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	<title>Vivibilità  urbana Archivi - Labsus</title>
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	<title>Vivibilità  urbana Archivi - Labsus</title>
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		<title>Ragusa, un patto per la rigenerazione di Palazzo Zacco</title>
		<link>https://www.labsus.org/2017/05/ragusa-un-patto-di-collaborazione-per-la-rigenerazione-di-palazzo-zacco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luciana Farinato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2017 09:09:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Patti di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Vivibilità  urbana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Palazzo Zacco è parte del patrimonio artistico del Comune di Ragusa, nella costa sud-orientale della Sicilia. L&#8217;edificio rappresenta da sempre un prezioso esempio di arte barocca che caratterizza anche molti altri monumenti della città . Nell&#8217;ultimo anno esso ha rivestito ancora più importanza da quando è diventato oggetto della cura e promozione dell&#8217;associazione culturale Aurea Phoenix. Gli eventi culturali e le altre attività  previste dal patto di collaborazione Nel novembre 2016 è stato avviato un patto di collaborazione tra il comune di Ragusa e l&#8217;associazione culturale &#8211; uno dei primi patti di collaborazione nel territorio ibleo, tra l&#8217;altro &#8211; che ha come obiettivo la cura e rigenerazione di palazzo Zacco e la promozione, all&#8217;interno di questi spazi, di eventi e attività  turistico-culturali. Le attività  promosse coinvolgono una serie di azioni di divulgazione e promozione della cultura iblea a quanti ne siano interessati. Ci si occupa del reperimento e successiva catalogazione di lavori di artisti siciliani: in questo contesto rivestono grande rilevanza le opere di Carmelo Cappello, scultore ragusano vissuto negli anni &#8217;90 e con un ricco percorso artistico. Molte delle sue più importanti opere sono presenti nella città  di Ragusa, in particolare proprio presso Palazzo Zacco. Le attività  dell&#8217;associazione sono inoltre rivolte all&#8217;organizzazione di eventi e visite presso il Palazzo con l&#8217;obiettivo di promuovere il territorio e le sue ricchezze. In linea con l&#8217;intento divulgativo della cultura e delle opere del territorio ibleo, tra le attività  dell&#8217;associazione anche quella di assistenza e supporto agli studiosi che vogliono approfondire le tradizioni e la cultura locali. Come accennato, la cura e l&#8217;utilizzo del palazzo a fini turistico-culturali rientrano all&#8217;interno del patto di collaborazione stipulato tra il comune di Ragusa (a cui la proprietà  appartiene) e l&#8217;associazione culturale Aurea Phoenix, attiva sul territorio. Il patto prevede la mutua collaborazione tra i due enti: mentre da una parte l&#8217;associazione si occupa in prima persona della rigenerazione di Palazzo Zacco e del suo utilizzo per l&#8217;organizzazione degli eventi, il Comune garantisce in affido il palazzo storico secondo le finalità  descritte dal patto. Si impegna inoltre a realizzare gli adeguamenti necessari alla struttura nell&#8217;interesse della comunità . Tale iniziativa risulta essere ancora più importante in un territorio che detiene molte opere patrimonio dell&#8217;umanità : constatare che i cittadini, in forma di associazione, si attivano per rendere questo bene realmente patrimonio della comunità  ha un valore aggiunto. Una iniziativa che ha una doppia valenza: sia per gli stessi cittadini ragusani e per i territori limitrofi, primi fruitori delle iniziative proposte presso gli spazi dell&#8217;edificio, sia per i turisti che in ogni periodo dell&#8217;anno visitano la zona. Inoltre, la consultazione di documenti e opere storiche, offre delle significative possibilità  di utilizzo degli spazi anche agli studiosi. Come agisce nello specifico il patto di collaborazione? Nel patto si enfatizza l&#8217;importanza della collaborazione tra il Comune di Ragusa e l&#8217;associazione Aurea Phoenix nel corso dell&#8217;intero anno (periodo di durata del patto di collaborazione). E&#8217; prevista una continua fase di co-progettazione nella quale un gruppo di lavoro, composto dai vari rappresentanti dei due enti, stabilisce la programmazione e l&#8217;organizzazione delle varie attività : mentre l&#8217;associazione si muove in modo autonomo per l&#8217;organizzazione e la promozione di eventi vari (sempre in linea con le finalità  previste dal patto), le attività  di cura e rigenerazione dell&#8217;edificio richiedono un grado di cooperazione e di intervento della pubblica amministrazione maggiori. Tutto viene monitorato e discusso in incontri periodici per verificare l&#8217;andamento delle varie iniziative previste e/o per discutere di eventuali criticità . La collaborazione tra cittadini e pubblica amministrazione si riflette in buona parte anche nelle risorse di sostegno per le attività  previste: da un lato, infatti, l&#8217;associazione si impegna in maniera autonoma a reperire e gestire le risorse di autofinanziamento necessarie a garantire la fattibilità  delle attività  previste. Dall&#8217;altro lato, il comune è ben lieto di collaborare con il coinvolgimento di altri settori e servizi interni ed esterni all&#8217;amministrazione stessa e a supportare le attività  culturali con la costituzione di un fondo per le spese di organizzazione. A favore della tutela della cultura e della vivibilità  urbana Con questo patto si vuole promuovere la tutela di beni e attività  culturali, aspetto di fondamentale importanza in un territorio che gode di una grande ricchezza in termini artistico-culturali. Con la cura e la rigenerazione di Palazzo Zacco si vuole anche promuovere il bene delle vivibilità  urbana, fondamentale vista la presenza dell&#8217;edificio nel centro storico e il facile accesso da parte dell&#8217;intera comunità . L&#8217;avvio di questo patto ha sicuramente un riscontro positivo e riveste un grande valore per la cittadinanza in termini di recupero di un sito che ha un grande valore storico e culturale per il territorio. LEGGI ANCHE: Monitorare i patti di collaborazione per fare emergere la &#8220;città  sommersa&#8221; A Ragusa un convegno sulla gestione partecipata dei beni comuni PRiNT: la call per parole, pensieri e azioni sulla rigenerazione urbana Creare un nuovo senso di appartenenza attraverso rigenerazione urbana e cooperative di comunità YOUrbanMOB: riuso e rigenerazione degli spazi abbandonati, attraverso i cittadini attivi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/05/ragusa-un-patto-di-collaborazione-per-la-rigenerazione-di-palazzo-zacco/">Ragusa, un patto per la rigenerazione di Palazzo Zacco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Palazzo Zacco</strong> è parte del patrimonio artistico del <strong>Comune di Ragusa</strong>, nella costa sud-orientale della Sicilia. L&#8217;edificio rappresenta da sempre un prezioso esempio di arte barocca che caratterizza anche molti altri monumenti della città . Nell&#8217;ultimo anno esso ha rivestito ancora più importanza da quando è diventato oggetto della cura e promozione dell&#8217;associazione culturale <strong>Aurea Phoenix</strong>.</p>
<h1 style="text-align: justify;">Gli eventi culturali e le altre attività  previste dal patto di collaborazione</h1>
<p style="text-align: justify;">Nel novembre 2016 è stato avviato <strong>un patto di collaborazione tra il comune di Ragusa e l&#8217;associazione culturale</strong> &#8211; uno dei primi patti di collaborazione nel territorio ibleo, tra l&#8217;altro &#8211; che ha come obiettivo la<strong> cura e rigenerazione di palazzo Zacco e la promozione, all&#8217;interno di questi spazi, di eventi e attività  turistico-culturali</strong>. Le attività  promosse coinvolgono una serie di azioni di divulgazione e promozione della cultura iblea a quanti ne siano interessati. Ci si occupa del reperimento e successiva catalogazione di lavori di artisti siciliani: in questo contesto rivestono grande rilevanza le opere di Carmelo Cappello, scultore ragusano vissuto negli anni &#8217;90 e con un ricco percorso artistico. Molte delle sue più importanti opere sono presenti nella città  di Ragusa, in particolare proprio presso Palazzo Zacco.<br />
Le attività  dell&#8217;associazione sono inoltre rivolte all&#8217;organizzazione di eventi e visite presso il Palazzo con l&#8217;obiettivo di promuovere il territorio e le sue ricchezze. In linea con l&#8217;intento divulgativo della cultura e delle opere del territorio ibleo, tra le attività  dell&#8217;associazione anche quella di assistenza e supporto agli studiosi che vogliono approfondire le tradizioni e la cultura locali. Come accennato, <strong>la cura e l&#8217;utilizzo del palazzo a fini turistico-culturali rientrano all&#8217;interno del patto di collaborazione stipulato tra il comune di Ragusa (a cui la proprietà  appartiene) e l&#8217;associazione culturale Aurea Phoenix, attiva sul territorio</strong>. Il patto prevede la mutua collaborazione tra i due enti: mentre da una parte l&#8217;associazione si occupa in prima persona della rigenerazione di Palazzo Zacco e del suo utilizzo per l&#8217;organizzazione degli eventi, il Comune garantisce in affido il palazzo storico secondo le finalità  descritte dal patto. Si impegna inoltre a realizzare gli adeguamenti necessari alla struttura nell&#8217;interesse della comunità . Tale iniziativa risulta essere ancora più importante in un territorio che detiene molte opere patrimonio dell&#8217;umanità : constatare che i cittadini, in forma di associazione, si attivano per rendere questo bene realmente patrimonio della comunità  ha un valore aggiunto. <strong>Una iniziativa che ha una doppia valenza: sia per gli stessi cittadini ragusani e per i territori limitrofi, primi fruitori delle iniziative proposte presso gli spazi dell&#8217;edificio, sia per i turisti che in ogni periodo dell&#8217;anno visitano la zona.</strong> Inoltre, la consultazione di documenti e opere storiche, offre delle significative possibilità  di utilizzo degli spazi anche agli studiosi.</p>
<h1 style="text-align: justify;">Come agisce nello specifico il patto di collaborazione?</h1>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel patto</strong> si enfatizza l&#8217;importanza della collaborazione tra il Comune di Ragusa e l&#8217;associazione Aurea Phoenix nel corso dell&#8217;intero anno (periodo di durata del patto di collaborazione). <strong>E&#8217; prevista una continua fase di co-progettazione nella quale un gruppo di lavoro, composto dai vari rappresentanti dei due enti, stabilisce la programmazione e l&#8217;organizzazione delle varie attività </strong>: mentre l&#8217;associazione si muove in modo autonomo per l&#8217;organizzazione e la promozione di eventi vari (sempre in linea con le finalità  previste dal patto), le attività  di cura e rigenerazione dell&#8217;edificio richiedono un grado di cooperazione e di intervento della pubblica amministrazione maggiori. Tutto viene monitorato e discusso in incontri periodici per verificare l&#8217;andamento delle varie iniziative previste e/o per discutere di eventuali criticità . La collaborazione tra cittadini e pubblica amministrazione si riflette in buona parte anche nelle risorse di sostegno per le attività  previste: da un lato, infatti, l&#8217;associazione si impegna in maniera autonoma a reperire e gestire le risorse di autofinanziamento necessarie a garantire la fattibilità  delle attività  previste. Dall&#8217;altro lato, il comune è ben lieto di collaborare con il coinvolgimento di altri settori e servizi interni ed esterni all&#8217;amministrazione stessa e a supportare le attività  culturali con la costituzione di un fondo per le spese di organizzazione.</p>
<h1 style="text-align: justify;">A favore della tutela della cultura e della vivibilità  urbana</h1>
<p style="text-align: justify;">Con questo patto si vuole promuovere la<strong> tutela di beni e attività  culturali</strong>, aspetto di fondamentale importanza in un territorio che gode di una grande ricchezza in termini artistico-culturali. <strong>Con la cura e la rigenerazione di Palazzo Zacco si vuole anche promuovere il bene delle vivibilità  urbana, fondamentale vista la presenza dell&#8217;edificio nel centro storico e il facile accesso da parte dell&#8217;intera comunità </strong>. L&#8217;avvio di questo patto ha sicuramente un riscontro positivo e riveste un grande valore per la cittadinanza in termini di recupero di un sito che ha un grande valore storico e culturale per il territorio.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:<br />
<a href="http://www.labsus.org/2017/02/monitorare-i-patti-di-collaborazione-per-fare-emergere-la-citta-sommersa/" target="_blank" rel="noopener">Monitorare i patti di collaborazione per fare emergere la &#8220;città  sommersa&#8221;</a></strong><br />
<strong><a href="http://www.labsus.org/2015/03/ragusa-un-convegno-sulla-gestione-partecipata-dei-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">A Ragusa un convegno sulla gestione partecipata dei beni comuni</a></strong><br />
<strong> <a href="http://www.labsus.org/2016/06/yourbanmob-associazione-calabrese-riuso-rigenerazione-spazi-abbandonati-partecipazione-attiva-cittadini/" target="_blank" rel="noopener">PRiNT: la call per parole, pensieri e azioni sulla rigenerazione urbana<br />
Creare un nuovo senso di appartenenza attraverso rigenerazione urbana e cooperative di comunità<br />
YOUrbanMOB: riuso e rigenerazione degli spazi abbandonati, attraverso i cittadini attivi</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2017/05/ragusa-un-patto-di-collaborazione-per-la-rigenerazione-di-palazzo-zacco/">Ragusa, un patto per la rigenerazione di Palazzo Zacco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Mulino Scodellino di Castel Bolognese come esempio di riqualificazione innovativa</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/12/mulino-scodellino-di-castel-bolognese-come-esempio-di-riqualificazione-innovativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Giovanni Manfrini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Dec 2016 10:17:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Vivibilità  urbana]]></category>
		<category><![CDATA[amici]]></category>
		<category><![CDATA[bolognese]]></category>
		<category><![CDATA[castel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il molino Scodellino del comune di Castel Bolognese (Ravenna) è l&#8217;ultimo esemplare delle costruzioni in mattoni che furono costruiti sul finire del quattordicesimo secolo lungo il corso del cosiddetto &#8221; canale dei molini &#8221; . Usato dai mugnai locali per secoli, il molino fu comunque custodito e abitato fino a 25 anni fa. Negli anni successivi la struttura fu lasciata in uno stato di abbandono come il professore Ettore Badiali ha denunciato già  nel 2000 su un articolo del Nuovo Diario Messaggero. E&#8217; solo nel 2009 che si è raggiunta una prima intesa per il recupero dell&#8217;antico edifici in concomitanza con la nascita dell&#8217;associazione Amici del mulino Scodellino. Il risultato è stato un intervento di consolidamento strutturale che ha portato alla collaborazione attiva tra la formazione dei cittadini di Castel Bolognese e gli uffici comunali. I finanziamenti arrivati dal comune e dalla regione Emilia Romagna hanno permesso la messa in sicurezza del casale. Nel marzo 2016, in occasione delle giornate primaverili del Fai, si è arrivati a un significativo risultato: la riattivazione della vecchia macina. Negli ultimi mesi il comune di Castel Bolognese e Amici del Mulino Scodellino hanno continuato a cooperare per la promozione della struttura, anche ospitandovi eventi di impatto culturale. Degna di nota è stata l&#8217;organizzazione del Festival della creatività  che, il 4 settembre, ha dato la possibilità  ad artisti e artigiani di esporre le proprie creazioni. L&#8217;intervista all&#8217;assessore Giovanni Morini Sul caso dell&#8217;esperimento gestionale del molino Scodellino Labsus ha  intervistato Giovanni Morini, l&#8217;assessore alla cultura del comune di Castel Bolognese. Quali sono le ragioni principali che hanno spinto a investire in questa struttura? Il Molino Scodellino, costruito tra la fine del 1300 e l&#8217;inizio del 1400, è l&#8217;ultimo esempio esistente della serie dei mulini sorti nel XIV secolo lungo il Canale dei Mulini. Si tratta di uno dei mulini di proprietà  pubblica più antichi d&#8217;Italia, nonché uno dei manufatti più antichi esistenti nel comune di Castel Bolognese. Già  posto sotto vincolo di tutela dal Ministero per i Beni architettonici e ambientali, è censito come edificio di pregio per il suo valore architettonico e ambientale. L&#8217;Amministrazione comunale, con il supporto della Regione Emilia-Romagna, ha ritenuto opportuno mettere in sicurezza, restaurare e rendere nuovamente vivo il Mulino per conservarne la grande valenza storica, individuandolo al tempo stesso come preziosa risorsa per iniziative future. Come descrive la relazione fra l&#8217;amministrazione locale e l&#8217;associazione Amici del Mulino Scodellino? L&#8217;Associazione Amici del Mulino Scodellino è nata nel 2009, con l&#8217;obiettivo di valorizzare il Mulino, farlo conoscere e amare. Per la gestione del Mulino abbiamo sottoscritto una convenzione con l&#8217;Associazione, riconoscendo ai volontari, oltre a una grande passione e a un ottimo spirito di iniziativa, anche notevoli capacità  tecniche e manuali. La collaborazione con l&#8217;Amministrazione comunale è costante e costruttiva, il confronto di idee continuo e proficuo. Recentemente l&#8217;Associazione è entrata a far parte dell&#8217;Aiams (Associazione italiana amici dei mulini storici), che ha lo scopo di valorizzare i beni artistici e culturali più &#8221; nascosti &#8221; del nostro paese. Qual è il futuro della struttura? Quali iniziative sono previste nel breve e lungo periodo? Parallelamente ai lavori di rifinitura, il Mulino Scodellino è già  diventato teatro di iniziative culturali ed educative, ospitando scolaresche e gruppi di cittadini per visite guidate, ma anche concerti, presentazioni di libri, ecc. L&#8217;obiettivo è far diventare il Mulino &#8221; museo di se stesso &#8221; e contenitore di iniziative. Nel breve periodo sono in programma altri eventi culturali e dimostrazioni sulla produzione di farina (lo scorso marzo è stata rimessa in funzione l&#8217;antica macina: evento inserito nelle Giornate di primavera del FAI, che in due giorni hanno portato al Mulino circa duemila visitatori); nel lungo periodo stiamo valutando, tra l&#8217;altro, l&#8217;opportunità  di far diventare il Mulino e il manufatto antistante, residenze per artisti. Sono previsti altri esperimenti gestionali analoghi nel territorio comunale?   Al momento non sono previsti esperimenti gestionali analoghi, ma visti i risultati indubbiamente molto soddisfacenti dell&#8217;esperienza con l&#8217;Associazione Amici del Mulino Scodellino, non sono certo di escludere iniziative analoghe. LEGGI ANCHE: Culturability : 5 progetti per rigenerare spazi da condividere Ecomuseo Casilino &#8221; Ad duas lauros &#8221; , valorizzare le risorse per riconnettere il tessuto sociale Tombolan Fava: a San Donà  di Piave una ex caserma &#8221; solida e solidale &#8221; da rigenerare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/12/mulino-scodellino-di-castel-bolognese-come-esempio-di-riqualificazione-innovativa/">Il Mulino Scodellino di Castel Bolognese come esempio di riqualificazione innovativa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <strong><a href="https://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwje1ZHI_djQAhXBLsAKHcGICAoQFggfMAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.castelbolognese.org%2Fedifici-e-monumenti%2Fmolino-scodellino%2Fmolino-di-scodellino%2F&amp;usg=AFQjCNEVOtYGpwy8BWax-IAxc5ihL393AQ&amp;sig2=82_DuT4qMaQgHU29UDI5qA" target="_blank">molino Scodellino</a></strong> del<a href="https://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwj6zoDQ_djQAhWrIMAKHRppCbgQFggdMAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.comune.castelbolognese.ra.it%2F&amp;usg=AFQjCNETQq0IN_2jytKZuxjY2uY_G2i9VQ&amp;sig2=74Alu1Fl6H1pygdveor0Tg" target="_blank"><strong> comune di Castel Bolognese</strong></a> (Ravenna) è l&#8217;ultimo esemplare delle costruzioni in mattoni che furono costruiti sul finire del quattordicesimo secolo lungo il corso del cosiddetto  &#8221; canale dei molini &#8221; . Usato dai mugnai locali per secoli, il molino fu comunque custodito e abitato fino a 25 anni fa. Negli anni successivi la struttura fu lasciata in uno stato di abbandono come il professore Ettore Badiali ha denunciato già  nel 2000 su un <a href="http://www.castelbolognese.org/miscellanea/quale-sorte-per-lantico-molino-di-scodellino-20052000/" target="_blank">articolo del Nuovo Diario Messaggero</a>.  E&#8217;  solo nel 2009 che si è raggiunta una prima intesa per il recupero dell&#8217;antico edifici in concomitanza con la nascita dell&#8217;<a href="https://www.facebook.com/Associazione-Amici-del-Mulino-Scodellino-1643644062588945/" target="_blank">associazione Amici del mulino Scodellino</a>. <strong>Il risultato è stato un intervento di consolidamento strutturale che ha portato alla collaborazione attiva tra la formazione dei cittadini di Castel Bolognese e gli uffici comunali.</strong> I finanziamenti arrivati dal comune e dalla <a href="https://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwjirfH4_djQAhULC8AKHUlCB3oQFggdMAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.regione.emilia-romagna.it%2F&amp;usg=AFQjCNESExTzaB2raIYYEFKe2QqPCryTLw&amp;sig2=FMAUDaO_eTlPHS3h2StKmw" target="_blank">regione Emilia Romagna</a> hanno permesso la messa in sicurezza del casale.<strong> Nel marzo 2016, in occasione delle giornate primaverili del Fai, si è arrivati a un significativo risultato: la riattivazione della vecchia macina.</strong> Negli ultimi mesi il comune di Castel Bolognese e Amici del Mulino Scodellino hanno continuato a cooperare per la promozione della struttura, anche ospitandovi eventi di impatto culturale. Degna di nota è stata l&#8217;organizzazione del Festival della creatività  che, il 4 settembre, ha dato la possibilità  ad artisti e artigiani di esporre le proprie creazioni.</p>
<h1 style="text-align: justify;">L&#8217;intervista all&#8217;assessore Giovanni Morini</h1>
<p style="text-align: justify;">Sul caso dell&#8217;esperimento gestionale del molino Scodellino <a href="http://www.labsus.org" target="_blank">Labsus </a>ha  intervistato Giovanni Morini, l&#8217;assessore alla cultura del comune di Castel Bolognese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono le ragioni principali che hanno spinto a investire in questa struttura?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Molino Scodellino, costruito tra la fine del 1300 e l&#8217;inizio del 1400, è l&#8217;ultimo esempio esistente della serie dei mulini sorti nel XIV secolo lungo il Canale dei Mulini. Si tratta di uno dei mulini di proprietà  pubblica più antichi d&#8217;Italia, nonché uno dei manufatti più antichi esistenti nel comune di Castel Bolognese. <strong>Già  posto sotto vincolo di tutela dal Ministero per i Beni architettonici e ambientali, è censito come edificio di pregio per il suo valore architettonico e ambientale.</strong> L&#8217;Amministrazione comunale, con il supporto della Regione Emilia-Romagna, ha ritenuto opportuno mettere in sicurezza, restaurare e rendere nuovamente vivo il Mulino per conservarne la grande valenza storica, individuandolo al tempo stesso come preziosa risorsa per iniziative future.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come descrive la relazione fra l&#8217;amministrazione locale e l&#8217;associazione Amici del Mulino Scodellino?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;Associazione Amici del Mulino Scodellino è nata nel 2009, con l&#8217;obiettivo di valorizzare il Mulino, farlo conoscere e amare.</strong> Per la gestione del Mulino abbiamo sottoscritto una convenzione con l&#8217;Associazione, riconoscendo ai volontari, oltre a una grande passione e a un ottimo spirito di iniziativa, anche notevoli capacità  tecniche e manuali. La collaborazione con l&#8217;Amministrazione comunale è costante e costruttiva, il confronto di idee continuo e proficuo. Recentemente l&#8217;Associazione è entrata a far parte dell&#8217;<a href="https://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwiX-rrU_tjQAhVGJsAKHb1dC8kQFggeMAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.aiams.eu%2F&amp;usg=AFQjCNHUyV4ZIgCc-vGY7r2rpRUFmVyVmQ&amp;sig2=tRu0T6BdTgczqsRyTh3kxw" target="_blank">Aiams</a> (Associazione italiana amici dei mulini storici), che ha lo scopo di valorizzare i beni artistici e culturali più  &#8221; nascosti &#8221;  del nostro paese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è il futuro della struttura? Quali iniziative sono previste nel breve e lungo periodo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Parallelamente ai lavori di rifinitura, il Mulino Scodellino è già  diventato teatro di iniziative culturali ed educative, ospitando scolaresche e gruppi di cittadini per visite guidate, ma anche concerti, presentazioni di libri, ecc. <strong>L&#8217;obiettivo è far diventare il Mulino  &#8221; museo di se stesso &#8221;  e contenitore di iniziative.</strong> Nel breve periodo sono in programma altri eventi culturali e dimostrazioni sulla produzione di farina (lo scorso marzo è stata rimessa in funzione l&#8217;antica macina: evento inserito nelle Giornate di primavera del FAI, che in due giorni hanno portato al Mulino circa duemila visitatori); nel lungo periodo stiamo valutando, tra l&#8217;altro, l&#8217;opportunità  di far diventare il Mulino e il manufatto antistante, residenze per artisti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sono previsti altri esperimenti gestionali analoghi nel territorio comunale?  </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Al momento non sono previsti esperimenti gestionali analoghi, ma visti i risultati indubbiamente molto soddisfacenti dell&#8217;esperienza con l&#8217;Associazione Amici del Mulino Scodellino, non sono certo di escludere iniziative analoghe.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/10/culturability-5-progetti-per-rigenerare-spazi-da-condividere/" target="_blank">Culturability : 5 progetti per rigenerare spazi da condividere</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/10/ecomuseo-casilino-ad-duas-lauros-valorizzare-le-risorse-per-riconnettere-il-tessuto-sociale/" target="_blank">Ecomuseo Casilino  &#8221; Ad duas lauros &#8221; , valorizzare le risorse per riconnettere il tessuto sociale</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2016/08/tombolan-fava-san-dona-di-piave-ex-caserma-solida-solidale-rigenerare/" target="_blank">Tombolan Fava: a San Donà  di Piave una ex caserma  &#8221; solida e solidale &#8221;  da rigenerare</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/12/mulino-scodellino-di-castel-bolognese-come-esempio-di-riqualificazione-innovativa/">Il Mulino Scodellino di Castel Bolognese come esempio di riqualificazione innovativa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Faber city, la cooperativa di comunità  di Alberobello</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/05/faber-city-la-cooperativa-di-comunita-di-alberobello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Marco Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 May 2016 09:10:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Vivibilità  urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Alberobello]]></category>
		<category><![CDATA[capitale umano]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperativa di comunità ]]></category>
		<category><![CDATA[Faber city]]></category>
		<category><![CDATA[mutualità ]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Faber City è la cooperativa di comunità  di Alberobello, una cooperativa che vuole intercettare i bisogni dei cittadini e, di conseguenza, concepire risposte efficienti ed innovative rispetto a quelle attuate dagli attori tradizionali sia pubblici che privati. Le cooperative di comunità  sono state regolamentate per la prima volta dalla legge regionale n. 23 del  20 maggio 2014, della regione Puglia e muovono dall&#8217;esigenza di sviluppare nuove espressioni della mutualità  &#8221; valorizzando le competenze della popolazione resi dente &#8221;  e promuovono &#8221; lo sviluppo di attività  economiche ecosostenibili finalizzate alla produzione di beni e servizi, al recupero di beni ambientali e monumentali, alla creazione di offerta di lavoro e alla generazione, in loco, di capitale sociale &#8221; (articolo 2). Abbiamo intervistato Angelo Mariano, presidente della cooperativa: Qual&#8217;è stato l&#8217;input alla nascita della vostra cooperativa di comunità ? La visione condivisa con altri soci, tutti trentenni più giovani di me, che Alberobello e il nostro paese dovesse avere una risposta a bisogni, in gran parte inespressi. L&#8217;emanazione della legge regionale pugliese sulle cooperative di comunità  del maggio 2014, prima in Italia, ci ha dato una spinta a pensare ad una cooperativa di comunità . La richiesta di un piccolo finanziamento regionale, successivamente approvato, ha poi innescato il progetto esecutivo che ha portato alla costituzione della cooperativa l&#8217;8 gennaio 2015. Puoi farci qualche esempio della vostra attività ? E&#8217; la domanda più difficile a cui rispondere in quanto la nostra attività  sarebbe difficilmente censibile. E&#8217; principalmente di tipo progettuale, abbiamo messo su ad esempio un servizio Educativo &#8221; Faber Study &#8221; che è un po&#8217; più di un semplice doposcuola. Lo abbiamo immaginato in un luogo, &#8221; Il palazzetto dello sport &#8221; , che ha bisogno di una riqualificazione in termini di servizio e di immagine; lo abbiamo rivolto non solo ai bimbi e ai ragazzi che frequentano lo sport ma a tutti; abbiamo previsto opzioni educative che possano rispondere anche a minori che abbiano bisogni speciali; stiamo coinvolgendo formatori e formatrici che finora hanno lavorato in nero a casa; stiamo dando una risposta ai bisogni delle famiglie. Un&#8217;altra attività  che stiamo promuovendo è di tipo turistico: la realizzazione di percorsi turistici integrati con laboratori artigianali locali. Sono in cantiere attività  che riguardano la riattivazione di terreni incolti e una progettazione comunitaria in ambito turistico.  La nostra è una attività  in continuo divenire e non potrebbe essere diversamente. Cosa vuol dire nella pratica mettere al centro il capitale umano? Pensare per e con i cittadini a rendere migliore la nostra città . Ciò significa ascolto, a volte invadenza, ma soprattutto rivoluzione culturale. Se devo essere sincero è proprio contribuire a cambiare culturalmente gli alberobellesi che mi piace mettere al centro della nostra azione. E&#8217; inutile dire che non è per niente facile ma ci stiamo provando. Senza dimenticare che cittadini di Alberobello, in senso lato, sono anche i turisti che ci vivono (in quanto vivono Alberobello) per mezza giornata o per intere stagioni. Quanto e cosa può imparare il mondo delle imprese dal vostro esempio? Se devo riferirmi all&#8217;impresa locale soprattutto la spinta all&#8217;integrazione, il famoso &#8221; insieme si fa meglio &#8221; non è assolutamente scontato nel mio paese, direi nell&#8217;intero mezzogiorno. E&#8217; dura spiegare ad imprese concorrenti che la cooperativa di comunità  è un&#8217;impresa che ha come primo obiettivo investire sulle persone e nella mutualità  fra soci, lavoratori o utenti, e magari essere partner di una crescita comune. Com&#8217;è il rapporto con la pubblica amministrazione? Buono! Abbiamo scelto all&#8217;atto della costituzione che in questa fase il comune e gli amministratori dovevano rimanere fuori dalla compagine sociale, è un tema complesso per cooperative che devono per definizione interessarsi del bene comune. E&#8217; un rapporto in continua evoluzione. C&#8217;è qualche strumento che potrebbe agevolare lo sviluppo della vostra cooperativa di comunità ? Sicuramente la definizione dei decreti attuativi della legge regionale sulle cooperative di comunità  o l&#8217;approvazione di una legge nazionale. Questo è un auspicio ma anche una necessità  perché vista la possibilità  di spaziare su molti settori occorre avere una coerenza amministrativa per poter incidere sulle specifiche comunità . Quali sono i valori necessari per riuscire a lavorare efficientemente in un sistema cooperativo? Il sistema cooperativo è molto variegato, la stessa cooperazione di comunità  ha varie forme e diverse origini. Un valore che credo sia imprescindibile è quello della democrazia interna che significa poter esprimere il proprio pensiero sempre consci della responsabilità  di essere socio imprenditore. Quali sono le principali difficoltà  che incontrate? A volte mi chiedo chi me lo abbia fatto fare a promuovere una cooperativa di comunità . La legislazione è in evoluzione, mettere insieme il 3% della popolazione di Alberobello (parametro dettato dalla legge regionale pugliese), dove già  vedere 2 soggetti che collaborano è raro, togliere tempo alla famiglia e al lavoro che mi dà  da vivere dedicando ore a spiegare anche a sconosciuti il messaggio del fare comunità  ecc. l&#8217;elenco potrebbe proseguire molto oltre. La risposta la trovo nella determinazione di altri &#8221; invaghiti &#8221; di comunità  come me, ma soprattutto nel provocare quella che mi piace definire &#8221; scossa lenta e permanente &#8221; alla società  in cui vivo. La proposizione di idee fuori dall&#8217;ordinario provinciale, in cui spesso un piccolo paese come Alberobello si rinchiude, devono determinare piccole crepe allo status quo non per il piacere di rompere consuetudini ma per il dovere di innovare e rendere migliore la nostra società . LEGGI ANCHE: Cooperativa di comunità  e fotovoltaico a Melpignano La Puglia verso la rete regionale per l&#8217;amministrazione condivisa La regione Puglia punta sulla partecipazione&#8230;e sul modello Labsus</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/05/faber-city-la-cooperativa-di-comunita-di-alberobello/">Faber city, la cooperativa di comunità  di Alberobello</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fabercity.it/content/faber-city-cooperativa-di-comunit%C3%A0-di-alberobello" target="_blank">Faber City</a> è la cooperativa di comunità  di Alberobello, una cooperativa che vuole intercettare i bisogni dei cittadini e, di conseguenza, concepire risposte efficienti ed innovative rispetto a quelle attuate dagli attori tradizionali sia pubblici che privati. Le cooperative di comunità  sono state regolamentate per la prima volta dalla legge regionale n. 23 del   20 maggio 2014, della regione Puglia e muovono dall&#8217;esigenza di sviluppare <strong>nuove espressioni della mutualità </strong>  &#8221; <em>valorizzando le competenze della popolazione resi dente</em> &#8221;    e promuovono  &#8221; <em>lo sviluppo di attività  economiche ecosostenibili finalizzate alla produzione di beni e servizi, al recupero di beni ambientali e monumentali, alla creazione di offerta di lavoro e alla generazione, in loco, di capitale sociale</em> &#8221;  (articolo 2).</p>
<p>Abbiamo intervistato <a href="http://www.fabercity.it/content/angelo-mariano" target="_blank">Angelo Mariano</a>, presidente della cooperativa:</p>
<p><strong>Qual&#8217;è stato l&#8217;input alla nascita della vostra cooperativa di comunità ?</strong></p>
<p><strong>La visione condivisa con altri soci, tutti trentenni più giovani di me, che Alberobello e il nostro paese dovesse avere una risposta a bisogni, in gran parte inespressi.</strong> L&#8217;emanazione della legge regionale pugliese sulle cooperative di comunità  del maggio 2014, prima in Italia, ci ha dato una spinta a pensare ad una cooperativa di comunità . La richiesta di un piccolo finanziamento regionale, successivamente approvato, ha poi innescato il progetto esecutivo che ha portato alla <strong>costituzione della cooperativa l&#8217;8 gennaio 2015</strong>.</p>
<p><strong>Puoi farci qualche esempio della vostra attività ?</strong></p>
<p><strong>E&#8217; la domanda più difficile a cui rispondere in quanto la nostra attività  sarebbe difficilmente censibile. E&#8217; principalmente di tipo progettuale</strong>, abbiamo messo su ad esempio un servizio Educativo  &#8221; Faber Study &#8221;  che è un po&#8217; più di un semplice doposcuola. Lo abbiamo immaginato in un luogo,  &#8221; Il palazzetto dello sport &#8221; , che ha bisogno di una riqualificazione in termini di servizio e di immagine; lo abbiamo rivolto non solo ai bimbi e ai ragazzi che frequentano lo sport ma a tutti; abbiamo previsto opzioni educative che possano rispondere anche a minori che abbiano bisogni speciali; stiamo coinvolgendo formatori e formatrici che finora hanno lavorato in nero a casa; stiamo dando una risposta ai bisogni delle famiglie. <strong>Un&#8217;altra attività  che stiamo promuovendo è di tipo turistico: la realizzazione di percorsi turistici integrati con laboratori artigianali locali.</strong> Sono in cantiere attività  che riguardano la riattivazione di terreni incolti e una progettazione comunitaria in ambito turistico.  La nostra è una attività  in continuo divenire e non potrebbe essere diversamente.</p>
<p><strong>Cosa vuol dire nella pratica mettere al centro il capitale umano?</strong></p>
<p>Pensare per e con i cittadini a rendere migliore la nostra città . <strong>Ciò significa ascolto, a volte invadenza, ma soprattutto rivoluzione culturale. Se devo essere sincero è proprio contribuire a cambiare culturalmente gli alberobellesi che mi piace mettere al centro della nostra azione.</strong> E&#8217; inutile dire che non è per niente facile ma ci stiamo provando. Senza dimenticare che cittadini di Alberobello, in senso lato, sono anche i turisti che ci vivono (in quanto vivono Alberobello) per mezza giornata o per intere stagioni.</p>
<p><strong>Quanto e cosa può imparare il mondo delle imprese dal vostro esempio?</strong></p>
<p>Se devo riferirmi all&#8217;impresa locale soprattutto la spinta all&#8217;integrazione, <strong>il famoso  &#8221; insieme si fa meglio &#8221;  non è assolutamente scontato nel mio paese, direi nell&#8217;intero mezzogiorno</strong>. E&#8217; dura spiegare ad imprese concorrenti che la cooperativa di comunità  è un&#8217;impresa che ha come primo obiettivo investire sulle persone e nella mutualità  fra soci, lavoratori o utenti, e magari essere partner di una crescita comune.</p>
<p><strong>Com&#8217;è il rapporto con la pubblica amministrazione?</strong></p>
<p>Buono! Abbiamo scelto all&#8217;atto della costituzione che in questa fase il comune e gli amministratori dovevano rimanere fuori dalla compagine sociale, è un tema complesso per cooperative che devono per definizione interessarsi del bene comune. E&#8217; un rapporto in continua evoluzione.</p>
<p><strong>C&#8217;è qualche strumento che potrebbe agevolare lo sviluppo della vostra cooperativa di comunità ?</strong></p>
<p>Sicuramente la definizione dei decreti attuativi della legge regionale sulle cooperative di comunità  o l&#8217;approvazione di una legge nazionale. Questo è un auspicio ma anche una necessità  perché vista la possibilità  di spaziare su molti settori occorre avere una coerenza amministrativa per poter incidere sulle specifiche comunità .</p>
<p><strong>Quali sono i valori necessari per riuscire a lavorare efficientemente in un sistema cooperativo?</strong></p>
<p>Il sistema cooperativo è molto variegato, la stessa cooperazione di comunità  ha varie forme e diverse origini. <strong>Un valore che credo sia imprescindibile è quello della democrazia interna che significa poter esprimere il proprio pensiero sempre consci della responsabilità  di essere socio imprenditore.</strong></p>
<p><strong>Quali sono le principali difficoltà  che incontrate?</strong></p>
<p>A volte mi chiedo chi me lo abbia fatto fare a promuovere una cooperativa di comunità .<br />
La legislazione è in evoluzione, mettere insieme il 3% della popolazione di Alberobello (parametro dettato dalla legge regionale pugliese), dove già  vedere 2 soggetti che collaborano è raro, togliere tempo alla famiglia e al lavoro che mi dà  da vivere dedicando ore a spiegare anche a sconosciuti il messaggio del fare comunità  ecc. l&#8217;elenco potrebbe proseguire molto oltre. <strong>La risposta la trovo nella determinazione di altri  &#8221; invaghiti &#8221;  di comunità  come me, ma soprattutto nel provocare quella che mi piace definire  &#8221; scossa lenta e permanente &#8221;  alla società  in cui vivo. La proposizione di idee fuori dall&#8217;ordinario provinciale, in cui spesso un piccolo paese come Alberobello si rinchiude, devono determinare piccole crepe allo status quo non per il piacere di rompere consuetudini ma per il dovere di innovare e rendere migliore la nostra società .</strong></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
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<li><a title="Permalink to Cooperativa di comunità  e fotovoltaico a Melpignano" href="http://www.labsus.org/2011/05/cooperativa-di-comunita-e-fotovoltaico-a-melpignano/" target="_blank" rel="bookmark">Cooperativa di comunità  e fotovoltaico a Melpignano</a></li>
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<li><a href="http://www.labsus.org/2015/08/regione-puglia-punta-sulla-partecipazione-modello-labsus/" target="_blank">La regione Puglia punta sulla partecipazione&#8230;e sul modello Labsus</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/05/faber-city-la-cooperativa-di-comunita-di-alberobello/">Faber city, la cooperativa di comunità  di Alberobello</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il filo verde dell &#8216; accoglienza: a Terni un parco per l &#8216; integrazione sociale</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/02/accoglienza-terni-parco-per-integrazione-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Falcinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2016 12:03:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo della persona]]></category>
		<category><![CDATA[Vivibilità  urbana]]></category>
		<category><![CDATA[coesione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[patto di collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[Terni]]></category>
		<category><![CDATA[vivibilità  urbana]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=29512</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un cosiddetto urban common che, per la sua collocazione e dimensione, ben si presterebbe alla realizzazione di molteplici progetti in grado di coinvolgere tutti gli abitanti e le diverse associazioni che da anni animano il territorio. Un progetto per la multiculturalità  In questo scenario collettivo, come in molte altre città  italiane, si inserisce l&#8217;attuale tematica dell&#8217;immigrazione e dell&#8217;accoglienza. La progressiva presenza di famiglie e giovani stranieri, nonché le generali contingenze storico-politiche, dovrebbero indurre l&#8217;intera società  a riflettere su una nuova concezione di cittadinanza, che consenta all&#8217;individuo di potersi effettivamente sentire parte integrante di una comunità . Per questo, la riappropriazione e la cura degli spazi in cui viviamo, la promozione di eventi che riportino alla convivialità  e alla conoscenza di diverse culture, ci consentono di ripristinare legami di solidarietà  sociale in un ambiente che sfugge da logiche di intolleranze e paure. Proprio per promuovere questi valori, nella città  umbra, dopo l&#8217;adozione del Regolamento per l&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni, sono stati intrapresi dei percorsi partecipativi volti alla rielaborazione di politiche giovanili e sociali che consentiranno di stringere alleanze tra amministrazione e cittadini attivi. Concretizzazione di questo percorso è stato il Progetto &#8221; Giovani Colleluna &#8221; , presentato la scorsa estate dal comune di Terni insieme ad alcuni soggetti del Terzo Settore, con il quale si vuole fare dell&#8217;accoglienza l&#8217;elemento di congiunzione tra la cura dei beni comuni e lo sviluppo di innovative politiche sociali. Il Patto: giovani contro il degrado urbano Tra le organizzazioni coinvolte nel Progetto vi è l&#8217;Arci, la quale ha proposto al comune di stipulare un Patto di collaborazione per la rigenerazione del Parco Anallergico attraverso il coinvolgimento di alcuni ragazzi di origine straniera. L&#8217;associazione è infatti affidataria della gestione del progetto di accoglienza integrata della rete SPRAR (Sistema di protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati), per la categoria minori non accompagnati. Tale sistema ha come obiettivo l&#8217;inclusione socio-economica del rifugiato, ed è finanziato, previa richiesta dell&#8217;amministrazione locale, grazie a contributi stanziati dal Ministero degli Interni attraverso il FNPSA (Fondo Nazionale per le politiche ed i servizi dell&#8217;asilo). Gli obiettivi da realizzare Sicuramente il fine è quello di sviluppare un luogo di aggregazione giovanile in cui i nuovi abitanti del quartiere possano integrarsi con il resto della cittadinanza e di co-progettazione permanente, poiché è prevista la costituzione di un laboratorio urbano al quale parteciperanno i referenti del Patto e tutti gli altri soggetti che vorranno aderire. Si potranno cosìpromuovere iniziative ricreative e interculturali, dallo sport alla musica, nel pieno rispetto dell&#8217;ambiente e delle norme di sicurezza. I protagonisti saranno soprattutto i ragazzi maggiorenni che terminano il percorso SPRAR, per i quali il comune ha previsto, tramite l&#8217;Arci, la concessione di un appartamento sito in Campitelli. Essi infatti si occuperanno della cura e dell&#8217;animazione del parco, svolgeranno attività  di manutenzione del verde insieme ad altri volontari e seguiranno corsi di formazione tecnico-pratici, al fine di renderli cittadini autonomi. Il Patto di collaborazione è lo strumento che darà  continuazione ad un lavoro sinergico tra comune, mondo del volontariato e singoli cittadini ed ognuno, nel rispetto dei propri ruoli, si impegnerà  responsabilmente per migliorare la qualità  della vita nel quartiere. LEGGI ANCHE: I migranti come risorsa nella prospettiva dell&#8217;amministrazione condivisa Patto di collaborazione per gli Ultras di Bologna Orti didattici a Casapulla: primo patto di collaborazione Pontecorvo si prepara al secondo step verso l&#8217;amministrazione condivisa: il patto di collaborazione &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/02/accoglienza-terni-parco-per-integrazione-sociale/">Il filo verde dell &#8216; accoglienza: a Terni un parco per l &#8216; integrazione sociale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un cosiddetto <em>urban common</em> che, per la sua collocazione e dimensione, ben si presterebbe alla realizzazione di molteplici progetti in grado di coinvolgere tutti gli abitanti e le diverse associazioni che da anni animano il territorio.</p>
<h1>Un progetto per la multiculturalità </h1>
<p>In questo scenario collettivo, come in molte altre città  italiane, si inserisce l&#8217;<a href="http://www.labsus.org/2016/01/cittadini-rifugiati-immigrati/" target="_blank">attuale tematica dell&#8217;immigrazione e dell&#8217;accoglienza</a>. La progressiva presenza di famiglie e giovani stranieri, nonché le generali contingenze storico-politiche, dovrebbero indurre l&#8217;intera società  a riflettere su <strong>una nuova concezione di cittadinanza, che consenta all&#8217;individuo di potersi effettivamente sentire parte integrante di una comunità .</strong> Per questo, la riappropriazione e la cura degli spazi in cui viviamo, la promozione di eventi che riportino alla convivialità  e alla conoscenza di diverse culture, ci consentono di ripristinare legami di solidarietà  sociale in un ambiente che sfugge da logiche di intolleranze e paure.</p>
<p>Proprio per promuovere questi valori, nella città  umbra, dopo l&#8217;adozione del Regolamento per l&#8217;amministrazione condivisa dei beni comuni, sono stati intrapresi dei percorsi partecipativi volti alla rielaborazione di politiche giovanili e sociali che consentiranno di <strong>stringere alleanze tra amministrazione e cittadini attivi.</strong></p>
<p>Concretizzazione di questo percorso è stato il <strong>Progetto  &#8221; Giovani Colleluna &#8221; </strong>, presentato la scorsa estate dal comune di Terni insieme ad alcuni soggetti del Terzo Settore, con il quale si vuole fare dell&#8217;accoglienza l&#8217;elemento di congiunzione tra la cura dei beni comuni e lo sviluppo di innovative politiche sociali.</p>
<h1>Il Patto: giovani contro il degrado urbano</h1>
<p>Tra le organizzazioni coinvolte nel Progetto vi è l&#8217;Arci, la quale ha proposto al comune di stipulare <strong>un Patto di collaborazione per la rigenerazione del Parco Anallergico attraverso il coinvolgimento di alcuni ragazzi di origine straniera</strong>. L&#8217;associazione è infatti affidataria della gestione del progetto di accoglienza integrata della rete SPRAR (Sistema di protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati), per la categoria minori non accompagnati. Tale sistema ha come obiettivo l&#8217;inclusione socio-economica del rifugiato, ed è finanziato, previa richiesta dell&#8217;amministrazione locale, grazie a contributi stanziati dal Ministero degli Interni attraverso il FNPSA (Fondo Nazionale per le politiche ed i servizi dell&#8217;asilo).</p>
<h1>Gli obiettivi da realizzare</h1>
<p>Sicuramente il fine è quello di <strong>sviluppare un luogo di aggregazione giovanile in cui i nuovi abitanti del quartiere possano integrarsi con il resto della cittadinanza e di co-progettazione permanente</strong>, poiché è prevista la costituzione di un laboratorio urbano al quale parteciperanno i referenti del Patto e tutti gli altri soggetti che vorranno aderire. Si potranno cosìpromuovere iniziative ricreative e interculturali, dallo sport alla musica, nel pieno rispetto dell&#8217;ambiente e delle norme di sicurezza.</p>
<p>I protagonisti saranno soprattutto i ragazzi maggiorenni che terminano il percorso SPRAR, per i quali il comune ha previsto, tramite l&#8217;Arci, la concessione di un appartamento sito in Campitelli. Essi infatti si occuperanno della cura e dell&#8217;animazione del parco, svolgeranno attività  di manutenzione del verde insieme ad altri volontari e seguiranno corsi di formazione tecnico-pratici, al fine di renderli cittadini autonomi.</p>
<p>Il Patto di collaborazione è lo strumento che darà  continuazione ad un lavoro sinergico tra comune, mondo del volontariato e singoli cittadini ed ognuno, nel rispetto dei propri ruoli, si impegnerà  responsabilmente per migliorare la qualità  della vita nel quartiere.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/07/migranti-come-risorsa-nella-prospettiva-amministrazione-condivisa/" target="_blank">I migranti come risorsa nella prospettiva dell&#8217;amministrazione condivisa</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/12/patto-di-collaborazione-per-gli-ultras-di-bologna/" target="_blank">Patto di collaborazione per gli Ultras di Bologna</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/12/orti-didattici-a-casapulla-primo-patto-di-collaborazione/" target="_blank">Orti didattici a Casapulla: primo patto di collaborazione</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/09/pontecorvo-si-prepara-al-secondo-step-verso-amministrazione-condivisa-il-patto-di-collaborazione/" target="_blank">Pontecorvo si prepara al secondo step verso l&#8217;amministrazione condivisa: il patto di collaborazione</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/02/accoglienza-terni-parco-per-integrazione-sociale/">Il filo verde dell &#8216; accoglienza: a Terni un parco per l &#8216; integrazione sociale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>A Genzano di Roma i cittadini danno vita a un parco pubblico</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/02/a-genzano-di-roma-i-cittadini-danno-vita-a-un-parco-pubblico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Grassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2016 10:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Vivibilità  urbana]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
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		<category><![CDATA[parco pubblico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A partire dalla primavera del 2014, il Comitato civico Montecagnoletto di Genzano di Roma si adopera per l&#8217;apertura, la cura e la manutenzione ordinaria di un parco pubblico nel cuore del quartiere, a via Segantini. Quella che prima era un&#8217;area in disuso del Comune diventa cosìuno spazio verde e soprattutto un centro di aggregazione per tutto il quartiere. I volontari all&#8217;opera Dopo una trattativa con l&#8217;amministrazione comunale per la suddivisione delle responsabilità  , andata a buon fine, i volontari, tutti soci del Comitato, si sono messi all&#8217;opera e hanno allestito il parco, che ospita anche spazi di gioco per i bambini. Le risorse che sostengono il Comitato sono essenzialmente di due tipi: economiche, e sono le quote sociali degli associati, e umane, e sono i soci stessi che volontariamente prestano la loro opera. Il presidente del Comitato, Antonino Fabbri, sottolinea però che per il parco, dal punto di vista economico, non è stato speso nulla, perché a impegnarsi sono stati i volontari, che hanno ripulito e si prendono regolarmente cura dell&#8217;area verde. Attualmente, i volontari si occupano della gestione e della manutenzione ordinaria del parco: a turno si occupano del manto erboso e in generale della cura dell&#8217;area. Interessante è stata un&#8217;esperienza di allestimento di infrastrutture a costo zero: con alcuni bancali di legno sono stati infatti realizzati tavolini e sedie che sono ora a disposizione dei cittadini nel parco. Inoltre, sono anche anche allestite alcune infrastrutture di gioco per i bambini. Uno spazio di aggregazione &#8221; Il risultato più importante è stato ottenuto in termini di coesione sociale &#8221; , afferma Antonino Fabbri, presidente del Comitato, &#8221; in quanto adulti, giovani e bambini si ritrovano nel parco, che è diventato un vero e proprio centro di aggregazione del quartiere &#8221; . Il parco è cosìdiventato un punto di riferimento, anche grazie ai numerosi eventi che vi sono stati organizzati: una lezione di educazione canina a fine novembre, caldarrostate, pic nic conviviali, la Befana di quartiere (gli eventi sono anche pubblicati nella pagina Facebook del Comitato). A ogni nuova nascita di bambini nel quartiere, inoltre, viene piantato un nuovo albero, a sottolineare il legame tra gli abitanti e il parco. I destinatari delle iniziative sono tutti gli abitanti del quartiere che del resto, essendo il Comitato molto radicato, sono anche in prevalenza dei soci. Il caso di cura di beni comuni è cosìun esempio ad alta replicabilità    in contesti del genere e ha trasformato, con risultati eccellenti, un quartiere dormitorio in un luogo con uno spazio di ritrovo altamente frequentato e vissuto. Leggi anche: Parco sociale Ventaglieri Il Parco della Zucca a Bologna: alberi, memoria e cura condivisa Gli Angeli del bello al parco Stibbert di Firenze</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/02/a-genzano-di-roma-i-cittadini-danno-vita-a-un-parco-pubblico/">A Genzano di Roma i cittadini danno vita a un parco pubblico</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dalla primavera del 2014, il <u><a href="http://www.montecagnoletto.it/" target="_blank">Comitato civico Montecagnoletto</a></u> di Genzano di Roma si adopera <strong>per l&#8217;apertura, la cura e la manutenzione ordinaria di un parco pubblico nel cuore del quartiere,</strong> a via Segantini. Quella che prima era un&#8217;area in disuso del Comune diventa cosìuno spazio verde e soprattutto un centro di aggregazione per tutto il quartiere.</p>
<h1><strong>I volontari all&#8217;opera</strong></h1>
<p>Dopo una trattativa con l&#8217;amministrazione comunale per la suddivisione delle responsabilità  , andata a buon fine, i volontari, tutti soci del Comitato, si sono messi all&#8217;opera e hanno allestito il parco, che ospita anche spazi di gioco per i bambini. Le risorse che sostengono il Comitato sono essenzialmente di due tipi: economiche, e sono le quote sociali degli associati, e umane, e sono i soci stessi che volontariamente prestano la loro opera. Il presidente del Comitato, Antonino Fabbri, sottolinea però che per il parco, dal punto di vista economico, non è stato speso nulla, perché a impegnarsi sono stati i volontari, che hanno ripulito e si prendono regolarmente cura dell&#8217;area verde.</p>
<p>Attualmente, i volontari si occupano della gestione e della manutenzione ordinaria del parco: a turno si occupano del manto erboso e in generale della cura dell&#8217;area. Interessante è stata <strong>un&#8217;esperienza di allestimento di infrastrutture a costo zero</strong>: con alcuni bancali di legno sono stati infatti realizzati tavolini e sedie che sono ora a disposizione dei cittadini nel parco. Inoltre, sono anche anche allestite alcune infrastrutture di gioco per i bambini.</p>
<h1><strong>Uno spazio di aggregazione</strong></h1>
<p> &#8221; Il risultato più importante è stato ottenuto in termini di coesione sociale &#8221; , afferma Antonino Fabbri, presidente del Comitato,  &#8221; in quanto adulti, giovani e bambini si ritrovano nel parco, <strong>che è diventato un vero e proprio centro di aggregazione del quartiere</strong> &#8221; . Il parco è cosìdiventato un punto di riferimento, anche grazie ai numerosi eventi che vi sono stati organizzati: una lezione di educazione canina a fine novembre, caldarrostate, pic nic conviviali, la Befana di quartiere (gli eventi sono anche pubblicati nella <u><a href="https://www.facebook.com/montecagnoletto.comitatocivico/?fref=ts" target="_blank">pagina Facebook del Comitato</a></u>). A ogni nuova nascita di bambini nel quartiere, inoltre, viene piantato un nuovo albero, a sottolineare il legame tra gli abitanti e il parco.</p>
<p>I destinatari delle iniziative sono tutti gli abitanti del quartiere che del resto, essendo il Comitato molto radicato, sono anche in prevalenza dei soci. Il caso di cura di beni comuni è cosìun esempio ad alta replicabilità    in contesti del genere e ha trasformato, con risultati eccellenti, un quartiere dormitorio in un luogo con uno spazio di ritrovo altamente frequentato e vissuto.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><u><a href="http://www.labsus.org/2015/03/parco-sociale-ventaglieri/" target="_blank">Parco sociale Ventaglieri</a></u></li>
<li><u><a href="http://www.labsus.org/2015/02/il-parco-della-zucca-bologna-alberi-memoria-e-cura-condivisa/" target="_blank">Il Parco della Zucca a Bologna: alberi, memoria e cura condivisa</a></u></li>
<li><u><a href="http://www.labsus.org/2013/06/gli-angeli-del-bello-al-parco-stibbert-di-firenze/" target="_blank">Gli Angeli del bello al parco Stibbert di Firenze</a></u></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/02/a-genzano-di-roma-i-cittadini-danno-vita-a-un-parco-pubblico/">A Genzano di Roma i cittadini danno vita a un parco pubblico</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>A Genzano di Roma i cittadini danno vita a un parco pubblico</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/01/a-genzano-di-roma-i-cittadini-danno-vita-a-un-parco-pubblico-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Grassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2016 18:03:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Risorse pubbliche]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Vivibilità  urbana]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[coesione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Genzano di Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Montecagnoletto]]></category>
		<category><![CDATA[parco pubblico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A partire dalla primavera del 2014, il Comitato civico Montecagnoletto di Genzano di Roma si adopera per l&#8217;apertura, la cura e la manutenzione ordinaria di un parco pubblico nel cuore del quartiere, a via Segantini. Quella che prima era un&#8217;area in disuso del Comune diventa cosìuno spazio verde e soprattutto un centro di aggregazione per tutto il quartiere. I volontari all&#8217;opera Dopo una trattativa con l&#8217;amministrazione comunale per la suddivisione delle responsabilità , andata a buon fine, i volontari, tutti soci del Comitato, si sono messi all&#8217;opera e hanno allestito il parco, che ospita anche spazi di gioco per i bambini. Le risorse che hanno reso possibile l&#8217;operazione sono essenzialmente di due tipi: economiche, e sono le quote sociali degli associati, e umane, e sono i soci stessi che volontariamente hanno ripulito e si prendono cura del parco. Attualmente, i volontari si occupano della gestione e della manutenzione ordinaria del parco: a turno si occupano del manto erboso e in generale della cura dell&#8217;area. Interessante è stata un&#8217;esperienza di allestimento di infrastrutture a costo zero: con alcuni bancali di legno sono stati infatti realizzati tavolini e sedie che sono ora a disposizione dei cittadini nel parco. Inoltre, sono anche anche allestite alcune infrastrutture di gioco per i bambini. Uno spazio di aggregazione &#8220;Il risultato più importante è stato ottenuto in termini di coesione sociale nel quartiere&#8221;, afferma Antonino Fabbri, presidente del Comitato, &#8220;in quanto adulti, giovani e bambini si ritrovano nel parco, che è diventato un vero e proprio centro di aggregazione del quartiere&#8220;. Il parco è cosìdiventato un punto di riferimento, anche grazie ai numerosi eventi che vi sono stati organizzati: una lezione di educazione canina a fine novembre, caldarrostate, pic nic conviviali, la Befana di quartiere (gli eventi sono anche pubblicati nella pagina Facebook del Comitato). I destinatari delle iniziative sono tutti gli abitanti del quartiere che del resto, essendo il Comitato molto radicato, sono anche in prevalenza dei soci. Il caso di cura di beni comuni è cosìun esempio ad alta replicabilità  in contesti del genere e ha trasformato, con risultati eccellenti, un quartiere dormitorio in un luogo con uno spazio di ritrovo altamente frequentato e vissuto. LEGGI ANCHE: Parco sociale Ventaglieri Il Parco della Zucca a Bologna: alberi, memoria e cura condivisa Gli Angeli del bello al parco Stibbert di Firenze &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/01/a-genzano-di-roma-i-cittadini-danno-vita-a-un-parco-pubblico-2/">A Genzano di Roma i cittadini danno vita a un parco pubblico</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dalla primavera del 2014, il <a href="http://www.montecagnoletto.it/" target="_blank">Comitato civico Montecagnoletto</a> di Genzano di Roma si adopera <strong>per l&#8217;apertura, la cura e la manutenzione ordinaria di un parco pubblico nel cuore del quartiere,</strong> a via Segantini. Quella che prima era un&#8217;area in disuso del Comune diventa cosìuno spazio verde e soprattutto un centro di aggregazione per tutto il quartiere.</p>
<h1>I volontari all&#8217;opera</h1>
<p>Dopo una trattativa con l&#8217;amministrazione comunale per la suddivisione delle responsabilità , andata a buon fine, i volontari, tutti soci del Comitato, si sono messi all&#8217;opera e hanno allestito il parco, che ospita anche spazi di gioco per i bambini. Le risorse che hanno reso possibile l&#8217;operazione sono essenzialmente di due tipi: economiche, e sono le quote sociali degli associati, e umane, e sono i soci stessi che volontariamente hanno ripulito e si prendono cura del parco.</p>
<p>Attualmente, i volontari si occupano della gestione e della manutenzione ordinaria del parco: a turno si occupano del manto erboso e in generale della cura dell&#8217;area. Interessante è stata u<strong>n&#8217;esperienza di allestimento di infrastrutture a costo zero</strong>: con alcuni bancali di legno sono stati infatti realizzati tavolini e sedie che sono ora a disposizione dei cittadini nel parco. Inoltre, sono anche anche allestite alcune infrastrutture di gioco per i bambini.</p>
<h1>Uno spazio di aggregazione</h1>
<p>&#8220;Il risultato più importante è stato ottenuto in termini di coesione sociale nel quartiere&#8221;, afferma Antonino Fabbri, presidente del Comitato, &#8220;in quanto adulti, giovani e bambini si ritrovano nel parco, <strong>che è diventato un vero e proprio centro di aggregazione del quartiere</strong>&#8220;. Il parco è cosìdiventato un punto di riferimento, anche grazie ai numerosi eventi che vi sono stati organizzati: una lezione di educazione canina a fine novembre, caldarrostate, pic nic conviviali, la Befana di quartiere (gli eventi sono anche pubblicati nella <a href="https://www.facebook.com/montecagnoletto.comitatocivico/?fref=ts" target="_blank">pagina Facebook del Comitato</a>).</p>
<p>I destinatari delle iniziative sono tutti gli abitanti del quartiere che del resto, essendo il Comitato molto radicato, sono anche in prevalenza dei soci. Il caso di cura di beni comuni è cosìun esempio ad alta replicabilità  in contesti del genere e ha trasformato, con risultati eccellenti, un quartiere dormitorio in un luogo con uno spazio di ritrovo altamente frequentato e vissuto.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/03/parco-sociale-ventaglieri/" target="_blank">Parco sociale Ventaglieri</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/02/il-parco-della-zucca-bologna-alberi-memoria-e-cura-condivisa/" target="_blank">Il Parco della Zucca a Bologna: alberi, memoria e cura condivisa</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2013/06/gli-angeli-del-bello-al-parco-stibbert-di-firenze/" target="_blank">Gli Angeli del bello al parco Stibbert di Firenze</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/01/a-genzano-di-roma-i-cittadini-danno-vita-a-un-parco-pubblico-2/">A Genzano di Roma i cittadini danno vita a un parco pubblico</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>I muri di Via Petroni (BO) ridipinti dai cittadini</title>
		<link>https://www.labsus.org/2016/01/i-muri-di-via-petroni-bo-ridipinti-dai-cittadini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Gottardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2016 09:37:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rapporti con le istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Vivibilità  urbana]]></category>
		<category><![CDATA[associazione "Via Petroni e dintorni"]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini attivi]]></category>
		<category><![CDATA[decoro urbano]]></category>
		<category><![CDATA[squadre anti-graffiti]]></category>
		<category><![CDATA[vivibiiltà  urbana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Godono di un gran sostegno questi intraprendenti cittadini che, armati di pennelli e colore, trascorrono le domeniche mattina a ridipingere i muri del loro quartiere tra l&#8217;approvazione e la solidarietà  dei passanti. L&#8217;iniziativa &#8220;Ridipingiamo i muri di Via Petroni&#8221; si svolge regolarmente da due anni e vede progressivamente aumentare il numero dei partecipanti che vogliono sostenere le attività , sia attraverso la manodopera spontanea che attraverso aiuti economici. Proprio grazie a questo sostegno è possibile non solo coprire quasi tutte le spese per l&#8217;acquisto dei materiali, ma anche organizzare squisiti buffet alla fine di ogni mattinata di lavoro. Un segnale forte per la vivibilità  del quartiere &#8220;Abbiamo ricevuto parecchi complimenti, la gente apprezza quello che facciamo&#8221; &#8211; afferma Giuseppe Sisti, presidente dell&#8217;associazione &#8220;Via Petroni e dintorni&#8221; &#8211; &#8220;anche perché a tutti è noto il problema di tag e graffiti che imbrattano muri e in molti sono stati d&#8217;accordo nel rilevare un netto miglioramento del volto del quartiere dopo questa iniziativa&#8221;. Un segnale forte che ha attirato l&#8217;attenzione dell&#8217;amministrazione anche sulle diverse problematiche della zona, dal rumore proveniente dai dehors dei locali notturni ai problemi di sicurezza della strada. Nonostante le ripetute proteste da parte dei cittadini e degli associati, era mancato un reale intervento del Comune e in pochi avevano preso una posizione decisa nei confronti di questa problematica pur appoggiando e collaborando attivamente con l&#8217;associazione. L&#8217;approvazione dei cittadini come motore di cambiamento &#8220;Ridipingiamo i muri di Via Petroni&#8221; è riuscita a mobilitare cittadini e residenti per la riappropriazione degli spazi quotidiani, soprattutto in seguito a un richiamo della Soprintendenza per il colore utilizzato nella tinteggiatura. L&#8217;amministrazione, che ha obiettato la tonalità  di colore &#8220;non conforme&#8221; al Regolamento comunale, ha invitato i residenti a ridipingere completamente i muri ricevendo come risposta un caloroso invito ad unirsi a loro la domenica successiva. L&#8217;esempio di questa associazione è importante non solo perché riguarda una zona di Bologna comunemente riconosciuta come &#8220;degradata e problematica&#8221;, ma anche perché l&#8217;approvazione che sta generando fa ben sperare in un qualche movimento cittadino di più ampio respiro, magari proprio a partire dal centro storico. E&#8217; dunque necessario continuare a progettare iniziative che vadano a risvegliare il senso di solidarietà  e identificazione con il luogo in cui si vive, promuovendo la vivibilità  a 360 gradi. A tal proposito è stato anche organizzato il ciclo di incontri &#8220;Conosciamo la storia di Bologna e le nostre strade &#8221; , organizzato dal comitato del quartiere San Vitale e promosso dall&#8217;associazione &#8220;Via Petroni e Dintorni&#8221; con la collaborazione dello storico Pietro Maria Alemagna. Leggi anche: Piazza Verdi a Bologna: imparare lavorando Riaqualificazione partecipata: l&#8217;impegno di un quartiere per Piazza Tito Lucrezio Caro Bologna: squadre anti-graffiti in azione &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/01/i-muri-di-via-petroni-bo-ridipinti-dai-cittadini/">I muri di Via Petroni (BO) ridipinti dai cittadini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Godono di un gran sostegno questi intraprendenti cittadini che, armati di pennelli e colore, trascorrono le domeniche mattina a ridipingere i muri del loro quartiere tra l&#8217;approvazione e la solidarietà  dei passanti.<br />
L&#8217;iniziativa &#8220;Ridipingiamo i muri di Via Petroni&#8221; si svolge regolarmente da due anni e<strong> vede progressivamente aumentare il numero dei partecipanti che vogliono sostenere le attività , sia attraverso la manodopera spontanea che attraverso aiuti economici</strong>. Proprio grazie a questo sostegno è possibile non solo coprire quasi tutte le spese per l&#8217;acquisto dei materiali, ma anche organizzare squisiti buffet alla fine di ogni mattinata di lavoro.</p>
<h1>Un segnale forte per la vivibilità  del quartiere</h1>
<p>&#8220;Abbiamo ricevuto parecchi complimenti, la gente apprezza quello che facciamo&#8221; &#8211; afferma Giuseppe Sisti, presidente dell&#8217;associazione <a href="http://www.assopetroni.it/" target="_blank">&#8220;Via Petroni e dintorni&#8221;</a> &#8211; &#8220;anche perché a tutti è noto il problema di tag e graffiti che imbrattano muri e in molti sono stati d&#8217;accordo nel rilevare un netto miglioramento del volto del quartiere dopo questa iniziativa&#8221;.<br />
Un segnale forte che ha attirato l&#8217;attenzione dell&#8217;amministrazione anche sulle diverse problematiche della zona, dal rumore proveniente dai <em>dehors</em> dei locali notturni ai problemi di sicurezza della strada. Nonostante le ripetute proteste da parte dei cittadini e degli associati, era mancato un reale intervento del Comune e in pochi avevano preso una posizione decisa nei confronti di questa problematica pur appoggiando e collaborando attivamente con l&#8217;associazione.</p>
<h1>L&#8217;approvazione dei cittadini come motore di cambiamento</h1>
<p>&#8220;Ridipingiamo i muri di Via Petroni&#8221; è riuscita a mobilitare cittadini e residenti per la <strong>riappropriazione degli spazi quotidiani, soprattutto in seguito a un richiamo della Soprintendenza per il colore utilizzato nella tinteggiatura</strong>. L&#8217;amministrazione, che ha obiettato la tonalità  di colore &#8220;non conforme&#8221; al Regolamento comunale, ha invitato i residenti a ridipingere completamente i muri ricevendo come risposta un caloroso invito ad unirsi a loro la domenica successiva.</p>
<p>L&#8217;esempio di questa associazione è importante non solo perché riguarda una zona di Bologna comunemente riconosciuta come &#8220;degradata e problematica&#8221;, ma anche perché l&#8217;approvazione che sta generando fa ben sperare in un qualche movimento cittadino di più ampio respiro, magari proprio a partire dal centro storico.  E&#8217;  dunque necessario continuare a progettare iniziative che vadano a risvegliare il senso di solidarietà  e identificazione con il luogo in cui si vive, promuovendo la vivibilità  a 360 gradi. A tal proposito è stato anche organizzato il ciclo di incontri &#8220;Conosciamo la storia di Bologna e le nostre strade &#8221; , organizzato dal comitato del quartiere San Vitale e promosso dall&#8217;associazione &#8220;Via Petroni e Dintorni&#8221; con la collaborazione dello storico Pietro Maria Alemagna.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/06/piazza-verdi-bologna-imparare-lavorando/" target="_blank">Piazza Verdi a Bologna: imparare lavorando</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/05/riqualificazione-partecipata-impegno-di-un-quartiere-per-piazza-tito-lucrezio-caro/" target="_blank">Riaqualificazione partecipata: l&#8217;impegno di un quartiere per Piazza Tito Lucrezio Caro</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2013/10/bologna-squadre-anti-graffiti-azione/" target="_blank">Bologna: squadre anti-graffiti in azione</a></li>
</ul>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2016/01/i-muri-di-via-petroni-bo-ridipinti-dai-cittadini/">I muri di Via Petroni (BO) ridipinti dai cittadini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sapri condivisa</title>
		<link>https://www.labsus.org/2015/11/sapri-condivisa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dariush Rahiminia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2015 08:50:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni e attività  culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporti con le istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Vivibilità  urbana]]></category>
		<category><![CDATA[beni e attività  culturali]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Sapri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=28600</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli abitanti di Sapri (locali e anche temporanei), protagonisti attivi della cura degli spazi e dei luoghi, sono supportati dalla piattaforma di rigenerazione urbana dal basso &#8220;Recollocal&#8220;, un network interdisciplinare che fa ricerca/azione sul tema, e da altre reti di collaborazione. Il progetto nasce dal bisogno di trasformare la vita, il tempo e gli orizzonti relazionali, perciò sono stati individuati gli spazi pubblici ed ne è stata compiuta la riappropriazione: la pratica più diretta di incidere sulla realtà . Il responsabile del progetto, Liviano Mariella, afferma: &#8220;Al Sud i luoghi si relazionano con chi li abita, più che altrove. La vita urbana è parte della quotidianità . Ciò che manca è appunto un orizzonte immaginativo, un&#8217;immaginario che possa far uscire il senso di comunità  che ha identificato molti paesi del Sud&#8221;. Sottrarre all&#8217;abbandono gli spazi, condividerli e ridarli agli abitanti, è una forma che ricrea e riconfigura le condizioni di legame di una comunità , soprattutto perchè il metodo utilizzato, realmente partecipato, genera spazi in cui la società  si riflette e trova identità . Il processo di analisi e progettazione partecipata Attraverso un approccio interdisciplinare, il processo è iniziato con un&#8217;analisi urbanistica, sociologica e antropologica, in cui si individuano aree marginali, abbandonate e/o non utilizzate che possono potenzialmente essere legate ad una comunità  che se ne prenderà  cura, legate ad una prossimità , ad una memoria, ad un&#8217;identità  o ad un bisogno inespresso. Sono state attivate reti di fiducia per iniziare un primo contatto con gli abitanti, e fatta un&#8217;analisi dei bisogni e delle proposte, seguita da una valutazione. Il processo successivamente è entrato in una fase di progettazione partecipata con gli abitanti. Le aree, tutte pubbliche, nascono da una riappropriazione (simbolica, di immaginario, e a volte anche fisica) e vengono concesse dal Comune, attraverso la stipulazione di protocolli d&#8217;intesa, affidando la gestione ad un soggetto. Una volta costruito sia l&#8217;immaginario che il progetto di massima (a volte è un progetto che si basa sugli usi e si conforma architettonicamente sulle modalità  eterogenee di attraversamento ed utilizzo) si è attivata una fase di ricerca dei fondi per comprare i materiali che permettano di rivitalizzare e attrezzare il luogo. Il cantiere e l&#8217;auto-gestione Successivamente inizia un cantiere di autocostruzione, generalmente guidato da professionisti e esperti che, attraverso la libera trasmissione dei saperi manuali, coinvolge gli abitanti direttamente nel processo di realizzazione. E&#8217; soprattutto in questa fase che emerge limpidamente una relazione stretta con il luogo, di appartenenza, di legame e cura, dove gli abitanti ritrovano quell&#8217;identità  personale e collettiva contribuendo direttamente. A seguito di questa fase, nasce il processo di gestione e auto-gestione degli spazi, che può essere o meno legata ad un regolamento partecipato di utilizzo. Gli spazi vengono mantenuti vivi, oltre al quotidiano, attraverso feste di quartiere, sagre, concerti e musica, momenti di convivialità , cineforum e altri eventi di attivazione della comunità . Da questo processo (reso possibile da autofinanziamento, piccoli contributi volontari dei privati, dal Comune di Sapri, campagne di crowdfunding, finanziamenti provenienti da bandi locali, regionali, nazionali, europei) finora sono nati: l&#8217;orto sociale Via Campesina; un campo da basket; il festival internazionale di street art OLTRE IL MURO (rigenerazione di spazi urbani attraverso il colore, legato all&#8217;uso temporaneo); la BAM! (Bottega Artistico Musicale, riuso di un ex-macello, spazio di incontro della comunità  giovanile e Centro di produzione culturale indipendente); il BAMgarden (giardino pubblico condiviso e autogestito); Piazza INNESTI (un progetto di rivitalizzazione che ha trasformato un parcheggio in una piazza autogestita, diventato anche social street, attivato nell&#8217;ambito del Living Lab promosso da Cilento Labscape; tesi di laurea in collaborazione con Diarc &#8211; Università  di Napoli Federico II); Mo.dì- Maledetto festival della parola (festival pluriperformativo negli spazi pubblici, legato all&#8217;uso temporaneo); la rigenerazione dell&#8217;area della TROVATELLA (spazio aperto sottoutilizzato); &#8216;NDASAPRI &#8211; mappa non convenzionale per viaggiatori. I risultati Per quanto i risultati, essi non seguono un percorso lineare e omogeneo ed è difficilmente sintetizzabile in un quadro globale: ci sono casi che hanno avuto un&#8217;ottima riuscita, dovuta a fattori positivi che sono andati a convergere, e altri casi che non hanno funzionato. Le ragioni sono da individuare in due ordini di fattori. Nel caso di esito negativo, si tratta di dinamiche che non hanno subito coinvolto la comunità  perchè o disinteressata e non legata a vivere lo spazio pubblico, o estranea a processi che non sono stati subito compresi perchè non appartenevano a pratiche consuetudinarie in cui si identificavano, a miopie amministrative (chiusura dell&#8217;Orto sociale Via Campesina, rimozione canestro da basket) dettate dalla scarsità  di visione politica e di governance. Nel caso di esito positivo, si tratta di situazioni dove le analisi sono state particolarmente approfondite (hanno richiesto tempi più lunghi &#8211; come per BAM! &#8211; e maggiore scientificità  &#8211; come per PIAZZA INNESTI), le reti di fiducia (area based) hanno funzionato al meglio e il processo è divenuto virale. La comunità  attendeva un processo di rigenerazione perchè maggiormente legata all&#8217;identità  o alla prossimità  o alla memoria di un determinato luogo abbandonato, non utilizzato o marginale. Tutto ciò che è stato prodotto ha avuto una prima fase in cui gli spazi sono stati particolarmente vissuti, e molto spesso sfruttati a pieno. Ci sono casi, come quello della BAM!, che potenzialmente sono stati e verranno sfruttati anche oltre le prospettive. Nel complesso, questi spazi potrebbero essere sfruttati meglio rispetto alle potenzialità  che esprimono, e questo ragionamento è legato all&#8217;utopia necessaria che c&#8217;è dietro. Leggi anche: Il Cantiere di bellezza e i modelli di rigenerazione urbana Rione Pellizza a Pavia: gli attori locali insieme per la rigenerazione urbana Quartiere Leuca a Lecce, nuovi attori sociali per la rigenerazione urbana</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/11/sapri-condivisa/">Sapri condivisa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli abitanti di Sapri (locali e anche temporanei), protagonisti attivi della cura degli spazi e dei luoghi, sono supportati dalla piattaforma di rigenerazione urbana dal basso &#8220;<a href="https://www.facebook.com/ReCollocal/" target="_blank">Recollocal</a>&#8220;, un network interdisciplinare che fa ricerca/azione sul tema, e da altre reti di collaborazione.</p>
<p>Il progetto nasce dal bisogno di trasformare la vita, il tempo e gli orizzonti relazionali, perciò sono stati individuati gli spazi pubblici ed ne è stata compiuta la riappropriazione: la pratica più diretta di incidere sulla realtà . Il responsabile del progetto, Liviano Mariella, afferma: &#8220;Al Sud i luoghi si relazionano con chi li abita, più che altrove. La vita urbana è parte della quotidianità . Ciò che manca è appunto un orizzonte immaginativo, un&#8217;immaginario che possa far uscire il senso di comunità  che ha identificato molti paesi del Sud&#8221;. <strong>Sottrarre all&#8217;abbandono gli spazi, condividerli e ridarli agli abitanti, è una forma che ricrea e riconfigura le condizioni di legame di una comunità , soprattutto perchè il metodo utilizzato, realmente partecipato, genera spazi in cui la società  si riflette e trova identità .</strong></p>
<h1>Il processo di analisi e progettazione partecipata</h1>
<p>Attraverso un approccio interdisciplinare, il processo è iniziato con un&#8217;analisi urbanistica, sociologica e antropologica, in cui si individuano aree marginali, abbandonate e/o non utilizzate che possono potenzialmente essere legate ad una comunità  che se ne prenderà  cura, legate ad una prossimità , ad una memoria, ad un&#8217;identità  o ad un bisogno inespresso. Sono state attivate reti di fiducia per iniziare un primo contatto con gli abitanti, e fatta un&#8217;analisi dei bisogni e delle proposte, seguita da una valutazione. Il processo successivamente è entrato in una fase di progettazione partecipata con gli abitanti. Le aree, tutte pubbliche, nascono da una riappropriazione (simbolica, di immaginario, e a volte anche fisica) e vengono concesse dal Comune, attraverso la stipulazione di protocolli d&#8217;intesa, affidando la gestione ad un soggetto. Una volta costruito sia l&#8217;immaginario che il progetto di massima (a volte è un progetto che si basa sugli usi e si conforma architettonicamente sulle modalità  eterogenee di attraversamento ed utilizzo) si è attivata una fase di ricerca dei fondi per comprare i materiali che permettano di rivitalizzare e attrezzare il luogo.</p>
<h1>Il cantiere e l&#8217;auto-gestione</h1>
<p>Successivamente inizia un cantiere di autocostruzione, generalmente guidato da professionisti e esperti che, attraverso la libera trasmissione dei saperi manuali, coinvolge gli abitanti direttamente nel processo di realizzazione. E&#8217; soprattutto in questa fase che emerge limpidamente una relazione stretta con il luogo, di appartenenza, di legame e cura, dove gli abitanti ritrovano quell&#8217;identità  personale e collettiva contribuendo direttamente. A seguito di questa fase, nasce il processo di gestione e auto-gestione degli spazi, che può essere o meno legata ad un regolamento partecipato di utilizzo. Gli spazi vengono mantenuti vivi, oltre al quotidiano, attraverso feste di quartiere, sagre, concerti e musica, momenti di convivialità , cineforum e altri eventi di attivazione della comunità .<br />
Da questo processo (reso possibile da autofinanziamento, piccoli contributi volontari dei privati, dal Comune di Sapri, campagne di crowdfunding, finanziamenti provenienti da bandi locali, regionali, nazionali, europei) finora sono nati:</p>
<ul>
<li>l&#8217;orto sociale Via Campesina;</li>
<li>un campo da basket;</li>
<li>il festival internazionale di street art OLTRE IL MURO (rigenerazione di spazi urbani attraverso il colore, legato all&#8217;uso temporaneo);</li>
<li>la BAM! (Bottega Artistico Musicale, riuso di un ex-macello, spazio di incontro della comunità  giovanile e Centro di produzione culturale indipendente);</li>
<li>il BAMgarden (giardino pubblico condiviso e autogestito);</li>
<li><a href="http://innesti-project.tumblr.com/" target="_blank">Piazza INNESTI</a> (un progetto di rivitalizzazione che ha trasformato un parcheggio in una piazza autogestita, diventato anche <a href="http://www.socialstreet.it/social-street/salerno-prov/sapri-piazzetta-innesti/" target="_blank">social street</a>, attivato nell&#8217;ambito del Living Lab promosso da Cilento Labscape; tesi di laurea in collaborazione con Diarc &#8211; Università  di Napoli Federico II);</li>
<li>Mo.dì- Maledetto festival della parola (festival pluriperformativo negli spazi pubblici, legato all&#8217;uso temporaneo);</li>
<li>la rigenerazione dell&#8217;area della TROVATELLA (spazio aperto sottoutilizzato);</li>
<li>&#8216;NDASAPRI &#8211; mappa non convenzionale per viaggiatori.</li>
</ul>
<h1>I risultati</h1>
<p>Per quanto i risultati, essi non seguono un percorso lineare e omogeneo ed è difficilmente sintetizzabile in un quadro globale: ci sono casi che hanno avuto un&#8217;ottima riuscita, dovuta a fattori positivi che sono andati a convergere, e altri casi che non hanno funzionato. Le ragioni sono da individuare in due ordini di fattori. Nel caso di esito negativo, si tratta di dinamiche che non hanno subito coinvolto la comunità  perchè o disinteressata e non legata a vivere lo spazio pubblico, o estranea a processi che non sono stati subito compresi perchè non appartenevano a pratiche consuetudinarie in cui si identificavano, a miopie amministrative (chiusura dell&#8217;Orto sociale Via Campesina, rimozione canestro da basket) dettate dalla scarsità  di visione politica e di governance.</p>
<p>Nel caso di esito positivo, si tratta di situazioni dove le analisi sono state particolarmente approfondite (hanno richiesto tempi più lunghi &#8211; come per BAM! &#8211; e maggiore scientificità  &#8211; come per PIAZZA INNESTI), <strong>le reti di fiducia (<em>area based</em>) hanno funzionato al meglio e il processo è divenuto virale. La comunità  attendeva un processo di rigenerazione perchè maggiormente legata all&#8217;identità  o alla prossimità  o alla memoria di un determinato luogo abbandonato, non utilizzato o marginale.</strong></p>
<p>Tutto ciò che è stato prodotto ha avuto una prima fase in cui gli spazi sono stati particolarmente vissuti, e molto spesso sfruttati a pieno. Ci sono casi, come quello della BAM!, che potenzialmente sono stati e verranno sfruttati anche oltre le prospettive. Nel complesso, questi spazi potrebbero essere sfruttati meglio rispetto alle potenzialità  che esprimono, e questo ragionamento è legato all&#8217;utopia necessaria che c&#8217;è dietro.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/10/il-cantiere-di-bellezza-e-i-modelli-di-rigenerazione-urbana/" target="_blank">Il Cantiere di bellezza e i modelli di rigenerazione urbana</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/07/rione-pelizza-pavia-attori-locali-insieme-rigenerazione-urbana/" target="_blank">Rione Pellizza a Pavia: gli attori locali insieme per la rigenerazione urbana</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/07/quartiere-leuca-lecce-nuovi-attori-sociali-per-la-rigenerazione-urbana/" target="_blank">Quartiere Leuca a Lecce, nuovi attori sociali per la rigenerazione urbana</a></li>
</ul>
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		<title>A Roma, nello storico quartiere di Trastevere,  si riparte dal verde</title>
		<link>https://www.labsus.org/2015/11/a-roma-nello-storico-quartiere-di-trastevere-si-riparte-dal-verde/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Grassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2015 15:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporti con le istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Vivibilità  urbana]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[Trastevere]]></category>
		<category><![CDATA[Trastevere Attiva]]></category>
		<category><![CDATA[vivibilità  urbana]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=27943</guid>

					<description><![CDATA[<p>A fronte di uno storico degrado, &#8220;Trastevere Attiva&#8221; ha pensato di iniziare a riqualificare via Dandolo e via Garibaldi, coinvolgendo direttamente i cittadini residenti. Dalla parole del presidente dell&#8217;associazione, emerge come sia proprio nel Dna dei residenti la volontà  di agire, per eliminare drasticamente l&#8217;incuria che li circonda, armati di buona volontà  e di fiducia in se stessi. L&#8217;associazione è cosìsolo la &#8220;coordinatrice della buona volontà  altrui&#8221;. Una nuova vita alle strade L&#8217;azione concreta si svolge attraverso l&#8217;acquisto di nuovi alberi, grazie ai contributi volontari dei cittadini, che vengono piantati dal &#8220;Servizio Giardini&#8221; del quartiere e sono annaffiati e curati per un periodo di due anni dai cittadini che abitano a ridosso. Vicino a ogni albero, sul tutore, viene apposto un cartello con il nome dell&#8217;albero e i nomi dei donatori/curatori, che si prendono la responsabilità  della manutenzione e della cura. Inoltre, gli stessi cittadini si prendono in carico la pulizia straordinaria dei tratti stradali interessati dall&#8217;intervento. L&#8217;azione di riqualificazione e cura delle strade è associata a una campagna di sensibilizzazione alla raccolta delle deiezioni canine, dal titolo &#8220;Scommettiamo che&#8221;. L&#8217;occasione dell&#8217;intervento ha anche dato prova della possibilità  di instaurare rapporti di proficua collaborazione con le istituzioni: in particolare, i membri dell&#8217;associazione hanno trovato i tecnici dell&#8217;Ufficio Giardini estremamente disponbili e contenti di collaborare, constatando come nelle amministrazioni ci sia una parte cospicua di soggetti che è molto collaborativa e non aspetta altro che uno stimolo da parte della cittadinanza attiva. Il coinvolgimento dei cittadini Il progetto prevede per ogni soggetto che contribuisce in maniera significativa, con l&#8217;adozione completa di almeno un albero, un attestato personalizzato da &#8220;donatore&#8221; e la targa, sempre personalizzata, da apporre sul tutore della piantumazione adottata. Per gli esercizi commerciali che intendono aiutare il progetto è previsto un espositore da banco per la raccolta fondi, in cui gli abitanti della via interessata sono riconosciuti con un &#8220;cuore che conosce un futuro migliore&#8221;. Inoltre, l&#8217;associazione, in collaborazione con il Servizio Giardini, fornisce una mappatura di tutte le possibili aree di piantumazione del quartiere, cosìda dare la possibilità  ai cittadini interessati di occuparsene. La mappa contiene anche le aiuole, i ceppi solidi e i ceppi fragili presenti nelle strade del quartiere, in modo da creare una visione organica e armonica della vegetazione nelle strade. I cittadini partecipano attivamente sia in termini di lavoro sia in termini di contributi economici: prova ne è, come emerge dalle parole del presidente dell&#8217;associazione, la grande partecipazione che c&#8217;è stata a un altro dei progetti di &#8220;Trastevere attiva&#8221;, dal nome &#8220;RETRO BOX Piazza san Cosimato&#8221;: più di 200 residenti della zona hanno dato contributi economici per l&#8217;acquisto delle vernici e della pellicola anti-graffiti, e i volontari hanno cosìdipinto un bosco sul restro dei box della storica piazza. Leggi anche: Il Comune di Roma affida ai cittadini il Parco delle Mura Latine A Roma un workshop sulla green governance Roma, chi ha a cuore il Municipio VIII lo mette sOTTOsopra Al lavoro per il Parco dalla &#8220;grande bellezza&#8221; &#160;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A fronte di uno storico degrado, &#8220;Trastevere Attiva&#8221; ha pensato di iniziare a riqualificare via Dandolo e via Garibaldi, coinvolgendo direttamente i cittadini residenti. Dalla parole del presidente dell&#8217;associazione, emerge come sia proprio nel Dna dei residenti la volontà  di agire, per eliminare drasticamente l&#8217;incuria che li circonda, armati di buona volontà  e di fiducia in se stessi. L&#8217;associazione è cosìsolo la &#8220;coordinatrice della buona volontà  altrui&#8221;.</p>
<h1>Una nuova vita alle strade</h1>
<p>L&#8217;azione concreta si svolge attraverso <strong>l&#8217;acquisto di nuovi alberi,</strong> grazie ai contributi volontari dei cittadini, che vengono piantati dal &#8220;Servizio Giardini&#8221; del quartiere e sono annaffiati e curati per un periodo di due anni dai cittadini che abitano a ridosso. Vicino a ogni albero, sul tutore, viene apposto un cartello con il nome dell&#8217;albero e i nomi dei donatori/curatori, che si prendono la responsabilità  della manutenzione e della cura. <strong>Inoltre, gli stessi cittadini si prendono in carico la pulizia straordinaria dei tratti stradali interessati dall&#8217;intervento</strong>. L&#8217;azione di riqualificazione e cura delle strade è associata a una campagna di sensibilizzazione alla raccolta delle deiezioni canine, dal titolo &#8220;Scommettiamo che&#8221;.</p>
<p>L&#8217;occasione dell&#8217;intervento ha anche dato prova della possibilità  di instaurare <strong>rapporti di proficua collaborazione con le istituzioni</strong>: in particolare, i membri dell&#8217;associazione hanno trovato i tecnici dell&#8217;Ufficio Giardini estremamente disponbili e contenti di collaborare, constatando come nelle amministrazioni ci sia una parte cospicua di soggetti che è molto collaborativa e non aspetta altro che uno stimolo da parte della cittadinanza attiva.</p>
<h1><strong>Il coinvolgimento dei cittadini<br />
</strong></h1>
<p>Il progetto prevede per ogni soggetto che contribuisce in maniera significativa, con l&#8217;adozione completa di almeno un albero, un attestato personalizzato da &#8220;donatore&#8221; e la targa, sempre personalizzata, da apporre sul tutore della piantumazione adottata. Per gli esercizi commerciali che intendono aiutare il progetto è previsto un espositore da banco per la raccolta fondi, in cui gli abitanti della via interessata sono riconosciuti con un &#8220;cuore che conosce un futuro migliore&#8221;.</p>
<p>Inoltre, l&#8217;associazione, in collaborazione con il Servizio Giardini, fornisce una mappatura di tutte le possibili aree di piantumazione del quartiere, cosìda dare la possibilità  ai cittadini interessati di occuparsene. La mappa contiene anche le aiuole, i ceppi solidi e i ceppi fragili presenti nelle strade del quartiere, in modo da creare una visione organica e armonica della vegetazione nelle strade.</p>
<p>I cittadini partecipano attivamente sia in termini di lavoro sia in termini di contributi economici: prova ne è, come emerge dalle parole del presidente dell&#8217;associazione, la grande partecipazione che c&#8217;è stata a un altro dei progetti di &#8220;Trastevere attiva&#8221;, dal nome &#8220;RETRO BOX Piazza san Cosimato&#8221;: più di 200 residenti della zona hanno dato contributi economici per l&#8217;acquisto delle vernici e della pellicola anti-graffiti, e i volontari hanno cosìdipinto un bosco sul restro dei box della storica piazza.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/06/il-comune-di-roma-affida-ai-cittadini-giardini-delle-mura-aureliane/" target="_blank">Il Comune di Roma affida ai cittadini il Parco delle Mura Latine</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/05/roma-un-workshop-sulla-green-governance/" target="_blank">A Roma un workshop sulla green governance</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2015/02/chi-ha-cuore-il-municipio-viii-lo-mette-sottosopra/" target="_blank">Roma, chi ha a cuore il Municipio VIII lo mette sOTTOsopra</a></li>
<li><a href="http://www.labsus.org/2014/09/al-lavoro-per-il-parco-dalla-grande-bellezza/" target="_blank">Al lavoro per il Parco dalla &#8220;grande bellezza&#8221;</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/11/a-roma-nello-storico-quartiere-di-trastevere-si-riparte-dal-verde/">A Roma, nello storico quartiere di Trastevere,  si riparte dal verde</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lentate sul Seveso (MB): gli immobili sfitti si trasformano in risorse grazie alla collaborazione tra amministrazione e cittadini</title>
		<link>https://www.labsus.org/2015/10/lentate-sul-seveso-gli-immobili-sfitti-si-trasformano-in-risorse-grazie-alla-collaborazione-tra-amministrazione-e-cittadini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Antonini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2015 10:19:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporti con le istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Risorse pubbliche]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Vivibilità  urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Brianza]]></category>
		<category><![CDATA[Lentate sul Seveso]]></category>
		<category><![CDATA[riuso]]></category>
		<category><![CDATA[Valorizzazione dei beni inutilizzati]]></category>
		<category><![CDATA[valorizzazione del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vivibilità  urbana]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=27497</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel comune brianzolo l&#8217;amministrazione locale, da poco insediata, si propone di implementare, tra le altre, politiche di &#8220;consumo del suolo 0&#8221; e valorizzazione del territorio. Viene cosìelaborata e proposta un&#8217;iniziativa che prevede la diretta partecipazione della cittadinanza: un&#8217;azione di valorizzazione e riuso degli immobili sfitti presenti sul territorio. Il progetto permette lo sviluppo sul territorio di servizi rivolti alle fasce svantaggiate, con un beneficio per tutta la popolazione residente del territorio di Lentate sul Seveso. Il censimento e la riformulazione dell&#8217;idea iniziale Il sindaco e l&#8217;assessore all&#8217;urbanistica, edilizia privata ed attività  produttive si rendono firmatari di una richiesta di collaborazione inviata per posta a tutta la cittadinanza. Si tratta di un censimento sotto forma anonima, costituito da una scheda di rilevazione entro cui indicare gli immobili sfitti del territorio. L&#8217;idea è quella di valutare complessivamente il patrimonio in disuso ed elaborare un programma di valorizzazione dello stesso. L&#8217;iniziativa ha tuttavia un riscontro esiguo, testimoniato dalla scarsità  di questionari raccolti al termine di un periodo di prova: emerge infatti come la rilevazione abbia attivato il timore di incorrere in controlli di vario tipo. Ad uno sguardo generale, emerge come il progetto sia stato pensato per rispondere ad una precipua esigenza dell&#8217;amministrazione (il censimento) a fronte di una domanda di diversa natura da parte della popolazione. Quest&#8217;ultima attinente non tanto all&#8217;evasione dei controlli, ma alla possibilità  di ricevere un reale beneficio dall&#8217;iniziativa. Lo scarto tra le attese iniziali e lo scarso riscontro da parte della popolazione ha portato l&#8217;amministrazione a riformulare l&#8217;idea iniziale, elaborando una nuova proposta: un servizio rivolto ai proprietari degli immobili sfitti e, di riflesso, alla popolazione in generale. Infatti, a chi possiede un immobile sfitto e vuole metterlo a reddito viene proposto un affitto ai servizi che si occupano delle fasce di popolazione svantaggiate, usufruendo, in cambio, di una sostanziale riduzione sul pagamento della tassa IMU. In aggiunta allo sgravio fiscale, l&#8217;amministrazione si propone nel ruolo di intermediario tra le parti in gioco, facendo da garante del rispetto dei termini dell&#8217;accordo tra locatario ed affittuario. Nello specifico, assieme ai rappresentanti sindacali di inquilini e proprietari, viene concordato un canone di locazione fisso a costo ridotto, stabilito su base delle tariffe minime di mercato. I locatari dovranno attenersi a tale canone concordato per gli affitti degli immobili ed al contempo gli affittuari, sotto il controllo dell&#8217;amministrazione, dovranno versare regolarmente le cifre pattuite. Valorizzazione del territorio e sviluppo dei servizi In termini generali, l&#8217;amministrazione assume una funzione di mediazione nel rapporto tra affittuari e locatari, garantendo ad entrambe le parti il rispetto degli accordi contrattuali. Il tutto al fine di valorizzare il territorio del comune di Lentate sul Seveso, favorendo al contempo lo sviluppo di servizi. L&#8217;iniziativa ha infatti portato da un lato ad un beneficio economico per una parte della popolazione (i proprietari di immobili sfitti) cosìcome, dall&#8217;altro lato, alla realizzazione di servizi rivolti alle fasce svantaggiate. L&#8217;amministrazione dal canto suo, pur dovendo rinunciare al gettito derivante dell&#8217;IMU, ha puntato su una progettualità  a lungo termine i cui obiettivi sono sia la diminuzione dello sfruttamento del suolo, sia la riduzione di servizi sociali per chi non riesce a mantenere gli immobili sfitti. Inoltre il progetto ha permesso lo sviluppo sul territorio di servizi rivolti alle fasce svantaggiate, dei quali beneficia, in maniera indiretta, la popolazione nella sua interezza. In sintesi, il caso esaminato mette in luce come dalla collaborazione tra cittadini ed amministrazione si producano processi di amministrazione virtuosi dei quali beneficiano tutti gli attori in gioco. La condizione fondamentale è la capacità  di orientare e riformulare le politiche a partire da una lettura delle domande sociali. Leggi anche: Edifici dismessi come forme d&#8217;arte moderna? Vuoti a rendere Nardò, autorecupero per le case dei braccianti stranieri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/10/lentate-sul-seveso-gli-immobili-sfitti-si-trasformano-in-risorse-grazie-alla-collaborazione-tra-amministrazione-e-cittadini/">Lentate sul Seveso (MB): gli immobili sfitti si trasformano in risorse grazie alla collaborazione tra amministrazione e cittadini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="Corpo">Nel comune brianzolo l&#8217;amministrazione locale, da poco insediata, si propone di implementare, tra le altre, politiche di &#8220;consumo del suolo 0&#8221; e valorizzazione del territorio. Viene cos<span style="font-family: 'Arial Unicode MS';">ì</span>elaborata e proposta un&#8217;iniziativa che prevede la diretta partecipazione della cittadinanza: un&#8217;azione di valorizzazione e riuso degli immobili sfitti presenti sul territorio. Il progetto permette lo sviluppo sul territorio di servizi rivolti alle fasce svantaggiate, con un beneficio per tutta la popolazione residente del territorio di Lentate sul Seveso.</p>
<h1 class="Corpo">Il censimento e la riformulazione dell&#8217;idea iniziale</h1>
<p class="Corpo">Il sindaco e l&#8217;assessore all&#8217;urbanistica, edilizia privata ed attivit<span style="font-family: 'Arial Unicode MS';">à  </span>produttive si rendono firmatari di una richiesta di collaborazione inviata per posta a tutta la cittadinanza. Si tratta di un censimento sotto forma anonima, costituito da una scheda di rilevazione entro cui indicare gli immobili sfitti del territorio. L&#8217;idea è quella di valutare complessivamente il patrimonio in disuso ed elaborare un programma di valorizzazione dello stesso. L&#8217;iniziativa ha tuttavia un riscontro esiguo, testimoniato dalla scarsit<span style="font-family: 'Arial Unicode MS';">à  </span>di questionari raccolti al termine di un periodo di prova: emerge infatti come la rilevazione abbia attivato il timore di incorrere in controlli di vario tipo. Ad uno sguardo generale, emerge come il progetto sia stato pensato per rispondere ad una precipua esigenza dell&#8217;amministrazione (il censimento) a fronte di una domanda di diversa natura da parte della popolazione. Quest&#8217;ultima attinente non tanto all&#8217;evasione dei controlli, ma alla possibilit<span style="font-family: 'Arial Unicode MS';">à  </span>di ricevere un reale beneficio dall&#8217;iniziativa.</p>
<p class="Corpo">L<a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2015/10/Seveso-1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="  wp-image-27580 alignleft" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2015/10/Seveso-1-296x225.jpg" alt="Seveso (1)" width="370" height="282" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2015/10/Seveso-1-296x225.jpg 296w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2015/10/Seveso-1-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2015/10/Seveso-1-624x475.jpg 624w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2015/10/Seveso-1.jpg 980w" sizes="(max-width: 370px) 100vw, 370px" /></a>o scarto tra le attese iniziali e lo scarso riscontro da parte della popolazione ha portato l&#8217;amministrazione a riformulare l&#8217;idea iniziale, elaborando una nuova proposta: un servizio rivolto ai proprietari degli immobili sfitti e, di riflesso, alla popolazione in generale. Infatti, a chi possiede un immobile sfitto e vuole metterlo a reddito viene proposto un affitto ai servizi che si occupano delle fasce di popolazione svantaggiate, usufruendo, in cambio, di una sostanziale riduzione sul pagamento della tassa IMU.</p>
<p class="Corpo">In aggiunta allo sgravio fiscale, l&#8217;amministrazione si propone nel ruolo di intermediario tra le parti in gioco, facendo da garante del rispetto dei termini dell&#8217;accordo tra locatario ed affittuario. Nello specifico, assieme ai rappresentanti sindacali di inquilini e proprietari, viene concordato un canone di locazione fisso a costo ridotto, stabilito su base delle tariffe minime di mercato. I locatari dovranno attenersi a tale canone concordato per gli affitti degli immobili ed al contempo gli affittuari, sotto il controllo dell&#8217;amministrazione, dovranno versare regolarmente le cifre pattuite.</p>
<h1 class="Corpo">Valorizzazione del territorio e sviluppo dei servizi</h1>
<p class="Corpo"><a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2015/10/Seveso-2.jpg"><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-27581" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2015/10/Seveso-2-300x216.jpg" alt="Seveso (2)" width="300" height="216" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2015/10/Seveso-2-300x216.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2015/10/Seveso-2-100x72.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2015/10/Seveso-2-1024x738.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2015/10/Seveso-2-624x450.jpg 624w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2015/10/Seveso-2.jpg 1614w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>In termini generali, l&#8217;amministrazione assume una funzione di mediazione nel rapporto tra affittuari e locatari, garantendo ad entrambe le parti il rispetto degli accordi contrattuali. Il tutto al fine di valorizzare il territorio del comune di Lentate sul Seveso, favorendo al contempo lo sviluppo di servizi.</p>
<p class="Corpo">L&#8217;iniziativa ha infatti portato da un lato ad un beneficio economico per una parte della popolazione (i proprietari di immobili sfitti) cos<span style="font-family: 'Arial Unicode MS';">ì</span>come, dall&#8217;altro lato, alla realizzazione di servizi rivolti alle fasce svantaggiate. L&#8217;amministrazione dal canto suo, pur dovendo rinunciare al gettito derivante dell&#8217;IMU, ha puntato su una progettualit<span style="font-family: 'Arial Unicode MS';">à  </span>a lungo termine i cui obiettivi sono sia la diminuzione dello sfruttamento del suolo, sia la riduzione di servizi sociali per chi non riesce a mantenere gli immobili sfitti. Inoltre il progetto ha permesso lo sviluppo sul territorio di servizi rivolti alle fasce svantaggiate, dei quali beneficia, in maniera indiretta, la popolazione nella sua interezza.</p>
<p class="Corpo">In sintesi, il caso esaminato mette in luce come dalla collaborazione tra cittadini ed amministrazione si producano processi di amministrazione virtuosi dei quali beneficiano tutti gli attori in gioco. La condizione fondamentale <span style="font-family: 'Arial Unicode MS';">è </span>la capacit<span style="font-family: 'Arial Unicode MS';">à  </span>di orientare e riformulare le politiche a partire da una lettura delle domande sociali.</p>
<p class="Corpo"><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li class="Corpo"><a href="http://www.labsus.org/2015/06/edifici-dismessi/" target="_blank">Edifici dismessi come forme d&#8217;arte moderna?</a></li>
<li class="Corpo"><a href="http://www.labsus.org/2015/04/vuoti-a-rendere-edifici-abbandonati/" target="_blank">Vuoti a rendere</a></li>
<li class="Corpo"><a href="http://www.labsus.org/2015/03/nardo-autorecupero-per-le-case-dei-migranti-lavoratori/" target="_blank">Nardò, autorecupero per le case dei braccianti stranieri</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2015/10/lentate-sul-seveso-gli-immobili-sfitti-si-trasformano-in-risorse-grazie-alla-collaborazione-tra-amministrazione-e-cittadini/">Lentate sul Seveso (MB): gli immobili sfitti si trasformano in risorse grazie alla collaborazione tra amministrazione e cittadini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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