeo (Ppe), <strong>Frans Timmermans</strong> per i Socialisti e democratici europei (S&amp;D), <strong>Guy Verhofstadt</strong> per l’Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa (Alde), <strong>Ska Keller</strong> candidata per i Verdi. Malgrado la procedura sia prevista dai Trattati, sono già aperte le trattative tra gli stati per individuare proposte alternative.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il futuro Parlamento europeo: resistere non basta</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">A quindici giorni dalle elezioni europee, è difficile dire quale sarà l’assetto futuro del Parlamento europeo. Accanto ai gruppi parlamentari consolidati –<strong> Partito popolare</strong>, <strong>Socialisti &amp; Democratici</strong>, <strong>Liberali e democratici</strong>, <strong>Verdi </strong>– riusciranno i <strong>partiti sovranisti-nazionalisti </strong>a coalizzare le loro forze in un nuovo gruppo? I primi contatti tra la Lega, <em>Alternative für Deutschland</em> e <em>Rassemblement National</em>, insieme ad una serie di partiti minori mirano a costituire un fronte unico all’interno del Parlamento. L’esperienza dell’ultima legislatura ha dimostrato che le <strong>forze anti-europeiste</strong> difficilmente riescono a sfondare il muro dei gruppi storici. Ma resistere non basta, bisogna proporre <strong>alternative valide</strong> e <strong>avanzare proposte</strong> per dare nuova vita al <strong>progetto europeo</strong> e mettere in evidenza i limiti di un nazionalismo fuori del tempo e della storia.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Il futuro dell’Europa</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Nel 2017, in occasione del settantesimo anniversario dei <strong>Trattati di Roma</strong>, la <strong>Commissione europea</strong> ha pubblicato un libro bianco dal titolo promettente: <a href="https://ec.europa.eu/commission/future-europe/white-paper-future-europe_it" target="_blank" rel="noopener"><em><span style="color: #3366ff;">Il futuro dell’Europa</span></em></a>. Cinque scenari su come potrebbe evolversi il processo di integrazione da qui al 2025. A rileggerli a due anni di distanza, quegli scenari appaiono deboli e incapaci di offrire <a href="https://www.labsus.org/2015/09/unione-europea-per-lo-sviluppo-dei-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #3366ff;">un’alternativa alla crisi attuale</span></a>. La <strong>parola democrazia</strong> compare tre volte e in nessun caso è utilizzata per descrivere uno degli scenari; i cittadini sembrano i destinatari anonimi di <strong>processi decisionali </strong>che chiamano in causa un livello istituzionale distante e astratto. Non c’è anima, non ci sono passioni, civili e politiche, non c’è alcun riferimento ai <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://europa.eu/european-union/about-eu/eu-in-brief_it" target="_blank" rel="noopener">valori sui quali l’Europa si fonda</a></span>.<br />
Più solidi sembrano essere gli impegni presi dai <strong>leader europei</strong> il 9 maggio a Sibiu, in occasione della riunione informale del Consiglio in vista delle elezioni europee. <strong>“Uniti, siamo più forti, in questo mondo sempre più instabile e complesso”</strong>, hanno ribadito nella <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2019/05/09/the-sibiu-declaration/" target="_blank" rel="noopener">dichiarazione finale</a></span>. In dieci punti hanno preso l’impegno reciproco di difendere lo <strong>stato di diritto</strong>, rispettare il <strong>principio di equità.</strong></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>L’Europa del futuro</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">A volte per ripartire è necessario <strong>recuperare il passato</strong>, specialmente quando quel passato è più attuale del presente. Tornare su un’isola del Tirreno, dove pochi uomini seppero <strong>guardare al futuro con lucidità</strong> e soprattutto <strong>con coraggio</strong>, doti che mancano alle classi dirigenti europee. <em>“Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge, così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie fra i giovani. Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell’attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l’eredità di tutti i movimenti di elevazione dell’umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo. La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!” </em>(A. <strong>Spinelli</strong>, E. <strong>Rossi</strong>, <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/file/repository/relazioni/libreria/novita/XVII/Per_unEuropa_libera_e_unita_Ventotene6.763_KB.pdf" target="_blank" rel="noopener"><em>Per un’Europe libera e unita. Progetto d’un manifesto</em></a></span>, pp. 79-80).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/05/il-futuro-delleuropa-leuropa-del-futuro/">Il futuro dell’Europa, l’Europa del futuro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Il futuro dell’Europa</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/03/il-futuro-delleuropa-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Cristina Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Mar 2018 10:03:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ombra della Brexit, annunciata in via definitiva per il 29 marzo 2019 e il successivo appuntamento elettorale, il primo dopo l’uscita della Gran Bretagna dall&#8217;Unione europea, fanno sentire il loro peso sulle linee guida dettate dalla Commissione. È forte l’esigenza di recuperare il filo rosso di un rapporto con i cittadini che i recenti avvenimenti hanno interrotto, secondo alcuni minando alla base le ragioni dell’essere insieme. Un’Europa più vicina ai cittadini: le elezioni del 2019 Come si legge nella comunicazione della Commissione, “l’Unione europea è sia un’unione di Stati che di cittadini” e il rapporto con questi ultimi dovrà essere al centro delle prossime elezioni. In quest’ambito un importante ruolo viene attribuito allo “Spitzenkandidaten”, ovvero il leader politico indicato da ciascun partito europeo quale candidato alla presidenza della Commissione. Conseguenza delle modifiche introdotte dall’art. 17, paragrafo 7 del Trattato di Lisbona, la presentazione del candidato alla presidenza della Commissione, oltre a rappresentare un tentativo di parlamentarizzazione dell’elezione del presidente della Commissione, consente di avere una campagna elettorale centrata sul confronto tra leader, capaci di riattivare un rapporto diretto tra i cittadini e le istituzioni. Il presidente Juncker è stato il primo ad essere eletto secondo questa procedura, anche se in realtà, nulla vincola in Consiglio europeo a tenere conto di tali indicazioni provenienti dai partiti e dal risultato elettorale. I partiti politici nazionali sono invitati a dare ampia visibilità all&#8217;interno dei loro simboli al partito politico europeo di riferimento, al fine di chiarire ai cittadini il legame esistente tra la dimensione nazionale e quella europea.  Il post-Brexit Alcune modifiche nella composizione del Parlamento europeo saranno necessarie con l’uscita definitiva della Gran Bretagna dall&#8217;Unione europea. Sulla distribuzione dei 73 seggi che spettavano alla Gran Bretagna, ci sono diverse opzioni tra cui quella relativa alla creazione di una circoscrizione transnazionale, rigettata dal Parlamento con la risoluzione del 7 febbraio, nella quale ha ribadito i principi stabiliti dai Trattati per la redistribuzione dei seggi. Una circoscrizione transnazionale avrebbe potuto rafforzare la dimensione europea delle elezioni, offrendo ai candidati la possibilità di rivolgersi a un numero maggiore di cittadini europei. Al tempo stesso la risoluzione del Parlamento sottolinea che il cambiamento del numero dei seggi necessita dell’approvazione da parte del Consiglio e del Parlamento e della ratifica da parte degli Stati membri. Si tratterebbe pertanto di un processo complesso, dal quale potrebbero sorgere ulteriori controversie tra gli Stati membri. L’Europa dei cittadini La Commissione negli ultimi anni è stata impegnata in una intensa attività di comunicazione condotta attraverso una serie di incontri e dibattiti con i cittadini organizzati a livello nazionale. Si è trattato di un grande lavoro di confronto che ha visto impegnate le rappresentanze negli Stati membri e gli stessi commissari. Il Presidente Macron è arrivato a proporre una grande consultazione dei cittadini per ricevere idee sugli scenari futuri dell’Europa. Probabilmente sul fronte del dialogo con i cittadini si potrebbe fare molto di più: coinvolgere le istituzioni locali, i partiti, la scuola e il mondo del lavoro affinché l’idea d’Europa che i cittadini hanno arrivi alle istituzioni e in particolare, sia al centro del vertice che si terrà il 9 maggio 2019, a Sibiu in Romania, quando i leader europei si incontreranno per discutere il futuro assetto dell’Unione europea. Il futuro dell’Europa Nel libro bianco sul futuro dell’Europa del 2017, la Commissione ha delineato cinque scenari per l’Europa a 27, nessuno dei quali chiama in causa i cittadini. Si tratta di percorsi istituzionali, obiettivi da realizzare senza modificare i trattati o, al contrario, intervenendo su di essi. Pertanto è difficile dire se le attuali raccomandazioni saranno sufficienti a dare all&#8217;Europa un nuovo slancio. Le elezioni italiane possono essere considerate un banco di prova di come per la prima volta l’Europa sia entrata nei programmi dei partiti, anche se non sempre in positivo: nelle parole dei leader nazionali le istituzioni europee continuano ad essere considerate estranee alla vita dei cittadini e di fatto responsabili di tutti i loro mali. Malgrado ciò, i cittadini europei ripongono più fiducia nelle istituzioni europee (41%) di quanto non lo facciano nei governi (36%) e nei parlamenti nazionali (35%). Forse si potrebbe ripartire da qui per rifondare l’Europa “libera e unita” auspicata dal Manifesto di Ventotene. LEGGI ANCHE: L’Unione europea per lo sviluppo dei beni comuni L’Europa che vorremmo, realista e visionaria Quale cittadinanza europea?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/03/il-futuro-delleuropa-2/">Il futuro dell’Europa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ombra della <strong>Brexit</strong>, annunciata in via definitiva per il 29 marzo 2019 e il successivo <strong>appuntamento elettorale</strong>, il primo dopo l’uscita della Gran Bretagna dall&#8217;Unione europea, fanno sentire il loro peso sulle linee guida dettate dalla Commissione. È forte l’esigenza di recuperare il filo rosso di un rapporto con i cittadini che i recenti avvenimenti hanno interrotto, secondo alcuni minando alla base le ragioni dell’<strong>essere insieme</strong>.</p>
<h1><strong>Un’Europa più vicina ai cittadini: le elezioni del 2019</strong></h1>
<p>Come si legge nella comunicazione della Commissione, “l’<strong>Unione europea</strong> è sia un’unione di Stati che di cittadini” e il rapporto con questi ultimi dovrà essere al centro delle prossime elezioni. In quest’ambito un importante ruolo viene attribuito allo <strong>“Spitzenkandidaten”</strong>, ovvero il leader politico indicato da ciascun partito europeo quale candidato alla presidenza della Commissione. Conseguenza delle modifiche introdotte dall’art. 17, paragrafo 7 del <strong>Trattato di Lisbona</strong>, la presentazione del candidato alla presidenza della Commissione, oltre a rappresentare un tentativo di parlamentarizzazione dell’elezione del presidente della Commissione, consente di avere una <strong>campagna elettorale</strong> centrata sul confronto tra leader, capaci di riattivare un <strong>rapporto diretto</strong> tra i <strong>cittadini</strong> e le<strong> istituzioni</strong>. Il presidente Juncker è stato il primo ad essere eletto secondo questa procedura, anche se in realtà, nulla vincola in Consiglio europeo a tenere conto di tali indicazioni provenienti dai partiti e dal risultato elettorale.<br />
I partiti politici nazionali sono invitati a dare ampia visibilità all&#8217;interno dei loro simboli al partito politico europeo di riferimento, al fine di chiarire ai cittadini il legame esistente tra la <strong>dimensione nazionale</strong> e quella <strong>europea</strong>.</p>
<h1><strong> </strong><strong>Il post-Brexit</strong></h1>
<p>Alcune modifiche nella composizione del <strong>Parlamento europeo</strong> saranno necessarie con l’uscita definitiva della Gran Bretagna dall&#8217;Unione europea. Sulla distribuzione dei 73 seggi che spettavano alla Gran Bretagna, ci sono diverse opzioni tra cui quella relativa alla creazione di una <strong>circoscrizione transnazionale</strong>, rigettata dal Parlamento con la <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P8-TA-2018-0029+0+DOC+XML+V0//IT&amp;language=IT" target="_blank" rel="noopener">risoluzione del 7 febbraio</a></span>, nella quale ha ribadito i principi stabiliti dai Trattati per la redistribuzione dei seggi.<br />
Una circoscrizione transnazionale avrebbe potuto rafforzare la dimensione europea delle elezioni, offrendo ai candidati la possibilità di rivolgersi a un numero maggiore di <strong>cittadini europei</strong>. Al tempo stesso la risoluzione del Parlamento sottolinea che il cambiamento del numero dei seggi necessita dell’approvazione da parte del Consiglio e del Parlamento e della ratifica da parte degli <strong>Stati membri</strong>. Si tratterebbe pertanto di un processo complesso, dal quale potrebbero sorgere ulteriori controversie tra gli Stati membri.</p>
<h1><strong>L’Europa dei cittadini</strong></h1>
<p>La Commissione negli ultimi anni è stata impegnata in una intensa attività di comunicazione condotta attraverso una serie di<strong> incontri</strong> e <strong>dibattiti con i cittadini</strong> organizzati a livello nazionale. Si è trattato di un grande lavoro di confronto che ha visto impegnate le rappresentanze negli Stati membri e gli stessi commissari. Il Presidente<strong> Macron</strong> è arrivato a proporre una <strong>grande consultazione dei cittadini</strong> per ricevere idee sugli scenari futuri dell’Europa. Probabilmente sul fronte del dialogo con i cittadini si potrebbe fare molto di più: <strong>coinvolgere</strong> le <strong>istituzioni locali</strong>, i <strong>partiti</strong>, la <strong>scuola</strong> e il <strong>mondo del lavoro</strong> affinché l’idea d’Europa che i cittadini hanno arrivi alle istituzioni e in particolare, sia al centro del vertice che si terrà il 9 maggio 2019, a Sibiu in Romania, quando i leader europei si incontreranno per discutere il <strong>futuro assetto</strong> dell’Unione europea.</p>
<h1><strong>Il futuro dell’Europa</strong></h1>
<p>Nel <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://ec.europa.eu/commission/sites/beta-political/files/libro_bianco_sul_futuro_dell_europa_it.pdf" target="_blank" rel="noopener">libro bianco sul futuro dell’Europa</a></span> del 2017, la Commissione ha delineato <strong>cinque scenari</strong> per l’Europa a 27, nessuno dei quali chiama in causa i cittadini. Si tratta di <strong>percorsi istituzionali</strong>, obiettivi da realizzare <strong>senza modificare i trattati</strong> o, al contrario, intervenendo su di essi. Pertanto è difficile dire se le attuali raccomandazioni saranno sufficienti a dare all&#8217;Europa un nuovo slancio. Le<strong> elezioni italiane</strong> possono essere considerate un banco di prova di come per la prima volta l’Europa sia entrata nei programmi dei partiti, anche se non sempre in positivo: nelle parole dei leader nazionali le istituzioni europee continuano ad essere considerate estranee alla vita dei cittadini e di fatto responsabili di tutti i loro mali. Malgrado ciò, i cittadini europei ripongono<strong> più fiducia nelle istituzioni europee</strong> (41%) di quanto non lo facciano nei governi (36%) e nei parlamenti nazionali (35%). Forse si potrebbe ripartire da qui per rifondare l’Europa “libera e unita” auspicata dal <strong>Manifesto di Ventotene</strong>.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="http://www.labsus.org/2015/09/unione-europea-per-lo-sviluppo-dei-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">L’Unione europea per lo sviluppo dei beni comuni</a></span></li>
<li><span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="http://www.labsus.org/2014/05/unione-europea-che-vorremmo-realista-e-visionaria/" target="_blank" rel="noopener">L’Europa che vorremmo, realista e visionaria</a></span></li>
<li><span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="http://www.labsus.org/2013/04/quale-cittadinanza-europea/" target="_blank" rel="noopener">Quale cittadinanza europea?</a></span></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/03/il-futuro-delleuropa-2/">Il futuro dell’Europa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Novità  sul fronte dell&#8217; Iniziativa dei cittadini europei</title>
		<link>https://www.labsus.org/2017/07/novita-sul-fronte-dell-ice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Cristina Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jul 2017 05:42:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217; Ice &#8211; Iniziativa dei cittadini europei &#8211; è uno strumento di democrazia partecipativa previsto dall&#8217;art. 11, paragrafo 4 del Trattato di Lisbona. Salutata come il primo esempio al mondo di  democrazia diretta transnazionale  o di  e-democracy transnazionale  (grazie alla possibilità  di procedere alla raccolta firme online), l&#8217; Iniziativa dei cittadini europei è stata spesso paragonata alla forma di democrazia diretta più diffusa al livello degli stati nazionali: la legge di iniziativa popolare. L&#8217;Ice prevede che: &#8220;Cittadini dell&#8217;Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l&#8217;iniziativa d&#8217;invitare la Commissione europea, nell&#8217;ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell&#8217;Unione ai fini dell&#8217;attuazione dei Trattati&#8221; (Art. 11). Dopo un esordio entusiastico, nel 2016 sono state registrate solo tre Ice, di cui una è stata ritirata. Il calo è stato dovuto all&#8217;esito finale delle tre Ice che sono riuscite nel difficile obiettivo di raggiungere (e superare) il milione di firme richiesto: Right2Water, Stop Vivisection, OneofUs. Tutte e tre hanno dovuto fare i conti con il rifiuto da parte della Commissione di dare seguito alla loro proposta, spegnendo di fatto gli entusiasmi di quanti in Europa confidavano in questo strumento.  Al momento ci sono dieci iniziative aperte alla firma, che segnalano una ripresa dell&#8217;interesse attorno all&#8217;Ice. Stop TTIP! Il 10 luglio è stata finalmente registrata un&#8217;ICE che pur partendo ufficialmente solo ora, ha fatto la storia di questo istituto di democrazia partecipativa. Si tratta di Stop TTIP la nota alleanza contro il TTIP, la cui vicenda vale la pena ricordare brevemente. A luglio del 2014, il comitato promotore propose l&#8217;Ice Stop TTIP; a settembre si vide arrivare il rifiuto alla registrazione da parte della Commissione. Per questa ragione i promotori intentarono una causa contro la Commissione presso la Corte europea di giustizia. Nel corso dei mesi la raccolta firme è andata avanti anche senza l&#8217;autorizzazione di Bruxelles secondo il modello della self-organised European Citizens&#8217; Initiative che ha raccolto più di tre milioni di firme (per esattezza, 3.284.289), il numero più alto mai raccolto da un&#8217;ICE.  Nel frattempo a maggio 2017 è arrivata la sentenza della Corte europea di giustizia che ha annullato la decisione della Commissione, la quale ha riconosciuto che, essendo mutato lo scenario dopo l&#8217;apertura del negoziato per il TTIP e l&#8217;adozione di atti legali da parte del Consiglio, poteva accettare di registrare l&#8217;Iniziativa. People4Soil Il 12 settembre scade un&#8217;ICE importante anche per gli obiettivi di Labsus. Si tratta di People4Soul, un&#8217;Ice finalizzata a promuovere il &#8221; riconoscimento del suolo come patrimonio comune &#8221; da parte dell&#8217;Ue. Il suolo infatti &#8221; rappresenta una delle principali risorse strategiche dell&#8217;Europa, in quanto garantisce la sicurezza alimentare, la conservazione della biodiversità  e la regolazione dei cambiamenti climatici &#8221; . Questa ICE è sostenuta da più di 500 associazioni che chiedono all&#8217;UE norme specifiche per tutelare il suolo, bene essenziale alla vita come l&#8217;acqua e l&#8217;aria. Le Ice &#8220;Post Brexit&#8221; Interessanti una serie di ICE che si collocano nel clima post-Brexit e sono finalizzate a garantire il mantenimento dei diritti di cittadinanza a tutti i cittadini europei, primo fra tutti la libertà  di circolazione. Ci sono ben tre ICE aperte alla firma su questo tema: Retaining European Citizenship,  EU Citizenship for Europeans: United in Diversity in Spite of jus soli and jus sanguinis  (meglio nota come &#8220;Flock Brexit&#8221;), Strumento europeo di libera circolazione. Di fatto si tratta di Ice che forniscono implicitamente uno stimolo importante per l&#8217;avanzamento dei diritti garantiti dalla cittadinanza europea. Si pongono infatti l&#8217;obiettivo che i diritti garantiti dalla cittadinanza europea non entrino nelle trattative sulla Brexit, avviate in seguito all&#8217;attivazione dell&#8217;art. 50 del Trattato di Lisbona, ma che vengano salvaguardati sia per i cittadini inglesi che per quelli del resto dell&#8217;Unione. Progetti di riforma dell&#8217;ICE Nel frattempo si sono messi in moto una serie di iniziative di riforma dell&#8217;ICE, di fatto finalizzate a renderla uno strumento &#8221; user friendly &#8221; per i cittadini. L&#8217;esperienza dei rifiuti da parte della Commissione e delle difficoltà  oggettive di mettere in piedi la rete europea necessaria a sostenere un&#8217;ICE, hanno indotto a rivedere lo strumento, infondendo anche una nuova fiducia nei cittadini nei confronti di questo strumento. Fino al 16 agosto resterà  aperta un consultazione pubblica lanciata dalla Commissione europea, rivolta a tutti i cittadini e in particolare alle associazioni della società  civile e alle autorità  pubbliche che si occupano di temi legati alle pratiche partecipative. Si tratta di compilare un questionario e di far conoscere alla Commissione il proprio parere sulle proposte di modifica. Se la Commissione tende a spostare l&#8217;attenzione sugli aspetti tecnici dell&#8217;Ice, alcuni tra  i promotori più agguerriti della riforma tendono a sottolineare la sua dimensione politica e la possibilità  che l&#8217;Ice costituisca uno strumento per influenzare l&#8217;agenda della Commissione. Lo stesso Parlamento europeo ha rilasciato un nuova bozza di riforma dell&#8217;ICE, che si muove in contemporanea con la consultazione aperta dalla Commissione, a riprova di un nuovo interesse nei confronti di questo strumento. Per firmare un&#8217;Ice ci vogliono pochi minuti: basta andare sul sito della Commissione, muniti di un documento identificativo, inserire i propri dati ed è fatta. In questo modo avremo dato un contributo al funzionamento della democrazia europea. Leggi anche: TTIP: dalla parte delle multinazionali o dei cittadini? L&#8217;Iniziativa dei cittadini europei compie tre anni L&#8217;Iniziativa dei cittadini europei: i primi successi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/07/novita-sul-fronte-dell-ice/">Novità  sul fronte dell&#8217; Iniziativa dei cittadini europei</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217; Ice &#8211; Iniziativa dei cittadini europei &#8211; è uno strumento di democrazia partecipativa previsto dall&#8217;art. 11, paragrafo 4 del Trattato di Lisbona</strong>. Salutata come il primo esempio al mondo di  <strong>democrazia diretta transnazionale</strong>  o di  <strong>e-democracy transnazionale</strong>  (grazie alla possibilità  di procedere alla raccolta firme online), l&#8217; Iniziativa dei cittadini europei è stata spesso paragonata alla forma di democrazia diretta più diffusa al livello degli stati nazionali: la legge di iniziativa popolare. L&#8217;Ice prevede che: &#8220;Cittadini dell&#8217;Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l&#8217;iniziativa d&#8217;invitare la Commissione europea, nell&#8217;ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell&#8217;Unione ai fini dell&#8217;attuazione dei Trattati&#8221; (Art. 11).<br />
Dopo un esordio entusiastico, nel 2016 sono state registrate solo tre Ice, di cui una è stata ritirata. Il calo è stato dovuto all&#8217;esito finale delle tre Ice che sono riuscite nel difficile obiettivo di raggiungere (e superare) il milione di firme richiesto: <strong>Right2Water</strong>, <strong>Stop Vivisection</strong>, <strong>OneofUs</strong>. Tutte e tre hanno dovuto fare i conti con il rifiuto da parte della Commissione di dare seguito alla loro proposta, spegnendo di fatto gli entusiasmi di quanti in Europa confidavano in questo strumento.  Al momento ci sono <strong><a href="http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/open" target="_blank">dieci iniziative aperte</a></strong> alla firma, che segnalano una ripresa dell&#8217;interesse attorno all&#8217;Ice.</p>
<h1><strong>Stop TTIP!</strong></h1>
<p style="text-align: left;">Il 10 luglio è stata finalmente registrata un&#8217;ICE che pur partendo ufficialmente solo ora, ha fatto la storia di questo istituto di democrazia partecipativa. Si tratta di <strong><a href="https://stop-ttip.org/" target="_blank">Stop TTIP</a></strong> la nota alleanza contro il TTIP, la cui vicenda vale la pena ricordare brevemente. A luglio del 2014, il comitato promotore propose l&#8217;Ice Stop TTIP; a settembre si vide arrivare il rifiuto alla registrazione da parte della Commissione. Per questa ragione i promotori intentarono una causa contro la Commissione presso la Corte europea di giustizia. <strong>Nel corso dei mesi la raccolta firme è andata avanti anche senza l&#8217;autorizzazione di Bruxelles secondo il modello della <em>self-organised European Citizens&#8217; Initiative </em>che ha raccolto più di tre milioni di firme (per esattezza, 3.284.289), il numero più alto mai raccolto da un&#8217;ICE.  </strong>Nel frattempo a maggio 2017 è arrivata la sentenza della Corte europea di giustizia che ha annullato la decisione della Commissione, la quale ha riconosciuto che, essendo mutato lo scenario dopo l&#8217;apertura del negoziato per il TTIP e l&#8217;adozione di atti legali da parte del Consiglio, poteva accettare di registrare l&#8217;Iniziativa.</p>
<h1 style="text-align: left;"><strong>People4Soil</strong></h1>
<p><strong>Il 12 settembre scade un&#8217;ICE importante anche per gli obiettivi di Labsus</strong>. Si tratta di <strong><a href="https://www.people4soil.eu/it" target="_blank">People4Soul</a></strong>, un&#8217;Ice finalizzata a promuovere il <strong> &#8221; riconoscimento del suolo come patrimonio comune &#8221; </strong> da parte dell&#8217;Ue. Il suolo infatti <strong> &#8221; rappresenta una delle principali risorse strategiche dell&#8217;Europa, in quanto garantisce la sicurezza alimentare, la conservazione della biodiversità  e la regolazione dei cambiamenti climatici &#8221; </strong>. Questa ICE è sostenuta da più di 500 associazioni che chiedono all&#8217;UE norme specifiche per tutelare il suolo, bene essenziale alla vita come l&#8217;acqua e l&#8217;aria.</p>
<h1><strong>Le Ice &#8220;Post Brexit&#8221;</strong></h1>
<p>Interessanti una serie di ICE che si collocano nel clima post-Brexit e sono finalizzate a garantire il mantenimento dei diritti di cittadinanza a tutti i cittadini europei, primo fra tutti la libertà  di circolazione. Ci sono ben tre ICE aperte alla firma su questo tema: <strong><a href="https://www.eucitizen2017.org/" target="_blank">Retaining European Citizenship</a></strong>,  <strong><a href="https://www.flockbrexit.eu/" target="_blank">EU Citizenship for Europeans: United in Diversity in Spite of jus soli and jus sanguinis</a></strong>  (meglio nota come &#8220;Flock Brexit&#8221;),<strong><a href="http://choosefreedom.eu/" target="_blank"> Strumento europeo di libera circolazione</a></strong>. Di fatto si tratta di Ice che forniscono implicitamente uno stimolo importante per l&#8217;avanzamento dei diritti garantiti dalla cittadinanza europea. Si pongono infatti l&#8217;obiettivo che i diritti garantiti dalla cittadinanza europea non entrino nelle trattative sulla Brexit, avviate in seguito all&#8217;attivazione dell&#8217;art. 50 del Trattato di Lisbona, ma che vengano salvaguardati sia per i cittadini inglesi che per quelli del resto dell&#8217;Unione.</p>
<h1><strong>Progetti di riforma dell&#8217;ICE</strong></h1>
<p>Nel frattempo si sono messi in moto una serie di iniziative di riforma dell&#8217;ICE, di fatto finalizzate a renderla uno strumento  &#8221; user friendly &#8221;  per i cittadini. L&#8217;esperienza dei rifiuti da parte della Commissione e delle difficoltà  oggettive di mettere in piedi la rete europea necessaria a sostenere un&#8217;ICE, hanno indotto a rivedere lo strumento, infondendo anche una nuova fiducia nei cittadini nei confronti di questo strumento.<br />
<strong>Fino al 16 agosto resterà  aperta un <a href="https://ec.europa.eu/info/consultations/public-consultation-european-citizens-initiative_it" target="_blank">consultazione </a>pubblica lanciata dalla Commissione europea</strong>, <strong>rivolta a tutti i cittadini e in particolare alle associazioni della società  civile e alle autorità  pubbliche che si occupano di temi legati alle pratiche partecipative.</strong> Si tratta di compilare un questionario e di far conoscere alla Commissione il proprio parere sulle proposte di modifica. Se la Commissione tende a spostare l&#8217;attenzione sugli aspetti tecnici dell&#8217;Ice, alcuni tra  <a href="http://www.citizens-initiative.eu/" target="_blank">i promotori più agguerriti della riforma </a>tendono a sottolineare la sua dimensione politica e la possibilità  che l&#8217;Ice costituisca uno strumento per influenzare l&#8217;agenda della Commissione.<br />
<strong>Lo stesso Parlamento europeo ha rilasciato un <a href="http://www.citizens-initiative.eu/ep-legislative-proposal-eci/" target="_blank">nuova bozza di riforma dell&#8217;ICE</a></strong>, che si muove in contemporanea con la consultazione aperta dalla Commissione, a riprova di un nuovo interesse nei confronti di questo strumento.<br />
<strong>Per firmare un&#8217;Ice ci vogliono pochi minuti: <a href="http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/open" target="_blank">basta andare sul sito della Commissione</a>, muniti di un documento identificativo, inserire i propri dati ed è fatta. In questo modo avremo dato un contributo al funzionamento della democrazia europea.</strong></p>
<p><strong>Leggi anche:<br />
</strong><a href="http://www.labsus.org/2015/06/ttip-dalla-parte-delle-multinazionali-o-dei-cittadini/" target="_blank">TTIP: dalla parte delle multinazionali o dei cittadini?<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2015/04/il-futuro-dell-iniziativa-dei-cittadini-europei/" target="_blank">L&#8217;Iniziativa dei cittadini europei compie tre anni<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2013/02/liniziativa-dei-cittadini-europei-i-primi-successi/" target="_blank">L&#8217;Iniziativa dei cittadini europei: i primi successi</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/07/novita-sul-fronte-dell-ice/">Novità  sul fronte dell&#8217; Iniziativa dei cittadini europei</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Recensione del volume Italia civile. Associazionismo, partecipazione e politica</title>
		<link>https://www.labsus.org/2017/06/italia-civile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Cristina Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jun 2017 19:24:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=47508</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8221; Le trasformazioni politiche e sociali dei paesi europei negli ultimi venticinque anni hanno cambiato il profilo delle associazioni attive nella società  civile e il ruolo che esercitano per la democrazia. La crisi dei partiti politici è diventata sempre più evidente e si sono fortemente indebolite le loro funzioni di socializzazione e di promozione della partecipazione democratica sul territorio. Se sono diminuite le iscrizioni ai partiti, non è certo diminuita la disponibilità  dei cittadini ad associarsi per impegnarsi in diverse forme di azione sociale&#8221;. Con queste parole si apre l&#8217;Introduzione al volume di Roberto Biorcio e Tommaso Vitale, Italia civile. Associazionismo, partecipazione e politica (Donzelli, 2016), che raccoglie un percorso di ricerca condotto su diversi settori della partecipazione civica dalla crisi di Tangentopoli ad oggi. Dai partiti di massa all&#8217;associazionismo sociale I diversi contributi cercano di ripercorre le tappe degli studi sull&#8217;associazionismo e il rapporto di quest&#8217;ultimo con l&#8217;evoluzione della democrazia italiana. A partire dagli studi ormai storici promossi dall&#8217;Istituto Cattaneo fra il 1963 e il 1965, le diverse tappe cercano di evidenziare il rapporto tra la crescita dell&#8217;associazionismo e le diverse crisi del sistema dei partiti fino a Tangentopoli. Se negli anni sessanta era molto marcato il collegamento tra l&#8217;associazionismo e i due grandi partiti italiani secondo la formula del collateralismo, nel tempo, &#8221; le associazioni della società  civile sono diventate più autonome e sono cambiati i loro rapporti con la democrazia, in un contesto sociale investito dagli effetti della globalizzazione, della crisi economica e dell&#8217;indebolimento dei sistemi di welfare &#8221; (p. 19). Tale autonomizzazione si è definitivamente compiuta nella seconda Repubblica quando, a fronte della diminuzione delle adesioni ai partiti è cresciuta l&#8217;adesione alle associazioni sociali, come confermato dalle rilevazioni periodiche dell&#8217;Istat. Nel 2013 un sesto degli intervistati partecipava all&#8217;attività  di qualche associazione sociale, il doppio rispetto all&#8217;adesione ai sindacati e quattro volte tanto rispetto all&#8217;adesione ad un partito politico. E&#8217; cosìcompiuta la frattura tra partecipazione politica ed associazionismo che al contrario diverrà  sempre più la sede dell&#8217;antipolitica alla ricerca di un nuovo canale di partecipazione politica. Le motivazioni C&#8217;è sempre stata fin troppa retorica sulle motivazioni che spingono alla partecipazione associativa, spesso descritta in termini meramente solidaristici. In realtà , come sottolinea Biorcio, gli orientamenti vanno &#8221; dalla filantropia alla supplenza per le carenze dei sistemi di welfare, dalle sfide simboliche ai codici culturali dominanti fino a forme di impegno a livello sociale e culturale, talvolta simili a quelli dei movimenti sociali &#8221; (p. 31). In generale, sottolinea Roberto  Biorcio, la partecipazione dei cittadini a un gruppo o a un&#8217;associazione è influenzata da tre ordini di fattori: Le risorse (economiche, culturali, relazionali) di cui dispongono gli attori; Le motivazioni (psicologiche, ideali, materiali) degli attori; Le opportunità  di partecipazione che si presentano e vengono offerte. Nelle diverse ricerche sulla partecipazione civica è sempre emerso come dominante il modello della &#8221; centralità  sociale &#8221; in base al quale coloro che si trovano in una posizione elevata in una delle diverse gerarchie sociali &#8211; reddito, istruzione, età , professione  &#8211; sono maggiormente disposti a partecipare. Non secondario è il ruolo degli incentivi individuali e collettivi che derivano dalla partecipazione. I modelli organizzativi Ricerche svolte negli ultimi anni hanno evidenziato un cambiamento nel modello organizzativo delle associazioni e nel ruolo che i singoli svolgono al loro interno. Crescono i modelli organizzativi business-oriented (p. 81). Come sottolinea una celebre ricerca di Theda Skocpol sulle trasformazioni del civic engagement negli Stati Uniti, si è passati ad un modello organizzativo altamente professionalizzato, rivolto ad attivatà  di lobbying, di fatto poco collegati con la base organizzativa e molto orientati alle attività  di fundraising. La professionalizzazione permette alle associazioni di offrire servizi più qualificati, ma indebolisce il loro ruolo di &#8221; connettori sociali &#8221; , capaci di attirare la partecipazione civica. La partecipazione associativa come scuola di democrazia Nelle conclusioni gli autori, dopo aver preso in esame le ricerche recenti, confermano l&#8217;ipotesi già  avanzata da Tocqueville della partecipazione associativa come scuola di democrazia. Le ricerche condotte dimostrano che il senso di fiducia interpersonale tra gli attivisti delle associazioni è più elevato rispetto al resto della popolazione; lo stesso dicasi per il senso di efficacia personale, in relazione alla percezione soggettiva di essere in grado di intervenire nella sfera politica. In pratica i cittadini acquisiscono il senso del ruolo nella progettazione della vita collettiva. L&#8217;Italia civile, senza alcuna connotazione valoriale, ma come il paese dei cittadini che esercitano le virtù civiche, raggiunta l&#8217;emancipazione dal collateralismo politico, acquisisce la consapevolezza del suo ruolo nella società . Questo aspetto, unito alla crisi delle istituzioni dell&#8217;intermediazione politica, individua nuovi spazi d&#8217;azione che vanno sempre più nella direzione di una politicizzazione del sociale che è alla base delle tante forme di cittadinanza attiva che si registrano nel paese oggi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/06/italia-civile/">Recensione del volume Italia civile. Associazionismo, partecipazione e politica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> &#8221; Le trasformazioni politiche e sociali dei paesi europei negli ultimi venticinque anni hanno cambiato il profilo delle associazioni attive nella società  civile e il ruolo che esercitano per la democrazia. La crisi dei partiti politici è diventata sempre più evidente e si sono fortemente indebolite le loro funzioni di socializzazione e di promozione della partecipazione democratica sul territorio. <strong>Se sono diminuite le iscrizioni ai partiti, non è certo diminuita la disponibilità  dei cittadini ad associarsi per impegnarsi in diverse forme di azione sociale&#8221;</strong>. Con queste parole si apre l&#8217;Introduzione al volume di <span style="color: #993300;">Roberto Biorcio</span> e <span style="color: #993300;">Tommaso Vitale</span>, <a href="https://www.donzelli.it/libro/9788868435073" target="_blank">Italia civile. Associazionismo, partecipazione e politica </a>(Donzelli, 2016), che raccoglie un percorso di ricerca condotto su diversi settori della partecipazione civica dalla crisi di Tangentopoli ad oggi.</p>
<h1><strong>Dai partiti di massa all&#8217;associazionismo sociale</strong></h1>
<p>I diversi contributi cercano di ripercorre le tappe degli studi sull&#8217;associazionismo e il rapporto di quest&#8217;ultimo con l&#8217;evoluzione della democrazia italiana. A partire dagli studi ormai storici promossi dall&#8217;Istituto Cattaneo fra il 1963 e il 1965, le diverse tappe cercano di evidenziare il rapporto tra la crescita dell&#8217;associazionismo e le diverse crisi del sistema dei partiti fino a Tangentopoli. Se negli anni sessanta era molto marcato il collegamento tra l&#8217;associazionismo e i due grandi partiti italiani secondo la formula del collateralismo, nel tempo, <strong> &#8221; le associazioni della società  civile sono diventate più autonome e sono cambiati i loro rapporti con la democrazia, in un contesto sociale investito dagli effetti della globalizzazione, della crisi economica e dell&#8217;indebolimento dei sistemi di welfare &#8221; </strong> (p. 19). Tale autonomizzazione si è definitivamente compiuta nella seconda Repubblica quando, a fronte della diminuzione delle adesioni ai partiti è cresciuta l&#8217;adesione alle associazioni sociali, come confermato dalle rilevazioni periodiche dell&#8217;Istat. Nel 2013 un sesto degli intervistati partecipava all&#8217;attività  di qualche associazione sociale, il doppio rispetto all&#8217;adesione ai sindacati e quattro volte tanto rispetto all&#8217;adesione ad un partito politico.  E&#8217;  cosìcompiuta la frattura tra partecipazione politica ed associazionismo che al contrario diverrà  sempre più la sede dell&#8217;antipolitica alla ricerca di un nuovo canale di partecipazione politica.</p>
<h1><strong>Le motivazioni</strong></h1>
<p>C&#8217;è sempre stata fin troppa retorica sulle motivazioni che spingono alla partecipazione associativa, spesso descritta in termini meramente solidaristici.<strong> In realtà , come sottolinea Biorcio, gli orientamenti vanno  &#8221; dalla filantropia alla supplenza per le carenze dei sistemi di welfare, dalle sfide simboliche ai codici culturali dominanti fino a forme di impegno a livello sociale e culturale, talvolta simili a quelli dei movimenti sociali &#8221; </strong> (p. 31).<br />
In generale, sottolinea <strong><span style="color: #993300;">Roberto  Biorcio</span></strong>, la partecipazione dei cittadini a un gruppo o a un&#8217;associazione è influenzata da tre ordini di fattori:</p>
<ul>
<li>Le risorse (economiche, culturali, relazionali) di cui dispongono gli attori;</li>
<li>Le motivazioni (psicologiche, ideali, materiali) degli attori;</li>
<li>Le opportunità  di partecipazione che si presentano e vengono offerte.</li>
</ul>
<p><strong>Nelle diverse ricerche sulla partecipazione civica è sempre emerso come dominante il modello della  &#8221; centralità  sociale &#8221; </strong> in base al quale coloro che si trovano in una posizione elevata in una delle diverse gerarchie sociali &#8211; reddito, istruzione, età , professione   &#8211; sono maggiormente disposti a partecipare. Non secondario è il ruolo degli incentivi individuali e collettivi che derivano dalla partecipazione.</p>
<h1><strong>I modelli organizzativi</strong></h1>
<p>Ricerche svolte negli ultimi anni hanno evidenziato un cambiamento nel modello organizzativo delle associazioni e nel ruolo che i singoli svolgono al loro interno. <strong>Crescono i modelli organizzativi <em>business-oriented</em></strong> (p. 81). Come sottolinea una celebre ricerca di <span style="color: #993300;"><strong>Theda Skocpol</strong> </span>sulle trasformazioni del <em>civic engagement</em> negli Stati Uniti, si è passati ad un modello organizzativo altamente professionalizzato, rivolto ad attivatà  di lobbying, di fatto poco collegati con la base organizzativa e molto orientati alle attività  di <em>fundraising</em>.<strong> La professionalizzazione permette alle associazioni di offrire servizi più qualificati, ma indebolisce il loro ruolo di  &#8221; connettori sociali &#8221; , capaci di attirare la partecipazione civica.</strong></p>
<h1><strong>La partecipazione associativa come scuola di democrazia</strong></h1>
<p>Nelle conclusioni gli autori, dopo aver preso in esame le ricerche recenti, <strong>confermano l&#8217;ipotesi già  avanzata da <span style="color: #993300;">Tocqueville</span> della partecipazione associativa come scuola di democrazia</strong>. Le ricerche condotte dimostrano che il senso di fiducia interpersonale tra gli attivisti delle associazioni è più elevato rispetto al resto della popolazione; lo stesso dicasi per il senso di efficacia personale, in relazione alla percezione soggettiva di essere in grado di intervenire nella sfera politica. In pratica i cittadini acquisiscono il senso del ruolo nella progettazione della vita collettiva.<br />
<strong>L&#8217;Italia civile, senza alcuna connotazione valoriale, ma come il paese dei cittadini che esercitano le virtù civiche, raggiunta l&#8217;emancipazione dal collateralismo politico, acquisisce la consapevolezza del suo ruolo nella società .</strong> Questo aspetto, unito alla crisi delle istituzioni dell&#8217;intermediazione politica, individua nuovi spazi d&#8217;azione che vanno sempre più nella direzione di una politicizzazione del sociale che è alla base delle tante forme di cittadinanza attiva che si registrano nel paese oggi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/06/italia-civile/">Recensione del volume Italia civile. Associazionismo, partecipazione e politica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>E-democracy: il futuro della democrazia viaggia su Internet</title>
		<link>https://www.labsus.org/2017/05/e-democracy-il-futuro-della-democrazia-viaggia-su-internet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Cristina Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 May 2017 14:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli strumenti di democrazia digitale, secondo quanto emerge dalla relazione, sono particolarmente adatti a riattivare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, soprattutto quelle europee per forza di cose distanti, anche in considerazione del fatto che &#8221; che la democrazia dovrebbe evolvere e adattarsi ai cambiamenti e alle opportunità  correlati alle nuove tecnologie e strumenti TIC, che devono essere considerati un bene comune che, laddove attuato in modo appropriato e accompagnato da un adeguato livello di informazione, potrebbe contribuire alla creazione di una democrazia più trasparente e partecipativa &#8221; . I livelli della democrazia digitale Nel rapporto si fa riferimento a tre diversi modelli di democrazia digitale: e-democracy, termine con il quale ci si riferisce all&#8217;utilizzo delle tecnologie dell&#8217;informazione e delle comunicazione per permettere la partecipazione e la consultazione dei cittadini; e-governance, termine con il quale ci si riferisce all&#8217;utilizzo delle tecnologie della comunicazione e dell&#8217;informazione creano canali di comunicazione in grado di mettere in contatto specifici stakeholder con il mondo politico e istituzionale in modo da poter influenzare il processo decisionale; e-government, termine con il quale ci si riferisce all&#8217;uso delle tecnologie della comunicazione e dell&#8217;informazione nel settore pubblico. In modo particolare si riferisce alla possibilità  di offrire alle persone servizi pubblici elettronici. E-stonia: l&#8217;esperienza del Tiger&#8217;s Leap Non mancano gli esempi e le buone pratiche. Nel 1996 il Presidente dell&#8217;Estonia lanciò il programma Tiger&#8217;s Leap che entrò in vigore l&#8217;anno dopo. Si trattava di un progetto di digitalizzazione del paese che partiva dalla scuole e che è arrivato ad interessare la democrazia elettronica. Dal 2005  ad oggi il Paese ha scelto i propri rappresentanti attraverso il voto elettronico  già  8 volte. Al contrario in Francia, dove in voto elettronico per le elezioni legislative è previsto dal 2012, è stato sospeso per la tornata elettorale di giugno 2017, a causa della minaccia di cyber attacchi. Anche nei Paesi Bassi il voto elettronico, introdotto nel 2007, è stato sospeso per il rischio di manipolazione dei risultati. Da tali esperienze emerge come l&#8217;e-democracy oltre che di investimenti in tecnologie digitali, abbia bisogno di formazione e di sostegno da parte delle istituzioni: la relazione invita i partiti politici a fare ampio ricorso agli strumenti digitali per favorire la trasparenza, la comunicazione e la partecipazione dei cittadini. L&#8217;e-democracy e l&#8217;Ue L&#8217;Unione europea ha già  sperimentato forme di democrazia digitale. I cittadini europei, attraverso il portale delle petizioni, hanno la possibilità  di rivolgere una petizione al Parlamento europeo;possono inoltre partecipare alle consultazioni aperte dalla Commissione per sondare il parere degli stakeholders su temi di loro interesse. Lo strumento più avanzato di e-democracy nell&#8217;Unione europea è sicuramente l&#8217;Iniziativa dei cittadini europei. Prevista dal trattato di Lisbona, riconosce a un milione di cittadini europei il diritto di rivolgere un invito alla Commissione europea a legiferare su un tema da essi ritenuto importante. Le firme possono essere raccolte sia in formato cartaceo che online. Attualmente ci sono nove iniziative registrate e aperte alla firma: sosteniamole e sperimentiamo la democrazia digitale! Leggi anche: L&#8217;Iniziativa dei cittadini europei compie tre anni Agenda digitale: l&#8217;innovazione che non avanza L&#8217;Open Government nei comuni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/05/e-democracy-il-futuro-della-democrazia-viaggia-su-internet/">E-democracy: il futuro della democrazia viaggia su Internet</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli strumenti di democrazia digitale, secondo quanto emerge dalla <strong><a href="http://www.europarl.europa.eu/news/it/news-room/20170224STO63943/l%E2%80%99e-democracy-e-l%E2%80%99ue-sfide-e-occasioni" target="_blank">relazione</a></strong>, sono particolarmente adatti a riattivare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, soprattutto quelle europee per forza di cose distanti, anche in considerazione del fatto che  &#8221; <strong>che la democrazia dovrebbe evolvere e adattarsi ai cambiamenti e alle opportunità  correlati alle nuove tecnologie e strumenti TIC,</strong> <strong>che devono essere considerati un bene comune</strong> che, laddove attuato in modo appropriato e accompagnato da un adeguato livello di informazione, potrebbe contribuire alla creazione di una democrazia più trasparente e partecipativa &#8221; .</p>
<h1>I livelli della democrazia digitale</h1>
<p>Nel rapporto si fa riferimento a tre diversi modelli di democrazia digitale:</p>
<ul>
<li><strong>e-democracy</strong>, termine con il quale ci si riferisce all&#8217;utilizzo delle tecnologie dell&#8217;informazione e delle comunicazione per permettere la partecipazione e la consultazione dei cittadini;</li>
<li><strong>e-governance</strong>, termine con il quale ci si riferisce all&#8217;utilizzo delle tecnologie della comunicazione e dell&#8217;informazione creano canali di comunicazione in grado di mettere in contatto specifici stakeholder con il mondo politico e istituzionale in modo da poter influenzare il processo decisionale;</li>
<li><strong>e-government</strong>, termine con il quale ci si riferisce all&#8217;uso delle tecnologie della comunicazione e dell&#8217;informazione nel settore pubblico. In modo particolare si riferisce alla possibilità  di offrire alle persone servizi pubblici elettronici.</li>
</ul>
<h1><strong>E-stonia: l&#8217;esperienza del Tiger&#8217;s Leap</strong></h1>
<p>Non mancano gli esempi e le buone pratiche. Nel 1996 il Presidente dell&#8217;<strong>Estonia</strong> lanciò il <strong>programma Tiger&#8217;s Leap</strong> che entrò in vigore l&#8217;anno dopo. Si trattava di un progetto di digitalizzazione del paese che partiva dalla scuole e che è arrivato ad interessare la democrazia elettronica. Dal 2005  ad oggi il Paese ha scelto i propri rappresentanti attraverso il voto elettronico  <strong><a href="http://www.vvk.ee/voting-methods-in-estonia/" target="_blank">già  8 volte</a></strong>.<br />
Al contrario in <strong>Francia</strong>, dove in voto elettronico per le elezioni legislative è previsto dal 2012, <strong>è stato sospeso per la tornata elettorale di <a href="http://www.diplomatie.gouv.fr/fr/services-aux-citoyens/droit-de-vote-et-elections-a-l-etranger/article/vote-electronique" target="_blank">giugno 2017</a></strong>, a causa della minaccia di cyber attacchi.<br />
Anche nei <strong>Paesi Bassi</strong> il voto elettronico, introdotto nel 2007, è stato sospeso per il rischio di manipolazione dei risultati.<br />
Da tali esperienze emerge come l&#8217;e-democracy oltre che di investimenti in tecnologie digitali, abbia bisogno di formazione e di sostegno da parte delle istituzioni: la relazione invita i partiti politici a fare ampio ricorso agli strumenti digitali per favorire la trasparenza, la comunicazione e la partecipazione dei cittadini.</p>
<h1>L&#8217;e-democracy e l&#8217;Ue</h1>
<p>L&#8217;Unione europea ha già  sperimentato forme di democrazia digitale. I cittadini europei, attraverso il <strong><a href="https://petiport.secure.europarl.europa.eu/petitions/it/registration/register" target="_blank">portale delle petizioni</a>,</strong> hanno la possibilità  di rivolgere una petizione al Parlamento europeo;possono inoltre partecipare alle <strong><a href="https://ec.europa.eu/info/consultations_it" target="_blank">consultazioni </a></strong>aperte dalla Commissione per sondare il parere degli stakeholders su temi di loro interesse.<br />
Lo strumento più avanzato di e-democracy nell&#8217;Unione europea è sicuramente l&#8217;<strong>Iniziativa dei cittadini europei. </strong>Prevista dal trattato di Lisbona, riconosce a un milione di cittadini europei il diritto di rivolgere un invito alla Commissione europea a legiferare su un tema da essi ritenuto importante. Le firme possono essere raccolte sia in formato cartaceo che online. <strong>Attualmente ci sono nove iniziative registrate e aperte alla firma: <a href="http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/open" target="_blank">sosteniamole e sperimentiamo la democrazia digitale!</a></strong></p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<p><a href="http://www.labsus.org/2015/04/il-futuro-dell-iniziativa-dei-cittadini-europei/" target="_blank">L&#8217;Iniziativa dei cittadini europei compie tre anni<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2014/11/agenda-digitale-linnovazione-che-non-avanza/" target="_blank">Agenda digitale: l&#8217;innovazione che non avanza<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2014/07/open-government-nei-comuni-ce-ancora-tanto-da-fare/" target="_blank">L&#8217;Open Government nei comuni</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/05/e-democracy-il-futuro-della-democrazia-viaggia-su-internet/">E-democracy: il futuro della democrazia viaggia su Internet</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Il futuro dell&#8217;Europa: scenari per l &#8216; UE a 27 verso il 2025</title>
		<link>https://www.labsus.org/2017/03/il-futuro-delleuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Cristina Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Mar 2017 21:30:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Probabilmente si tratta di una crisi istituzionale, al pari di quella che vivono gli stati nazionali, ma che desta un maggiore interesse perché l&#8217; Europa non è uno stato e la sua stessa esistenza è legata indissolubilmente al perdurare delle ragioni dello stare insieme. Il processo d&#8217;integrazione non è nuovo a queste battute d&#8217;arresto.  Come scriveva Robert Schuman &#8221; l&#8217; Europa non potrà  farsi in una sola volta, né sarà  costituita tutta insieme. Essa sorgerà  da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà  di fatto &#8221; . La stessa visione lungimirante di Altiero Spinelli e Ernesto Rossi deve fare i conti con il mutamento dello scenario interno e internazionale, ma soprattutto con i cambiamenti che hanno investito la società  europea e i suoi cittadini. Gli scenari per uscire dalla crisi Se le analisi sulle ragioni della crisi sono note e spesso condivise, diverso è il discorso sulle vie d&#8217;uscita e in questo caso il Libro Bianco lascia intravedere tutta la sua debolezza. Disegna infatti cinque scenari che pur muovendo dalla constatazione che l&#8217; Europa oggi si muove in un contesto economico e sociale profondamente trasformato, individua soluzioni che si muovono solo sul piano istituzionale e non chiamano in causa la società  europea. La scadenza è fissata al 2025 &#8211; che per inciso è anche la scadenza che ha dato il nome al movimento fondato da Yanis Varouyfakis, Diem25 &#8211; data simbolica entro la quale o si riformerà  l&#8217;Europa o il suo fallimento sarà  definitivo. Come si legge nel documento: &#8220;ogni scenario presuppone, come punto di partenza, che i 27 Stati membri procedano insieme nel loro cammino come Unione&#8220;; l&#8217;ombra della Brexit pesa su ogni valutazione e successiva decisione, cosìcome i risultati delle prossime elezioni in Francia e Germania. Scenario 1: Avanti così In questo caso, l&#8217;Unione europea si concentrerà  sull&#8217;attuazione del suo programma positivo di riforme. Questo scenario non prevede cambiamenti di rotta radicali, ma il perseguimento dei suoi obiettivi: la gestione delle frontiere, gli accordi di cooperazione rafforzata, l&#8217;ambiente, la stabilità  finanziaria e lo sviluppo sostenibile. In questo modo, &#8220;l&#8217;unità  dell&#8217;UE27 è preservata, ma può ancora essere messa alla prova qualora vi siano controversie di rilievo&#8221;. Scenario 2: Solo il Mercato unico L&#8217;Unione tornerà  a focalizzarsi sul mercato unico che, seguendo questo percorso, nel 2025 dovrebbe costituire la principale se non unica ragion d&#8217;essere. Questo è uno scenario minimo, che rischia di compromettere le tante conquiste che l&#8217;Europa ha assicurato ai cittadini in materia di ambiente, tutela dei consumatori, diritti di cittadinanza. In questo caso eventuali conflittualità  interne sarebbero risolte solo attraverso accordi bilaterali tra gli stati coinvolti. Scenario 3:  Chi vuole di più fa di più Questo è lo scenario dell&#8217; Europa a due o più velocità , che in realtà  già  esiste nei fatti nelle divisioni tra Unione europea vera e propria, zona euro, paesi Schengen, politica di vicinato, ma che in questo modo individuerebbe un gruppo di paesi intenzionati a procedere nel processo di integrazione. Se questa soluzione sulla carta sembra la più praticabile, presenta grandi perplessità  su come gestire i diversi livelli sul piano istituzionale., Scenario 4:  Fare meno in modo più efficiente Secondo questo scenario,  l&#8217;Unione europea si dovrebbe concentrare sul produrre risultati maggiori in tempi più rapidi in alcuni settori, intervenendo meno in altri. Questo potrebbe riguardare la gestione centralizzata delle frontiere esterne, lasciando però agli stati membri un maggiore margine di autonomia in settori in cui la presenza dell&#8217;Ue è attualmente percepita come invasiva. &#8220;In definitiva, una suddivisione più chiara delle responsabilità  aiuta i cittadini europei a comprendere meglio ciò che viene gestito a livello dell&#8217;UE27, a livello nazionale e a livello regionale. I diritti riconosciuti ai cittadini dalla normativa dell&#8217;UE sono rafforzati in settore in cui scegliamo di fare di più e ridotti in altri&#8220;. Scenario 5:  Fare molto di più insieme Secondo questo percorso, l&#8217;Unione europea dovrebbe decidere di fare molto di più insieme in tutte le aree politiche: gli Stati membri scelgono di condividere in misura maggiore poteri, risorse e processi decisionali in tutti gli ambiti. Questo scenario comporta la necessità  di maggiore integrazione in quasi tutti i settori &#8211; secondo la formula &#8220;più Europa&#8221; &#8211; contraddicendo le tante richieste di recupero di sovranità  da parte degli Stati. Quale futuro? E&#8217; interessante sottolineare che la parola &#8220;democrazia&#8221; compare solo tre volte nel documento.  Al tempo stesso ci si preoccupa di illustrare il percorso che ha condotto al Libro bianco e le tappe istituzionali successive, piuttosto che di dare la parola ai cittadini europei per sondare quali siano le loro aspettative. Gli scenari sono presentati come alternativi ed equivalenti sul piano delle soluzioni che sono in grado di offrire, fermo restando che alcuni implicano il declino del processo di integrazione; di fatto alcuni scenari segnerebbero l&#8217;avvio della procedura di spegnimento della macchina europea. Non è in questi scenari che va individuato il futuro dell&#8217;Europa, ma nella sua società , in quell&#8217;Europa di fatto unita nella cultura materiale che accomuna le giovani generazioni, i cittadini mobili e quanti guardano al suo spazio come un luogo in cui vivere. Un&#8217; &#8220;Europa di confine&#8221;, visionaria e coraggiosa, non prigioniera di quelle paure che hanno già  prodotto danni, archiviati troppo in fretta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/03/il-futuro-delleuropa/">Il futuro dell&#8217;Europa: scenari per l &#8216; UE a 27 verso il 2025</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Probabilmente si tratta di una crisi istituzionale, al pari di quella che vivono gli stati nazionali, ma che desta un maggiore interesse perché l&#8217; Europa non è uno stato e la sua stessa esistenza è legata indissolubilmente al perdurare delle ragioni dello stare insieme. Il processo d&#8217;integrazione non è nuovo a queste battute d&#8217;arresto.  Come scriveva <span style="color: #800000;">Robert Schuman</span>  &#8221; l&#8217; Europa non potrà  farsi in una sola volta, né sarà  costituita tutta insieme. Essa sorgerà  da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà  di fatto &#8221; . La stessa visione lungimirante di <span style="color: #800000;">Altiero Spinelli</span> e <span style="color: #800000;">Ernesto Rossi</span> deve fare i conti con il mutamento dello scenario interno e internazionale, ma soprattutto con i cambiamenti che hanno investito la società  europea e i suoi cittadini.</p>
<h1>Gli scenari per uscire dalla crisi</h1>
<p>Se le analisi sulle ragioni della crisi sono note e spesso condivise, diverso è il discorso sulle vie d&#8217;uscita e in questo caso il <a href="https://ec.europa.eu/commission/white-paper-future-europe-reflections-and-scenarios-eu27_it" target="_blank">Libro Bianco</a> lascia intravedere tutta la sua debolezza. Disegna infatti cinque scenari che pur muovendo dalla constatazione che l&#8217; Europa oggi si muove in un contesto economico e sociale profondamente trasformato, individua soluzioni che si muovono solo sul piano istituzionale e non chiamano in causa la società  europea. La scadenza è fissata al 2025 &#8211; che per inciso è anche la scadenza che ha dato il nome al movimento fondato da <span style="color: #800000;">Yanis Varouyfakis</span>, <a href="https://diem25.org/home-it/" target="_blank"><strong>Diem25</strong> </a>&#8211; data simbolica entro la quale o si riformerà  l&#8217;Europa o il suo fallimento sarà  definitivo. Come si legge nel documento: &#8220;<strong>ogni scenario presuppone, come punto di partenza, che i 27 Stati membri procedano insieme nel loro cammino come Unione</strong>&#8220;; l&#8217;ombra della Brexit pesa su ogni valutazione e successiva decisione, cosìcome i risultati delle prossime elezioni in Francia e Germania.</p>
<p><em>Scenario 1: Avanti così<br />
</em>In questo caso, l&#8217;Unione europea si concentrerà  sull&#8217;attuazione del suo programma positivo di riforme.<strong> Questo scenario non prevede cambiamenti di rotta radicali, ma il perseguimento dei suoi obiettivi</strong>: la gestione delle frontiere, gli accordi di cooperazione rafforzata, l&#8217;ambiente, la stabilità  finanziaria e lo sviluppo sostenibile. In questo modo, &#8220;l&#8217;unità  dell&#8217;UE27 è preservata, ma può ancora essere messa alla prova qualora vi siano controversie di rilievo&#8221;.</p>
<p><em>Scenario 2: Solo il Mercato unico<br />
</em><strong>L&#8217;Unione tornerà  a focalizzarsi sul mercato unico che, seguendo questo percorso, nel 2025 dovrebbe costituire la principale se non unica ragion d&#8217;essere</strong>. Questo è uno scenario minimo, che rischia di compromettere le tante conquiste che l&#8217;Europa ha assicurato ai cittadini in materia di ambiente, tutela dei consumatori, diritti di cittadinanza. In questo caso eventuali conflittualità  interne sarebbero risolte solo attraverso accordi bilaterali tra gli stati coinvolti.</p>
<p><em>Scenario 3:  Chi vuole di più fa di più<br />
</em><strong>Questo è lo scenario dell&#8217; Europa a due o più velocità </strong>, che in realtà  già  esiste nei fatti nelle divisioni tra Unione europea vera e propria, zona euro, paesi Schengen, politica di vicinato, ma che in questo modo individuerebbe un gruppo di paesi intenzionati a procedere nel processo di integrazione. Se questa soluzione sulla carta sembra la più praticabile, presenta grandi perplessità  su come gestire i diversi livelli sul piano istituzionale.,</p>
<p><em>Scenario 4:  Fare meno in modo più efficiente<br />
</em>Secondo questo scenario,  l&#8217;Unione europea si dovrebbe concentrare sul produrre risultati maggiori in tempi più rapidi in alcuni settori, intervenendo meno in altri. Questo potrebbe riguardare la gestione centralizzata delle frontiere esterne, lasciando però agli stati membri un maggiore margine di autonomia in settori in cui la presenza dell&#8217;Ue è attualmente percepita come invasiva. &#8220;<strong>In definitiva, una suddivisione più chiara delle responsabilità  aiuta i cittadini europei a comprendere meglio ciò che viene gestito a livello dell&#8217;UE27, a livello nazionale e a livello regionale. I diritti riconosciuti ai cittadini dalla normativa dell&#8217;UE sono rafforzati in settore in cui scegliamo di fare di più e ridotti in altri</strong>&#8220;.</p>
<p><em>Scenario 5:  Fare molto di più insieme<br />
</em>Secondo questo percorso, l&#8217;Unione europea dovrebbe decidere di fare molto di più insieme in tutte le aree politiche: gli Stati membri scelgono di condividere in misura maggiore poteri, risorse e processi decisionali in tutti gli ambiti. <strong>Questo scenario comporta la necessità  di maggiore integrazione in quasi tutti i settori &#8211; secondo la formula &#8220;più Europa&#8221; &#8211;</strong> contraddicendo le tante richieste di recupero di sovranità  da parte degli Stati.</p>
<h1>Quale futuro?</h1>
<p><strong> E&#8217;  interessante sottolineare che la parola &#8220;democrazia&#8221; compare solo tre volte nel documento.  </strong>Al tempo stesso ci si preoccupa di illustrare il percorso che ha condotto al Libro bianco e le tappe istituzionali successive, piuttosto che di dare la parola ai cittadini europei per sondare quali siano le loro aspettative. Gli scenari sono presentati come alternativi ed equivalenti sul piano delle soluzioni che sono in grado di offrire, fermo restando che alcuni implicano il declino del processo di integrazione; di fatto alcuni scenari segnerebbero l&#8217;avvio della procedura di spegnimento della macchina europea.<br />
<strong>Non è in questi scenari che va individuato il futuro dell&#8217;Europa, ma nella sua società , in quell&#8217;Europa di fatto unita nella cultura materiale che accomuna le giovani generazioni, i cittadini mobili e quanti guardano al suo spazio come un luogo in cui vivere. </strong>Un&#8217; &#8220;Europa di confine&#8221;, visionaria e coraggiosa, non prigioniera di quelle paure che hanno già  prodotto danni, archiviati troppo in fretta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/03/il-futuro-delleuropa/">Il futuro dell&#8217;Europa: scenari per l &#8216; UE a 27 verso il 2025</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Natale di solidarietà </title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/12/natale-di-solidarieta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Cristina Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2016 21:28:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=41786</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo Marcel Mauss le caratteristiche fondamentali del dono sono tre: &#8221; dare, ricevere, ricambiare &#8221; ed è cosìche il dono crea legami, relazioni, contribuendo alla solidità  del corpo sociale. Ma nella società  dei consumi, che ha spogliato i doni della loro dimensione rituale per consegnarla a quella dell&#8217;obbligatorietà , sono spesso concepiti come un dovere oneroso e frustrante. Si può provare ad uscire da questo vicolo cieco e andare in un&#8217;altra direzione, che coniughi il dono con la solidarietà . La crisi economica e le vicende internazionali aiutano la diffusione di uno spirito solidale, ma ci auguriamo anche che si stia diffondendo una sensibilità  nuova, meno incline ad assecondare le sirene del consumismo e dello spreco. Ecco alcune idee regalo: forse non incontreranno i gusti di tutti, ma per chi ha già  tutto possono andare bene! Pacchetti regalo Ormai già  da anni le organizzazioni internazionali e le grandi ong sono attive in questo settore, offrendo un ventaglio di idee regalo fuori dagli schemi. Unicef, Medici senza frontiere, ActionAid, offrono la possibilità  di fare donazioni sotto forma di &#8221; pacchetti regalo &#8221; personalizzati: un non-regalo che gratifica chi lo fa, chi lo riceve &#8211; magari attraverso l&#8217;ausilio di una mail sonora &#8211; e chi ne beneficerà  in un luogo lontano da noi. Ci sono anche idee regalo più tradizionali. Particolarmente ricco il catalogo di Emergency,  CESVI, Altromercato, Legambiente, WWF  che offrono idee regalo per adulti e bambini che vanno dall&#8217;abbigliamento all&#8217;oggettistica, dal cibo alla cosmetica&#8230;.naturalmente bio. Regala il tuo tempo Si può anche regalare il proprio tempo per metterlo a disposizione di iniziative solidali. La Comunità  di Sant&#8217;Egidio dal 1982 organizza il pranzo di Natale per le persone povere nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, ma anche vendite di beneficienza, pacchi dono di solidarietà , mercatini di Natale che hanno bisogno di volontari per l&#8217;allestimento. Il Rigiocattolo, è l&#8217;iniziativa delle scuole della pace della Comunità  per sostenere progetti di solidarietà  con la vendita di giocattoli usati. L&#8217;iniziativa ha anche un elevato valore ecologico, visto che si basa sul riciclo dei giocattoli. Chi non ha desiderato sostituirsi a Babbo Natale e incartare pacchetti regalo? La sezione giovani del Centro Servizi per il Volontariato di Milano offre sul suo sito alla sezione &#8221; Speciale banchetti &#8221; una serie di proposte di volontariato &#8221; occasionale &#8221; nella città  di Milano nei giorni che precedono le festività : volontari che si offrono di incartare i nostri regali nei grandi centri di distribuzione in cambio di un&#8217;offerta. Un terremoto di solidarietà  Quest&#8217;anno c&#8217;è un&#8217;opportunità  in più per scegliere un regalo solidale. Il terremoto nel centro Italia ha messo in ginocchio attività  produttive e commerciali che rappresentano il fiore all&#8217;occhiello della produzione italiana. Si tratta di aziende attive nel settore alimentare che hanno perso la loro sede, ma intendono ripartire dal loro lavoro. Il sito di Valnerina online, gestito da un&#8217;associazione che a sua volta ha registrato la distruzione della sua sede, offre un lungo elenco di aziende presso le quali comprare i prodotti di Norcia, Amatrice, Cascia, Preci. Lo stesso si può fare sul sito #Amatricevive, grazie ad un elenco di aziende attive sul territorio. Sul sito Prodotti di Norcia, gli ordini sono già  cosìnumerosi che è possibile acquistare un coupon con consegna differita &#8230; e aspettare il regalo alla Befana! Infine, comunque abbiate scelto i vostri regali, non dimenticate di riciclare gli imballaggi!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/12/natale-di-solidarieta/">Natale di solidarietà </a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo <span style="color: #800000;">Marcel Mauss</span> le caratteristiche fondamentali del dono sono tre: <strong> &#8221; dare, ricevere, ricambiare &#8221; </strong> ed è cosìche il dono crea legami, relazioni, contribuendo alla solidità  del corpo sociale.<br />
Ma nella società  dei consumi, che ha spogliato i doni della loro dimensione rituale per consegnarla a quella dell&#8217;obbligatorietà , sono spesso concepiti come un dovere oneroso e frustrante.<br />
Si può provare ad uscire da questo vicolo cieco e andare in un&#8217;altra direzione, che coniughi il dono con la solidarietà . La crisi economica e le vicende internazionali aiutano la diffusione di uno spirito solidale, ma ci auguriamo anche che si stia diffondendo una sensibilità  nuova, meno incline ad assecondare le sirene del consumismo e dello spreco.<br />
<strong>Ecco alcune idee regalo: forse non incontreranno i gusti di tutti, ma per chi ha già  tutto possono andare bene!</strong></p>
<h1><strong>Pacchetti regalo</strong></h1>
<p>Ormai già  da anni le organizzazioni internazionali e le grandi ong sono attive in questo settore, offrendo un ventaglio di idee regalo fuori dagli schemi.<br />
<strong><a href="http://regali.unicef.it/" target="_blank">Unicef</a></strong>, <strong><a href="http://bottegasolidale.medicisenzafrontiere.it/" target="_blank">Medici senza frontiere</a></strong>, <strong><a href="http://www.regaliperunsogno.it/regali-per-un-sogno.html?gclid=CPClhtTf-tACFVYo0wodfvwMdA" target="_blank">ActionAid</a></strong>, offrono la possibilità  di fare donazioni sotto forma di  &#8221; pacchetti regalo &#8221;  personalizzati: un non-regalo che gratifica chi lo fa, chi lo riceve &#8211; magari attraverso l&#8217;ausilio di una mail sonora &#8211; e chi ne beneficerà  in un luogo lontano da noi.<br />
Ci sono anche idee regalo più tradizionali. Particolarmente ricco il catalogo di <strong><a href="http://www.nataleperemergency.it/customer/search.php?in_category=4" target="_blank">Emergency</a>,  </strong><strong><a href="http://regalisolidali.cesvi.org/regali-solidali-natale#half" target="_blank">CESVI</a>, <a href="http://www.altromercato.it/it_it/" target="_blank">Altromercato</a>,<a href="http://econatale.legambiente.it/?utm_source=legambiente&amp;utm_medium=banner&amp;utm_campaign=econatale" target="_blank"> Legambiente</a>,<a href="http://www.wwf.it/" target="_blank"> WWF</a>  </strong>che offrono idee regalo per adulti e bambini che vanno dall&#8217;abbigliamento all&#8217;oggettistica, dal cibo alla cosmetica&#8230;.naturalmente bio.</p>
<h1><strong>Regala il tuo tempo</strong></h1>
<p>Si può anche regalare il proprio tempo per metterlo a disposizione di iniziative solidali.<br />
La <strong>Comunità  di Sant&#8217;Egidio</strong> dal 1982 organizza il <strong><a href="http://www.santegidio.org/pageID/35/langID/it/Il-pranzo-di-Natale.html" target="_blank">pranzo di Natale</a></strong> per le persone povere nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, ma anche <strong>vendite di beneficienza</strong>, <strong>pacchi dono di solidarietà </strong>,<strong> mercatini di Natale</strong> che hanno bisogno di volontari per l&#8217;allestimento. Il <strong><a href="http://www.santegidio.org/pageID/3/langID/it/itemID/18892/E--arrivato-il-Rigiocattolo-2016-Dall-ecologia-alla-solidariet%C3%A0-anche-i-bambini-aiutano-l-Africa.html" target="_blank">Rigiocattolo</a></strong>, è l&#8217;iniziativa delle scuole della pace della Comunità  per sostenere progetti di solidarietà  con la vendita di giocattoli usati. L&#8217;iniziativa ha anche un elevato valore ecologico, visto che si basa sul riciclo dei giocattoli.<br />
Chi non ha desiderato sostituirsi a Babbo Natale e incartare pacchetti regalo? La sezione giovani del <strong><a href="http://www.mylightup.it/speciale-banchetti/?gclid=CIKFi6vf-tACFRHgGwod8UYIYA" target="_blank">Centro Servizi per il Volontariato</a></strong> di Milano offre sul suo sito alla sezione <strong> &#8221; Speciale banchetti &#8221; </strong> una serie di proposte di volontariato  &#8221; occasionale &#8221;  nella città  di Milano nei giorni che precedono le festività : volontari che si offrono di incartare i nostri regali nei grandi centri di distribuzione in cambio di un&#8217;offerta.</p>
<h1><strong>Un terremoto di solidarietà </strong></h1>
<p>Quest&#8217;anno c&#8217;è un&#8217;opportunità  in più per scegliere un regalo solidale. <strong>Il terremoto nel centro Italia ha messo in ginocchio attività  produttive e commerciali che rappresentano il fiore all&#8217;occhiello della produzione italiana</strong>. Si tratta di aziende attive nel settore alimentare che hanno perso la loro sede, ma intendono ripartire dal loro lavoro.<br />
Il sito di <strong><a href="http://www.valnerinaonline.it/notizia/NORCIA/15257/Dove_comprare_i_prodotti_di_Norcia_per_aiutare_i_terremotati.html" target="_blank">Valnerina online</a></strong>, gestito da un&#8217;associazione che a sua volta ha registrato la distruzione della sua sede, offre un lungo elenco di aziende presso le quali comprare i prodotti di Norcia, Amatrice, Cascia, Preci. Lo stesso si può fare sul sito <strong><a href="http://www.amatricevive.it/" target="_blank">#Amatricevive</a></strong>, grazie ad un elenco di aziende attive sul territorio. Sul sito <strong><a href="http://www.prodottidinorcia.it" target="_blank">Prodotti di Norcia</a></strong>, gli ordini sono già  cosìnumerosi che è possibile acquistare un coupon con consegna differita &#8230; e aspettare il regalo alla Befana!<br />
<strong>Infine, comunque abbiate scelto i vostri regali, non dimenticate di riciclare gli imballaggi!</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/12/natale-di-solidarieta/">Natale di solidarietà </a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>La protezione internazionale in Italia</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/11/la-protezione-internazionale-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Cristina Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Nov 2016 11:19:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[StranItalia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 51 percento dei rifugiati sono minori e sono 98.400 le domande di asilo di minori non accompagnati o separati dai genitori. Afghanistan, Eritrea, Siria e Somalia sono i principali paesi di provenienza e Turchia, Pakistan e Libano si collocano ai primi posti nella classifica dei paesi di accoglienza. Numeri elevati che evidenziano il cambiamento strutturale nell&#8217;ambito di un fenomeno come quello migratorio, da sempre caratterizzato da una estrema variabilità . Alle ragioni economiche si aggiungono altri fattori determinanti: carestie, cambiamenti climatici (il Bangladesh da anni sta sprofondando sotto il livello del mare), conflitti, terrorismo sono all&#8217;origine di questi spostamenti di massa. Come si legge nel Rapporto, nel corso del 2015 in Europa sono state presentate 1.393.350 domande di protezione internazionale, di cui il 94,9 percento nei 28 Paesi membri dell&#8217;Unione europea. La Germania è al primo posto, coprendo da sola il 36 percento delle domande presentate nell&#8217;UE, seguita a notevole distanza da Ungheria (13,4 percento) e Svezia(12,3 percento). Non tutte le domande ottengono il riconoscimento della protezione internazionale:   a fronte di  776.160 decisioni da parte dell&#8217;Unione Europea solo il 43 percento (333.205) ha portato al riconoscimento di una forma di protezione internazionale. L&#8217;Italia: porta meridionale dell&#8217;Europa Nel 2015 in Italia sono sbarcate 153.842 persone, il 10,7 percento dei quali è costituito da minori. Il punto di partenza è la Libia, ma i paesi di provenienza sono: Eritrea, Nigeria, Somalia, Sudan. Sempre nel 2015 le domande di protezione internazionale presentate in Italia sono state 83.970; nei primi sei mesi del 2016 53.729 con un incremento del 64 percento rispetto allo stesso periodo del 2015. Nel caso italiano, la novità  rispetto agli anni precedenti è data dall&#8217;incremento dei dinieghi (circa il 60%) pronunciati dalle Commissioni territoriali competenti sulle istanze per il riconoscimento della protezione internazionale o umanitaria. L&#8217;accoglienza oltre l&#8217;emergenza Le strutture di accoglienza, dopo una fase emergenziale, sembrano acquisire una loro funzionalità . Si va dai CPSA, CDA, CARA, CIE in alcuni casi tristemente noti per le condizioni di vita in cui i richiedenti asilo vengono a trovarsi anche per periodi superiori a quelli previsti dalla legge. Lo Sprar costituisce un esempio di buone pratiche di accoglienza. Lo Sprar è il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), costituito dalla  rete degli enti locali  che, realizzano progetti di accoglienza integrata accedendo al fondo nazionale per le politiche e i servizi dell&#8217;asilo. Lazio e Sicilia ospitano il maggior numero di rifugiati in questi centri (rispettivamente il 22,4 percento e 20,1 percento). Nel 2015 i progetti finanziati dal Fondo nazionale perle politiche e i servizi dell&#8217;asilo (FNPSA) per il Sistema di protezione richidenti asilo e rifugiati (SPRAR) sono stati 430 (per complessivi 21.613 posti in accoglienza). L&#8217;obiettivo della rete Sprar è quello di andare oltre la prima accoglienza e di dare forma a percorsi di inserimento dei rifugiati, che li pongano di fatto nelle condizioni di provvedere autonomamente a se stessi. Nel Rapporto non mancano le storie di vita, casi di percorsi di integrazione di successo, come le a le donne rifugiate che a Canicattini Bagni riqualificano un&#8217;area della città  attraverso l&#8217;iniziativa &#8221; Adotta un&#8217;aiuola &#8221; o le opere d&#8217;arte scolpite nella pietra da Sadiq Alizada, rifugiato afghano. Il lavoro e l&#8217;impegno in pratiche di cittadinanza attiva sembrano essere lo strumento migliore per evitare la degenerazione di situazioni a rischio. Come ricordato nel Rapporto, gli scandali degli ultimi anni non possono oscurare il lavoro svolto, specialmente sul piano culturale, dal  terzo settore che, in collaborazione con lo Sprar, le Istituzioni e gli enti locali assicura da anni la sostenibilità  del sistema di accoglienza. C&#8217;è sempre un&#8217;alternativa: i corridoi umanitari E&#8217; questo il caso dell&#8217;esperimento dei corridoi umanitari  dai paesi in guerra. In Italia, un  progetto  realizzato grazie all&#8217;accordo tra la  Comunità  di Sant&#8217;Egidio, la  Federazione delle  Chiese evangeliche italiane  e la  Tavola valdese  da una parte, e il  Ministero degli Esteri  e quello dell&#8217;Interno  dall&#8217;altra, ha già  consentito a circa mille profughi di giungere nel nostro Paese con visti rilasciati dall&#8217;Ambasciata italiana per &#8221; motivi umanitari &#8221; . Il progetto prevede l&#8217;ingresso in Italia di profughi in condizioni di &#8221; vulnerabilità  &#8221; come donne sole con bambini, anziani, persone affette da disabilità  o serie patologie, e soggetti riconosciuti dall&#8217;UNHCR come rifugiati;  le spese per il viaggio e l&#8217;ospitalità  saranno sostenute dalle stesse associazioni. Si tratta di una buona pratica, che evidenzia come anche in quelle che sembrano essere situazioni al limite, esiste un&#8217;alternativa rispettosa della sicurezza e della dignità  umana.   LEGGI ANCHE: Accoglienza in Comune: l&#8217;Atlante Sprar 2015 OIM: Rapporto Mondiale sulla Migrazione 2015 Rapporto sulla protezione internazionale 2015</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/11/la-protezione-internazionale-in-italia/">La protezione internazionale in Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 51 percento dei rifugiati sono minori e sono 98.400 le domande di asilo di minori non accompagnati o separati dai genitori. <strong>Afghanistan, Eritrea, Siria e Somalia</strong> sono i principali paesi di provenienza e <strong>Turchia, Pakistan e Libano si collocano ai primi posti nella classifica dei paesi di accoglienza</strong>.<br />
Numeri elevati che evidenziano il cambiamento strutturale nell&#8217;ambito di un fenomeno come quello migratorio, da sempre caratterizzato da una estrema variabilità . Alle ragioni economiche si aggiungono altri fattori determinanti: carestie, cambiamenti climatici (il Bangladesh da anni sta sprofondando sotto il livello del mare), conflitti, terrorismo sono all&#8217;origine di questi spostamenti di massa.<br />
Come si legge nel Rapporto, nel corso del 2015 in Europa sono state presentate 1.393.350 domande di protezione internazionale, di cui il 94,9 percento nei 28 Paesi membri dell&#8217;Unione europea. La Germania è al primo posto, coprendo da sola il 36 percento delle domande presentate nell&#8217;UE, seguita a notevole distanza da Ungheria (13,4 percento) e Svezia(12,3 percento). Non tutte le domande ottengono il riconoscimento della protezione internazionale:   a fronte di   776.160 decisioni da parte dell&#8217;Unione Europea solo il 43 percento (333.205) ha portato al riconoscimento di una forma di protezione internazionale.</p>
<h1 style="text-align: justify;">L&#8217;Italia: porta meridionale dell&#8217;Europa</h1>
<p style="text-align: justify;">Nel 2015 in <strong>Italia sono sbarcate 153.842 persone</strong>, il 10,7 percento dei quali è costituito da minori. Il punto di partenza è la Libia, ma i paesi di provenienza sono: <strong>Eritrea, Nigeria, Somalia, Sudan</strong>.<br />
Sempre nel 2015 le domande di protezione internazionale presentate in Italia sono state 83.970; nei primi sei mesi del 2016 53.729 con un incremento del 64 percento rispetto allo stesso periodo del 2015.<br />
Nel caso italiano, la novità  rispetto agli anni precedenti è data dall&#8217;incremento dei dinieghi (circa il 60%) pronunciati dalle Commissioni territoriali competenti sulle istanze per il riconoscimento della protezione internazionale o umanitaria.</p>
<h1 style="text-align: justify;">L&#8217;accoglienza oltre l&#8217;emergenza</h1>
<p style="text-align: justify;">Le <strong>strutture di accoglienza</strong>, dopo una fase emergenziale, sembrano acquisire una loro funzionalità . Si va dai <strong>CPSA, CDA, CARA, CIE</strong> in alcuni casi tristemente noti per le condizioni di vita in cui i richiedenti asilo vengono a trovarsi anche per periodi superiori a quelli previsti dalla legge.<br />
Lo <strong>Sprar</strong> costituisce un esempio di buone pratiche di accoglienza. Lo Sprar è il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), costituito dalla  <a href="http://www.sprar.eu/images/roll-up_rete_Enti_Locali.pdf">rete degli enti locali</a>  che, realizzano progetti di accoglienza integrata accedendo al fondo nazionale per le politiche e i servizi dell&#8217;asilo. Lazio e Sicilia ospitano il maggior numero di rifugiati in questi centri (rispettivamente il 22,4 percento e 20,1 percento).<br />
Nel 2015 i progetti finanziati dal Fondo nazionale perle politiche e i servizi dell&#8217;asilo (FNPSA) per il Sistema di protezione richidenti asilo e rifugiati (SPRAR) sono stati 430 (per complessivi 21.613 posti in accoglienza). L&#8217;obiettivo della rete Sprar è quello di andare oltre la prima accoglienza e di dare forma a percorsi di inserimento dei rifugiati, che li pongano di fatto nelle condizioni di provvedere autonomamente a se stessi.<br />
Nel Rapporto non mancano le storie di vita, casi di percorsi di integrazione di successo, come le a <strong>le donne rifugiate che a Canicattini Bagni</strong> riqualificano un&#8217;area della città  attraverso l&#8217;iniziativa  &#8221; Adotta un&#8217;aiuola &#8221;  o le opere d&#8217;arte scolpite nella pietra da <strong>Sadiq Alizada</strong>, rifugiato afghano. Il <strong><a href="http://www.labsus.org/2016/09/refugeeswork-lintegrazione-attraverso-il-lavoro-autonomo-dei-rifugiati/" target="_blank">lavoro</a></strong> e l&#8217;impegno in <strong><a href="http://www.labsus.org/2015/10/a-trento-i-profughi-non-solo-ospiti-ma-cittadini-attivi/" target="_blank">pratiche di cittadinanza attiva</a></strong> sembrano essere lo strumento migliore per evitare la degenerazione di situazioni a rischio.<br />
Come ricordato nel Rapporto, gli scandali degli ultimi anni non possono oscurare il lavoro svolto, specialmente sul piano culturale, dal   terzo settore che, in collaborazione con lo Sprar, le Istituzioni e gli enti locali assicura da anni la sostenibilità  del sistema di accoglienza.</p>
<h1 style="text-align: justify;">C&#8217;è sempre un&#8217;alternativa: i corridoi umanitari</h1>
<p style="text-align: justify;"> E&#8217;  questo il caso dell&#8217;esperimento dei <strong>corridoi umanitari</strong>  dai paesi in guerra. In Italia, un<a href="http://www.labsus.org/2016/01/cittadini-rifugiati-immigrati/" target="_blank">  <strong>progetto</strong>  </a>realizzato grazie all&#8217;accordo tra la  <strong>Comunità  di Sant&#8217;Egidio</strong>, la  <strong>Federazione delle  Chiese evangeliche italiane</strong>  e la  <strong>Tavola valdese  </strong>da una parte, e il  <strong>Ministero degli Esteri</strong>  <strong>e quello dell&#8217;Interno</strong>  dall&#8217;altra, ha già  consentito a circa mille profughi di giungere nel nostro Paese con visti rilasciati dall&#8217;Ambasciata italiana per  &#8221; motivi umanitari &#8221; . Il progetto prevede l&#8217;ingresso in Italia di profughi in condizioni di  &#8221; vulnerabilità  &#8221;  come donne sole con bambini, anziani, persone affette da disabilità  o serie patologie, e soggetti riconosciuti dall&#8217;UNHCR come rifugiati;  le spese per il viaggio e l&#8217;ospitalità  saranno sostenute dalle stesse associazioni. <strong>Si tratta di una buona pratica, che evidenzia come anche in quelle che sembrano essere situazioni al limite, esiste un&#8217;alternativa rispettosa della sicurezza e della dignità  umana.  </strong></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<p><a href="http://www.labsus.org/2016/07/accoglienza-in-comune-atlante-sprar-2015/" target="_blank">Accoglienza in Comune: l&#8217;Atlante Sprar 2015<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2015/11/oim-rapporto-mondiale-migrazione-2015/" target="_blank">OIM: Rapporto Mondiale sulla Migrazione 2015<br />
</a><a href="http://www.labsus.org/2015/10/rapporto-sulla-protezione-internazionale-2015/" target="_blank">Rapporto sulla protezione internazionale 2015</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/11/la-protezione-internazionale-in-italia/">La protezione internazionale in Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Filiera Sporca</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/09/filiera-sporca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Cristina Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2016 14:24:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Impresa sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica è stata più volte attirata sul fenomeno del caporalato, questo costituisce solo un anello di una catena ben più articolata. Come emerge dal Secondo Rapporto 2016, presentato nel corso dell&#8217;Estate, la filiera del settore agroalimentare è composta da molti intermediari e si articola in diversi livelli: migranti, braccianti italiani sottopagati, manodopera minorile sono coinvolti ai livelli inferiori della filiera sotto il controllo di intermediari che si muovono in una zona grigia, dove i controlli sono scarsi e gli abusi quotidiani. La filiera sporca Tra le tante zone d&#8217;ombra, il Rapporto denuncia come i richiedenti asilo del Cara di Mineo &#8211; che con circa quattromila ospiti, è uno dei centri per rifugiati più grandi d&#8217;Europa &#8211; ogni giorno si rechino nei campi a raccogliere le arance. L&#8217;arrivo massiccio di agrumi a basso costo dai paesi del Nord Africa a seguito della stipula di accordi di libero scambio con questi paesi, ha messo in crisi il settore, costringendo gli imprenditori a vendere il prodotto italiano alle industrie della trasformazione, con ricavi inferiori al previsto. In questi casi, l&#8217;unico modo per difendersi è stato individuato nella riduzione dei costi della manodopera attraverso pratiche &#8220;lavoro grigio&#8221;, primo fra tutti il sistema dei voucher, utilizzati per retribuire legalmente solo alcune ore e il resto in nero. Le etichettature trasparenti Non mancano le iniziative che sono state messe in atto da supermercati e multinazionali per rendere più trasparente la filiera. Un passaggio fondamentale sono le etichettature trasparenti, in grado di mostrare per intero a chi compra, la fotografia del percorso attraversato dai campi alla tavola. Pur tra mille difficoltà  burocratiche e resistenze da parte della grande distribuzione non mancano le buone pratiche. Alce Nero  ha adottato l&#8217;etichetta narrante, inventata da Slow Food per descrivere i presidi di cibo genuino legato al territorio; nelle etichette dei prodotti    AltroMercato, vengono indicati la modalità  di coltivazione, e le caratteristiche della varietà  per gli ingredienti principali, il nome dei singoli produttori nel caso di prodotti che non contengano molti ingredienti. Nella grande distribuzione  Coop con la campagna &#8221; Buoni e giusti &#8221;  ha cercato di porsi in linea con queste esperienze. Il fenomeno necessita però di interventi normativi più rigorosi: le aziende si devono impegnare a rendere pubblica la lista dei fornitori per permettere ai consumatori di risalire ai produttori. A questo proposito, non sono mancate le iniziative parlamentari, anche sotto la pressione della campagna FilieraSporca, prima fra tutte la riforma del codice antimafia, attualmente al Senato, che prevede, tra le altre misure, la confisca e la responsabilità  in solido per le aziende che sfruttano i lavoratori nei campi tramite il caporalato. Migrazioni, crisi economica, mercato del lavoro sono temi che si incrociano nel cibo che arriva sulle nostre tavole: sempre più  la qualità  di ciò che mangiamo passa anche attraverso il modo in cui è stato prodotto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/09/filiera-sporca/">Filiera Sporca</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica è stata più volte attirata sul fenomeno del caporalato, questo costituisce solo un anello di una catena ben più articolata. Come emerge dal <strong>Secondo Rapporto 2016,</strong> presentato nel corso dell&#8217;Estate, la filiera del settore agroalimentare è composta da molti intermediari e si articola in diversi livelli: <strong>migranti, braccianti italiani sottopagati, manodopera minorile sono coinvolti ai livelli inferiori della filiera</strong> sotto il controllo di intermediari che si muovono in una zona grigia, dove i controlli sono scarsi e gli abusi quotidiani.</p>
<h1>La filiera sporca</h1>
<p>Tra le tante zone d&#8217;ombra, il Rapporto denuncia come<strong> i richiedenti asilo del Cara di Mineo</strong> &#8211; che con circa quattromila ospiti, è uno dei centri per rifugiati più grandi d&#8217;Europa &#8211; ogni giorno si rechino nei campi a raccogliere le arance.<br />
L&#8217;arrivo massiccio di agrumi a basso costo dai paesi del Nord Africa a seguito della stipula di accordi di libero scambio con questi paesi, ha messo in crisi il settore, costringendo gli imprenditori a vendere il prodotto italiano alle industrie della trasformazione, con ricavi inferiori al previsto.<br />
In questi casi, <strong>l&#8217;unico modo per difendersi è stato individuato nella riduzione dei costi della manodopera attraverso pratiche &#8220;lavoro grigio&#8221;, primo fra tutti il sistema dei voucher, utilizzati per retribuire legalmente solo alcune ore e il resto in nero.</strong></p>
<h1><strong>Le etichettature trasparenti</strong></h1>
<p>Non mancano le iniziative che sono state messe in atto da supermercati e multinazionali per rendere più trasparente la filiera. Un passaggio fondamentale sono le<strong> etichettature trasparenti</strong>, in grado di mostrare per intero a chi compra, la fotografia del percorso attraversato dai campi alla tavola. Pur tra mille difficoltà  burocratiche e resistenze da parte della grande distribuzione non mancano le buone pratiche.<strong> <a href="http://www.alcenero.com/" target="_blank">Alce Nero</a>  </strong>ha adottato <strong>l&#8217;etichetta narrante</strong>, inventata da <strong><a href="http://www.slowfood.it/" target="_blank">Slow Food</a></strong> per descrivere i presidi di cibo genuino legato al territorio; nelle etichette dei prodotti  <strong><a href="http://www.altromercato.it/it_it/" target="_blank">  AltroMercato</a></strong>, vengono indicati la modalità  di coltivazione, e le caratteristiche della varietà  per gli ingredienti principali, il nome dei singoli produttori nel caso di prodotti che non contengano molti ingredienti. Nella grande distribuzione  <strong>Coop </strong>con la campagna<strong>  &#8221; <a href="http://www.e-coop.it/buoniegiusticoop" target="_blank">Buoni e giusti</a> &#8221; </strong>  ha cercato di porsi in linea con queste esperienze. Il fenomeno necessita però di interventi normativi più rigorosi: le aziende si devono impegnare a rendere pubblica la lista dei fornitori per permettere ai consumatori di risalire ai produttori.<br />
A questo proposito, non sono mancate le iniziative parlamentari, anche sotto la pressione della <strong>campagna FilieraSporca</strong>, prima fra tutte la riforma del codice antimafia, attualmente al Senato, che prevede, tra le altre misure, la confisca e la responsabilità  in solido per le aziende che sfruttano i lavoratori nei campi tramite il caporalato.<br />
<strong>Migrazioni, crisi economica, mercato del lavoro sono temi che si incrociano nel cibo che arriva sulle nostre tavole: sempre più  la qualità  di ciò che mangiamo passa anche attraverso il modo in cui è stato prodotto.</strong></p>
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		<title>Sharing Economy</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/08/sharing-economy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Cristina Marchetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Aug 2016 12:23:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[sharing economy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo la Commissione, &#8220;l&#8217;espressione &#8216;economia collaborativa&#8217; si riferisce ai modelli imprenditoriali in cui le attività  sono facilitate da piattaforme di collaborazione che creano un mercato aperto per l&#8217;uso temporaneo di beni o servizi spesso forniti da privati. L&#8217;economia collaborativa coinvolge tre categorie di soggetti: i) i prestatori di servizi che condividono beni, risorse, tempo e/o competenze e possono essere sia privati che offrono servizi su base occasionale (&#8220;pari&#8221;) sia prestatori di servizi nell&#8217;ambito della loro capacità  professionale (&#8220;prestatori di servizi professionali&#8221;); ii) gli utenti di tali servizi; e iii) gli intermediari che mettono in comunicazione — attraverso una piattaforma online — i prestatori e utenti e che agevolano le transazioni tra di essi (&#8220;piattaforme di collaborazione&#8221;). Le transazioni dell&#8217;economia collaborativa generalmente non comportano un trasferimento di proprietà  e possono essere effettuate a scopo di lucro o senza scopo di lucro &#8221; . Con ricavi totali lordi che si attestano intorno a 28 miliardi di euro nel 2015 nella sola Unione europea e con una crescita stimata fino a 572 miliardi di euro, la sharing economy resta un fenomeno controverso che ha reso necessario l&#8217;intervento della Commissione. Una delle questioni più dibattute è l&#8217;accesso al mercato, che rinvia ad un nuovo modello imprenditoriale nei confronti del quale la normativa vigente rischia di apparire inadeguata.   &#8221; Una specificità  dell&#8217;economia collaborativa &#8211; afferma la Commissione è che i prestatori di servizi sono spesso privati che offrono beni o servizi su base occasionale e &#8220;tra pari&#8221; (peer-to-peer) &#8221; . Una questione fondamentale diventa quella di distinguere tra i prestatori di servizi professionali e i prestatori tra pari, con riferimento alla necessità  o meno di richiedere licenze o autorizzazioni. Diverso ancora è il discorso per le piattaforme che si pongono come intermediari tra i prestatori di servizi e gli utenti finali. &#8221; Se — e in quale misura — le piattaforme di collaborazione possono essere soggette ai requisiti di accesso al mercato dipende dalla natura delle loro attività  &#8221; . Possono infatti limitarsi a fare da intermediari oppure fornire a loro volta servizi sia agli utenti che agli intermediari. La tutela degli utenti, la differenza tra lavoratore autonomo e subordinato, la fiscalità  sono solo altre delle questioni sollevate dalla sharing economy nei confronti delle quali la Commissione sembra tenere un atteggiamento di apertura. &#8221; In considerazione dei notevoli vantaggi che possono derivare dai nuovi modelli imprenditoriali dell&#8217;economia collaborativa, l&#8217;Europa dovrebbe essere pronta ad accogliere queste nuove opportunità . L&#8217;UE dovrebbe sostenere in modo proattivo l&#8217;innovazione, la competitività  e le opportunità  di crescita offerte dalla modernizzazione dell&#8217;economia. Al tempo stesso è importante garantire condizioni di lavoro eque e una protezione sociale e del consumatore adeguata e sostenibile &#8221; . Non mancano i dubbi sul fatto che la sharing economy non si avvii a diventare un altro modello di business in cui le piattaforme non si limiteranno a fornire l&#8217;infrastruttura digitale, ma agiranno come veri e propri imprenditori. Ciò che resta interessante è che dietro questo fenomeno si intravede un mutamento culturale di lungo periodo, più volte segnalato dalla letteratura a partire dalla fine degli anni novanta (basti pensare all&#8217;era dell&#8217;accesso di Rifkin), che ridefinisce i modelli imprenditoriali conosciuti, ma anche le modalità  di fruizione dei beni. E&#8217; una rivoluzione culturale dalle implicazioni interessanti e degne di essere monitorate con attenzione negli anni a venire. LEGGI ANCHE: I beni comuni nella società  della condivisione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo la Commissione, &#8220;l&#8217;espressione &#8216;economia collaborativa&#8217; si riferisce ai modelli imprenditoriali in cui le attività  sono facilitate da piattaforme di collaborazione che creano un mercato aperto per l&#8217;uso temporaneo di beni o servizi spesso forniti da privati. L&#8217;economia collaborativa coinvolge tre categorie di soggetti: i) i prestatori di servizi che condividono beni, risorse, tempo e/o competenze e possono essere sia privati che offrono servizi su base occasionale (&#8220;pari&#8221;) sia prestatori di servizi nell&#8217;ambito della loro capacità  professionale (&#8220;prestatori di servizi professionali&#8221;); ii) gli utenti di tali servizi; e iii) gli intermediari che mettono in comunicazione — attraverso una piattaforma online — i prestatori e utenti e che agevolano le transazioni tra di essi (&#8220;piattaforme di collaborazione&#8221;). Le transazioni dell&#8217;economia collaborativa generalmente non comportano un trasferimento di proprietà  e possono essere effettuate a scopo di lucro o senza scopo di lucro &#8221; .</p>
<p><strong>Con ricavi totali lordi che si attestano intorno a 28 miliardi di euro nel 2015 nella sola Unione europea</strong> e con una crescita stimata fino a 572 miliardi di euro, la sharing economy resta un fenomeno controverso che ha reso necessario l&#8217;intervento della Commissione.</p>
<p>Una delle questioni più dibattute è l&#8217;accesso al mercato, che rinvia ad un nuovo modello imprenditoriale nei confronti del quale la normativa vigente rischia di apparire inadeguata.   &#8221; Una specificità  dell&#8217;economia collaborativa &#8211; afferma la Commissione è che i prestatori di servizi sono spesso privati che offrono beni o servizi su base occasionale e &#8220;tra pari&#8221; (peer-to-peer) &#8221; . Una questione fondamentale diventa quella di distinguere tra i prestatori di servizi professionali e i prestatori tra pari, con riferimento alla necessità  o meno di richiedere licenze o autorizzazioni.</p>
<p>Diverso ancora è il discorso per le piattaforme che si pongono come intermediari tra i prestatori di servizi e gli utenti finali.  &#8221; Se — e in quale misura — le piattaforme di collaborazione possono essere soggette ai requisiti di accesso al mercato dipende dalla natura delle loro attività  &#8221; . Possono infatti limitarsi a fare da intermediari oppure fornire a loro volta servizi sia agli utenti che agli intermediari.</p>
<p>La tutela degli utenti, la differenza tra lavoratore autonomo e subordinato, la fiscalità  sono solo altre delle questioni sollevate dalla sharing economy nei confronti delle quali la Commissione sembra tenere un atteggiamento di apertura.  &#8221; <strong>In considerazione dei notevoli vantaggi che possono derivare dai nuovi modelli imprenditoriali dell&#8217;economia collaborativa, l&#8217;Europa dovrebbe essere pronta ad accogliere queste nuove opportunità . L&#8217;UE dovrebbe sostenere in modo proattivo l&#8217;innovazione, la competitività  e le opportunità  di crescita offerte dalla modernizzazione dell&#8217;economia</strong>. Al tempo stesso è importante garantire condizioni di lavoro eque e una protezione sociale e del consumatore adeguata e sostenibile &#8221; .</p>
<p>Non mancano i dubbi sul fatto che la sharing economy non si avvii a diventare un altro modello di business in cui le piattaforme non si limiteranno a fornire l&#8217;infrastruttura digitale, ma agiranno come veri e propri imprenditori.</p>
<p>Ciò che resta interessante è che dietro questo fenomeno si intravede un mutamento culturale di lungo periodo, più volte segnalato dalla letteratura a partire dalla fine degli anni novanta (basti pensare all&#8217;era dell&#8217;accesso di Rifkin), che ridefinisce i modelli imprenditoriali conosciuti, ma anche le modalità  di fruizione dei beni. <strong> E&#8217;  una rivoluzione culturale dalle implicazioni interessanti e degne di essere monitorate con attenzione negli anni a venire</strong>.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<p><a href="http://www.labsus.org/2015/11/i-beni-comuni-nella-societa-della-condivisione/" target="_blank">I beni comuni nella società  della condivisione</a></p>
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