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	<title>sibec Archivi - Labsus</title>
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	<title>sibec Archivi - Labsus</title>
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		<title>Torna &#8220;Beni comuni, che impresa!&#8221;</title>
		<link>https://www.labsus.org/2021/09/torna-beni-comuni-che-impresa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Labsus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2021 14:39:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Gli Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazione condivisa]]></category>
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		<category><![CDATA[sibec]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono aperte le iscrizioni per il corso “Beni Comuni, che impresa!”, organizzato da Dynamo Academy – in collaborazione con Sibec, Labsus ed Euricse. Il corso anche quest’anno si terrà online dalle 16:30 alle 18:30, nei giorni 11 – 12 – 18 – 19 Novembre 2021 e 3 Dicembre 2021. Gli obiettivi L&#8217;obiettivo che si intende perseguire con il corso &#8220;Beni Comuni, che impresa!&#8221; è quello di approfondire le fasi di attivazione, sviluppo e valorizzazione dei beni comuni, a partire dalle opportunità di sviluppo e sostenibilità economica. Nel corso dei cinque appuntamenti, i partecipanti avranno modo di comprendere la centralità dei Beni comuni in un&#8217;ottica di ripartenza economica e, soprattutto, sociale, ma anche l&#8217;importanza di liberare nuove energie, attraverso la diffusione di nuovi modelli di partecipazione alla gestione e cura degli stessi beni. Inoltre, i partecipanti acquisiranno competenze necessarie per attivare risorse economiche e finanziarie, nonché per definire progetti sostenibili per i Beni comuni. La novità del 2021! La grande novità del corso di quest&#8217;anno è la possibilità che viene riconosciuta ai corsisti di presentare e discutere le proprie idee progettuali, elaborate sulla base delle competenze acquisite durante i diversi appuntamenti. I cinque appuntamenti Le lezioni del corso sono affidate ad esperti delle tematiche che si andranno ad affrontare ed approfondire. I docenti di questi incontri saranno: Gregorio Arena e Daniela Ciaffi, l&#8217;11 novembre; Pasquale Bonasora e Cristina Leggio, il 12 novembre; Gianluca Salvatori e Serena Porcari, il 18 novembre; Jacopo Sforzi e Paolo Fontana, il 19 novembre. L&#8217;ultimo incontro sarà moderato da Paolo Fontana, Alessandro Mondino e Agnese Bearesi. A chi è rivolto? Il corso “Beni comuni, che impresa!”, anche nell&#8217;edizione del 2021, si rivolge principalmente a: manager di aziende con grandi impianti in disuso e da rivalorizzare; architetti, ingegneri, geometri; associazioni, cooperative e imprese sociali pro territorio; professionisti della pubblica amministrazione; imprenditori e policy maker interessati allo sviluppo locale e alla rigenerazione di aree ed edifici urbani; comitati o singoli cittadini interessati al bene pubblico e a progetti sociali. Come iscriversi? Per iscriversi al corso “Beni comuni, che impresa!”, è necessario compilare il modulo disponibile online. Per maggiori informazioni e dettagli, cliccare QUI.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2021/09/torna-beni-comuni-che-impresa/">Torna &#8220;Beni comuni, che impresa!&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono aperte le iscrizioni per il <strong>corso “Beni Comuni, che impresa!”</strong>, organizzato da <a href="https://www.dynamoacademy.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Dynamo Academy</strong></a> – in collaborazione con <a href="https://www.sibec.eu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Sibec</strong></a>, <strong>Labsus</strong> ed <strong><a href="https://www.euricse.eu/it/" target="_blank" rel="noopener">Euricse</a></strong>. Il corso anche quest’anno si terrà <strong>online</strong> <strong>dalle 16:30 alle 18:30</strong>, nei giorni <strong>11 – 12 – 18 – 19 Novembre 2021 </strong>e <strong>3 Dicembre 2021</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Gli obiettivi</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;obiettivo che si intende perseguire con il corso &#8220;Beni Comuni, che impresa!&#8221; è quello di <strong>approfondire le fasi di attivazione</strong>, <strong>sviluppo</strong> e <strong>valorizzazione dei beni comuni</strong>, a partire dalle <strong>opportunità di sviluppo</strong> <strong>e sostenibilità economica</strong>. Nel corso dei cinque appuntamenti, i partecipanti avranno modo di comprendere la <strong>centralità dei Beni comuni</strong> in un&#8217;ottica di ripartenza economica e, soprattutto, sociale, ma anche l&#8217;<strong>importanza di liberare nuove energie</strong>, attraverso la diffusione di <a href="https://www.labsus.org/2021/07/il-mosaico-della-amministrazione-condivisa/" target="_blank" rel="noopener">nuovi modelli di partecipazione alla gestione e cura degli stessi beni</a>. Inoltre, i partecipanti acquisiranno competenze necessarie per <strong>attivare risorse economiche e finanziarie</strong>, nonché per <strong>definire progetti sostenibili</strong> per i Beni comuni.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>La novità del 2021!</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">La <strong>grande novità</strong> del corso di quest&#8217;anno è la possibilità che viene riconosciuta ai corsisti di <strong>presentare e discutere le proprie idee progettuali</strong>, elaborate sulla base delle competenze acquisite durante i diversi appuntamenti.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>I cinque appuntamenti</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Le lezioni del corso sono affidate ad esperti delle tematiche che si andranno ad affrontare ed approfondire.<br />
I docenti di questi incontri saranno: <strong>Gregorio Arena</strong> e <strong>Daniela Ciaffi</strong>, l&#8217;11 novembre; <strong>Pasquale Bonasora </strong>e<strong> Cristina Leggio</strong>, il 12 novembre; <strong>Gianluca Salvatori</strong> e <strong>Serena Porcari</strong>, il 18 novembre; <strong>Jacopo Sforzi</strong> e <strong>Paolo Fontana</strong>, il 19 novembre. L&#8217;ultimo incontro sarà moderato da <strong>Paolo Fontana</strong>, <strong>Alessandro Mondino</strong> e <strong>Agnese Bearesi</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>A chi è rivolto?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Il corso “Beni comuni, che impresa!”, anche nell&#8217;edizione del 2021, si rivolge principalmente a:</p>
<div class="et_pb_blurb_description">
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>manager</strong> di aziende con grandi impianti in disuso e da rivalorizzare;</li>
<li><strong>architetti,</strong> <strong>ingegneri, geometri</strong>;</li>
<li><strong>associazioni</strong>, <strong>cooperative</strong> e <strong>imprese sociali</strong> pro territorio;</li>
<li>professionisti della <strong>pubblica amministrazione</strong>;</li>
<li><strong>imprenditori</strong> e <strong>policy maker</strong> interessati allo sviluppo locale e alla rigenerazione di aree ed edifici urbani;</li>
<li><strong>comitati </strong>o<strong> singoli cittadini</strong><strong> </strong>interessati al bene pubblico e a progetti sociali.</li>
</ul>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Come iscriversi?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Per <strong>iscriversi</strong> al corso “Beni comuni, che impresa!”, è necessario compilare il <a href="https://it.surveymonkey.com/r/RT56K57" target="_blank" rel="noopener">modulo disponibile online</a>.<br />
Per <strong>maggiori informazioni e dettagli</strong>, cliccare <a href="https://www.dynamoacademy.org/corsi/beni-comuni-che-impresa/" target="_blank" rel="noopener"><strong>QUI</strong></a>.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2021/09/torna-beni-comuni-che-impresa/">Torna &#8220;Beni comuni, che impresa!&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Beni Comuni, che impresa!”: un’occasione da non perdere</title>
		<link>https://www.labsus.org/2020/11/beni-comuni-che-impresa-unoccasione-da-non-perdere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Sammarco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2020 09:31:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza attiva]]></category>
		<category><![CDATA[impresa]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Approfondire le fasi di attivazione, sviluppo e valorizzazione dei Beni comuni, a partire dalle opportunità di sviluppo e sostenibilità economica, sono questi gli obiettivi del corso online, organizzato dalla Dynamo Academy &#8211; in collaborazione con Sibec (Scuola italiana per i Beni Comuni, promossa da Euricse, Labsus, e Università di Trento) &#8211; che nei quattro giorni mira a far acquisire ai partecipanti strumenti per la sostenibilità economica dei beni, nonché quelli più adatti ad esplorare le opportunità di sviluppo economico concrete e creare nuovi posti di lavoro sul territorio. Con “Beni Comuni, che impresa!”, inoltre, l’obiettivo che si persegue è creare un network di professionisti, con l’opportunità di confrontarsi e cooperare nel lungo periodo. Il corso è rivolto principalmente a manager di aziende con grandi impianti in disuso e da rivalorizzare; architetti, ingegneri, geometri; associazioni, cooperative e imprese sociali pro-territorio; professionisti della pubblica amministrazione; imprenditori e policy maker interessati allo sviluppo locale e alla rigenerazione di aree ed edifici urbani; comitati o singoli cittadini interessati al bene pubblico e a progetti sociali. Delle finalità e delle strategie di fondo del Corso abbiamo parlato con Paolo Fontana, responsabile del Settore Formazione dell’Euricse. È un momento critico per il Paese e per il mondo intero: secondo lei quanto è importante la formazione non solo per la componente professionale, ma anche per le ricadute che ha su un tessuto civile e sociale di una comunità che sembra a rischio di disgregazione? Quando i percorsi formativi propongono non solo di “apprendere” qualcosa di nuovo, ma cercano di far “sperimentare” nuove soluzioni e nuove modalità di lavoro, allora ci si apre al possibile, si costruiscono nuovi scenari in cui ridare senso al proprio impegno civico e sociale. Formazione, ovvero “dare forma” a nuove possibilità, tra cui quella di riallacciare quei legami comunitari e solidali che questa pandemia sta mettendo a dura prova. Come avviare sinergie con altri enti o istituzioni, per attivare percorsi formativi? Il modello di network, di cui SIBEC è prova, quali ostacoli incontra e quali pregi dovrebbe valorizzare meglio? A mio parere le sinergie sono possibili quando persone provenienti da ambiti professionali diversi hanno la libertà di conoscersi e la volontà di collaborare. Certo, occorre trovare mediazioni operative per far convergere le proprie mission istituzionali in progettualità concrete. Ma questo da solo non basterebbe. Ad esempio SIBEC è nata dal desiderio di un ente di ricerca (Euricse) di confrontarsi con i territori, e dalla volontà di una associazione (Labsus) di ampliare i temi di cui prendersi cura. Gli ostacoli sono e saranno sempre molti, ma tutti gli ostacoli sono più superabili se ciascun componente del network è pronto a valorizzare non solo i propri pregi e i propri punti di forza, ma i pregi e i punti di forza degli altri partner del network. È per questo che considero SIBEC non un prodotto formativo, ma un metodo di lavoro, un modo di attivare collaborazione. E forse è proprio questo che dovremmo, noi per primi, valorizzare e comunicare di più! Qual è stata finora la risposta delle associazioni del Terzo settore alle precedenti Scuole di Formazione della SIBEC? Non abbiamo avuto solo associazioni tra i partecipanti. Cooperative, imprese, comitati, fondazioni, professionisti, enti pubblici…  Una parte della ricchezza di SIBEC nasce proprio dal confronto tra esperienze professionali e di volontariato così diverse tra loro. Un confronto non sempre facile ma necessario, perché per riattivare o gestire un Bene Comune c’è bisogno, prima di tutto, di sentirsi comunità, di sentirsi fondatori di una nuova avventura comune, che ha bisogno di un linguaggio comune. Ecco, spesso chi ha partecipato alla SIBEC ci ha restituito questo feedback: sentirsi i pionieri di un nuovo modo di pensare lo spazio pubblico, dove pubblico per una volta non fa rima con statale ma con comunità. La fatica non si nasconde, ma è ripagata dalla possibilità di ideare progetti in grado di trasformare la realtà attraverso la valorizzazione di Beni Comuni. Un qualcosa di così bello che, da solo, forse merita la fatica. “Fare impresa: progetti sostenibili per i Beni Comuni”, è il tema del suo intervento. Ma secondo lei qual è il grado attuale di consapevolezza nel mondo del Terzo Settore di questo possibile sviluppo imprenditoriale e quindi economico della presa in carico dei Beni comuni? C’è una consapevolezza enorme. Il Terzo Settore sa benissimo che non si possono prendere in carico i beni comuni senza farsi carico anche dei bisogni e delle aspirazioni delle comunità in cui quei beni si trovano. I beni comuni, e le attività più o meno imprenditoriali che in essi sono realizzabili, sono un mezzo e non un fine. Un mezzo per promuovere inclusione, opportunità lavorative, servizi di vicinato… in una parola promuovere benessere sostenibile, tanto in un paesino di montagna quanto in un quartiere di periferia. Non manca la consapevolezza, forse manca una visione d’insieme in grado di tradurre le idee in strumenti, le opportunità in risorse, una visione che unisca i puntini per rendere le singole esperienze locali un insieme riconoscibile. E replicabile. Questo cerchiamo di fare con SIBEC. A che punto si colloca il livello di competenze e di esperienze del nostro Paese a confronto con il resto dei Paesi europei? Per una volta l’Italia non è l’ultima della classe, anzi! Il nostro Paese ha una lunghissima tradizione di economia sociale: dal 1800 quando i contadini si mettevano assieme nelle prime mutue per assicurarsi aiuto a vicenda in caso di eventi avversi, passando per la legge sulla Cooperazione Sociale del 1991, per arrivare alla normativa sulle Imprese Sociali e alla recentissima Riforma del Terzo Settore. Siamo tra i Paesi europei più attrezzati ed esperti in questo campo. Da sempre in Italia le imprese sono anche il frutto di uno sforzo collettivo e molte di queste mirano, prima di tutto, a soddisfare i bisogni locali. Oggi, che lo Stato e il Mercato non possono da soli rispondere a tutti i crescenti problemi sociali ed economici, proprio oggi le comunità, il volontariato, il non profit e le imprese sociali hanno un’occasione storica: essere i pionieri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2020/11/beni-comuni-che-impresa-unoccasione-da-non-perdere/">“Beni Comuni, che impresa!”: un’occasione da non perdere</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Approfondire le fasi di attivazione, sviluppo e valorizzazione dei Beni comuni, a partire dalle opportunità di sviluppo e sostenibilità economica, sono questi gli obiettivi del <a href="https://www.labsus.org/2020/10/beni-comuni-che-impresa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>corso online</strong></a>, organizzato dalla <a href="https://www.dynamoacademy.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Dynamo Academy</strong></a> &#8211; in collaborazione con <a href="https://www.sibec.eu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Sibec</strong></a> (Scuola italiana per i Beni Comuni, promossa da <a href="https://www.euricse.eu/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Euricse</strong></a>, <strong>Labsus</strong>, e <a href="https://www.unitn.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Università di Trento</strong></a>) &#8211; che nei quattro giorni mira a <strong>far acquisire ai partecipanti</strong> strumenti per la sostenibilità economica dei beni, nonché quelli più adatti ad esplorare le opportunità di sviluppo economico concrete e creare nuovi posti di lavoro sul territorio. Con <strong>“Beni Comuni, che impresa!</strong>”, inoltre, l’obiettivo che si persegue è creare un <em>network</em> di professionisti, con l’opportunità di confrontarsi e cooperare nel lungo periodo.<br />
Il corso è rivolto principalmente a manager di aziende con grandi impianti in disuso e da rivalorizzare; architetti, ingegneri, geometri; associazioni, cooperative e imprese sociali pro-territorio; professionisti della pubblica amministrazione; imprenditori e policy maker interessati allo sviluppo locale e alla rigenerazione di aree ed edifici urbani; comitati o singoli cittadini interessati al bene pubblico e a progetti sociali.<br />
Delle finalità e delle strategie di fondo del Corso abbiamo parlato con <strong>Paolo Fontana,</strong> responsabile del Settore Formazione dell’<strong>Euricse</strong>.</p>
<h5 style="text-align: justify;"><strong>È un momento critico per il Paese e per il mondo intero: secondo lei quanto è importante la formazione non solo per la componente professionale, ma anche per le ricadute che ha su un tessuto civile e sociale di una comunità che sembra a rischio di disgregazione? </strong></h5>
<p style="text-align: justify;">Quando i percorsi formativi propongono non solo di “apprendere” qualcosa di nuovo, ma cercano di far “sperimentare” nuove soluzioni e nuove modalità di lavoro, allora ci si apre al possibile, si costruiscono nuovi scenari in cui ridare senso al proprio impegno civico e sociale. Formazione, ovvero “dare forma” a nuove possibilità, tra cui quella di riallacciare quei legami comunitari e solidali che questa pandemia sta mettendo a dura prova.</p>
<h5 style="text-align: justify;"><strong>Come avviare sinergie con altri enti o istituzioni, per attivare percorsi formativi? Il modello di network, di cui SIBEC è prova, quali ostacoli incontra e quali pregi dovrebbe valorizzare meglio?</strong></h5>
<p style="text-align: justify;">A mio parere le sinergie sono possibili quando persone provenienti da ambiti professionali diversi hanno la libertà di conoscersi e la volontà di collaborare. Certo, occorre trovare mediazioni operative per far convergere le proprie mission istituzionali in progettualità concrete. Ma questo da solo non basterebbe. Ad esempio SIBEC è nata dal desiderio di un ente di ricerca (Euricse) di confrontarsi con i territori, e dalla volontà di una associazione (Labsus) di ampliare i temi di cui prendersi cura. Gli ostacoli sono e saranno sempre molti, ma tutti gli ostacoli sono più superabili se ciascun componente del <em>network</em> è pronto a valorizzare non solo i propri pregi e i propri punti di forza, ma i pregi e i punti di forza degli altri partner del <em>network</em>. È per questo che considero SIBEC non un prodotto formativo, ma un metodo di lavoro, un modo di attivare collaborazione. E forse è proprio questo che dovremmo, noi per primi, valorizzare e comunicare di più!</p>
<h5 style="text-align: justify;"><strong>Qual è stata finora la risposta delle associazioni del Terzo settore alle precedenti Scuole di Formazione della SIBEC?</strong></h5>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo avuto solo associazioni tra i partecipanti. Cooperative, imprese, comitati, fondazioni, professionisti, enti pubblici…  Una parte della ricchezza di SIBEC nasce proprio dal confronto tra esperienze professionali e di volontariato così diverse tra loro. Un confronto non sempre facile ma necessario, perché per riattivare o gestire un Bene Comune c’è bisogno, prima di tutto, di sentirsi comunità, di sentirsi fondatori di una nuova avventura comune, che ha bisogno di un linguaggio comune. Ecco, spesso chi ha partecipato alla SIBEC ci ha restituito questo <em>feedback</em>: sentirsi i pionieri di un nuovo modo di pensare lo spazio pubblico, dove pubblico per una volta non fa rima con statale ma con comunità. La fatica non si nasconde, ma è ripagata dalla possibilità di ideare progetti in grado di trasformare la realtà attraverso la valorizzazione di Beni Comuni. Un qualcosa di così bello che, da solo, forse merita la fatica.</p>
<h5 style="text-align: justify;"><strong>“Fare impresa: progetti sostenibili per i Beni Comuni”, è il tema del suo intervento. Ma secondo lei qual è il grado attuale di consapevolezza nel mondo del Terzo Settore di questo possibile sviluppo imprenditoriale e quindi economico della presa in carico dei Beni comuni?</strong></h5>
<p style="text-align: justify;">C’è una consapevolezza enorme. Il Terzo Settore sa benissimo che non si possono prendere in carico i beni comuni senza farsi carico anche dei bisogni e delle aspirazioni delle comunità in cui quei beni si trovano. I beni comuni, e le attività più o meno imprenditoriali che in essi sono realizzabili, sono un mezzo e non un fine. Un mezzo per promuovere inclusione, opportunità lavorative, servizi di vicinato… in una parola promuovere benessere sostenibile, tanto in un paesino di montagna quanto in un quartiere di periferia. Non manca la consapevolezza, forse manca una visione d’insieme in grado di tradurre le idee in strumenti, le opportunità in risorse, una visione che unisca i puntini per rendere le singole esperienze locali un insieme riconoscibile. E replicabile. Questo cerchiamo di fare con SIBEC.</p>
<h5 style="text-align: justify;"><strong>A che punto si colloca il livello di competenze e di esperienze del nostro Paese a confronto con il resto dei Paesi europei?</strong></h5>
<p style="text-align: justify;">Per una volta l’Italia non è l’ultima della classe, anzi! Il nostro Paese ha una lunghissima tradizione di economia sociale: dal 1800 quando i contadini si mettevano assieme nelle prime mutue per assicurarsi aiuto a vicenda in caso di eventi avversi, passando per la legge sulla Cooperazione Sociale del 1991, per arrivare alla normativa sulle Imprese Sociali e alla recentissima Riforma del Terzo Settore. Siamo tra i Paesi europei più attrezzati ed esperti in questo campo. Da sempre in Italia le imprese sono anche il frutto di uno sforzo collettivo e molte di queste mirano, prima di tutto, a soddisfare i bisogni locali. Oggi, che lo Stato e il Mercato non possono da soli rispondere a tutti i crescenti problemi sociali ed economici, proprio oggi le comunità, il volontariato, il non profit e le imprese sociali hanno un’occasione storica: essere i pionieri di un nuovo paradigma, fare in modo che in Europa <strong>si passi dal “all for business” al “business for all”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per saperne di più sul corso &#8220;Beni comuni, che impresa!&#8221; e per iscriversi clicca <a href="https://www.labsus.org/2020/10/beni-comuni-che-impresa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>QUI</strong></a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2020/11/beni-comuni-che-impresa-unoccasione-da-non-perdere/">“Beni Comuni, che impresa!”: un’occasione da non perdere</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Beni comuni, che impresa!</title>
		<link>https://www.labsus.org/2020/10/beni-comuni-che-impresa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Labsus]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2020 13:04:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[corso di formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dynamo Academy]]></category>
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		<category><![CDATA[sibec]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo economico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.labsus.org/?p=67955</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono aperte le iscrizioni per il corso &#8220;Beni Comuni, che impresa!&#8221;, organizzato da Dynamo Academy &#8211; in collaborazione con Sibec. Il corso quest&#8217;anno si terrà online dalle 16:30 alle 18:30, nei giorni 12 &#8211; 13 &#8211; 19 &#8211; 20 Novembre 2020. Gli obiettivi Dynamo Academy- in collaborazione con Sibec – propone il corso “Beni Comuni, che impresa!”, con l’obiettivo di approfondire le fasi di attivazione, sviluppo e valorizzazione dei Beni comuni, a partire dalle opportunità di sviluppo e sostenibilità economica. Nel corso dei quattro giorni, i partecipanti acquisiranno competenze importanti per il recupero degli edifici abbandonati, per la valorizzazione degli immobili sottoutilizzati e per la gestione dei Beni comuni in generale. Il corso mira a far acquisire ai partecipanti strumenti per la sostenibilità economica dei beni, nonché quelli più adatti ad esplorare le opportunità di sviluppo economico concrete e creare nuovi posti di lavoro sul territorio. Con &#8220;Beni Comuni, che impresa!&#8221;, inoltre, l&#8217;obiettivo che si mira a perseguire è quello di creare un network di professionisti, con l&#8217;opportunità di confrontarsi e cooperare nel lungo periodo. A chi è rivolto? È per questi motivi che il corso si rivolge principalmente a: manager di aziende con grandi impianti in disuso e da rivalorizzare; architetti, ingegneri, geometri; associazioni, cooperative e imprese sociali pro territorio; professionisti della pubblica amministrazione; imprenditori e policy maker interessati allo sviluppo locale e alla rigenerazione di aree ed edifici urbani; comitati o singoli cittadini interessati al bene pubblico e a progetti sociali. I quattro giorni Il programma del corso &#8220;Beni comuni, che impresa!&#8221; prevede quattro giorni di lezione, ognuno dei quali affidati a otto esperti delle tematiche che si andranno ad affrontare. Docenti di questi quattro giorni saranno: Gregorio Arena e Giulia Galera, il 12 novembre; Daniela Ciaffi e Pasquale Bonasora, 13 novembre; Gianluca Salvatori e Serena Porcari, 19 novembre; Jacopo Sforzi e Paolo Fontana, 20 novembre. Come iscriversi? Per iscriversi al corso &#8220;Beni comuni, che impresa!&#8221;, è necessario compilare il modulo disponibile online. Per maggiori informazioni, clicca QUI.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2020/10/beni-comuni-che-impresa/">Beni comuni, che impresa!</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono aperte le iscrizioni per il <strong>corso &#8220;Beni Comuni, che impresa!&#8221;</strong>, organizzato da <a href="https://www.dynamoacademy.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Dynamo Academy</strong></a> &#8211; in collaborazione con <a href="https://www.sibec.eu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Sibec</strong></a>. Il corso quest&#8217;anno si terrà <strong>online</strong> <strong>dalle 16:30 alle 18:30</strong>, nei giorni <strong>12 &#8211; 13 &#8211; 19 &#8211; 20 Novembre 2020</strong>.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Gli obiettivi</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Dynamo Academy- in <a href="https://www.labsus.org/?s=sibec" target="_blank" rel="noopener noreferrer">collaborazione con Sibec</a> – propone il corso “Beni Comuni, che impresa!”, con l’obiettivo di <strong>approfondire le fasi di attivazione, sviluppo e valorizzazione dei Beni comuni</strong>, a partire dalle opportunità di sviluppo e sostenibilità economica.<br />
Nel corso dei <strong>quattro giorni</strong>, i partecipanti acquisiranno competenze importanti per il <strong>recupero degli edifici abbandonati</strong>, per la <strong>valorizzazione degli immobili sottoutilizzati</strong> e per la <strong>gestione dei Beni comuni</strong> in generale. Il corso mira a far acquisire ai partecipanti strumenti per la <strong>sostenibilità economica</strong> dei beni, nonché quelli più adatti ad esplorare le <strong>opportunità di sviluppo economico concrete</strong> e creare <strong>nuovi posti di lavoro</strong> sul territorio. Con &#8220;Beni Comuni, che impresa!&#8221;, inoltre, l&#8217;obiettivo che si mira a perseguire è quello di <strong>creare un <em>network</em> di professionisti</strong>, con l&#8217;opportunità di confrontarsi e cooperare nel lungo periodo.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>A chi è rivolto?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">È per questi motivi che il corso si rivolge principalmente a:</p>
<div class="et_pb_blurb_description">
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>manager</strong> di aziende con grandi impianti in disuso e da rivalorizzare;</li>
<li><strong>architetti,</strong> <strong>ingegneri, geometri</strong>;</li>
<li><strong>associazioni</strong>, <strong>cooperative</strong> e <strong>imprese sociali</strong> pro territorio;</li>
<li>professionisti della <strong>pubblica amministrazione</strong>;</li>
<li><strong>imprenditori</strong> e <strong>policy maker</strong> interessati allo sviluppo locale e alla rigenerazione di aree ed edifici urbani;</li>
<li><strong>comitati </strong>o<strong> singoli cittadini</strong><strong> </strong>interessati al bene pubblico e a progetti sociali.</li>
</ul>
<h4 style="text-align: justify;">I quattro giorni</h4>
<p style="text-align: justify;">Il programma del corso &#8220;Beni comuni, che impresa!&#8221; prevede quattro giorni di lezione, ognuno dei quali affidati a <strong>otto esperti</strong> delle tematiche che si andranno ad affrontare.<br />
Docenti di questi quattro giorni saranno: <strong>Gregorio Arena</strong> e <strong>Giulia Galera</strong>, il 12 novembre; <strong>Daniela Ciaffi</strong> e <strong>Pasquale Bonasora</strong>, 13 novembre; <strong>Gianluca Salvatori</strong> e <strong>Serena Porcari</strong>, 19 novembre; <strong>Jacopo Sforzi</strong> e <strong>Paolo Fontana</strong>, 20 novembre.</p>
<div class="et_pb_toggle_content clearfix">
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Come iscriversi?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Per iscriversi al corso &#8220;Beni comuni, che impresa!&#8221;, è necessario compilare il <a href="https://www.dynamoacademy.org/corsi/beni-comuni-che-impresa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">modulo disponibile online</a>.</p>
<p>Per maggiori informazioni, clicca <a href="https://www.dynamoacademy.org/corsi/beni-comuni-che-impresa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>QUI</strong></a>.</p>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2020/10/beni-comuni-che-impresa/">Beni comuni, che impresa!</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>La villa dell&#8217;ex boss diventa Casa della Legalità</title>
		<link>https://www.labsus.org/2019/07/villetta-dellex-boss-diventa-casa-della-legalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Labsus]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jul 2019 10:05:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[associazione Libera]]></category>
		<category><![CDATA[beni confiscati alle mafie]]></category>
		<category><![CDATA[comunità ]]></category>
		<category><![CDATA[euricse]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[legami leali]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
		<category><![CDATA[villetta di manerba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La villetta dei boss Cicimarra torna alla comunità grazie ai lavori del campo &#8220;Libera contro le Mafie&#8221;. A dare man forte al progetto, sono i ragazzi di Libera contro le Mafie, questa settimana con il campo E!State Liberi &#8220;Liberi e Forti&#8221;. Recuperare un immobile confiscato alla malavita e trasformarlo nella «casa della legalità». Accade a Manerba, paese di 5.363 abitanti affacciato sul versante lombardo del lago di Garda, dove Euricse, tramite SIBEC, la prima Scuola Italiana dei Beni Comuni e Labsus sta contribuendo allo sviluppo di Legami Leali, progetto triennale di welfare comunitario avviato nell’ottobre 2018 nell’ambito del programma Welfare in azione, finanziato da Fondazione Cariplo. Il progetto coinvolge i 22 comuni del Garda bresciano con l’obiettivo di rinnovare e rafforzare una dimensione comunitaria che negli ultimi anni sembra essersi indebolita: sono infatti in aumento comportamenti trasgressivi e di devianza, sostenuti da una cultura individualistica disabituata alla corresponsabilità che ha favorito il perpetrarsi delle mafie. Da qui, l’idea di potenziare la rete tra servizi, territorio e cittadini, diffondendo maggiore informazione e consapevolezza circa il problema dell’illegalità, a partire dalle generazioni più giovani. Legami Leali e il welfare di comunità Legami Leali, partito a ottobre 2018, avrà durata triennale con capofila l’Azienda Speciale Consortile Garda Sociale (ente gestore dei servizi sociali per i comuni dell&#8217;Ambito 11-Garda) e enti partner: Consorzio LAGHI, Consorzio TENDA Solidarietà e Cooperazione Brescia Est, Cooperativa Area, Cooperativa Il Calabrone, Cooperativa La Sorgente, Cooperativa La Vela, Cooperativa La Nuvola Nel Sacco, Cooperativa Tempo Libero. Nel corso del triennio, il progetto si occuperà oltre che della riqualifica della villetta di Manerba, anche di altri 4 immobili confiscati nei comuni di Padenghe sul Garda, Soiano del Garda, Puegnago del Garda (in quest&#8217;ultimo paese gli immobili sono due), costruendo esperienze condivise di cura della comunità per dare una sostanza tutta nuova al concetto di legalità. La legalità ha un indirizzo: via Dei Colli 17/E La villetta di Manerba si compone di 2 piani di 87,5 mq ciascuno ed è stata confiscata definitivamente nel 2005 a Michele e Graziantonio Ciccimarra coinvolti, secondo quanto riportato dagli inquirenti, in un grosso traffico di droga. Il piano terra conta 3 locali, attualmente adibiti ad ambulatori/uffici dell’AVIS Valtenesi &#8211; che li utilizza una volta al mese circa -, mentre il piano interrato ospita un archivio comunale. L’immobile ha anche un piccolo giardino ed è, in generale, in buone condizioni. Ad aprile 2019 sono iniziate le prime misure di riattivazione, con il coinvolgimento della comunità locale, a partire dalle scuole. Dopo un percorso formativo sul tema delle mafie al nord e del riutilizzo sociale, a fine aprile gli studenti della classe V Geometri dell&#8217;ITC Battisti di Salò hanno realizzato uno studio degli spazi, mentre le classi V del liceo scientifico E. Fermi di Salò hanno sviluppato un «word cafè» sul tema del riutilizzo. Appuntamento a cui hanno partecipato anche alcuni vicini della villetta confiscata. E qui sono entrati in campo Euricse e Labsus, occupandosi di realizzare uno studio di fattibilità sul progetto e di impostare le attività di rigenerazione dell’immobile, coordinate dal ricercatore Flaviano Zandonai. A questa fase darà un contributo molto importante anche il campo E!State Liberi &#8220;Liberi e Forti&#8221; di LIBERA contro le Mafie che si tiene dal 7 al 14 luglio. Al campo parteciperanno fino a 20 giovani dai 18 ai 25 anni provenienti da tutta Italia che contribuiranno a dare una nuova vita all’immobile, approfondendo la tematica dell’infiltrazione mafiosa al nord, della legalità e della cittadinanza attiva. La comunità e le scuole coinvolte nel processo di riattivazione «La riattivazione di quest’immobile si basa sul coinvolgimento di tutta la comunità: il nostro compito di esperti è quello di trovare un modello di business che sia al contempo sostenibile economicamente e partecipato» &#8211; commenta llana Gotz di Euricse. «Legami Leali nasce dalla convinzione che la legalità non è un concetto astratto, ma un elemento essenziale che influenza la qualità della nostra vita e delle nostre relazioni, partendo dalla cura del prossimo e del proprio territorio. Promuoviamo quindi attività di sensibilizzazione della comunità e delle scuole sul tema della legalità, azioni di riutilizzo di immobili confiscati alla criminalità organizzata e beni comuni, percorsi di accompagnamento di minori e giovani adulti seguiti dai servizi sociali o a rischio di esclusione sociale, attraverso processi partecipati di cittadinanza attiva e di cura del territorio» &#8211; conclude Paolo Guglielmi, project manager di Legami Leali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/07/villetta-dellex-boss-diventa-casa-della-legalita/">La villa dell&#8217;ex boss diventa Casa della Legalità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La villetta dei boss Cicimarra torna alla comunità grazie ai lavori del campo &#8220;Libera contro le Mafie&#8221;.<br />
A dare man forte al progetto, sono i ragazzi di <a href="http://www.libera.it/" target="_blank" rel="noopener">Libera contro le Mafie</a>, questa settimana con il campo E!State Liberi &#8220;Liberi e Forti&#8221;.<br />
Recuperare un immobile confiscato alla malavita e trasformarlo nella «<strong>casa della legalità</strong>». Accade a Manerba, paese di 5.363 abitanti affacciato sul versante lombardo del lago di Garda, dove <a href="https://www.euricse.eu/it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Euricse</strong></a>, tramite <strong><a href="http://www.sibec.eu">SIBEC, la prima Scuola Italiana dei Beni Comuni</a> e Labsus</strong> sta contribuendo allo sviluppo di <strong><a href="http://legamileali.it/" target="_blank" rel="noopener">Legami Leali</a></strong>, progetto triennale di welfare comunitario avviato nell’ottobre 2018 nell’ambito del programma Welfare in azione, finanziato da <a href="http://www.fondazionecariplo.it/it/index.html" target="_blank" rel="noopener">Fondazione Cariplo</a>. Il progetto coinvolge i 22 comuni del Garda bresciano con l’obiettivo di rinnovare e rafforzare una dimensione comunitaria che negli ultimi anni sembra essersi indebolita: sono infatti in aumento comportamenti trasgressivi e di devianza, sostenuti da una cultura individualistica disabituata alla corresponsabilità che ha favorito il perpetrarsi delle mafie. Da qui, l’idea di potenziare la <strong>rete tra servizi, territorio e cittadini</strong>, diffondendo maggiore informazione e consapevolezza circa il problema dell’illegalità, a partire dalle generazioni più giovani.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Legami Leali e il welfare di comunità</h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>Legami Leali</strong>, partito a ottobre 2018, avrà durata triennale con capofila l’<a href="http://www.servizisocialigardabresciano.it/servizi/notizie/notizie_homepage.aspx" target="_blank" rel="noopener">Azienda Speciale Consortile Garda Sociale</a> (ente gestore dei servizi sociali per i comuni dell&#8217;Ambito 11-Garda) e enti partner: <a href="http://www.consorziolaghi.org/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio LAGHI</a>, <a href="http://www.consorziotenda.it/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio TENDA Solidarietà e Cooperazione Brescia Est</a>, Cooperativa Area, <a href="http://www.ilcalabrone.org/" target="_blank" rel="noopener">Cooperativa Il Calabrone</a>, <a href="http://www.coop-lasorgente.com/" target="_blank" rel="noopener">Cooperativa La Sorgente</a>, <a href="http://www.lavela.org">Cooperativa La Vela</a>, <a href="http://www.nuvolanelsacco.it">Cooperativa La Nuvola Nel Sacco</a>, <a href="http://www.cooptempolibero.it">Cooperativa Tempo Libero</a>. Nel corso del triennio, il progetto si occuperà oltre che della riqualifica della villetta di Manerba, anche di altri <strong>4 immobili</strong> confiscati nei comuni di <strong>Padenghe sul Garda, Soiano del Garda, Puegnago del Garda</strong> (in quest&#8217;ultimo paese gli immobili sono due), costruendo esperienze condivise di cura della comunità per dare una sostanza tutta nuova al concetto di legalità.</p>
<h4 style="text-align: justify;">La legalità ha un indirizzo: via Dei Colli 17/E</h4>
<p style="text-align: justify;">La <strong>villetta di Manerba</strong> si compone di 2 piani di 87,5 mq ciascuno ed è stata confiscata <strong>definitivamente nel 2005</strong> a Michele e Graziantonio Ciccimarra coinvolti, secondo quanto riportato dagli inquirenti, in un grosso traffico di droga. Il piano terra conta 3 locali, attualmente adibiti ad ambulatori/uffici dell’AVIS Valtenesi &#8211; che li utilizza una volta al mese circa -, mentre il piano interrato ospita un archivio comunale. L’immobile ha anche un piccolo giardino ed è, in generale, in buone condizioni.<br />
Ad aprile 2019 sono iniziate le prime misure di riattivazione, con il coinvolgimento della comunità locale, a partire dalle scuole. Dopo un percorso formativo sul tema delle mafie al nord e del riutilizzo sociale, a fine aprile gli studenti della classe V Geometri dell&#8217;ITC Battisti di Salò hanno realizzato uno studio degli spazi, mentre le classi V del liceo scientifico E. Fermi di Salò hanno sviluppato un «<strong>word cafè</strong>» sul tema del riutilizzo. Appuntamento a cui hanno partecipato anche alcuni vicini della villetta confiscata. E qui sono entrati in campo Euricse e Labsus, occupandosi di realizzare uno studio di fattibilità sul progetto e di impostare le attività di rigenerazione dell’immobile, coordinate dal ricercatore Flaviano Zandonai. A questa fase darà un contributo molto importante anche il campo <strong>E!State Liberi &#8220;Liberi e Forti&#8221; di LIBERA contro le Mafie</strong> che si tiene dal 7 al 14 luglio. Al campo parteciperanno fino a 20 giovani dai 18 ai 25 anni provenienti da tutta Italia che contribuiranno a dare una nuova vita all’immobile, approfondendo la tematica dell’infiltrazione mafiosa al nord, della legalità e della cittadinanza attiva.</p>
<div id="attachment_62332" style="width: 603px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-62332" class="wp-image-62332 size-full" src="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2019/07/313.0.551929416-0018-kS9F-U3130611085952SzE-593x443@Corriere-Web-Brescia-1.jpeg" alt="" width="593" height="443" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2019/07/313.0.551929416-0018-kS9F-U3130611085952SzE-593x443@Corriere-Web-Brescia-1.jpeg 593w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2019/07/313.0.551929416-0018-kS9F-U3130611085952SzE-593x443@Corriere-Web-Brescia-1-100x75.jpeg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2019/07/313.0.551929416-0018-kS9F-U3130611085952SzE-593x443@Corriere-Web-Brescia-1-300x225.jpeg 300w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /><p id="caption-attachment-62332" class="wp-caption-text">I ragazzi del campo E!State Liberi &#8220;Liberi e Forti&#8221; all&#8217;inaugurazione</p></div>
<h4 style="text-align: justify;">La comunità e le scuole coinvolte nel processo di riattivazione</h4>
<p style="text-align: justify;">«La riattivazione di quest’immobile si basa sul coinvolgimento di tutta la comunità: il nostro compito di esperti è quello di trovare un modello di business che sia al contempo sostenibile economicamente e partecipato» &#8211; commenta <strong>llana Gotz</strong> di Euricse.<br />
«Legami Leali nasce dalla convinzione che la legalità non è un concetto astratto, ma un elemento essenziale che influenza la qualità della nostra vita e delle nostre relazioni, partendo dalla cura del prossimo e del proprio territorio. Promuoviamo quindi attività di sensibilizzazione della comunità e delle scuole sul tema della legalità, azioni di riutilizzo di immobili confiscati alla criminalità organizzata e beni comuni, percorsi di accompagnamento di minori e giovani adulti seguiti dai servizi sociali o a rischio di esclusione sociale, attraverso processi partecipati di cittadinanza attiva e di cura del territorio» &#8211; conclude <strong>Paolo Guglielmi</strong>, project manager di Legami Leali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/07/villetta-dellex-boss-diventa-casa-della-legalita/">La villa dell&#8217;ex boss diventa Casa della Legalità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>L&#8217;arte della mediazione. Modelli di partecipazione culturale con le comunità</title>
		<link>https://www.labsus.org/2019/04/larte-della-mediazione-modelli-di-partecipazione-culturale-con-le-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Labsus]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 10:21:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie ed Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[connecting culture]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[partnership]]></category>
		<category><![CDATA[progettazione culturale]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’arte e le pratiche creative possono contribuire a ridefinire il paesaggio e lo spazio pubblico grazie alla loro capacità di attivare letture inedite e proposte di cambiamento. Questa è l’idea alla base di Out of place, un percorso formativo sulla progettazione culturale del territorio. A partire dalla propria esperienza ventennale Connecting Cultures ha ideato un corso che coniuga approccio artistico e competenze professionali in una prospettiva interdisciplinare. Il corso è finalizzato ad acquisire conoscenze e strumenti per progettare secondo criteri di sostenibilità e inclusione; valorizzare le periferie e il patrimonio culturale di cui l’Italia è ricca; stimolare processi di partecipazione e di cambiamento nei territori. Il secondo modulo: l&#8217;arte della mediazione La mediazione è un passaggio essenziale nella progettazione culturale. L’interazione tra gli artisti, gli operatori culturali e lo spazio pubblico si realizza in un ambiente denso: non solo un luogo geografico o una location per la collocazione di nuove opere, ma un generator field, caratterizzato da forme di discussione e partecipazione. Conoscere il contesto in cui si origina l’intervento artistico è il presupposto del lavoro del mediatore poiché illumina nuove funzioni e attitudini della pratica creativa, attraverso l’ascolto del territorio. Interagire con questo “spazio-campo” significa osservare le dinamiche di accettazione/rifiuto che la comunità esprime; interpretare la dialettica tra la protezione dell’esistente e l’esigenza di trasformazione; analizzare le esigenze e il dissenso delle comunità. Storici dell’arte, mediatori, curatori, esperti in welfare di comunità presenteranno alcuni modelli europei di mediazione, analizzandone i diversi approcci sociologici, estetici, culturali ed emozionali. Il programma Il secondo modulo di Out of place, in collaborazione con SIBEC &#8211; Scuola Italiana Beni Comuni, si terrà dal 9 all&#8217;11 maggio presso la sede di Città metropolitana di Milano, Sala Caccia, in Viale Piceno 60 a Milano. Tra i docenti SIBEC ci saranno Jacopo Sforzi, ricercatore di Euricse, ed Elena Taverna, caporedattore Labsus e project manager Luoghicomuni. 9 MAGGIO LA MEDIAZIONE TERRITORIALE 9.30 &#8211; 13.30 Quali finalità per quali comunità. Arte, cittadinanza e democrazia L’esperienza del programma Nouveaux Commanditaires / Nuovi Committenti: un confronto tra Francia e Italia Docenti: Catia Riccaboni (curatrice del programma Nouveaux Commanditaires presso la Fondation de France di Parigi); Luisa Perlo (curatrice di a.titolo, Torino, e mediatrice culturale del programma Nuovi Committenti) 14.30 &#8211; 18.00 Gestione condivisa dei beni comuni, istruzioni per l’uso. Principi dell’amministrazione condivisa dei beni comuni: un approfondimento tra casi (in particolare nel quartiere milanese, Corvetto) e soluzioni pratiche alla scoperta dei risvolti concreti e applicativi di temi quali la sussidiarietà, la partecipazione e la co-progettazione Docente: Elena Taverna (Labsus &#8211; SIBEC) 10 MAGGIO L’ARTISTA NELLA MEDIAZIONE INTERCULTURALE (LABORATORIO IN LINGUA INGLESE) 9.30 &#8211; 13.30 / 14.30 &#8211; 18.00 Come attivare processi di incontro e scambio culturale attraverso l’arte Docente: Marjetica Potrc (artista, architetto e docente presso l’Università di Belle Arti di Amburgo, dove ha curato il corso Design for the Living World Class sulle pratiche partecipative) 11 MAGGIO MEDIAZIONE ALLO SVILUPPO 9.30 &#8211; 13.30 Come attivare la partecipazione delle comunità locali attraverso la durata dei processi e delle esperienze Docente: Andrea Pillon (socio di Avventura Urbana, esperto di analisi e facilitazione dei processi decisionali inclusivi; mediazione dei conflitti ambientali; programmazione strategica; elaborazione di progetti di sviluppo locale). 14.30 &#8211; 18.00 Beni comuni, che impresa! Beni comuni e sviluppo territoriale Imprese di comunità, coinvolgimento di stakeholder e strumenti per lo sviluppo locale. Docente: Jacopo Sforzi (Euricse &#8211; SIBEC) Informazioni e iscrizioni Per iscriversi al corso o ai singoli moduli è necessario compilare e inviare il Modulo di Iscrizione_Out of Place, in formato pdf, all’indirizzo l.riva@connectingcultures.info, specificando “NOME COGNOME – ISCRIZIONE OUT OF PLACE” e allegando un CV aggiornato. Ricevuta la conferma da parte della segreteria, sarà possibile procedere al pagamento secondo le modalità specificate nel modulo. Il corso è in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano. Riconosciuti 20 cfp agli Architetti per ciascun modulo. Con l’iscrizione all’intero corso potrete accedere gratuitamente al Centro di Documentazione di Connecting Culture e riceverete in omaggio “Il Pensiero che non diventa Azione avvelena l’Anima” – libro edito da Silvana Editoriale, che racconta il progetto dell’artista Eva Frapiccini, curato da Connecting Cultures e Associazione Isole, vincitore del primo bando Italian Council (Mibac).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/04/larte-della-mediazione-modelli-di-partecipazione-culturale-con-le-comunita/">L&#8217;arte della mediazione. Modelli di partecipazione culturale con le comunità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’arte e le pratiche creative possono contribuire a ridefinire il paesaggio e lo <strong>spazio pubblico</strong> grazie alla loro capacità di attivare letture inedite e proposte di <strong>cambiamento</strong>. Questa è l’idea alla base di <a href="http://www.connectingcultures.it/out-of-place/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Out of place</strong></a>, un percorso formativo sulla progettazione culturale del territorio.<br />
A partire dalla propria esperienza ventennale Connecting Cultures ha ideato un corso che coniuga approccio artistico e competenze professionali in una prospettiva interdisciplinare. Il corso è finalizzato ad acquisire conoscenze e strumenti per progettare secondo criteri di <strong>sostenibilità</strong> e inclusione; valorizzare le <strong>periferie</strong> e il patrimonio culturale di cui l’Italia è ricca; stimolare processi di <strong>partecipazione</strong> e di cambiamento nei territori.</p>
<h4>Il secondo modulo: l&#8217;arte della mediazione</h4>
<p style="text-align: justify;">La mediazione è un passaggio essenziale nella progettazione culturale. L’interazione tra gli artisti, gli operatori culturali e lo spazio pubblico si realizza in un ambiente denso: non solo un luogo geografico o una location per la collocazione di nuove opere, ma un <em>generator field</em>, caratterizzato da forme di discussione e partecipazione. Conoscere il contesto in cui si origina l’intervento artistico è il presupposto del lavoro del mediatore poiché illumina nuove funzioni e attitudini della pratica creativa, attraverso l’ascolto del territorio. Interagire con questo “spazio-campo” significa osservare le dinamiche di accettazione/rifiuto che la comunità esprime; interpretare la dialettica tra la protezione dell’esistente e l’esigenza di trasformazione; analizzare le esigenze e il dissenso delle comunità. Storici dell’arte, mediatori, curatori, esperti in welfare di comunità presenteranno alcuni modelli europei di mediazione, analizzandone i diversi approcci sociologici, estetici, culturali ed emozionali.</p>
<h4>Il programma</h4>
<p style="text-align: justify;">Il secondo modulo di <em>Out of place</em>, in collaborazione con <a href="https://www.labsus.org/tag/sibec/" target="_blank" rel="noopener">SIBEC &#8211; Scuola Italiana Beni Comuni</a>, si terrà dal 9 all&#8217;11 maggio presso la sede di Città metropolitana di Milano, Sala Caccia, in Viale Piceno 60 a Milano. Tra i docenti SIBEC ci saranno <strong>Jacopo Sforzi</strong>, ricercatore di Euricse, ed <strong>Elena Taverna</strong>, caporedattore Labsus e project manager <a href="https://www.labsus.org/progetti/luoghicomuni-2/" target="_blank" rel="noopener"><em>Luoghicomuni</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><u>9 MAGGIO </u></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA MEDIAZIONE TERRITORIALE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">9.30 &#8211; 13.30<br />
<strong><em>Quali finalità per quali comunità. Arte, cittadinanza e democrazia L’esperienza del programma Nouveaux Commanditaires / Nuovi Committenti: un confronto tra Francia e Italia<br />
</em></strong>Docenti: <strong>Catia Riccaboni</strong> (curatrice del programma <em>Nouveaux Commanditaires</em> presso la <em>Fondation de France</em> di Parigi); <strong>Luisa Perlo</strong> (curatrice di a.titolo, Torino, e mediatrice culturale del programma Nuovi Committenti)</p>
<p style="text-align: justify;">14.30 &#8211; 18.00<br />
<strong><em>Gestione condivisa dei beni comuni, istruzioni per l’uso.<br />
</em></strong><strong><em> Principi dell’amministrazione condivisa dei beni comuni: un approfondimento tra casi (in particolare nel quartiere milanese, Corvetto) e soluzioni pratiche alla scoperta dei risvolti concreti e applicativi di temi quali la sussidiarietà, la partecipazione e la co-progettazione<br />
</em></strong>Docente: <strong>Elena Taverna</strong> (Labsus &#8211; SIBEC)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><u>10 MAGGIO</u></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ARTISTA NELLA MEDIAZIONE INTERCULTURALE (LABORATORIO IN LINGUA INGLESE)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">9.30 &#8211; 13.30 / 14.30 &#8211; 18.00<br />
<strong><em>Come attivare processi di incontro e scambio culturale attraverso l’arte<br />
</em></strong>Docente: <strong>Marjetica Potrc</strong> (artista, architetto e docente presso l’Università di Belle Arti di Amburgo, dove ha curato il corso Design for the Living World Class sulle pratiche partecipative)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><u>11 MAGGIO</u></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MEDIAZIONE ALLO SVILUPPO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">9.30 &#8211; 13.30<br />
<strong><em>Come attivare la partecipazione delle comunità locali attraverso la durata dei processi e delle esperienze<br />
</em></strong>Docente: <strong>Andrea Pillon</strong> (socio di Avventura Urbana, esperto di analisi e facilitazione dei processi decisionali inclusivi; mediazione dei conflitti ambientali; programmazione strategica; elaborazione di progetti di sviluppo locale).</p>
<p style="text-align: justify;">14.30 &#8211; 18.00<br />
<strong><em>Beni comuni, che impresa! Beni comuni e sviluppo territoriale Imprese di comunità, coinvolgimento di stakeholder e strumenti per lo sviluppo locale.<br />
</em></strong>Docente: <strong>Jacopo Sforzi</strong> (Euricse &#8211; SIBEC)</p>
<h4>Informazioni e iscrizioni</h4>
<p style="text-align: justify;">Per iscriversi al corso o ai singoli moduli è necessario compilare e inviare il <a href="http://www.connectingcultures.it/wp-content/uploads/2019/03/Modulo-di-Iscrizione_Out-of-Place-1.doc" target="_blank" rel="noopener"><strong>Modulo di Iscrizione_Out of Place</strong></a>, in formato pdf, all’indirizzo <a href="mailto:l.riva@connectingcultures.info" target="_blank" rel="noopener">l.riva@connectingcultures.info</a>, specificando “NOME COGNOME – ISCRIZIONE OUT OF PLACE” e allegando un CV aggiornato. Ricevuta la conferma da parte della segreteria, sarà possibile procedere al pagamento secondo le modalità specificate nel modulo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il corso è in collaborazione con l’<strong>Ordine degli Architetti PPC</strong> della Provincia di Milano. Riconosciuti <strong>20 cfp</strong> agli Architetti per ciascun modulo<i>.</i></p>
<p style="text-align: justify;">Con l’iscrizione all’intero corso potrete accedere <strong>gratuitamente</strong> al Centro di Documentazione di Connecting Culture e riceverete <strong>in omaggio</strong> “<a href="http://www.connectingcultures.it/product/il-pensiero-che-non-diventa-azione-avvelena-lanima/" target="_blank" rel="noopener"><em><strong>Il Pensiero che non diventa Azione avvelena l’Anima</strong></em></a>” – libro edito da Silvana Editoriale, che racconta il progetto dell’artista Eva Frapiccini, curato da Connecting Cultures e Associazione Isole, vincitore del primo bando Italian Council (Mibac).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/04/larte-della-mediazione-modelli-di-partecipazione-culturale-con-le-comunita/">L&#8217;arte della mediazione. Modelli di partecipazione culturale con le comunità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Out of Place, un nuovo corso di progettazione culturale del territorio</title>
		<link>https://www.labsus.org/2019/02/out-of-place-un-nuovo-corso-di-progettazione-culturale-del-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Labsus]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Feb 2019 16:49:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ciaffi]]></category>
		<category><![CDATA[connecting cultures]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[euricse]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
		<category><![CDATA[taverna]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nasce a Milano Out of Place, corso di progettazione culturale del territorio organizzato dall’associazione Connecting Cultures, in collaborazione con SIBEC &#8211; Scuola Italiana dei Beni Comuni. A partire dall&#8217;esperienza ventennale nell’ambito dell’arte pubblica e delle pratiche partecipative, Connecting Cultures ha ideato un percorso formativo per lo sviluppo e la gestione condivisa del paesaggio e delle città italiane attraverso l’arte e le pratiche creative. Il corso si svolgerà dal 19 marzo all’8 giugno in sedi istituzionali della città di Milano: Il palazzo della Triennale, Base Milano, Palazzo Isimbardi della Città Metropolitana.  L&#8217;approccio sperimentale e la collaborazione con SIBEC Out of Place è indirizzato a studenti, laureati, dottorandi e ricercatori provenienti dalle facoltà di Architettura, Design, Urbanistica, Geografia, Arti Visive, Sociologia, Antropologia e Accademie di Belle Arti ma anche al mondo delle professioni negli ambiti dell’architettura, della comunicazione visiva, a funzionari della pubblica amministrazione e a operatori del terzo settore. L’approccio del corso è sperimentale: oltre all’arte e alla curatela, saranno fornite nozioni e competenze interdisciplinari al fine di creare nuove professionalità capaci di lavorare in rete sugli ambiti diversi della progettazione. I partecipanti saranno stimolati a lavorare in team, condividendo le proprie competenze attraverso esperienze di laboratorio e sessioni di lavoro in gruppo. Il corpo docente è costituito da intellettuali, curatori d’arte contemporanea, artisti, architetti  professionisti della progettazione culturale, nonché rappresentanti delle istituzioni italiane e internazionali che si sono distinte per un approccio innovativo nei diversi indirizzi individuati dal corso. Per la parte SIBEC ci saranno: Daniela Ciaffi ed Elena Taverna di Labsus; Gianluca Salvatori e Jacopo Sforzi di Euricse. La struttura del corso Il percorso formativo prevede lezioni frontali, working group, laboratori outdoor, seminari, ricerche sul campo. Il corso, suddiviso in 4 moduli, si articola in 4 appuntamenti: un primo seminario di due giorni in collaborazione con SIBEC aperto al pubblico sul tema dei beni comuni, rivolto alla città, presso la sede della Triennale di Milano; tre moduli didattici della durata di tre giorni ciascuno strutturati con lezioni frontali e pratiche, aperte ad un massimo di 20 partecipanti previa iscrizione a pagamento. La struttura modulare dei corsi permette la partecipazione libera anche ai singoli moduli, secondo le esigenze degli iscritti. Visita il sito per maggiori informazioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/02/out-of-place-un-nuovo-corso-di-progettazione-culturale-del-territorio/">Out of Place, un nuovo corso di progettazione culturale del territorio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nasce a Milano<strong> Out of Place</strong>, corso di progettazione culturale del territorio organizzato dall’associazione <strong>Connecting Cultures</strong>, in collaborazione con <strong>SIBEC &#8211; Scuola Italiana dei Beni Comuni</strong>.<strong><br />
</strong>A partire dall&#8217;esperienza ventennale nell’ambito dell’arte pubblica e delle pratiche partecipative, Connecting Cultures ha ideato un percorso formativo per lo sviluppo e la gestione condivisa del paesaggio e delle città italiane attraverso l’arte e le pratiche creative.<br />
Il corso si svolgerà dal 19 marzo all’8 giugno in sedi istituzionali della città di Milano: Il palazzo della Triennale, Base Milano, Palazzo Isimbardi della Città Metropolitana.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h4>L&#8217;approccio sperimentale e la collaborazione con SIBEC</h4>
<p style="text-align: justify;">Out of Place è indirizzato a studenti, laureati, dottorandi e ricercatori provenienti dalle facoltà di Architettura, Design, Urbanistica, Geografia, Arti Visive, Sociologia, Antropologia e Accademie di Belle Arti ma anche al mondo delle professioni negli ambiti dell’<strong>architettura</strong>, della comunicazione visiva, a funzionari della pubblica amministrazione e a operatori del terzo settore.<br />
L’approccio del corso è <strong>sperimentale</strong>: oltre all’arte e alla curatela, saranno fornite nozioni e competenze interdisciplinari al fine di creare nuove professionalità capaci di lavorare in rete sugli ambiti diversi della progettazione. I partecipanti saranno stimolati a lavorare in<strong> team</strong>, condividendo le proprie competenze attraverso esperienze di laboratorio e sessioni di lavoro in gruppo.<br />
Il <a href="http://www.connectingcultures.it/docenti/" target="_blank" rel="noopener">corpo <strong>docente</strong></a> è costituito da intellettuali, curatori d’arte contemporanea, artisti, architetti<span class="Apple-converted-space">  </span>professionisti della progettazione culturale, nonché rappresentanti delle istituzioni italiane e internazionali che si sono distinte per un approccio innovativo nei diversi indirizzi individuati dal corso. Per la parte <a href="http://www.labsus.org/tag/sibec/" target="_blank" rel="noopener">SIBEC</a> ci saranno: <strong>Daniela Ciaffi</strong> ed <strong>Elena Taverna</strong> di Labsus; <strong>Gianluca Salvatori</strong> e <strong>Jacopo Sforzi</strong> di Euricse.</p>
<h4>La struttura del corso</h4>
<p style="text-align: justify;">Il percorso formativo prevede <strong>lezioni frontali</strong>, working group, laboratori outdoor, seminari, ricerche sul campo.<br />
Il corso, suddiviso in 4 moduli, si articola in 4 appuntamenti: un primo seminario di due giorni in collaborazione con SIBEC aperto al pubblico sul tema dei beni comuni, rivolto alla città, presso la sede della Triennale di Milano; tre moduli didattici della durata di tre giorni ciascuno strutturati con lezioni frontali e pratiche, aperte ad un massimo di 20 partecipanti previa iscrizione a pagamento.<br />
La struttura modulare dei corsi permette la partecipazione libera anche ai singoli moduli, secondo le esigenze degli iscritti.</p>
<p><a href="http://www.connectingcultures.it/product-category/corsi/" target="_blank" rel="noopener"><em>Visita il sito per maggiori informazioni</em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2019/02/out-of-place-un-nuovo-corso-di-progettazione-culturale-del-territorio/">Out of Place, un nuovo corso di progettazione culturale del territorio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Tutto pronto per SIBEC Lab: dal 17 ottobre a Oasi Dynamo</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/10/tutto-pronto-per-sibec-lab-dal-17-ottobre-a-oasi-dynamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Marco Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Oct 2018 12:15:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Banca Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Dynamo]]></category>
		<category><![CDATA[euricse]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Oasi Dynamo]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola italiana beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
		<category><![CDATA[Sibec lab]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mancano circa due settimane all’inizio di SIBEC Lab, il primo corso intensivo dedicato alla gestione dei beni comuni, che si terrà presso Oasi Dynamo, a San Marcello Piteglio (LU), dal 17 al 20 ottobre 2018. Un laboratorio rivolto a chi vuole approfondire strategie e strumenti per la rigenerazione dei beni comuni. Per quanto riguarda il tema dei beni immobili, in base ai dati di Legambiente sono circa 5 milioni gli edifici abbandonati in Italia: spazi vuoti che potrebbero trasformarsi in punti di partenza per percorsi imprenditoriali, capaci di generare capitale sociale e occupazione. Rigenerare, e poi? “SIBEC è nata da un&#8217;idea di Labsus e Euricse, per fare in modo che questo immenso patrimonio possa essere recuperato e gestito”, spiega Gregorio Arena,  sottolineando come un questione centrale sia &#8220;capire cosa fare dopo aver rigenerato un bene, quindi innestare attività che diano lavoro, che producano sviluppo”. Da questo punto di vista l’unione con Dynamo diventa ancora più importante. Non solo perché l’Oasi Dynamo (che ospiterà il laboratorio) è un luogo simbolico, esempio di trasformazione di un bene privato che diventa bene comune. Ma soprattutto perché, come dice Serena Porcari, AD di Dynamo, “noi lavoriamo su tutti i temi che conducono e aiutano le imprese ad agire per il bene comune. Dynamo Academy (…) propone un modello aziendale innovativo”. Siamo di fronte alla possibilità di innovare su ampia scala. Il Programma Quattro giorni intensi, dove alle basi teoriche si affiancheranno la scoperta di strumenti manageriali e lo studio di casi concreti e best practice. Un insieme di lezioni teoriche e laboratori su diversi temi: innovazione sociale, costruzione di comunità, management dei beni comuni, comunicazione e marketing per il no-profit e fundraising. Largo spazio, inoltre, sarà dedicato all’incubazione di un progetto per ogni partecipante. Per iniziare, sin da subito, a sviluppare progetti concreti, favorendo quello scambio di idee ed esperienze che è da sempre uno dei punti di forza della SIBEC. Innovare insieme A rendere ancora più interessante questa edizione concorrono anche alcuni elementi esterni. Recentemente, infatti, con l’art. 55 del nuovo Codice del Terzo settore sono stati ridisegnati i rapporti fra Enti del Terzo Settore e Pubblica amministrazione, dando grande spazio al principio di sussidiarietà. Da questo punto di vista l&#8217;esperienza di Labsus e di Euricse, sommata a quella dei partecipanti, fa sì che la SIBEC rappresenti un momento di grande importanza per l&#8217;analisi di novità e cambiamenti. Insomma siamo pronti per questa nuova avventura della Scuola Italiana dei Beni comuni perché, come dice Gianluca Salvatori di Euricse: “Non ci accontentiamo di risposte scontate. Ci sforziamo di sperimentare percorsi nuovi”. Clicca qui per scaricare il programma: SIBEC Lab Programma C’è tempo fino al 5 ottobre per iscriversi a SIBEC Lab. Sono diverse le facilitazioni per l’iscrizione, dalla possibilità di finanziamento tramite Fon. Coop alla rateizzazione. Per maggiori dettagli: info@sibec.eu oppure 0461 282289</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/10/tutto-pronto-per-sibec-lab-dal-17-ottobre-a-oasi-dynamo/">Tutto pronto per SIBEC Lab: dal 17 ottobre a Oasi Dynamo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mancano circa due settimane all’inizio di SIBEC Lab, il primo corso intensivo dedicato alla gestione dei beni comuni, che si terrà presso Oasi Dynamo, a San Marcello Piteglio (LU), <strong>dal 17 al 20 ottobre 2018</strong>. Un laboratorio rivolto a chi vuole approfondire strategie e strumenti per la rigenerazione dei beni comuni. Per quanto riguarda il tema dei beni immobili, in base ai dati di Legambiente sono<strong> circa 5 milioni gli edifici abbandonati in Italia</strong>: spazi vuoti che potrebbero trasformarsi in punti di partenza per percorsi imprenditoriali, capaci di generare capitale sociale e occupazione.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Rigenerare, e poi?</h4>
<p style="text-align: justify;">“SIBEC è nata da un&#8217;idea di Labsus e Euricse, per fare in modo che questo immenso patrimonio possa essere recuperato e gestito”, spiega Gregorio Arena,  sottolineando come un questione centrale sia &#8220;capire cosa fare dopo aver rigenerato un bene, quindi <strong>innestare attività che diano lavoro, che producano sviluppo</strong>”.<br />
Da questo punto di vista l’unione con Dynamo diventa ancora più importante. Non solo perché l’Oasi Dynamo (che ospiterà il laboratorio) è un luogo simbolico, esempio di trasformazione di un bene privato che diventa bene comune. Ma soprattutto perché, come dice Serena Porcari, AD di Dynamo, “noi lavoriamo su tutti i temi che conducono e <strong>aiutano le imprese ad agire per il bene comune</strong>. Dynamo Academy (…) propone un modello aziendale innovativo”. Siamo di fronte alla possibilità di innovare su ampia scala.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Il Programma</h4>
<p style="text-align: justify;">Quattro giorni intensi, dove alle basi teoriche si affiancheranno la scoperta di <strong>strumenti manageriali e lo studio di casi concreti</strong> e <em>best practice</em>.<br />
Un insieme di lezioni teoriche e laboratori su diversi temi: innovazione sociale, costruzione di comunità, management dei beni comuni, comunicazione e marketing per il no-profit e fundraising.<br />
Largo spazio, inoltre, sarà dedicato all’<strong>incubazione di un progetto per ogni partecipante</strong>. Per iniziare, sin da subito, a sviluppare progetti concreti, favorendo quello scambio di idee ed esperienze che è da sempre uno dei punti di forza della SIBEC.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-59273" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2.jpg" alt="" width="781" height="439" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2.jpg 1632w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2-300x169.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2-768x432.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2-1024x576.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2-810x456.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2-1140x641.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/oasi-dynamo2-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 781px) 100vw, 781px" /></p>
<h4 style="text-align: justify;">Innovare insieme</h4>
<p style="text-align: justify;">A rendere ancora più interessante questa edizione concorrono anche alcuni elementi esterni. Recentemente, infatti, con l’<strong>art. 55 del nuovo Codice del Terzo settore</strong> sono stati ridisegnati i rapporti fra Enti del Terzo Settore e Pubblica amministrazione, dando grande spazio al principio di sussidiarietà. Da questo punto di vista l&#8217;esperienza di Labsus e di Euricse, sommata a quella dei partecipanti, fa sì che la SIBEC rappresenti <strong>un momento di grande importanza per l&#8217;analisi di novità e cambiamenti.</strong><br />
Insomma siamo pronti per questa nuova avventura della Scuola Italiana dei Beni comuni perché, come dice Gianluca Salvatori di Euricse: “<strong>Non ci accontentiamo di risposte scontate</strong>. Ci sforziamo di sperimentare percorsi nuovi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Clicca qui per scaricare il programma: <a href="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/10/Sibec_SibecLab_A3_Programma_-Stampa.pdf">SIBEC Lab Programma</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è tempo fino al 5 ottobre per iscriversi a SIBEC Lab.</strong><br />
<strong>Sono diverse le facilitazioni per l’iscrizione, dalla possibilità di finanziamento tramite Fon. Coop alla rateizzazione.<br />
Per maggiori dettagli: info@sibec.eu oppure 0461 282289</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/10/tutto-pronto-per-sibec-lab-dal-17-ottobre-a-oasi-dynamo/">Tutto pronto per SIBEC Lab: dal 17 ottobre a Oasi Dynamo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Sono aperte le iscrizioni a SIBEC LAB!</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/09/sono-aperte-le-iscrizioni-a-sibec-lab/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Labsus]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Sep 2018 09:41:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ " A scuola di rigenerazione urbana " ]]></category>
		<category><![CDATA[Dynamo Camp]]></category>
		<category><![CDATA[Oasi Dynamo]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
		<category><![CDATA[Sibec lab]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.labsus.org/?p=58670</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quattro giorni di lezioni, quattro docenti esperti, venti posti disponibili, altrettante idee che saranno analizzate, approfondite, presentate davanti a una giuria. E un metodo didattico basato sullo sviluppo delle competenze e sullo studio concreto dei lavori presentati dai corsisti. Sono questi i numeri di SIBEC LAB, il nuovo corso intensivo – una vera e propria full immersion &#8211; ideato da Euricse e Labsus in collaborazione con Dynamo Academy e il supporto di Banca Etica. Il Campus è in agenda dal 17 al 20 ottobre 2018, all’Oasi Dynamo (San Marcello Piteglio, in provincia di Pistoia) e formerà amministratori, imprenditori, professionisti, cittadini attivi o associazioni interessate a sviluppare (e gestire) beni comuni che, se rigenerati, possono trovare nuova vita e tornare al servizio della collettività. Le iscrizioni sono aperte. Una scuola per imparare a gestire i beni comuni Parchi, edifici, palazzi: l’elenco è lungo. Sono spazi e luoghi pubblici che, complice una progressiva erosine delle risorse, sono oggi a rischio abbandono o sottoutilizzo. Tuttavia una rinascita, attraverso una gestione condivisa di questi patrimoni dimenticati, non è solo possibile ma è già praticata. L’esito è una riappropriazione di spazi preziosi. Ma per farlo sono necessarie competenze e abilità specifiche. La SIBEC intende mettersi al servizio di chiunque, dal pubblico al privato, intenda farsi carico di una gestione condivisa dei beni comuni. Conclusi i corsi itineranti 2018, la Scuola lancia una nuova formula: SIBEC LAB, un corso mirato di quattro giorni, un percorso intensivo, attraverso momenti di lavoro sia esclusivi sia di gruppo per dare impulso e concretezza alle necessità progettuali. Il tutto con il supporto di tutor esperti che affiancheranno i corsisti. Le lezioni creeranno così le competenze, teoriche e pratiche, per gestire i beni comuni: dalle modalità di reperimento dei finanziamenti al management ordinario. Fino alle strategie per raccontarsi e raccontare la propria avventura. Chi può iscriversi? Amministratori pubblici (statali, regionali, locali) coinvolti in processi decisionali e attività progettuali innovative riguardanti il benessere della collettività. Professionisti e imprenditori del mondo profit o non profit che desiderano investire le proprie abilità per costruire nuove opportunità professionali al servizio dei beni comuni. Società civile ovvero esponenti di associazioni, comitati e gruppi di cittadini già coinvolti in processi di promozione, cura e rigenerazione di beni comuni. Più in generale, il “gestore di beni comuni” riveste un nuovo profilo professionale, in cui le doti di leadership si combinano con abilità relazionali e di mediazione, dove le competenze tecniche e progettuali sono in relazione con i bisogni e le risorse della comunità. Tutto ciò al fine di valorizzare la rigenerazione dei beni comuni del territorio. Un ruolo, questo, che può trovare spazio sia nelle pubbliche amministrazioni sia nelle imprese private generando nuove competenze e nuovi profili professionali. Docenti di questi quattro giorni saranno: Anna Fasano di Banca Etica, Francesca Ricciardi dell&#8217;Università di Torino, Maria Serena Porcari di Dynamo Academy, Flaviano Zandonai e Gianluca Salvatori di Euricse, Daniela Ciaffi ed Elena Taverna di Labsus, Come iscriversi? Per aderire è sufficiente compilare il modulo disponibile online. I partecipanti al Campus saranno selezionati tra coloro che possiedono una conoscenza di base sufficiente del tema “gestione condivisa dei Beni Comuni”. Il corso è finanziabile attraverso Fon.Coop Per informazioni e dettagli sul programma: info@sibec.eu oppure 0461 282289</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/09/sono-aperte-le-iscrizioni-a-sibec-lab/">Sono aperte le iscrizioni a SIBEC LAB!</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Quattro giorni di lezioni, quattro docenti esperti, venti posti disponibili</strong>, altrettante idee che saranno analizzate, approfondite, presentate davanti a una giuria. E un metodo didattico basato sullo sviluppo delle competenze e sullo studio concreto dei lavori presentati dai corsisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono questi i numeri di SIBEC LAB, il nuovo corso intensivo – una vera e propria full immersion &#8211; ideato da Euricse e Labsus in collaborazione con Dynamo Academy e il supporto di Banca Etica.<br />
<strong>Il Campus è in agenda dal 17 al 20 ottobre 2018, all’<a href="https://www.dynamocamp.org/oasidynamo/" target="_blank" rel="noopener">Oasi Dynamo</a> </strong>(San Marcello Piteglio, in provincia di Pistoia) e <strong>formerà amministratori, imprenditori, professionisti, cittadini attivi o associazioni interessate a sviluppare (e gestire) beni comuni</strong> che, se rigenerati, possono trovare nuova vita e tornare al servizio della collettività.<br />
<strong>Le iscrizioni sono aperte.</strong></p>
<h4 style="text-align: justify;">Una scuola per imparare a gestire i beni comuni</h4>
<p style="text-align: justify;">Parchi, edifici, palazzi: l’elenco è lungo. Sono spazi e luoghi pubblici che, complice una progressiva erosine delle risorse, sono oggi a rischio abbandono o sottoutilizzo. Tuttavia <strong>una rinascita, attraverso una gestione condivisa di questi patrimoni dimenticati, non è solo possibile ma è già praticata</strong>. L’esito è una riappropriazione di spazi preziosi. Ma per farlo sono necessarie competenze e abilità specifiche.<br />
La SIBEC intende mettersi al servizio di chiunque, dal pubblico al privato, intenda farsi carico di una gestione condivisa dei beni comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Conclusi i corsi itineranti 2018, la Scuola lancia una nuova formula: SIBEC LAB, un corso mirato di quattro giorni, un percorso intensivo, attraverso momenti di lavoro sia esclusivi sia di gruppo per dare impulso e concretezza alle necessità progettuali. Il tutto con<strong> il supporto di tutor esperti che affiancheranno i corsisti</strong>.<br />
Le lezioni creeranno così le competenze, teoriche e pratiche, per gestire i beni comuni: dalle modalità di reperimento dei finanziamenti al management ordinario. Fino alle strategie per raccontarsi e raccontare la propria avventura.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-58890" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/07/WhatsApp-Image-2018-08-29-at-12.05.20.jpeg" alt="" width="1200" height="629" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/07/WhatsApp-Image-2018-08-29-at-12.05.20.jpeg 1200w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/07/WhatsApp-Image-2018-08-29-at-12.05.20-300x157.jpeg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/07/WhatsApp-Image-2018-08-29-at-12.05.20-768x403.jpeg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/07/WhatsApp-Image-2018-08-29-at-12.05.20-1024x537.jpeg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/07/WhatsApp-Image-2018-08-29-at-12.05.20-810x425.jpeg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/07/WhatsApp-Image-2018-08-29-at-12.05.20-1140x598.jpeg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/07/WhatsApp-Image-2018-08-29-at-12.05.20-600x315.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<h4 style="text-align: justify;">Chi può iscriversi?</h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>Amministratori pubblici</strong> (statali, regionali, locali) coinvolti in processi decisionali e attività progettuali innovative riguardanti il benessere della collettività.<br />
<strong>Professionisti e imprenditori del mondo profit o non profit</strong> che desiderano investire le proprie abilità per costruire nuove opportunità professionali al servizio dei beni comuni.<br />
<strong>Società civile ovvero esponenti di associazioni, comitati e gruppi di cittadini</strong> già coinvolti in processi di promozione, cura e rigenerazione di beni comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Più in generale, <strong>il “gestore di beni comuni” riveste un nuovo profilo professionale</strong>, in cui le doti di leadership si combinano con abilità relazionali e di mediazione, dove le competenze tecniche e progettuali sono in relazione con i bisogni e le risorse della comunità. Tutto ciò al fine di valorizzare la rigenerazione dei beni comuni del territorio. Un ruolo, questo, che può trovare spazio sia nelle pubbliche amministrazioni sia nelle imprese private generando nuove competenze e nuovi profili professionali.</p>
<p>Docenti di questi quattro giorni saranno: Anna Fasano di Banca Etica, Francesca Ricciardi dell&#8217;Università di Torino, Maria Serena Porcari di Dynamo Academy, Flaviano Zandonai e Gianluca Salvatori di Euricse, Daniela Ciaffi ed Elena Taverna di Labsus,</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come iscriversi?</h4>
<p style="text-align: justify;">Per aderire è sufficiente <a href="https://www.sibec.eu/sibec-lab/">compilare il modulo disponibile online</a>. I partecipanti al Campus saranno selezionati tra coloro che possiedono una conoscenza di base sufficiente del tema “gestione condivisa dei Beni Comuni”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il corso è finanziabile attraverso Fon.Coop</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per informazioni e dettagli sul programma: info@sibec.eu oppure 0461 282289</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/09/sono-aperte-le-iscrizioni-a-sibec-lab/">Sono aperte le iscrizioni a SIBEC LAB!</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Le prospettive occupazionali dei beni comuni: perché partecipare alla SIBEC</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/07/le-prospettive-di-sviluppo-dei-beni-comuni-perche-partecipare-a-sibec-lab/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Marco Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jul 2018 10:52:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello della rigenerazione di beni comuni in stato di abbandono &#8211; e quello connesso delle possibilità di creare da qui nuovi posti di lavoro &#8211; è un tema relativamente recente. Ed è un tema che negli ultimi anni ha assunto sempre maggiore rilevanza tanto che, nel 2015, dall’incontro tra Labsus, Euricse e Università di Trento, nasceva la SIBEC, la prima scuola italiana sui beni comuni. L’obiettivo era e rimane quello di formare “gestori di beni comuni”. Un percorso professionalizzante, che riunisse competenze, individuasse buone pratiche, mettesse in contatto persone. Il gestore dei beni comuni Ma chi è il gestore dei beni comuni? Una nuova figura capace di agire dentro le pubbliche amministrazioni, o in contesti non profit, ma anche in autonomia sotto forma di “imprenditore”. Una figura trasversale con competenze miste, in grado di coniugare abilità relazionali e mediazione con competenze manageriali e gestionali. Una sfida tutt’altro che semplice ma che muove da alcune convinzioni forti, ben espresse in una recente intervista da Gianluca Salvatori di Euricse. Come spiega il segretario generale di Euricse, infatti, “dalla grande recessione del 2008 in avanti il maggior numero di nuovi posti di lavoro è stato creato negli ambiti della cura della persona, dei servizi sociali, delle professioni di un terziario avanzato al cui centro sta la dimensione relazionale”. E al centro dei beni comuni, come abbiamo espresso in più occasioni, ci sono proprio le relazioni. “Nella gestione di beni comuni il nesso tra spazi fisici di aggregazione sociale e occupazioni non dematerializzabili resta forte&#8221;, continua Gianluca Salvatori, &#8220;e produce nuovi lavori che richiedono creatività e conoscenza”. Ma non solo creatività, perché, la natura del bene richiede anche altre competenze. “La gestione di un bene comune è una responsabilità assunta nei confronti di altre persone e quindi deve essere sostenibile nel tempo”. La sostenibilità economica richiede, quindi, competenze di tipo imprenditoriale, “capacità di creare valore, abilità nel coniugare finalità sociali e solidità economica”. La gestione di un bene comune non si può risolvere nella richiesta di risorse pubbliche per il suo sostentamento, “verrebbe tradito lo spirito della mobilitazione di energie civiche che sta alla base dell’idea stessa dei beni comuni”. La sfida quindi è sempre più attuale, e per questo la SIBEC vi dà appuntamento in autunno. &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/07/le-prospettive-di-sviluppo-dei-beni-comuni-perche-partecipare-a-sibec-lab/">Le prospettive occupazionali dei beni comuni: perché partecipare alla SIBEC</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1" style="text-align: justify;">Quello della <strong>rigenerazione di beni comuni in stato di abbandono &#8211; e quello connesso delle possibilità di creare da qui nuovi posti di lavoro</strong> &#8211; è un tema relativamente recente. Ed è un tema che negli ultimi anni ha assunto sempre <a href="http://www.labsus.org/2017/02/la-sfida-di-officine-zero-lavoro-rigenerazione-e-innovazione/" target="_blank" rel="noopener">maggiore rilevanza</a> tanto che, nel 2015, dall’incontro tra Labsus,<span class="Apple-converted-space"> </span>Euricse e Università di Trento, nasceva la <a href="https://www.sibec.eu/" target="_blank" rel="noopener">SIBEC</a>, la prima scuola italiana sui beni comuni. L’obiettivo era e rimane quello di <strong>formare “gestori di beni comuni”</strong>. Un percorso professionalizzante, che riunisse competenze, individuasse buone pratiche, mettesse in contatto persone.</p>
<h4 class="p1" style="text-align: justify;"><b>Il gestore dei beni comuni </b></h4>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Ma chi è il gestore dei beni comuni? Una nuova figura capace di agire dentro le pubbliche amministrazioni, o in contesti non profit, ma anche in autonomia sotto forma di “imprenditore”. <strong>Una figura trasversale con competenze miste</strong>, in grado di coniugare abilità relazionali e mediazione con competenze manageriali e gestionali. Una sfida tutt’altro che semplice ma che muove da alcune convinzioni forti, ben espresse in <a href="http://www.euricse.eu/it/beni-comuni-cosi-nascono-nuovi-imprenditori/" target="_blank" rel="noopener">una recente intervista</a> da Gianluca Salvatori di Euricse. Come spiega il segretario generale di Euricse, infatti, “dalla grande recessione del 2008 in avanti il maggior numero di nuovi posti di lavoro è stato creato negli ambiti della cura della persona, dei servizi sociali, delle <strong>professioni di un terziario avanzato al cui centro sta la dimensione relazionale</strong>”.<br />
E al centro dei beni comuni, come <a href="http://www.labsus.org/2018/07/cooperative-di-comunita-e-beni-comuni/" target="_blank" rel="noopener">abbiamo espresso in più occasioni</a>, ci sono proprio le relazioni. “<strong>Nella gestione di beni comuni il nesso tra spazi fisici di aggregazione sociale e occupazioni</strong> non dematerializzabili resta forte&#8221;, continua Gianluca Salvatori, &#8220;e produce nuovi lavori che richiedono creatività e conoscenza”. Ma non solo creatività, perché, la natura del bene richiede anche altre competenze. “La gestione di un bene comune è una responsabilità assunta nei confronti di altre persone e quindi deve essere sostenibile nel tempo”. <strong>La sostenibilità economica richiede, quindi, competenze di tipo imprenditoriale</strong>, “capacità di creare valore, abilità nel coniugare finalità sociali e solidità economica”.<br />
La gestione di un bene comune <strong>non si può risolvere nella richiesta di risorse pubbliche per il suo sostentamento</strong>, “verrebbe tradito lo spirito della mobilitazione di energie civiche che sta alla base dell’idea stessa dei beni comuni”. <strong>La sfida quindi è sempre più attuale</strong>, e per questo la SIBEC vi dà appuntamento in autunno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="SIBEC - Parola ai corsisti" width="810" height="456" src="https://www.youtube.com/embed/uodfFTUiI1A?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/07/le-prospettive-di-sviluppo-dei-beni-comuni-perche-partecipare-a-sibec-lab/">Le prospettive occupazionali dei beni comuni: perché partecipare alla SIBEC</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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		<title>Rigenerazione urbana e beni comuni: il racconto di SIBEC a Milano</title>
		<link>https://www.labsus.org/2018/06/la-sibec-a-milano-per-approfondire-il-tema-della-rigenerazione-urbana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Marco Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jun 2018 16:02:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni comuni e amministrazione condivisa]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[corso BASE SIBEC]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[sibec]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa sono i beni comuni? La mattina di giovedì è stata dedicata alla definizione dei beni comuni. Partendo dall’assunto che non esiste una definizione unitaria e condivisa di bene comune, i corsisti, guidati da Fabio Giglioni &#8211; Caporedattore della sezione Diritto di Labsus e docente di diritto amministrativo dell&#8217;Università Sapienza &#8211; hanno provato a rispondere alla domanda “cosa sono i beni comuni?”. Dagli usi civici al tentativo della Commissione Rodotà, fino al Regolamento promosso da Labsus, la lezione ha viaggiato lungo la storia del diritto con uno sguardo proiettato sul presente. Particolare attenzione è stata riservata all’elaborazione giurisprudenziale del tema, che è stato oggetto di un esercizio in gruppi per analizzare una recente sentenza della Corte dei Conti. Toolkit per la gestione dei beni comuni Nel pomeriggio la cattedra, invece, è passata a Gianluca Salvatori di Euricse. &#8220;Se la ripartizione pubblico/privato non è più sufficiente a spiegare i beni comuni, al pari l’attività economica non può più essere interpretata solo attraverso la dicotomia Stato/Mercato&#8220;, così Salvatori ha introdotto il tema delle imprese sociali. Il terzo settore in Italia corrisponde all’8% dell’occupazione, pari al 5% del PIL per servizi che riguardano direttamente il 10% della popolazione, la rigenerazione e la valorizzazione dei beni comuni sono quindi temi chiave per migliorare il futuro delle città. Concentrandosi sugli aspetti pratici che determinano il successo o meno di un&#8217;impresa sociale, ci si è mossi per capire coma analizzare il contesto, come strutturare una buona strategia di partnership e per definire il concetto di scalabilità nell&#8217;ambito del terzo settore. “Quando si parla di beni comuni l’accountability è fondamentale e complessa” e per questo ci si è concentrati sulla valutazione d’impatto, “rendicontare, infatti, genera fiducia”. Rigenerazione e sviluppo urbano nel contesto milanese Venerdì mattina invece si è approfondito il tema della rigenerazione in contesti urbani. “I luoghi vaghi o incompiuti sono tutti quelli spazi che possono essere oggetto di processi di rigenerazione urbana”, ha spiegato Gabriele Pasqui &#8211; Direttore del Dipartimento Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano &#8211; raccontando le ragioni storiche di questi spazi e le possibili conseguenze di un percorso di rigenerazione urbana. &#8220;Rigenerare non vuol dire, infatti, solo cambiare l’aspetto fisico di un luogo, ma rilanciarlo economicamente e – soprattutto – valorizzare i legami sociali che lo abitano&#8220;, e per capirlo al meglio, Pasqui ha esposto ai corsisti tre esempi concreti di rigenerazione urbana nel contesto milanese. Storie di successi e insuccessi, che mostrano come la rigenerazione urbana non possa intendersi come una politica, ma come un processo: per rispettarne la complessità, stimolando le risorse locali e garantendo la compartecipazione. Il mercato Lorenteggio Il venerdì pomeriggio invece la classe SIBEC si è spostata nel quartiere Giambellino Lorenteggio. Accompagnati da Francesca Santaniello e Dynamoscopio i corsisti hanno visitato il quartiere, “uno dei più importanti di Milano, sia dal punto di vista delle tensioni sociali, che &#8211; d’altra parte &#8211; del capitale sociale che i cittadini stanno spendendo per migliorare la qualità della vita&#8221;, ha spiegato Francesca Santaniello. Punto centrale della visita è stato il Mercato Lorenteggio, &#8220;il luogo dove maggiormente si è concentrato questo sforzo decennale”. Qui i corsisti hanno potuto intervistare direttamente i protagonisti di questo esempio di rigenerazione, potendo approfondire un&#8217;esperienza concreta ed estremamente innovativa. La tappa è finita, ma le relazioni nate in questi due giorni sono le basi per proseguire il lavoro di valorizzazione dei beni comuni. Quella piccola rivoluzione che giorno dopo giorno sta investendo tutto il Paese e che la SIBEC spera di portare avanti grazie ad un percorso di approfondimento interdisciplinare. Un ringraziamento speciale a Banca Etica per il prezioso sostegno, che ha reso possibile l&#8217;organizzazione della tappa. La SIBEC non finisce qui e da appuntamento a tutti al CAMPUS SIBEC LAB in programma per il mese di settembre 2018.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/06/la-sibec-a-milano-per-approfondire-il-tema-della-rigenerazione-urbana/">Rigenerazione urbana e beni comuni: il racconto di SIBEC a Milano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;">Cosa sono i beni comuni?</h5>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-58316 size-medium" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3510-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La mattina di giovedì è stata dedicata alla definizione dei beni comuni. Partendo dall’assunto che <strong>non esiste una definizione unitaria e condivisa di bene comune</strong>, i corsisti, guidati da <strong>Fabio Giglioni</strong> &#8211; Caporedattore della sezione Diritto di Labsus e docente di diritto amministrativo dell&#8217;Università Sapienza &#8211; hanno provato a rispondere alla domanda “cosa sono i beni comuni?”. Dagli usi civici al tentativo della Commissione Rodotà, fino al Regolamento promosso da Labsus, la lezione ha viaggiato lungo la storia del diritto con uno sguardo proiettato sul presente. <strong>Particolare attenzione è stata riservata all’elaborazione giurisprudenziale del tema</strong>, che è stato oggetto di un esercizio in gruppi per analizzare una recente sentenza della Corte dei Conti.</p>
<h5 style="text-align: justify;">Toolkit per la gestione dei beni comuni</h5>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-58321 alignleft" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3595-min-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Nel pomeriggio la cattedra, invece, è passata a <strong>Gianluca Salvatori</strong> di Euricse. &#8220;Se la ripartizione pubblico/privato non è più sufficiente a spiegare i beni comuni, al pari <strong>l’attività economica non può più essere interpretata solo attraverso la dicotomia Stato/Mercato</strong>&#8220;, così Salvatori ha introdotto il tema delle imprese sociali. Il terzo settore in Italia corrisponde all’8% dell’occupazione, pari al 5% del PIL per servizi che riguardano direttamente il 10% della popolazione, <strong>la rigenerazione e la valorizzazione dei beni comuni sono quindi temi chiave per migliorare il futuro delle città</strong>.<br />
Concentrandosi sugli aspetti pratici che determinano il successo o meno di un&#8217;impresa sociale, ci si è mossi per capire coma analizzare il contesto, come strutturare una buona strategia di partnership e per definire il concetto di scalabilità nell&#8217;ambito del terzo settore. “Quando si parla di beni comuni l’<em>accountability</em> è fondamentale e complessa” e per questo ci si è concentrati sulla valutazione d’impatto, “rendicontare, infatti, genera fiducia”.</p>
<h5 style="text-align: justify;">Rigenerazione e sviluppo urbano nel contesto milanese</h5>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-58317 alignright" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/cf900824-2e21-4af5-9fb6-59b3d049c3fc-276x225.jpg" alt="" width="276" height="225" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/cf900824-2e21-4af5-9fb6-59b3d049c3fc-276x225.jpg 276w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/cf900824-2e21-4af5-9fb6-59b3d049c3fc-768x626.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/cf900824-2e21-4af5-9fb6-59b3d049c3fc.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/cf900824-2e21-4af5-9fb6-59b3d049c3fc-810x660.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/cf900824-2e21-4af5-9fb6-59b3d049c3fc-600x489.jpg 600w" sizes="(max-width: 276px) 100vw, 276px" />Venerdì mattina invece si è approfondito il tema della rigenerazione in contesti urbani. “<strong>I luoghi vaghi o incompiuti sono tutti quelli spazi che possono essere oggetto di processi di rigenerazione urbana</strong>”, ha spiegato <strong>Gabriele Pasqui</strong> &#8211; Direttore del Dipartimento Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano &#8211; raccontando le ragioni storiche di questi spazi e le possibili conseguenze di un percorso di rigenerazione urbana.<br />
&#8220;Rigenerare non vuol dire, infatti, solo cambiare l’aspetto fisico di un luogo, ma rilanciarlo economicamente e – soprattutto – <strong>valorizzare i legami sociali che lo abitano</strong>&#8220;, e per capirlo al meglio, Pasqui ha esposto ai corsisti tre esempi concreti di rigenerazione urbana nel contesto milanese. Storie di successi e insuccessi, che mostrano come <strong>la rigenerazione urbana non possa intendersi come una politica</strong>, ma come un processo: per rispettarne la complessità, stimolando le risorse locali e garantendo la compartecipazione.</p>
<h5 style="text-align: justify;">Il mercato Lorenteggio</h5>
<p style="text-align: justify;">Il venerdì pomeriggio invece la classe SIBEC si è spostata nel quartiere Giambellino Lorenteggio. Accompagnati da <strong>Francesca Santaniello</strong> e <strong>Dynamoscopio</strong> i corsisti hanno visitato il quartiere, “uno dei più importanti di Milano, sia dal punto di vista delle tensioni sociali, che &#8211; d’altra parte &#8211; del capitale sociale che i cittadini stanno spendendo per migliorare la qualità della vita&#8221;, ha spiegato Francesca Santaniello. Punto centrale della visita è stato il <a href="http://www.mercatolorenteggio.it/" target="_blank" rel="noopener">Mercato Lorenteggio</a>, &#8220;<strong>il luogo dove maggiormente si è concentrato questo sforzo decennale</strong>”. Qui i corsisti hanno potuto intervistare direttamente i protagonisti di questo esempio di rigenerazione, potendo approfondire un&#8217;esperienza concreta ed estremamente innovativa.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-58315 alignleft" src="http://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-1024x768.jpg" alt="" width="489" height="367" srcset="https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-1024x768.jpg 1024w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-100x75.jpg 100w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-300x225.jpg 300w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-768x576.jpg 768w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-810x608.jpg 810w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-1140x855.jpg 1140w, https://www.labsus.org/wp-content/uploads/2018/06/IMG_3629-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 489px) 100vw, 489px" /></p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">La tappa è finita, ma <strong>le relazioni nate in questi due giorni sono le basi per proseguire il lavoro di valorizzazione dei beni comuni</strong>. Quella piccola rivoluzione che giorno dopo giorno sta investendo tutto il Paese e che la SIBEC spera di portare avanti grazie ad un percorso di approfondimento interdisciplinare. Un ringraziamento speciale a <strong>Banca Etica per il prezioso sostegno, che ha reso possibile l&#8217;organizzazione della tappa</strong>.<br />
La SIBEC non finisce qui e da appuntamento a tutti al <a href="https://www.sibec.eu/sibec-lab/" target="_blank" rel="noopener">CAMPUS SIBEC LAB</a> in programma per il mese di settembre 2018.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.labsus.org/2018/06/la-sibec-a-milano-per-approfondire-il-tema-della-rigenerazione-urbana/">Rigenerazione urbana e beni comuni: il racconto di SIBEC a Milano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.labsus.org">Labsus</a>.</p>
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