La riqualificazione urbana passa per l'utilizzo collettivo degli edifici abbandonati
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Da Milano a Napoli, gli edifici abbandonati “donati” alla città

Delibere e regolamenti comunali per riconsegnare alla collettività spazi abbandonati

asilo-filangieriUn viaggio virtuale quello che inizia oggi per Labsus tra le varie città italiane in cui edifici e spazi abbandonati e caduti nel degrado sono stati recuperati e restituiti alla cittadinanza, grazie alla fattiva collaborazione tra associazioni culturali, comitati locali e amministrazioni comunali.

A Milano è tempo della rigenerazione urbana

La prima tappa ideale del nostro viaggio è Milano, dove l’amministrazione comunale ha dato vita a una vera e propria road map per promuovere il riuso del patrimonio edilizio esistente pubblico e privato non utilizzato con progetti legati al mondo culturale e sociale sviluppando anche nuova occupazione e nuove attività imprenditoriali giovanili.

Il progetto milanese si ispira a esperienze similari in ambito internazionale e ha portato alla firma di un protocollo d’intesa con l’associazione Temporiuso.net e il Diap del Politecnico di Milano che prevede l’avvio di una mappatura degli spazi inutilizzati sul territorio attraverso una ricognizione in ogni zona, l’organizzazione di cinque giornate di incontri e workshop sul tema del riuso. Con apposita delibera la Giunta comunale ha approvato i criteri guida per l’assegnazione degli stabili demaniali.

In via preliminare sono stati individuati quattro spazi da adibire a nuovo uso dislocati in altrettante aree cittadine prevedendo progetti di co-working, ristorazione diffusa e attività sportive. Labsus si focalizzerà nelle prossime settimane in una descrizione più mirata di ogni singola esperienza di ” rigenerazione urbana ” milanese, che è proprio lo scopo di tutto il progetto che vuole arrivare a una riqualificazione degli spazi urbani mirando alla sottrazione di quest’ultimi ad atti di vandalismo e deperimento, la sussidiarietà con il terzo settore, il contenimento del consumo di suolo, il sostegno degli spazi autogestiti e dei servizi autopromossi dalle comunità locali.

A Napoli il caso dell’ex asilo Filangieri

L’ex Asilo Filangieri è un vecchio palazzo storico napoletano, sede di un vecchio orfanotrofio e dal 198 era totalmente abbandonato. Nel marzo del 212 l’associazione di artisti e lavoratori dello spettacolo ” La Balena ” ha occupato simbolicamente il palazzo per restituirlo alla cittadinanza, visto lo stato di abbandono e di inutilizzo in cui versava e per contestare l’assegnazione in via esclusiva all’organizzazione del Forum delle culture.

In questi mesi l’Ex Asilo Filangieri è stato attraversato da oltre 2 iniziative artistiche e culturali. E’ stato il luogo in cui compagnie, artisti e operatori della cultura hanno potuto sviluppare il proprio lavoro e condividerlo con la cittadinanza, in modo aperto e orizzontale (ad esempio attraverso le ” prove aperte ” ); il luogo in cui si sono innescate pratiche condivise e collaborative che hanno costruito le premesse per lo sviluppo di una fucina culturale: un centro di produzione indipendente che metta a disposizione di tutta la comunità gli strumenti di produzione culturale (sala montaggio, palcoscenico, costumeria condivisa, biblioteca, per fare solo qualche esempio).

Per dare copertura amministrativa a un’esperienza collettiva l’amministrazione comunale di Napoli ha emanato la delibera 4/212 in cui tende a dare valore culturale al concetto di bene comune favorendo una gestione collettiva del bene in oggetto con una stretta collaborazione con la Consulta dei beni comuni di Napoli, in un’ottica di gestione che tende all’applicazione dell’articolo 43 della Carta Costituzionale per agevolare l’uso civico del bene. E’ in corso di definizione un regolamento di attuazione di questa delibera per venire incontro alle esigenze dei gestori e dell’amministrazione comunale.

A Roma l’esperienza del X Municipio

Nel mese di maggio 213 il Municipio X del Comune di Roma ha consegnato a 5 associazioni e realtà imprenditoriali parte di alcune proprietà comunali per decenni lasciate nell’abbandono e nel degrado e site in via Vignali. Con apposita delibera il Municipio affida la custodia e la gestione dei locali per destinarli ad attività culturali, sociali e piccole attività economiche.

Tra le realtà associative che hanno preso in gestione i locali comunali ci sono il Centro Anziani, la protezione civile, gli scout, gli agricoltori che gestiranno gli ex box del mercato rionale e parte dei garage e del piano terra dell’edificio comunale. Lo scopo è quello di mettere a disposizione le risorse immobiliari comunali per la creazione di posti di lavoro e la rivitalizzazione sociale e culturale dei quartieri periferici.

L’esperienza del Municipio X può fare da apripista anche ad altre municipalità romane dove da tempo già si sperimentano al limite della legalità forme di gestione collettiva di beni in disuso o a rischio chiusura, bastino per tutti gli esempi del Cinema Palazzo e del teatro Valle.



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