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	<title>Francesca Ragno, Autore presso Labsus</title>
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	<title>Francesca Ragno, Autore presso Labsus</title>
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		<title>I cittadini attivi premiati dal Governo</title>
		<link>https://www.labsus.org/2014/09/cittadini-attivi-premiati-dal-governo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ragno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2014 09:06:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
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		<category><![CDATA[Sblocca Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fonti governative e agenzie di stampa nelle ultime ore hanno riportato la notizia per cui con certezza all&#8217;interno del testo del decreto di legge di imminente pubblicazione sarà  contenuta una norma che prevede lo sconto sulle tasse comunali per chi contribuisce al decoro urbano. Ovvero chi deciderà  di pulire il marciapiede sotto casa, verniciare il muro vandalizzato dai graffiti , curare un&#8217;aiuola riceverà  uno sconto sui tributi locali primi fra tutti la Tasi e la Tari, ma anche le altre imposte comunali come la tassa di soggiorno, la tassa sulle affissioni. E&#8217; il caso di dire che il Governo premia i cittadini attivi che trovano per la prima volta in un testo di legge un riconoscimento della loro attività  di cura dei beni comuni. Labsus è stato pioniere in questa forma di incentivo tanto che nel suo Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani proprio all&#8217;articolo 20 comma 4 ha previsto per i Comuni che avessero adottato il regolamento la possibilità  di disporre di esenzioni e agevolazioni in materia di entrate e tributi per chi avesse sottoscritto il patto di collaborazione con l&#8217;amministrazione comunale. La previsione che il regolamento di Labsus demanda alla sfera dei poteri regolamentari delle amministrazioni locali ora con il Decreto Sblocca Italia potrebbe trovare una copertura a livello legislativo primario. Il testo della disposizione dovrebbe favorire non solo l&#8217;azione dei singoli cittadini nella cura del decoro urbano, ma anche nelle loro forme associative e collettive per esempio dei condomini che decidono di sistemare il marciapiede davanti all&#8217;ingresso del loro palazzo, i commercianti di una data via che decidono di staccare i manifesti abusivi attaccati vicino al loro negozio. Tutto il potenziale civico ed etico di migliaia di cittadini che fino ad oggi era mosso da un senso di comunità  e di attenzione ai beni comuni troverà  un giusto riconoscimento e i comuni potranno decidere come premiare i loro residenti più virtuosi con l&#8217;auspicio che possa generarsi una vera e propria epidemia contagiosa nel contribuire al decoro urbano. Apposita delibera comunale stabilirà  i destinatari, i tempi e i modi delle agevolazioni. Il viceministro delle Infrastrutture Riccardo Nencini ha affermato che il Governo nell&#8217;inserire questa norma nello Sblocca Italia si è ispirato alla Gran Bretagna: &#8221; L&#8217;idea faceva parte delle riforme presentate dal premier David Cameron all&#8217;inizio del suo mandato &#8221; , ricorda l&#8217;esponente governativo, anche se bastava guardarsi intorno nelle tante città  italiane per capire che c&#8217;era già  un forte fermento civico di cura dei beni comuni che doveva uscire dall&#8217;ombra. E chissà  che il &#8221; rammendo &#8221; delle grigie periferie urbane per cui l&#8217;archistar e senatore a vita Renzo Piano vede nella partecipazione civica il motore della rinascita non cominci con un fiore colorato piantato da un gruppo cittadini in un&#8217;aiuola abbandonata. LEGGI ANCHE: Il Consiglio Comunale di Bologna approva definitivamente il Regolamento per l&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni Siena secondo Comune ad adottare il Regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa. Il 13 maggio incontro pubblico con Arena ed il vicesindaco Mancuso Amministrazione condivisa, anche L&#8217;Aquila approva il nostro Regolamento L&#8217;amministrazione condivisa: i cittadini come risorsa per la soluzione di problemi di interesse generale. Il caso di Bologna Un regolamento per la cura condivisa dei beni comuni L&#8217;amministrazione condivisa dal punto di vista dell&#8217;amministrazione La seconda ricostruzione e i beni comuni Una cabina di regia per la cura dei beni comuni &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2014/09/cittadini-attivi-premiati-dal-governo/">I cittadini attivi premiati dal Governo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fonti governative e agenzie di stampa nelle ultime ore hanno riportato la notizia per cui con certezza all&#8217;interno del testo del decreto di legge di imminente pubblicazione sarà  contenuta una norma che prevede lo sconto sulle tasse comunali per chi contribuisce al decoro urbano. Ovvero chi deciderà  di pulire il marciapiede sotto casa, verniciare il muro vandalizzato dai graffiti , curare un&#8217;aiuola riceverà  uno sconto sui tributi locali primi fra tutti la Tasi e la Tari, ma anche le altre imposte comunali come la tassa di soggiorno, la tassa sulle affissioni.<br />
E&#8217; il caso di dire che il Governo premia i cittadini attivi che trovano per la prima volta in un testo di legge un riconoscimento della loro attività  di cura dei beni comuni.</p>
<p>Labsus è stato pioniere in questa forma di incentivo tanto che nel suo <strong>Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione</strong> per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani proprio all&#8217;<strong>articolo 20 comma 4</strong> ha previsto per i Comuni che avessero adottato il regolamento la possibilità  di disporre di esenzioni e agevolazioni in materia di entrate e tributi per chi avesse sottoscritto il patto di collaborazione con l&#8217;amministrazione comunale.<br />
La previsione che il regolamento di Labsus demanda alla sfera dei poteri regolamentari delle amministrazioni locali ora con il Decreto Sblocca Italia potrebbe trovare una copertura a livello legislativo primario.<br />
Il testo della disposizione dovrebbe favorire non solo l&#8217;azione dei singoli cittadini nella cura del decoro urbano, ma anche nelle loro forme associative e collettive per esempio dei condomini che decidono di sistemare il marciapiede davanti all&#8217;ingresso del loro palazzo, i commercianti di una data via che decidono di staccare i manifesti abusivi attaccati vicino al loro negozio.<br />
Tutto il potenziale civico ed etico di migliaia di cittadini che fino ad oggi era mosso da un senso di comunità  e di attenzione ai beni comuni troverà  un giusto riconoscimento e i comuni potranno decidere come premiare i loro residenti più virtuosi con l&#8217;auspicio che possa generarsi una vera e propria epidemia contagiosa nel contribuire al decoro urbano. Apposita delibera comunale stabilirà  i destinatari, i tempi e i modi delle agevolazioni.</p>
<p>Il viceministro delle Infrastrutture Riccardo Nencini ha affermato che il Governo nell&#8217;inserire questa norma nello Sblocca Italia si è ispirato alla Gran Bretagna:  &#8221; L&#8217;idea faceva parte delle riforme presentate dal premier David Cameron all&#8217;inizio del suo mandato &#8221; , ricorda l&#8217;esponente governativo, anche se bastava guardarsi intorno nelle tante città  italiane per capire che c&#8217;era già  un forte fermento civico di cura dei beni comuni che doveva uscire dall&#8217;ombra.<br />
E chissà  che il  &#8221; rammendo &#8221;  delle grigie periferie urbane per cui l&#8217;archistar e senatore a vita Renzo Piano vede nella partecipazione civica il motore della rinascita non cominci con un fiore colorato piantato da un gruppo cittadini in un&#8217;aiuola abbandonata.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a title="Il Consiglio Comunale di Bologna approva definitivamente il Regolamento per l'amministrazione condivisa dei beni comuni" href="http://www.labsus.org/2014/05/consiglio-comunale-bologna-approva-regolamento-amministrazione-condivisa-beni-comuni/" target="_blank">Il Consiglio Comunale di Bologna approva definitivamente il Regolamento per l&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni</a></li>
<li><a title="Siena secondo Comune ad adottare il Regolamento sull'amministrazione condivisa. Il 13 maggio incontro pubblico con Arena ed il vicesindaco Mancuso" href="http://www.labsus.org/2014/05/siena-secondo-comune-ad-adottare-il-regolamento-sullamministrazione-condivisa-il-13-incontro-pubblico-con-arena-ed-il-sindaco-mancuso/" target="_blank">Siena secondo Comune ad adottare il Regolamento sull&#8217;amministrazione condivisa. Il 13 maggio incontro pubblico con Arena ed il vicesindaco Mancuso</a></li>
<li><a title="Amministrazione condivisa, anche L'Aquila approva il nostro Regolamento" href="http://www.labsus.org/2014/07/amministrazione-condivisa-anche-laquila-approva-il-nostro-regolamento/" target="_blank">Amministrazione condivisa, anche L&#8217;Aquila approva il nostro Regolamento</a></li>
<li><a title="L'amministrazione condivisa: i cittadini come risorsa per la soluzione di problemi di interesse generale. Il caso di Bologna" href="http://www.labsus.org/2014/06/lamministrazione-condivisa-cittadini-come-risorsa-per-la-soluzione-di-problemi-di-interesse-generale-il-caso-di-bologna/" target="_blank">L&#8217;amministrazione condivisa: i cittadini come risorsa per la soluzione di problemi di interesse generale. Il caso di Bologna</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/02/beni-comuni-un-regolamento-cittadini-attivi-piu-forti/" target="_blank">Un regolamento per la cura condivisa dei beni comuni</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/03/lamministrazione-condivisa-dal-punto-di-vista-dellamministrazione/" target="_blank">L&#8217;amministrazione condivisa dal punto di vista dell&#8217;amministrazione</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/01/la-seconda-ricostruzione-e-beni-comuni/" target="_blank">La seconda ricostruzione e i beni comuni</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2013/03/una-cabina-di-regia-per-la-cura-dei-beni-comuni/" target="_blank">Una cabina di regia per la cura dei beni comuni</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2014/09/cittadini-attivi-premiati-dal-governo/">I cittadini attivi premiati dal Governo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>A Bologna i cittadini scelgono che fare degli edifici inutilizzati</title>
		<link>https://www.labsus.org/2013/08/a-bologna-i-cittadini-scelgono-che-fare-degli-edifici-inutilizzati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ragno]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Aug 2013 19:48:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mappa degli edifici in disuso su Opendata   Il Comune di Bologna ha pubblicato una mappa dettagliata degli immobili inutilizzati di proprietà  comunale, sul sito Opendata. Ogni cittadino può cosìdecidere di consultare la mappa on line, scandagliare quartiere per quartiere, localizzare il bene immobile non utilizzato e proporre la propria idea di utilizzo. Il progetto rientra in una più ampia politica dell&#8217;amministrazione comunale bolognese di valorizzare il patrimonio immobiliare comunale attualmente inutilizzato. La classificazione dei beni immobili   Gli edifici che il Comune di Bologna ha mappato sul web vengono classificati in tre categorie: gli immobili inutilizzati da valorizzare, sui quali il Comune ha già  un progetto in attesa di finanziamento e realizzazione, i locali commerciali come negozi e magazzini che aspettano di essere affittati e acquistati per avviare attività  di impresa e poi i beni immobili inutilizzati per cui non è stata prevista nessuna nuova destinazione d&#8217;uso e proprio in questa ottica rientra il coinvolgimento dei cittadini. Il Comune chiede di proporre progetti e idee o magari la richiesta di gestione l&#8217;edificio che verrà  assegnato ai richiedenti che porteranno avanti autonomamente il proprio intervento di riqualificazione.  Chi fosse interessato a presentare i propri progetti può inviare una mail all&#8217;indirizzo spazi@comune.bologna.it. Riqualificare gli edifici abbandonati si può   Il recupero e la riqualificazione degli edifici abbandonati è per molte città  italiane l&#8217;ultima frontiera dell&#8217;urbanistica. Decoro urbano e  questioni di ordine pubblico sono le principali ragioni che spingono diverse amministrazioni comunali ad attivare progetti di rigenerazione urbana con la partecipazione attiva di cittadini e associazioni. Basti semplicemente ricordare il caso di Milano dove sono stati individuati dei beni inutilizzati ora sede di attività  di co-working e associative o ancora il caso di Lecce dove sfruttando un&#8217;apposita legge regionale si è attivato un vero e proprio circolo partecipativo per dare nuova vita al quartiere di Leuca. Spesso non serve nuovo cemento nelle città  per creare spazi sociali e attività  produttive, basterebbe recuperare le cubature esistenti con uno sguardo alla vivibilità  urbana, al rilancio economico e perché no all&#8217;ambiente.   LEGGI ANCHE: Cinema abbandonati: nuovi &#8220;fantasmi urbani&#8221; di Roma Da Milano a Napoli: gli edifici abbandonati donati alla città  Riqualificare Milano e Roma, città  abbandonate</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/08/a-bologna-i-cittadini-scelgono-che-fare-degli-edifici-inutilizzati/">A Bologna i cittadini scelgono che fare degli edifici inutilizzati</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="TITOLETTO_UNO" style="text-align: justify;">La mappa degli edifici in disuso su Opendata</p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;">Il Comune di Bologna ha pubblicato una mappa dettagliata degli <strong>immobili inutilizzati</strong> di proprietà  comunale, <a href="http://dati.comune.bologna.it/immobili-inutilizzati" target="_blank">sul sito Opendata</a>. Ogni cittadino può cosìdecidere di consultare la mappa on line, scandagliare quartiere per quartiere, localizzare il bene immobile non utilizzato e proporre la propria idea di utilizzo. Il progetto rientra in una più ampia politica dell&#8217;amministrazione comunale bolognese di valorizzare il patrimonio immobiliare comunale attualmente inutilizzato.</p>
<p class="TITOLETTO_UNO" style="text-align: justify;">La classificazione dei beni immobili</p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;">Gli edifici che il Comune di Bologna ha mappato sul web vengono classificati in tre categorie: gli immobili inutilizzati da valorizzare, sui quali il Comune ha già  un progetto in attesa di finanziamento e realizzazione, i locali commerciali come negozi e magazzini che aspettano di essere affittati e acquistati per avviare attività  di impresa e poi i beni immobili inutilizzati per cui non è stata prevista nessuna nuova destinazione d&#8217;uso e proprio in questa ottica rientra il coinvolgimento dei cittadini. Il Comune chiede di proporre progetti e idee o magari la richiesta di gestione l&#8217;edificio che verrà  assegnato ai richiedenti che porteranno avanti autonomamente il proprio intervento di riqualificazione.   Chi fosse interessato a presentare i propri progetti può inviare una mail all&#8217;indirizzo <a target="_blank" href="mailto:spazi@comune.bologna.it">spazi@comune.bologna.it</a>.</p>
<p class="TITOLETTO_UNO" style="text-align: justify;">Riqualificare gli edifici abbandonati si può</p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;">Il recupero e la <strong>riqualificazione </strong>degli edifici abbandonati è per molte città  italiane l&#8217;ultima frontiera dell&#8217;urbanistica. Decoro urbano e   questioni di ordine pubblico sono le principali ragioni che spingono diverse amministrazioni comunali ad attivare progetti di rigenerazione urbana con la partecipazione attiva di cittadini e associazioni. Basti semplicemente ricordare il caso di Milano dove sono stati individuati dei beni inutilizzati ora sede di attività  di co-working e associative o ancora il caso di Lecce dove sfruttando un&#8217;apposita legge regionale si è attivato un vero e proprio circolo partecipativo per dare nuova vita al quartiere di Leuca. Spesso non serve nuovo cemento nelle città  per creare spazi sociali e attività  produttive, basterebbe recuperare le cubature esistenti con uno sguardo alla vivibilità  urbana, al rilancio economico e perché no all&#8217;ambiente.</p>
<p style="text-align: left;">  </p>
<p style="text-align: left;"><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a target="_blank" href="?index=php&#038;option=com_content&#038;task=view&#038;id=446&#038;Itemid=4">Cinema abbandonati: nuovi &#8220;fantasmi urbani&#8221; di Roma</a></li>
<li><a target="_blank" href="?index=php&#038;option=com_content&#038;task=view&#038;id=3918&#038;Itemid=4">Da Milano a Napoli: gli edifici abbandonati donati alla città </a></li>
<li><a target="_blank" href="?index=php&#038;option=com_content&#038;task=view&#038;id=3766&#038;Itemid=4">Riqualificare Milano e Roma, città  abbandonate</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/08/a-bologna-i-cittadini-scelgono-che-fare-degli-edifici-inutilizzati/">A Bologna i cittadini scelgono che fare degli edifici inutilizzati</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il campo di lavoro dove si impara a sognare</title>
		<link>https://www.labsus.org/2013/07/il-campo-di-lavoro-dove-si-impara-a-sognare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ragno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jul 2013 06:05:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/2013/07/il-campo-di-lavoro-dove-si-impara-a-sognare/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il campo di lavoro &#8220;Qui nulla è impossibile&#8221; Ventiquattro giovani italiani e non solo saranno per 1 giorni i protagonisti di un campo di lavoro di agricoltura sociale presso la Fattoria Sociale Agricoltura Capodarco dove oltre al lavoro della terra si uniranno anche percorsi di formazione nel programma &#8220;Sognatori in Erba&#8221; che, secondo gli obiettivi degli organizzatori, &#8220;vuole dare ai giovani gli strumenti per poter tornare a sognare un mondo ed una società  più giusta e soprattutto dimostrare come questa sia possibile e realizzabile a partire da loro&#8221;. I giovani agricoltori sociali potranno ascoltare le esperienze di tanti loro coetanei che sono riusciti ad avere un riscatto sociale: ci saranno nei dieci giorni le testimonianze dei ragazzi della Gurfata di Locri, Don Giacomo Panizza di &#8221; Progetto sud &#8221; , Ciro Corona della Coop Resistenza che gestisce il bene confiscato &#8221; A. Lamberti &#8221; alla Camorra di Chiaiano e tanti altri. Il diploma dei sognatori Dai dieci giorni del campo di lavoro usciranno i primi diplomati &#8220;sognatori&#8221; per la speranza di una nuova identità  europea, un&#8217;Europa dei diritti. I giovani dovranno dare valore ai loro sogni non metterli da parte, ma come dicono gli ideatori del progetto, &#8220;ma recuperarli per tornare insieme ad impegnarci per un domani nuovo per noi e per chi, in tutte le parti del mondo, paga le contraddizioni del nostro sistema di sviluppo fondato sull&#8217;esclusione, sulla sopraffazione&#8221;. Un messaggio ai giovani di coraggio, loro che sono le prime vittime di questa crisi. &#8221; LEGGI ANCHE: Giovani cittadini attivi per una vera democrazia Discorso ai giovani sulla Costituzione Giovani oltre la rete</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/07/il-campo-di-lavoro-dove-si-impara-a-sognare/">Il campo di lavoro dove si impara a sognare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="TITOLETTO_UNO">Il campo di lavoro &#8220;Qui nulla è impossibile&#8221;</span></p>
<p>Ventiquattro giovani italiani e non solo saranno per 1 giorni i protagonisti di un campo di lavoro di agricoltura sociale presso la Fattoria Sociale Agricoltura Capodarco dove oltre al lavoro della terra si uniranno anche percorsi di formazione nel programma &#8220;Sognatori in Erba&#8221; che, secondo gli obiettivi degli organizzatori, &#8220;vuole dare ai giovani gli strumenti per poter tornare a sognare un mondo ed una società  più giusta e soprattutto dimostrare come questa sia possibile e realizzabile a partire da loro&#8221;.</p>
<p>I giovani agricoltori sociali potranno ascoltare le esperienze di tanti loro coetanei che sono riusciti ad avere un riscatto sociale: ci saranno nei dieci giorni le testimonianze dei ragazzi della Gurfata di Locri, Don Giacomo Panizza di  &#8221; Progetto sud &#8221; , Ciro Corona della Coop Resistenza che gestisce il bene confiscato  &#8221;  A. Lamberti &#8221;  alla Camorra di Chiaiano e tanti altri.</p>
<p class="TITOLETTO_UNO">Il diploma dei sognatori</p>
<p>Dai dieci giorni del campo di lavoro usciranno i primi diplomati <strong>&#8220;sognatori&#8221;</strong> per la speranza di una nuova identità  europea, un&#8217;Europa dei diritti. I giovani dovranno dare valore ai loro sogni non metterli da parte, ma come dicono gli ideatori del progetto, &#8220;ma recuperarli per tornare insieme ad impegnarci per un domani nuovo per noi e per chi, in tutte le parti del mondo, paga le contraddizioni del nostro sistema di sviluppo fondato sull&#8217;esclusione, sulla sopraffazione&#8221;. Un messaggio ai giovani di coraggio, loro che sono le prime vittime di questa crisi. &#8221; </p>
<p>LEGGI ANCHE:</p>
<ul>
<li><a target="_parent" href="?index=php&#038;option=com_content&#038;task=view&#038;id=2542&#038;Itemid=31">Giovani cittadini attivi per una vera democrazia</a></li>
<li><a target="_parent" href="?index=php&#038;option=com_content&#038;task=view&#038;id=3651&#038;Itemid=27">Discorso ai giovani sulla Costituzione</a></li>
<li><a target="_parent" href="?index=php&#038;option=com_content&#038;task=view&#038;id=3594&#038;Itemid=27">Giovani oltre la rete</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/07/il-campo-di-lavoro-dove-si-impara-a-sognare/">Il campo di lavoro dove si impara a sognare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Città  oltre lo sprawl: ne parla Cittalia e Italianieuropei</title>
		<link>https://www.labsus.org/2013/07/citta-oltre-lo-sprawl-ne-parla-cittalia-e-italianieuropei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ragno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jul 2013 12:36:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marta Leonori e Paolo Testa sono i curatori del volume &#8221; La città  oltre lo sprawl &#8211; Rendita, consumo di suolo e politiche urbane ai tempi della crisi &#8221; che mette nero su bianco riflessioni, contenuti, approfondimenti e indagini sul tema delle politiche urbane per cui c&#8217; bisogno di ridifinire gli strumenti urbanistici a disposizione dei decisori locali. Il libro è frutto della collaborazione di Cittalia- Fondazione Anci Ricerche e la Fondazione Italianieuropei Il testo   ha l&#8217;obiettivo di offrire un contributo di idee utile alla prosecuzione del processo di formulazione dell&#8217;Agenda Urbana in Italia. I lavori della presentazione del volume saranno introdotti dal Segretario Generale dell&#8217;ANCI Veronica Nicotra mentre alla discussione del volume parteciperanno il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali, il sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli, l&#8217;assessore alla Trasformazione Urbana di Roma Capitale Giovanni Caudo e il senatore del Partito Democratico Walter Tocci.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/07/citta-oltre-lo-sprawl-ne-parla-cittalia-e-italianieuropei/">Città  oltre lo sprawl: ne parla Cittalia e Italianieuropei</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Marta Leonori e Paolo Testa sono i curatori del volume  &#8221; La città  oltre lo sprawl &#8211; Rendita, consumo di suolo e <strong>politiche urbane</strong> ai tempi della crisi &#8221;  che mette nero su bianco  riflessioni, contenuti, approfondimenti e indagini sul tema delle politiche urbane per cui c&#8217; bisogno di ridifinire gli strumenti urbanistici a disposizione dei decisori locali. Il libro è frutto della collaborazione di  Cittalia- Fondazione Anci Ricerche e la Fondazione Italianieuropei</p>
<p>Il testo   ha l&#8217;obiettivo di offrire un contributo di idee utile alla prosecuzione del processo di formulazione dell&#8217;<strong>Agenda Urbana in Italia</strong>. I lavori della presentazione del volume saranno introdotti dal Segretario Generale dell&#8217;ANCI Veronica Nicotra mentre alla discussione del volume parteciperanno il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali, il sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli, l&#8217;assessore alla Trasformazione Urbana di Roma Capitale Giovanni Caudo e il senatore del Partito Democratico Walter Tocci.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/07/citta-oltre-lo-sprawl-ne-parla-cittalia-e-italianieuropei/">Città  oltre lo sprawl: ne parla Cittalia e Italianieuropei</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Alessi spa, quando l&#8217;impresa fa bene al sociale</title>
		<link>https://www.labsus.org/2013/07/alessi-spa-quando-limpresa-fa-bene-al-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ragno]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jul 2013 16:11:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il Buon Lavoro &#8211; La Fabbrica per la città &#8220;: come nasce questa iniziativa dell&#8217;Alessi Spa, unica nel suo genere in Italia in cui i lavoratori di un&#8217;azienda privata si mettono al servizio della comunità ? L&#8217;occasione del progetto è arrivata quando mio padre, l&#8217;amministratore delegato dell&#8217;Alessi spa, stava vagliando una serie di iniziative per gestire il calo della capacità  produttiva, dovuta anche alla scelta aziendale di mantenere la produzione in Italia. Si devono sempre fronteggiare alti e bassi e in certe fasi l&#8217;unica soluzione per gli esuberi è la cassa integrazione. Abbiamo pensato di poter impiegare cosìil personale in qualcosa di utile alla comunità . Abbiamo preso contatti con il Comune di Omegna che aveva anche lui delle esigenze di fondo per carenza di fondi per alcuni interventi. Due esigenze diverse hanno trovato un punto di incontro. I vostri lavoratori come hanno reagito alla proposta di &#8220;dirottare&#8221; parte del loro lavoro in attività  di cura della loro città ? Benissimo direi&#8230;all&#8217;inizio avevamo qualche dubbio, ma gran parte dei lavoratori vivono proprio a Omegna, molti sono già  socialmente impegnati nel volontariato. Abbiamo avuto un&#8217;adesione massiccia al progetto, l&#8217;88% dei dipendenti. Una partecipazione quasi bulgara. Per avviare il progetto abbiamo prima coinvolto le rappresentanze sindacali che hanno subito sposato l&#8217;iniziativa, insieme ai sindacati esterni. Da un punto di vista amministrativo-aziendale come viene gestita questa iniziativa: come sono redistribuiti gli oneri e i costi? C&#8217;è un&#8217;intervento pubblico o è tutto a carico dell&#8217;azienda oltre al supporto della fondazione che vi affianca? Il costo del lavoro è tutto a carico dell&#8217;azienda che ironia della sorte paga anche i contributi finalizzati alla cassa integrazione pur non usufruendone. Non ci sono incentivi o sgravi o interventi da parte dello stato. La fondazione che ci affianca nel progetto ha acquistato i materiali utili all&#8217;esecuzione dei lavori, per esempio le vernici per la ripulitura della scuola comunale. Sulla stampa nazionale la vostra iniziativa è passata come &#8220;lavori socialmente utili&#8221;, ma noi di Labsus possiamo dire che c&#8217;è di più. C&#8217;è cura dei beni comuni, c&#8217;è cittadinanza attiva, c&#8217;è sussidiarietà  orizzontale come sancita dall&#8217;articolo 118 della nostra Costituzione. Avete mai pensato che quello che stavate facendo poteva essere l&#8217;applicazione di un principio costituzionale, qualcosa di più alto che va al di là  della semplice definizione di lavoro socialmente utile? Io direi che prima di tutto diamo seguito al primo articolo della nostra Costituzione quando dice che l&#8217;Italia è una Repubblica fondata sul lavoro: facciamo impresa, facciamo il nostro compito, diamo lavoro. Si è vero nel nostro progetto c&#8217;è un rendersi utile alla società , ma è nel dna stesso dell&#8217;essere un&#8217;impresa che fa bene il suo compito. Una partership innovativa tra pubblico e privato: la vostra iniziativa potrebbe essere l&#8217;apripista di una vera e propria amministrazione condivisa tra cittadini e pubblica amministrazione. Una nuova governance del territorio tra le sinergie del privato e del pubblico, entrambi in affanno in questo periodo. Ci avevate pensato quando avete ideato il progetto il Buon lavoro? Non so se si potrà  avviare un meccanismo di amministrazione condivisa. Noi ci siamo limitati a far incontrare sullo stesso piano ordini di bisogni diversi sullo stesso territorio. Noi avevamo il tempo, ma non il lavoro. Il Comune aveva il lavoro, ma mancava delle risorse.   Abbiamo alzato le paratie stagne. Mi piacerebbe che nel nostro piccolo la nostra esperienza diventasse un modello. Questa iniziativa è un caso isolato o pensate che possa avere una sua periodicità , anche da un punto di vista culturale e di una nuova educazione civica? Mi piacerebbe tantissimo se si potesse replicare, ma devono verificarsi determinate condizioni. Magari lo Stato potrebbe pensare a sgravi fiscali per quelle ore di lavoro messe a disposizione della collettività . Noi ora mettiamo a disposizione del Comune di Omegna un monte orario di ben 9mila ore di lavoro, certo l&#8217;idea di poter impiegare anche in futuro qualche ora di lavoro per la comunità  sarebbe una bella possibilità . Poi una cosa lasciatemela dire: apprezzo la vostra visione della nostra iniziativa come esempio di cittadinanza attiva. Fare impresa vuol dire anche avere un ruolo sociale. Un&#8217;impresa fa bene il suo mestiere quando produce reddito, lo ridistribuisce alla comunità , offre lavoro di qualità , produce prodotti che corrispondono alle richieste degli acquirenti. Quando un&#8217;impresa fa tutto questo allora può anche porre la propria attenzione al sociale, che diventa un aspetto fondante del fare impresa. LEGGI ANCHE: Il &#8220;Buon lavoro&#8221; che si prende cura dei beni comuni Mellano: &#8220;Impresa e amministrazione, insieme per i beni comuni   L&#8217;azienda Loccioni ha riqualificato 2 km del fiume Esino Maria Luisa Cosso, l&#8217;impresa fa cultura L&#8217;impresa dei beni comuni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/07/alessi-spa-quando-limpresa-fa-bene-al-sociale/">Alessi spa, quando l&#8217;impresa fa bene al sociale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il Buon Lavoro &#8211; La Fabbrica per la città &#8220;: come nasce questa  iniziativa dell&#8217;Alessi Spa, unica nel suo genere in Italia in cui i  lavoratori di un&#8217;azienda privata si mettono al servizio della comunità ?</strong></p>
<p>L&#8217;occasione del progetto è arrivata quando mio padre, l&#8217;amministratore delegato dell&#8217;<strong>Alessi spa</strong>, stava vagliando una serie di iniziative per gestire il calo della capacità  produttiva, dovuta anche alla scelta aziendale di mantenere la produzione in Italia<em>. </em>Si devono sempre fronteggiare alti e bassi e in certe fasi l&#8217;unica soluzione per gli esuberi è la cassa integrazione. Abbiamo pensato di poter impiegare cosìil personale in qualcosa di utile alla comunità . Abbiamo preso contatti con il Comune di<strong> Omegna</strong> che aveva anche lui delle esigenze di fondo per carenza di fondi per alcuni interventi. Due esigenze diverse hanno trovato un punto di incontro. <em><br /></em></p>
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<p><strong>I vostri lavoratori come hanno reagito alla proposta di &#8220;dirottare&#8221; parte del loro lavoro in attività  di cura della loro città ?</strong></p>
<p>Benissimo direi&#8230;all&#8217;inizio avevamo qualche dubbio, ma gran parte dei lavoratori vivono proprio a Omegna, molti sono già  socialmente impegnati nel volontariato. Abbiamo avuto un&#8217;adesione massiccia al progetto, l&#8217;88% dei dipendenti. Una partecipazione quasi bulgara<em>. </em>Per avviare il progetto abbiamo prima coinvolto le rappresentanze sindacali che hanno subito sposato l&#8217;iniziativa, insieme ai sindacati esterni. <em><br /></em></p>
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<p><strong><img decoding="async" style="margin: 1px 9px 5px 1px; float: left;" alt="nicoletta-alessi" src="/images/foto_notizie/nicoletta-alessi.jpg" height="75" width="1" /></strong><strong>Da  un punto di vista amministrativo-aziendale come viene gestita questa  iniziativa: come sono redistribuiti gli oneri e i costi? C&#8217;è  un&#8217;intervento pubblico o è tutto a carico dell&#8217;azienda oltre al supporto  della fondazione che vi affianca?</strong></p>
<p>Il costo del lavoro è tutto a carico dell&#8217;azienda che ironia della sorte paga anche i contributi finalizzati alla cassa integrazione pur non usufruendone. Non ci sono incentivi o sgravi o interventi da parte dello stato. La fondazione che ci affianca nel progetto ha acquistato i materiali utili all&#8217;esecuzione dei lavori, per esempio le vernici per la ripulitura della scuola comunale. <em><br /></em></p>
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<p><strong>Sulla stampa nazionale la  vostra iniziativa è passata come &#8220;lavori socialmente utili&#8221;, ma noi di Labsus possiamo dire che c&#8217;è di più. C&#8217;è cura dei  beni comuni, c&#8217;è cittadinanza attiva, c&#8217;è sussidiarietà  orizzontale come  sancita dall&#8217;articolo 118 della nostra Costituzione. Avete mai pensato  che quello che stavate facendo poteva essere l&#8217;applicazione di un  principio costituzionale, qualcosa di più alto che va al di là  della  semplice definizione di lavoro socialmente utile?</strong></p>
<p>Io direi che prima di tutto diamo seguito al primo articolo della nostra Costituzione quando dice che l&#8217;Italia è una Repubblica fondata sul lavoro: facciamo impresa, facciamo il nostro compito, diamo lavoro. Si è vero nel nostro progetto c&#8217;è un rendersi utile alla società , ma è nel dna stesso dell&#8217;essere un&#8217;impresa che fa bene il suo compito.<em><br /></em></p>
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<p><strong>Una partership  innovativa tra pubblico e privato: la vostra iniziativa potrebbe essere  l&#8217;apripista di una vera e propria amministrazione condivisa tra  cittadini e pubblica amministrazione. Una nuova governance del  territorio tra le sinergie del privato e del pubblico, entrambi in  affanno in questo periodo. Ci avevate pensato quando avete ideato il  progetto il Buon lavoro?</strong></p>
<p>Non so se si potrà  avviare un meccanismo di amministrazione condivisa. Noi ci siamo limitati a far incontrare sullo stesso piano ordini di bisogni diversi sullo stesso territorio. Noi avevamo il tempo, ma non il lavoro. Il Comune aveva il lavoro, ma mancava delle risorse<em>.   </em>Abbiamo alzato le paratie stagne. Mi piacerebbe che nel nostro piccolo la nostra esperienza diventasse un modello.</p>
<p><em><br /></em></p>
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<p><strong>Questa iniziativa è un caso isolato o  pensate che possa avere una sua periodicità , anche da un punto di vista  culturale e di una nuova educazione civica?</strong></p>
<p>Mi piacerebbe tantissimo se si potesse replicare, ma devono verificarsi determinate condizioni. Magari lo Stato potrebbe pensare a sgravi fiscali per quelle ore di lavoro messe a disposizione della collettività . Noi ora mettiamo a disposizione del Comune di Omegna un monte orario di ben 9mila ore di lavoro, certo l&#8217;idea di poter impiegare anche in futuro qualche ora di lavoro per la comunità  sarebbe una bella possibilità .</p>
<p>Poi una cosa lasciatemela dire: apprezzo la vostra visione della nostra iniziativa come esempio di cittadinanza attiva. Fare impresa vuol dire anche avere un ruolo sociale. Un&#8217;impresa fa bene il suo mestiere quando produce reddito, lo ridistribuisce alla comunità , offre lavoro di qualità , produce prodotti che corrispondono alle richieste degli acquirenti. Quando un&#8217;impresa fa tutto questo allora può anche porre la propria attenzione al sociale, che diventa un aspetto fondante del fare impresa.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
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<li><a target="_blank" href="?index=php&#038;option=com_content&#038;task=view&#038;id=3985&#038;Itemid=3">Il &#8220;Buon lavoro&#8221; che si prende cura dei beni comuni</a></li>
</ul>
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<li><a target="_blank" href="?index=php&#038;option=com_content&#038;view=article&#038;id=3989:mellano-sindaco-di-omegna-qimpresa-e-amministrazione-insieme-per-i-beni-comuniq&#038;catid=53:home-page-di-sezione&#038;Itemid=41">Mellano: &#8220;Impresa  e amministrazione, insieme per i beni comuni</a><strong>  </strong></li>
</ul>
<ul>
<li><a target="_blank" href="?index=php&#038;option=com_content&#038;task=view&#038;id=3993&#038;Itemid=3">L&#8217;azienda Loccioni ha riqualificato 2 km del fiume Esino</a></li>
</ul>
<ul>
<li><a target="_blank" href="?index=php&#038;option=com_content&#038;task=view&#038;id=3991&#038;Itemid=3">Maria Luisa Cosso, l&#8217;impresa fa cultura</a></li>
</ul>
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<li><a target="_blank" href="?index=php&#038;option=com_content&#038;view=article&#038;id=3996:limpresa-dei-beni-comuni&#038;catid=214:212&#038;Itemid=215">L&#8217;impresa dei beni comuni</a></li>
</ul>
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<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/07/alessi-spa-quando-limpresa-fa-bene-al-sociale/">Alessi spa, quando l&#8217;impresa fa bene al sociale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>La filantropia è sviluppo, ne parla Assifero</title>
		<link>https://www.labsus.org/2013/06/la-filantropia-e-sviluppo-ne-parla-assifero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ragno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2013 10:56:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/2013/06/01/la-filantropia-e-sviluppo-ne-parla-assifero/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Incentrato sul tema &#8220;La filantropia è sviluppo&#8221;, sarà  questo il filo conduttore generale del convegno, che è aperto al pubblico e vedrà  l&#8217;esposizione del Manifesto di Assifero &#8220;Per una società  solidale&#8221; da parte del Presidente Felice Scalvini.   A seguire gli interventi del Segretario Bernardino Casadei, Giacomo Boesso (Università  di Padova) e del giornalista Marco Fraquelli. La seconda parte della mattinata sarà  animata dal dibattito &#8220;Che fare? Discussione fra i responsabili della filantropia istituzionale&#8221; che analizzerà  gli spunti emersi dai relatori e coinvolgerà  il pubblico. La filantropia è sviluppo: il programma I lavori si apriranno la mattina del 7 giugno alle ore 9.3 con una relazione di Felice Scalvini dal titolo &#8221; Per una società  solidale, il manifesto di Assifero &#8221; . Scalvini è stato promotore e leader della cooperazione sociale negli anni &#8216;8 e &#8216;9 si è poi dedicato alla creazione di forme di rappresentanza più estese, partecipando alla promozione e alla nascita del Forum del terzo settore. In parallelo si è impegnato per creare strutture di finanza specializzata per l&#8217;impresa sociale, dando vita prima a CGM finanza, poi a Cosis e da ultimo partecipando alla nascita di Banca Prossima, della quale presiede il Comitato solidarietà  e sviluppo. Al tavolo dei lavori prima della conclusione fissata per le ore 13. si alterneranno l&#8217;attuale segretario di Assifero Bernardino Casadei (con la relazione &#8220;Oltre i progetti: l&#8217;impatto dell&#8217;azione filantropica&#8221;),   Giacomo Boesso (&#8220;La governance: condizioni per uno sviluppo armonico&#8221;), professore associato di economia aziendale presso l&#8217;Università  degli Studi di Padova e infine   Marco Fraquelli che parlerà  di come promuovere la filantropia istituzionale tramite la comunicazione. La giornata dell&#8217;8 giugno sarà  dedicata all&#8217;assemblea annuale 213 di Assifero per individuare strategie che l&#8217;associazione potrà  promuovere per permettere alla filantropia istituzionale di valorizzare pienamente le proprie potenzialità  quale fattore di sviluppo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/06/la-filantropia-e-sviluppo-ne-parla-assifero/">La filantropia è sviluppo, ne parla Assifero</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Incentrato sul tema &#8220;La filantropia è sviluppo&#8221;, sarà  questo il filo conduttore generale del convegno, che è aperto al pubblico e vedrà  l&#8217;esposizione del Manifesto di Assifero &#8220;Per una società  solidale&#8221; da parte del Presidente Felice Scalvini.   A seguire gli interventi del Segretario Bernardino Casadei, Giacomo Boesso (Università  di Padova) e del giornalista Marco Fraquelli. La seconda parte della mattinata sarà  animata dal dibattito &#8220;Che fare? Discussione fra i responsabili della filantropia istituzionale&#8221; che analizzerà  gli spunti emersi dai relatori e coinvolgerà  il pubblico.</p>
<p class="TITOLETTO_UNO">La filantropia è sviluppo: il programma</p>
<p>I lavori si apriranno la mattina del 7 giugno alle ore 9.3 con una relazione di Felice Scalvini dal titolo  &#8221; Per una società  solidale, il manifesto di Assifero &#8221; . Scalvini è stato promotore e leader della cooperazione sociale negli anni &#8216;8 e &#8216;9 si è poi dedicato alla creazione di forme di rappresentanza più estese, partecipando alla promozione e alla nascita del Forum del terzo settore. In parallelo si è impegnato per creare strutture di finanza specializzata per l&#8217;impresa sociale, dando vita prima a CGM finanza, poi a Cosis e da ultimo partecipando alla nascita di Banca Prossima, della quale presiede il Comitato solidarietà  e sviluppo.</p>
<p>Al tavolo dei lavori prima della conclusione fissata per le ore 13. si alterneranno l&#8217;attuale segretario di Assifero Bernardino Casadei (con la relazione &#8220;Oltre i progetti: l&#8217;impatto dell&#8217;azione filantropica&#8221;),   Giacomo Boesso (&#8220;La governance: condizioni per uno sviluppo armonico&#8221;), professore associato di economia aziendale presso l&#8217;Università  degli Studi di Padova e infine   Marco Fraquelli che parlerà  di come promuovere la filantropia istituzionale tramite la comunicazione.</p>
<p>La giornata dell&#8217;8 giugno sarà  dedicata all&#8217;assemblea annuale 213 di Assifero per individuare strategie che l&#8217;associazione potrà  promuovere per permettere alla filantropia istituzionale di valorizzare pienamente le proprie potenzialità  quale fattore di sviluppo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/06/la-filantropia-e-sviluppo-ne-parla-assifero/">La filantropia è sviluppo, ne parla Assifero</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Castel Volturno, i migranti puliscono l&#8217;oasi dei Variconi</title>
		<link>https://www.labsus.org/2013/05/castel-volturno-i-migranti-puliscono-loasi-dei-variconi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ragno]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 May 2013 10:03:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella mattina di sabato 18 maggio centinaia di migranti e di rifugiati hanno partecipato all&#8217;iniziativa &#8221; Spiagge pulite: il nostro biglietto da visita &#8221; , promossa dall&#8217;Associazione R.E.S di Castel Volturno, dal centro sociale Ex-Canapificio di Caserta e dal Movimento dei Migranti e dei Rifugiati . Partecipazione attiva e rispetto dell&#8217;ambiente sono state le spinte propulsive che hanno animato la mattinata di tanti &#8220;nuovi cittadini attivi&#8221; che armati di guanti e bustoni hanno riconsegnato al decoro urbano l&#8217;oasi dei Variconi che per le sue peculiarità  climatiche ha ottenuto il riconoscimento di Zona a protezione speciale per il passaggio di uccelli migratori che dall&#8217;Africa vanno a nidificare in Europa. L&#8217;Oasi dei Variconi: un gioiello ambientale diventato discarica Molto spesso, però, le ricchezze del nostro territorio italiano sono lasciate al degrado e all&#8217;incuria e quello che doveva essere una zona protetta nel tempo è diventata una discarica, un luogo di bracconaggio e di illegalità , tanto da essere descritta come un paradiso perduto. L&#8217;iniziativa di Castel Volturno che ha visto gli immigrati protagonisti vuole oltre a ridare dignità  a un territorio che dovrebbe essere tutelato e protetto, lanciare un messaggio di come si costruisce una nuova cittadinanza partendo da gesti concreti per rendere migliore un luogo degradato. Un&#8217;iniziativa che vuole essere anche una risposta alla camorra perché come detto dagli organizzatori della pulizia straordinaria dell&#8217;oasi dei Variconi &#8220;anche con la bellezza si combatte la camorra&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/05/castel-volturno-i-migranti-puliscono-loasi-dei-variconi/">Castel Volturno, i migranti puliscono l&#8217;oasi dei Variconi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mattina di sabato 18 maggio centinaia di migranti e di   rifugiati hanno partecipato all&#8217;iniziativa  &#8221; Spiagge pulite: il nostro   biglietto da visita &#8221; , promossa dall&#8217;Associazione R.E.S di Castel   Volturno, dal centro sociale Ex-Canapificio di Caserta e dal Movimento   dei Migranti e dei Rifugiati .</p>
<p>Partecipazione attiva e rispetto  dell&#8217;ambiente sono state  le spinte propulsive che hanno animato la  mattinata di tanti &#8220;nuovi  cittadini attivi&#8221; che armati di guanti e  bustoni hanno riconsegnato al  decoro urbano l&#8217;oasi dei Variconi che per  le sue peculiarità  climatiche  ha ottenuto il riconoscimento di Zona a  protezione speciale per il  passaggio di uccelli migratori che  dall&#8217;Africa vanno a nidificare in  Europa.</p>
<p><span class="TITOLETTO_UNO">L&#8217;Oasi dei Variconi: un gioiello ambientale diventato discarica</span></p>
<p>Molto  spesso, però, le ricchezze del nostro territorio  italiano sono lasciate  al degrado e all&#8217;incuria e quello che doveva  essere una zona protetta  nel tempo è diventata una discarica, un luogo  di bracconaggio e di  illegalità , tanto da essere descritta come un  paradiso perduto.</p>
<p>L&#8217;iniziativa  di Castel Volturno che ha visto gli  immigrati protagonisti vuole oltre a  ridare dignità  a un territorio che  dovrebbe essere tutelato e protetto,  lanciare un messaggio di come si  costruisce una nuova cittadinanza  partendo da gesti concreti per  rendere migliore un luogo degradato.  Un&#8217;iniziativa che vuole essere  anche una risposta alla camorra perché  come detto dagli organizzatori  della pulizia straordinaria dell&#8217;oasi dei  Variconi &#8220;anche con la  bellezza si combatte la camorra&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/05/castel-volturno-i-migranti-puliscono-loasi-dei-variconi/">Castel Volturno, i migranti puliscono l&#8217;oasi dei Variconi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Pisa, tutti i colori dei beni comuni</title>
		<link>https://www.labsus.org/2013/05/pisa-tutti-i-colori-dei-beni-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ragno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2013 11:17:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/2013/05/15/pisa-tutti-i-colori-dei-beni-comuni/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quello dell&#8217;ex Colorificio Toscano è un percorso che come raccontato già  da Labsus prende avvio il 13 ottobre dello scorso anno, quando quattrocento persone hanno passato in rassegna i luoghi colpiti dal degrado urbano a Pisa. E&#8217; stata una marcia solidale grazie alla quale la collettività  pisana ha cominciato a prendere coscienza di un bisogno primario, quello di sottrarre beni, pubblici o privati, allo stato di abbandono in cui versano e farne luogo di elaborazione di risposte dal basso ad altri bisogni della collettività . Sempre più spesso le collettività  locali si è attivata in prima persona per offrire una risposta ai propri bisogni. A muovere i cittadini pisani è stata un&#8217;esigenza collettiva che mal si conciliava con la logica individidualista della J. Colors, multinazionale proprietaria dell&#8217;immobile. Per Pisa il 2 ottobre può segnare l&#8217;inizio dell&#8217;abbattimento dello storico paradigma bipolare per fare largo al modello dell&#8217;amministrazione condivisa. Basterebbe che impresa proprietaria e amministrazione si muovessero nell&#8217;ottica di condivisione delle risorse riconoscendo e favorendo il ruolo del &#8220;Colorificio liberato&#8221; come piattaforma di sviluppo della comunità  locali in grado di incubare imprese a vocazione sociale e nuovi servizi di welfare. E&#8217; ciò che è avvenuto con l&#8217;esperienza Senza Filtro di Bologna dove anche il proprietario privato ha capito che si trattava di una soluzione conveniente per sé e per l&#8217;interesse generale. Se è l&#8217;interesse generale a guidare tutti gli attori, infatti, allora si può senz&#8217;altro parlare di amministrazione condivisa. Un semestre a colori Le prime attività  svolte nell&#8217;ex-Colorificio sono state quelle del Progetto Rebeldia, ma svariati sono stati i progetti realizzati da una rete di ong, gruppi studenteschi e associazioni. Nei primi sei mesi hanno preso avvio laboratori di teatro, danza e canto, una ciclofficina, una sala concerti, una cucina, una caffetteria, un cinema, una biblioteca, un&#8217;aula studio, un media center, uno sportello migranti, una palestra di arrampicata, una scuola d&#8217;arabo e un punto di acquisizione per i gruppi di acquisto solidale. Sono ancora tante le attività  in fase di costruzione, quali la creazione di un&#8217;area sportiva polivalente, un laboratorio di orti e autoproduzione, uno spazio danza e corpo, una sala prove e di registrazione. Il 2 aprile nella struttura di Via Montelungo ha avuto luogo la festa di tutte le attività , in particolare l&#8217;allargamento della Palestra d&#8217;arrampicata e la nascita del nuovo Gruppo Artigiani Artisti Rebeldia (GAAR). Future colorful goals La storia dell&#8217;ex Colorificio dunque non finisce qui. L&#8217;iniziativa dei cittadini attivi di Pisa rischia di essere spenta da un provvedimento di sequestro dell&#8217;immobile. Ma il sequestro non è la soluzione perché sostituirebbe a un&#8217;iniziativa volta alla &#8221; valorizzazione &#8221; e al &#8221; riuso &#8221; di bene comune essenziale per la collettività  pisana, l&#8217;inerzia della &#8221; svalutazione &#8221; e dell&#8217; &#8221; abbandono &#8221; di un bene privato. Tra gli obiettivi futuri vi è un ritorno ai vecchi saperi, mediante l&#8217;attivazione di corsi di saldatura, di lavorazione del legno, di cucito, di lavorazione della creta e della pietra. Quella che nasce come esperienza di cittadinanza attiva fa un passo avanti, passando dall&#8217;incentivo di forme di sussidiarietà  alla lotta alla mafia. Ai festeggiamenti del 2 aprile hanno partecipato infatti esponenti nazionali dell&#8217;associazione Libera. Il tutto è stato corredato dalla mostra fotografica di Raouf Gharbia, che in linea con lo spirito di integrazione, ha esteso il dialogo ad una moltitudine di culture. L&#8217;esperienza dell&#8217;ex Colorificio vuole essere monito di quella parte dell&#8217;Italia che agisce e reagisce costruttivamente e pacificamente agli stimoli che partono dal basso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/05/pisa-tutti-i-colori-dei-beni-comuni/">Pisa, tutti i colori dei beni comuni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quello dell&#8217;ex Colorificio Toscano è un percorso che <a href="?index=php&#038;option=com_content&amp;task=view&amp;id=3699&amp;Itemid=4">come raccontato già  da Labsus</a> prende avvio il 13 ottobre dello scorso anno, quando quattrocento persone hanno passato in rassegna i luoghi colpiti dal degrado urbano a Pisa. E&#8217; stata una marcia solidale grazie alla quale la collettività  pisana ha cominciato a prendere coscienza di un bisogno primario, quello di sottrarre beni, pubblici o privati, allo stato di abbandono in cui versano e farne luogo di elaborazione di risposte dal basso ad altri bisogni della collettività . Sempre più spesso le collettività  locali si è attivata in prima persona per offrire una risposta ai propri bisogni. A muovere i cittadini pisani è stata un&#8217;esigenza collettiva che mal si conciliava con la logica individidualista della J. Colors, multinazionale proprietaria dell&#8217;immobile. Per Pisa il 2 ottobre può segnare l&#8217;inizio dell&#8217;abbattimento dello storico paradigma bipolare per fare largo al modello dell&#8217;amministrazione condivisa. Basterebbe che impresa proprietaria e amministrazione si muovessero nell&#8217;ottica di condivisione delle risorse riconoscendo e favorendo il ruolo del &#8220;Colorificio liberato&#8221; come piattaforma di sviluppo della comunità  locali in grado di incubare imprese a vocazione sociale e nuovi servizi di welfare. E&#8217; ciò che è avvenuto con l&#8217;esperienza <a href="http://boblog.corrieredibologna.corriere.it/212/1/3/senza-filtro-in-via-stalingrado-nasce-il-nuovo-centro-sociale-occupato-autorizzato/">Senza Filtro</a> di Bologna dove anche il proprietario privato ha capito che si trattava di una soluzione conveniente per sé e per l&#8217;interesse generale. Se è l&#8217;interesse generale a guidare tutti gli attori, infatti, allora si può senz&#8217;altro parlare di amministrazione condivisa.</p>
<p>Un semestre a colori</p>
<p>Le prime attività  svolte nell&#8217;ex-Colorificio sono state quelle del Progetto Rebeldia, ma svariati sono stati i progetti realizzati da una rete di ong, gruppi studenteschi e associazioni. Nei primi sei mesi hanno preso avvio laboratori di teatro, danza e canto, una ciclofficina, una sala concerti, una cucina, una caffetteria, un cinema, una biblioteca, un&#8217;aula studio, un media center, uno sportello migranti, una palestra di arrampicata, una scuola d&#8217;arabo e un punto di acquisizione per i gruppi di acquisto solidale. Sono ancora tante le attività  in fase di costruzione, quali la creazione di un&#8217;area sportiva polivalente, un laboratorio di orti e autoproduzione, uno spazio danza e corpo, una sala prove e di registrazione. Il 2 aprile nella struttura di Via Montelungo ha avuto luogo la festa di tutte le attività , in particolare l&#8217;allargamento della Palestra d&#8217;arrampicata e la nascita del nuovo Gruppo Artigiani Artisti Rebeldia (GAAR).</p>
<p>Future colorful goals</p>
<p>La storia dell&#8217;ex Colorificio dunque non finisce qui. L&#8217;iniziativa dei cittadini attivi di Pisa rischia di essere spenta da un provvedimento di sequestro dell&#8217;immobile. Ma il sequestro non è la soluzione perché sostituirebbe a un&#8217;iniziativa volta alla  &#8221; valorizzazione &#8221;  e al  &#8221; riuso &#8221;  di bene comune essenziale per la collettività  pisana, l&#8217;inerzia della  &#8221; svalutazione &#8221;  e dell&#8217; &#8221; abbandono &#8221;  di un bene privato.</p>
<p>Tra gli obiettivi futuri vi è un ritorno ai vecchi saperi, mediante l&#8217;attivazione di corsi di saldatura, di lavorazione del legno, di cucito, di lavorazione della creta e della pietra. Quella che nasce come esperienza di cittadinanza attiva fa un passo avanti, passando dall&#8217;incentivo di forme di sussidiarietà  alla lotta alla mafia. Ai festeggiamenti del 2 aprile hanno partecipato infatti esponenti nazionali dell&#8217;associazione Libera. Il tutto è stato corredato dalla mostra fotografica di Raouf Gharbia, che in linea con lo spirito di integrazione, ha esteso il dialogo ad una moltitudine di culture. L&#8217;esperienza dell&#8217;ex Colorificio vuole essere monito di quella parte dell&#8217;Italia che agisce e reagisce costruttivamente e pacificamente agli stimoli che partono dal basso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/05/pisa-tutti-i-colori-dei-beni-comuni/">Pisa, tutti i colori dei beni comuni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Da Milano a Napoli, gli edifici abbandonati &#8220;donati&#8221; alla città </title>
		<link>https://www.labsus.org/2013/05/da-milano-a-napoli-gli-edifici-abbandonati-donati-alla-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ragno]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2013 19:54:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Milano è tempo della rigenerazione urbana La prima tappa ideale del nostro viaggio è Milano, dove l&#8217;amministrazione comunale ha dato vita a una vera e propria road map per   promuovere   il riuso del patrimonio edilizio esistente pubblico e privato non utilizzato con progetti legati al mondo culturale e sociale sviluppando anche nuova occupazione e   nuove   attività  imprenditoriali giovanili. Il progetto milanese si ispira a esperienze similari in ambito internazionale e ha portato alla firma di un protocollo d&#8217;intesa con l&#8217;associazione Temporiuso.net e il Diap del Politecnico di Milano che prevede l&#8217;avvio di una mappatura degli spazi inutilizzati   sul territorio attraverso   una ricognizione   in ogni zona, l&#8217;organizzazione di cinque giornate di incontri e workshop sul tema del riuso.  Con apposita delibera la Giunta comunale ha approvato i criteri guida per l&#8217;assegnazione degli stabili demaniali. In via preliminare sono stati individuati quattro spazi da adibire a nuovo uso dislocati  in altrettante aree cittadine prevedendo progetti di co-working, ristorazione diffusa e attività  sportive. Labsus si focalizzerà  nelle prossime settimane in una descrizione più mirata di ogni singola esperienza di &#8221; rigenerazione urbana &#8221; milanese, che è proprio lo scopo di tutto il progetto che vuole arrivare a una riqualificazione degli spazi urbani mirando alla sottrazione di quest&#8217;ultimi ad atti di vandalismo e deperimento, la sussidiarietà  con il terzo settore, il contenimento del consumo di suolo, il sostegno degli spazi autogestiti e dei servizi autopromossi dalle comunità  locali. A Napoli il caso dell&#8217;ex asilo Filangieri L&#8217;ex Asilo Filangieri è un vecchio palazzo storico napoletano, sede di un vecchio orfanotrofio e dal 198 era totalmente abbandonato. Nel marzo del 212 l&#8217;associazione di artisti e lavoratori dello spettacolo &#8221; La Balena &#8221; ha occupato simbolicamente il palazzo per restituirlo alla cittadinanza, visto lo stato di abbandono e di inutilizzo in cui versava e per contestare l&#8217;assegnazione in via esclusiva all&#8217;organizzazione del Forum delle culture. In questi mesi l&#8217;Ex Asilo Filangieri è stato attraversato da oltre 2 iniziative artistiche e culturali. E&#8217; stato il luogo in cui compagnie, artisti e operatori della cultura hanno potuto sviluppare il proprio lavoro e condividerlo con la cittadinanza, in modo aperto e orizzontale (ad esempio attraverso le &#8221; prove aperte &#8221; ); il luogo in cui si sono innescate pratiche condivise e collaborative che hanno costruito le premesse per lo sviluppo di una fucina culturale: un centro di produzione indipendente che metta a disposizione di tutta la comunità  gli strumenti di produzione culturale (sala montaggio, palcoscenico, costumeria condivisa, biblioteca, per fare solo qualche esempio). Per dare copertura amministrativa a un&#8217;esperienza collettiva l&#8217;amministrazione comunale di Napoli ha emanato la delibera 4/212 in cui tende a dare valore culturale al concetto di bene comune favorendo una gestione collettiva del bene in oggetto con una stretta collaborazione con la Consulta dei beni comuni di Napoli, in un&#8217;ottica di gestione che tende all&#8217;applicazione dell&#8217;articolo 43 della Carta Costituzionale per agevolare l&#8217;uso civico del bene. E&#8217; in corso di definizione un regolamento di attuazione di questa delibera per venire incontro alle esigenze dei gestori e dell&#8217;amministrazione comunale.   A Roma l&#8217;esperienza del X Municipio Nel mese di maggio 213 il Municipio X del Comune di Roma ha consegnato a  5  associazioni e realtà  imprenditoriali parte di alcune proprietà  comunali per decenni lasciate nell&#8217;abbandono e nel degrado e site in via Vignali. Con apposita delibera il Municipio affida  la custodia e la gestione dei locali per destinarli ad attività  culturali, sociali e piccole attività  economiche. Tra le realtà  associative che hanno preso in gestione i locali comunali ci sono il Centro Anziani, la protezione civile, gli scout, gli agricoltori che gestiranno gli ex box del mercato rionale e parte dei garage e del piano terra dell&#8217;edificio comunale. Lo scopo è quello di mettere a disposizione le risorse immobiliari comunali per la creazione di posti di lavoro e la rivitalizzazione sociale e culturale dei quartieri periferici. L&#8217;esperienza del Municipio X può fare da apripista anche ad altre municipalità  romane dove da tempo già  si sperimentano al limite della legalità  forme di gestione collettiva di beni in disuso o a rischio chiusura, bastino per tutti gli esempi del Cinema Palazzo e del teatro Valle.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/05/da-milano-a-napoli-gli-edifici-abbandonati-donati-alla-citta/">Da Milano a Napoli, gli edifici abbandonati &#8220;donati&#8221; alla città </a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="TITOLETTO_UNO">A Milano è tempo della rigenerazione urbana</span></p>
<p>La prima tappa ideale del nostro viaggio è Milano, dove l&#8217;amministrazione comunale ha dato vita a una vera e propria road map per   promuovere   il riuso del patrimonio edilizio esistente pubblico e privato non utilizzato con progetti legati al mondo culturale e sociale sviluppando anche nuova occupazione e   nuove   attività  imprenditoriali giovanili.</p>
<p>Il progetto milanese si ispira a esperienze similari in ambito internazionale e ha portato alla firma di un protocollo d&#8217;intesa con l&#8217;associazione Temporiuso.net e il Diap del Politecnico di Milano che prevede l&#8217;avvio di una mappatura degli spazi inutilizzati   sul territorio attraverso   una ricognizione   in ogni zona, l&#8217;organizzazione di cinque giornate di incontri e workshop sul tema del riuso.   Con apposita delibera la Giunta comunale ha approvato i criteri guida per l&#8217;assegnazione degli stabili demaniali.</p>
<p>In via preliminare sono stati individuati quattro spazi da adibire a nuovo uso dislocati   in altrettante aree cittadine prevedendo progetti di co-working, ristorazione diffusa e attività  sportive. Labsus si focalizzerà  nelle prossime settimane in una descrizione più mirata di ogni singola esperienza di  &#8221; rigenerazione urbana &#8221;  milanese, che è proprio lo scopo di tutto il progetto che vuole arrivare a una riqualificazione degli spazi urbani mirando alla sottrazione di quest&#8217;ultimi ad atti di vandalismo e deperimento, la sussidiarietà  con il terzo settore, il contenimento del consumo di suolo, il sostegno degli spazi autogestiti e dei servizi autopromossi dalle comunità  locali.</p>
<p class="TITOLETTO_UNO">A Napoli il caso dell&#8217;ex asilo Filangieri</p>
<p>L&#8217;ex Asilo Filangieri è un vecchio palazzo storico napoletano, sede di un vecchio orfanotrofio e dal 198 era totalmente abbandonato. Nel marzo del 212 l&#8217;associazione di artisti e lavoratori dello spettacolo  &#8221; La Balena &#8221;  ha occupato simbolicamente il palazzo per restituirlo alla cittadinanza, visto lo stato di abbandono e di inutilizzo in cui versava e per contestare l&#8217;assegnazione in via esclusiva all&#8217;organizzazione del Forum delle culture.</p>
<p style="margin-bottom: .1pt; line-height: normal;">In questi mesi l&#8217;Ex Asilo Filangieri è stato attraversato da oltre 2 iniziative artistiche e culturali.  E&#8217;  stato il luogo in cui compagnie, artisti e operatori della cultura hanno potuto sviluppare il proprio lavoro e condividerlo con la cittadinanza, in modo aperto e orizzontale (ad esempio attraverso le  &#8221; prove aperte &#8221; ); il luogo in cui si sono innescate pratiche condivise e collaborative che hanno costruito le premesse per lo sviluppo di una fucina culturale: un centro di produzione indipendente che metta a disposizione di tutta la comunità  gli strumenti di produzione culturale (sala montaggio, palcoscenico, costumeria condivisa, biblioteca, per fare solo qualche esempio).</p>
<p style="margin-bottom: .1pt; line-height: normal;">Per dare copertura amministrativa a un&#8217;esperienza collettiva l&#8217;amministrazione comunale di Napoli ha emanato la delibera 4/212 in cui tende a dare valore culturale al concetto di bene comune favorendo una gestione collettiva del bene in oggetto con una stretta collaborazione con la Consulta dei beni comuni di Napoli, in un&#8217;ottica di gestione che tende all&#8217;applicazione dell&#8217;articolo 43 della Carta Costituzionale per agevolare l&#8217;uso civico del bene. E&#8217; in corso di definizione un regolamento di attuazione di questa delibera per venire incontro alle esigenze dei gestori e dell&#8217;amministrazione comunale.</p>
<p style="margin-bottom: .1pt; line-height: normal;">  </p>
<p class="TITOLETTO_UNO">A Roma l&#8217;esperienza del X Municipio</p>
<p>Nel mese di maggio 213 il Municipio X del Comune di Roma ha consegnato a   5   associazioni e realtà  imprenditoriali parte di alcune proprietà  comunali per decenni lasciate nell&#8217;abbandono e nel degrado e site in via Vignali. Con apposita delibera il Municipio affida   la custodia e la gestione dei locali per destinarli ad attività  culturali, sociali e piccole attività  economiche.</p>
<p>Tra le realtà  associative che hanno preso in gestione i locali comunali ci sono il Centro Anziani, la protezione civile, gli scout, gli agricoltori che gestiranno gli ex box del mercato rionale e parte dei garage e del piano terra dell&#8217;edificio comunale. Lo scopo è quello di mettere a disposizione le risorse immobiliari comunali per la creazione di posti di lavoro e la rivitalizzazione sociale e culturale dei quartieri periferici.</p>
<p>L&#8217;esperienza del Municipio X può fare da apripista anche ad altre municipalità  romane dove da tempo già  si sperimentano al limite della legalità  forme di gestione collettiva di beni in disuso o a rischio chiusura, bastino per tutti gli esempi del <a href="?index=php&#038;option=com_content&#038;task=view&#038;id=374&#038;Itemid=4">Cinema Palazzo</a> e del teatro Valle.</p>
<p style="margin-bottom: .1pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: TimesNewRomanPSMT;"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/05/da-milano-a-napoli-gli-edifici-abbandonati-donati-alla-citta/">Da Milano a Napoli, gli edifici abbandonati &#8220;donati&#8221; alla città </a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>A Padova il Festival della Cittadinanza</title>
		<link>https://www.labsus.org/2013/05/a-padova-il-festival-della-cittadinanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ragno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 May 2013 13:51:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Festival della cittadinanza   nasce nel 29 come evoluzione di Civitas, primo salone dell&#8217;Economia Sociale, che per 16 edizioni è stato luogo di incontro e confronto fra terzo settore, cittadini e istituzioni.   La trasformazione ha permesso di realizzare una kermesse partecipata dei   e dai cittadini: un&#8217;occasione di confronto propositivo fra cittadini e di dialogo con le istituzioni, le associazioni e gli operatori, un grande evento culturale dedicato alla cittadinanza, alla responsabilità  sociale e al terzo settore; la festa del cittadino responsabile, di coloro che vivono le piccole e grandi azioni quotidiane con consapevolezza e rispetto per il bene comune. L&#8217;edizione 213: temi e dibattiti L&#8217;edizione 213 del Festival della Cittadinanza celebra la ricorrenza dell&#8217;Anno europeo del cittadino e l&#8217;Anno europeo contro lo spreco, con particolare attenzione all&#8217;impatto ambientale, ai percorsi virtuosi di economia responsabile, alla riflessione sul nostro essere cittadini oggi a partire dai valori fondanti espressi nella Costituzione. Lo slogan scelto è &#8221; occupiamoci! &#8221; ovvero un invito a occuparci del nostro territorio, delle risorse che stanno per esaurirsi, a occuparsi del nostro futuro, dei beni comuni. Un modo per rimettere al centro la città  e suoi spazi comuni per riconvertire, riqualificare luoghi urbani per trasportarli in spazi di relazione, in cui si immaginano e si preparano nuovi scenari. Il tutto animato dall&#8217;energia spontanea che viene da cittadini e movimenti interessati a percorre sentieri inediti, quali ad esempio quelli che intrecciano progetti di recupero e autogestione di imprese con la necessità  della loro riconversione produttiva, ma anche a discutere l&#8217;idea tradizionale di lavoro. Per consultare il programma completo dell&#8217;evento è possibile visitare il sito della manifestazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2013/05/a-padova-il-festival-della-cittadinanza/">A Padova il Festival della Cittadinanza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Festival della cittadinanza   nasce nel 29 come evoluzione di Civitas, primo salone dell&#8217;Economia Sociale, che per 16 edizioni è stato luogo di incontro e confronto fra terzo settore, cittadini e istituzioni.   La trasformazione ha permesso di realizzare una kermesse partecipata dei   e dai cittadini: un&#8217;occasione di confronto propositivo fra cittadini e di dialogo con le istituzioni, le associazioni e gli operatori, un grande evento culturale dedicato alla cittadinanza, alla responsabilità  sociale e al terzo settore; la festa del cittadino responsabile, di coloro che vivono le piccole e grandi azioni quotidiane con consapevolezza e rispetto per il bene comune.</p>
<p><span class="TITOLETTO_UNO">L&#8217;edizione 213: temi e dibattiti</span></p>
<p>L&#8217;edizione 213 del Festival della Cittadinanza celebra la ricorrenza dell&#8217;Anno europeo del cittadino e l&#8217;Anno europeo contro lo spreco, con particolare attenzione all&#8217;impatto ambientale, ai percorsi virtuosi di economia responsabile, alla riflessione sul nostro essere cittadini oggi a partire dai valori fondanti espressi nella Costituzione.</p>
<p>Lo slogan scelto è  &#8221; occupiamoci! &#8221;  ovvero un invito a occuparci del nostro territorio, delle risorse che stanno per esaurirsi, a occuparsi del nostro futuro, dei beni comuni.</p>
<p>Un modo per rimettere al centro la città  e suoi spazi comuni per riconvertire, riqualificare luoghi urbani per trasportarli in spazi di relazione, in cui si immaginano e si preparano nuovi scenari. Il tutto animato dall&#8217;energia spontanea che viene da cittadini e movimenti interessati a percorre sentieri inediti, quali ad esempio quelli che intrecciano progetti di recupero e autogestione di imprese con la necessità  della loro riconversione produttiva, ma anche a discutere l&#8217;idea tradizionale di lavoro. Per consultare il programma completo dell&#8217;evento è possibile visitare <a target="_parent" href="http://www.festivaldellacittadinanza.it/">il sito della manifestazione</a>.</p>
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