Da centri di "resistenza" sociale, le associazioni dei cittadini sono presto diventati riferimenti obbligati della stessa amministrazione.
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Chatterjee: oltre la cittadinanza

Un'avvincente ed accurata analisi delle dinamiche relazionali sorte all'interno della società indiana, nella quale, al di là di ogni facile retorica sul "governo popolare" o sulla "cittadinanza", la democrazia viene nuovamente e quotidianamente reinventata da popolazioni capaci di scontrarsi, di convivere e di negoziare forme inedite di collaborazione.

Tra i libri più interessanti degli ultimi mesi, si deve certamente segnalare il saggio di Partha Chatterjee, già comparso in edizione originale nel 24 con il titolo "The Politics of the Governed" per i tipi della Columbia university press di New York.

Quale possa essere il valore delle esperienze documentate ed analizzate dall’Autore è presto detto. Il volume, infatti, dimostra che anche nel complesso e multiforme tessuto sociale dell’India contemporanea esistono episodi e occasioni di attivazione diretta della popolazione per l’implementazione di politiche pubbliche e per la risoluzione efficace di problemi condivisi e socialmente sensibili.

È in tal modo che si ha l’opportunità di apprendere come, in India, l’impegno civile di pochi ha spesso favorito un meccanismo virtuoso di legittimazione, da parte del potere politico e del governo, di associazioni vere e proprie, che nel frattempo si erano assunte il compito di far fronte alle esigenze di gruppi sociali particolarmente disagiati.

Da centri di "resistenza" sociale, tali associazioni sono presto diventati riferimenti obbligati della stessa amministrazione, che ad esse si appoggia per l’effettiva realizzazione dei propri programmi.


Associati per esistere
Un esempio particolarmente sintomatico si può riprendere da quanto l’Autore descrive nel capitolo terzo, riferendo di esperienze di questo tipo registrate all’interno di una baraccopoli della città di Calcutta, nota come Gobindapur Rail Colony Gate One ed abitata da circa 1.5 persone. All’interno di questa "colonia" (così vengono chiamati gli insediamenti formati dagli sfollati provenienti a Calcutta dal Bengala Orientale dopo la carestia del 1943) l’originaria organizzazione spontanea sorta in seno agli stessi immigrati per la gestione degli innumerevoli problemi connessi all’alloggio abusivo di una grande quantità di persone su terreni di proprietà pubblica e/o privata e per la difesa di tale "occupazione" a fronte delle pretese dei legittimi proprietari si è gradualmente trasformata, creando ambulatori, ospedali, biblioteche, nonché conquistandosi sul campo il ruolo di interlocutore istituzionale del governo sia locale sia nazionale. In proposito, anzi, tale associazione ha anche "ospitato" e coadiuvato la pratica realizzazione del programma statale denominato Icds – "Integrated Child Development Scheme", finalizzato a prestare assistenza, soprattutto sanitaria, ai bambini in situazioni di difficoltà e alle loro famiglie.

Secondo Chatterjee, il caso dell’Icds "è un esempio di come i residenti di una colonia di occupanti possono organizzarsi per farsi identificare come gruppo di popolazione destinatario delle provvidenze dei programmi governativi". Ma non è tutto, poiché, attraverso l’associazione che hanno costituito, gli abitanti possono utilizzare la forma collettiva per trattare con altri uffici e organizzazioni, come le ferrovie, la polizia e le autorità comunali, con le Ong che offrono servizi e progetti di sviluppo e con gli uomini politici e di partito". Esistono quindi "vari tipi di accordi paralegali creati al fine di fornire servizi civili e di welfare a gruppi di popolazione la cui stessa sussistenza si trova sul lato opposto della legalità".


Partha Chatterjee, Oltre la cittadinanza. La politica dei governati, Roma, Meltemi editore, 26.


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