Riguardo la riforma della 266 il Ministro ha intenzione di creare un gruppo di lavoro che sulla base delle richieste emerse dalla Conferenza sia in grado di apportare le modifiche necessarie
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Verso le Conferenze regionali del volontariato

Dopo l'evento di Napoli

Il ministro Ferrero propone le Conferenze regionali in autunno, il modello delle “150 ore” e un gruppo di lavoro sulla 266

Si aspettavano tra le 7 e le 1 adesioni.
Ma alla Conferenza nazionale del volontariato, che si è tenuta dal 13 al 15 aprile a Napoli, hanno partecipato ben 2182 persone, in rappresentanza di 1764 associazioni di volontariato e 418 altri enti.

Per la Calabria erano 89 i partecipanti alla conferenza, 84 i rappresentanti delle associazioni (32 persone in rappresentanza di 19 associazioni della provincia di Cosenza) e 5 i rappresentanti degli enti.

Un successone, secondo il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero che ha proposto al volontariato, per l’autunno prossimo, la realizzazione di assemblee e conferenze regionali del volontariato.

“Vogliamo sfruttare l’effetto positivo di questo appuntamento”
– ha affermato il Ministro – “con le conferenze regionali cercheremo di rispondere anche alla domanda di rappresentanza posta dagli interventi di questi giorni”.

Ferrero si è soffermato, inoltre, sul riconoscimento al lavoratore del diritto di fare volontariato proponendo il modello delle “15 ore” come accade per il diritto allo studio del lavoratore.

Riguardo la riforma della 266 il Ministro ha intenzione di creare un gruppo di lavoro che sulla base delle richieste emerse dalla Conferenza sia in grado di apportare le modifiche necessarie.

Si tratta di aggiustamenti che tengano conto del contesto costituzionale (art. 118) e delle novità che hanno riguardato il mondo del volontariato nei 16 anni ormai trascorsi dall’approvazione della legge quadro, salvaguardando il tanto di buono che la stessa legge conviene.

Proposte interessanti e analisi non lontane dalla realtà quelle del Ministro Ferrero, proprio nel momento in cui si analizzava il rapporto tra volontariato e istituzioni e volontariato e politica.

Su questi punti hanno concordato molti degli intervenuti, in particolare, Mimmo Lucà e Tiziano Treu, rispettivamente presidente delle Commissioni Affari Sociali delle Camera e del Senato.

Particolarmente interessante l’intervento di Stefano Zamagni, presidente dell’agenzia nazionale delle onlus, che ha sottolineato come il volontariato si trovi oggi di fronte a numerose sfide.

La Conferenza, dunque, come punto di partenza per affrontare il rapporto volontariato – istituzioni in tutti i suoi aspetti. Non a caso, al tema, è stato anche dedicato il gruppo di lavoro “Volontariato e istituzioni”.

Di seguito riportiamo le proposte delle associazioni emerse dai gruppi di lavoro. Volontariato e istituzioni. Nel gruppo di lavoro che si è occupato di volontariato e istituzioni le associazioni hanno ribadito la necessità di ritornare alle origini (confermando i concetti di gratuità, sussidiarietà, testimonianza) mentre molto si è discusso sulla definizione di una chiara distinzione tra il volontariato animato dalla logica delle proposte, dell’advocacy e della gratuità e l’impresa, in particolare l’impresa sociale, meglio animata dalla logica dell’erogazione dei servizi seppur in essa vi può essere presenza di volontari.

I volontari hanno chiesto, tra l’altro, un rafforzamento degli strumenti di autonomia e partecipazione, una loro maggiore rappresentanza nei comitati di gestione, la rivisitazione del decreto Turco, che dovrebbe essere recepito da tutte le regioni, l’abolizione del pagamento dell’Iva, la costituzione di un Albo nazionale.

Numerosi gli altri punti affrontati che possono essere qui visualizzati. Giovani e cittadinanza partecipata. Questo secondo gruppo di lavoro ha posto l’attenzione sul rapporto tra il mondo adulto e il mondo giovanile.

Importante, per i volontari, rafforzare gli interventi nelle scuole e nelle università, valorizzando gli sportelli scuola e volontariato, prevedere nei contratti di lavoro forme di facilitazione dell’impegno di volontariato, contrastare il sistema della formazione visto in un’ottica esclusivamente aziendalistica e mercantile. I volontari hanno chiesto il potenziamento del servizio civile come strumento per aiutare i giovani ad avvicinarsi al volontariato.

Volontariato europeo e solidarietà internazionale. In questo gruppo di lavoro si è preso atto di alcuni aspetti ormai appurati: l’acquisizione da parte della Conferenza della dimensione internazionale del volontariato e il riconoscimento della necessità del riassetto del quadro legislativo nazionale.

Secondo le associazioni il volontariato di solidarietà internazionale va riconosciuto e valorizzato. Ruolo del volontariato nel Terzo settore. Superare la visione solo “prestazionale” del volontariato valorizzando la sua dimensione di gratuità.

Questo il punto essenziale emerso dal gruppo di lavoro sul ruolo del volontariato nel Terzo Settore. In particolare è stata sottolineata la necessità di giungere ad una revisione della legge quadro sul volontariato del 1991.

È stata anche ribadita la necessità di mantenere il volontariato all’interno del Terzo Settore per evitarne la deriva economicistica e farne crescere la dimensione di solidarietà sociale.

Volontariato: partecipazione è coesione sociale. Dal sesto e ultimo gruppo di lavoro sono emersi alcuni punti focali. Innanzitutto la consapevolezza da parte del volontariato del proprio nucleo valoriale originario: non si produce vera coesione senza gratuità, etica del dono e advocacy.

È stato evidenziato il rapporto problematico e talvolta conflittuale con la politica. Le associazioni ritengono necessario istituzionalizzare il coordinamento delle conferenze regionali del volontariato e dare vita ad un tavolo auto gestito e permanente di confronto sul tema partecipazione e coesione sociale.



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