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Energia e mobilità : indietro tutta

Al palo l'Italia dell'ambiente

Presentato il 1° marzo a Roma il Rapporto annuale di Legambiente: il Paese è in ritardo nell'uso delle fonti rinnovabili, continua a produrre gas serra e ha livelli record per il trasporto su gomma.

L’Italia è in ritardo nelle fonti rinnovabili: il contributo ai consumi energetici è diminuito del 6%. Continua a produrre gas serra. Il trasporto su gomma raggiunge livelli record: rispetto all’Europa, l’Italia ha più automobili e meno biciclette.

L’abusivismo edilizio segna un aumento del 1% rispetto al 2. È questo il ritratto che emerge dal XVIII Rapporto Annuale di Legambiente, presentato oggi a Roma dal presidente di Legambiente, Roberto Della Seta, insieme a Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente e presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera dei Deputati, e da Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. Sul tavolo anche i conflitti locali e la realizzazione delle infrastrutture: "L’Italia – afferma Della Seta – ha bisogno di infrastrutture utili e pulite per contrastare i mutamenti climatici, l’inquinamento, la congestione da traffico: servono impianti eolici e solari, rigassificatori, metropolitane, ferrovie.

Questa è la via che proponiamo, contro il Nimby che dice no a tutto e ignora l’interesse generale, contro le grandi opere che servono soltanto a chi le progetta e costruisce, dal Ponte sullo Stretto all’autostrada tirrenica". La diminuzione della produttività dell’idroelettrico, unito al mancato sviluppo del solare e dell’eolico, ha fatto scendere complessivamente il contributo delle fonti rinnovabili.

Energia e mobilità sono infatti i due campi nei quali si concentrano i problemi. Con un andamento in controtendenza rispetto ai trend dei maggiori Paesi europei, l’Italia vede calare il contributo delle rinnovabili ai consumi energetici complessivi: nel 25 le fonti rinnovabili hanno pesato il 6% in meno sul mix energetico, per effetto soprattutto della riduzione della produttività degli impianti idroelettrici. Nel settore elettrico, l’incidenza delle rinnovabili nell’ultimo quinquennio è stata del 17,6%, un punto in meno della media dei precedenti cinque anni. Mentre le fonti fossili coprono l’88% dei consumi energetici E ritardo c’è anche nello sviluppo dell’energia eolica, che pure rimane la fonte pulita più diffusa in Italia: 6 MW eolici ogni 1 abitanti, contro i 2 della Spagna, i 52 della Germania, i 73 della Danimarca.

Praticamente statico il livello d’efficienza delle centrali termoelettriche, che passa dal 4,1% del 2 al 4,2% del 24, 8 punti percentuali in meno rispetto alla media europea. Anche la lotta ai cambiamenti climatici segnala il ritardo italiano: le emissioni di gas serra sono infatti cresciute del 12,1% rispetto ai livelli del 199, mentre in Europa c’è stata nello stesso periodo una contrazione di circa mezzo punto percentuale. Da qui la richiesta di Legambiente: sì agli impianti eolici, ai pannelli solari termici e fotovoltaici e sì anche ai rigassificatori, che "vanno fatti rispettando l’ambiente, ma vanno fatti, perché sono indispensabili per rendere più sostenibile il nostro modo di produrre e consumare energia".

Non va meglio sulla mobilità: l’Italia è il Paese europeo dove le persone si spostano di più a motore (mediamente ogni abitante fa 15 chilometri l’anno, +31% rispetto alla media europea e addirittura +6% rispetto alla Germania). E nel trasporto terrestre l’automobile copre circa l’82% della domanda. Record negativi anche sul numero di automobili e biciclette: ci sono infatti 6 auto ogni 1 abitanti (1 in più rispetto agli altri paesi europei) mentre si vendono solo 24 biciclette ogni 1 abitanti (metà della media in Europa).

Per questo Legambiente propone nuove infrastrutture ferroviarie e per il trasporto pubblico locale, nonché interventi di riorganizzazione della mobilità nelle metropoli. Conflitti locali: "Molte volte – afferma Legambiente – l’opposizione locale è benefica, perché consente di fermare interventi inutili per la collettività e ambientalmente devastanti: come nel caso del Ponte sullo Stretto di Messina, che finalmente il governo Prodi ha tolto di mezzo, o dell’intenzione di realizzare una nuova autostrada tirrenica anziché ammodernare ed allargare l’Aurelia.

Ma capita anche che per un eccesso di localismo non si riescano a realizzare opere necessarie, pure ambientalmente necessarie: questa sindrome Nimby è contro l’ambiente, e un ambientalismo efficace deve contrastarla senza sconti". "Spesso la difesa del territorio – ha detto Ermete Realacci – è essenziale contro le opere sbagliate ma bisogna evitare che la difesa del territorio blocchi scelte giuste. È chiaro che l’eolico va fatto, ma va fatto bene".

Per Realacci servono "politiche serie che vanno rafforzate" e "assunzione di responsabilità da parte dei cittadini". La dimensione locale è però fonte di dinamismo per quella che Legambiente chiama "economia della qualità": la percentuale di superficie agricola coltivata a biologico è doppia rispetto alla media europea, crescono le certificazioni ambientali, l’estensione delle aree protette sfiora l’11%, i visitatori di musei e siti archeologici d’interesse nazionale hanno superato i 3 milioni.

Maglia nera invece per l’abusivismo edilizio "rilanciato alla grande dall’ultimo condono del governo Berlusconi": nel 25 sono state più di 3 le nuove costruzioni illegali. Sono infine 42 i chilometri di costa vietati alla balneazione (5,7% dell’intera costa campionata), di cui oltre la metà (24 chilometri) oggetto di divieti permanenti. Quanto alla spazzatura, finiscono in discarica 296 chili di rifiuti per abitante l’anno contro i 221 della media europea.

La raccolta differenziata dei rifiuti divide il Paese: viene recuperato meno del 25% dei rifiuti prodotti, ma nel nord la percentuale supera (in Veneto, Lombardia, Trentino Alto Adige) o si avvicina alla soglia del 35% fissata per legge, mentre nel sud è inchiodata a livelli minimi, che spiegano il peso dell’illegalità e delle ecomafie.



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