La sanita' e l'assistenza sociale, si confermano i settori nei quali opera il maggior numero di organizzazioni di volontariato.
Volontariato

Il 3zo rapporto biennale sul Volontariato

Dai dati Istat, presenti nella pubblicazione, emerge che dal ’95 al 2003 le organizzazioni di volontariato sono aumentate del 152 percento, passando da 8.343 unità a 21.021 in pochi anni.

Seppure l’analisi presenti le regioni come la Lombardia, Toscana, Emilia e Veneto con il maggior numero di associazioni, si segnala un’evidente ripresa nelle regioni della Sicilia, Molise, Campania e Marche, dove si registra una crescita superiore al 3 percento. Il 28,5 percento delle organizzazioni é localizzato nel nordovest, il 31,5 percento, nel nordest il 19,3 percento nel Centro e il 2,7 nel Sud e nelle isole.

Sempre tra il 1995 e il 23 i dipendenti sono aumentati in misura significativa soprattutto nel Mezzogiorno (+281,4 percento), nel Nordest (+22,6 percento) e nel Nordovest (+128,7 percento), mentre diminuiscono del 16,4 percento nel Centro.

Si registra un aumento nei i settori della ricreazione e cultura, protezione civile e ambientale, nei quali le quote percentuali passano rispettivamente dall’1,7 percento al 14,6 percento, dal 6,4 percento al 9,6 percento e dal 2,2 percento al

4,4 percento.


E’ invece costante il peso relativo delle organizzazioni attive in via prevalente nell’istruzione, nella tutela e protezione dei diritti e nelle attività sportive mentre si attesta al 7,6 percento quello riferito agli altri settori (comprendente i settori della filantropia e promozione del volontariato, della cooperazione e solidarieta’ internazionale, dello sviluppo economico e coesione sociale e della religione).


Per quanto riguarda i servizi piu’ diffusi sono quelli relativi all’ascolto, sostegno e assistenza morale e alla donazione di sangue offerti rispettivamente dal 19,9 percento e dal 17,4 percento delle organizzazioni.


Seguono i servizi ricreativi e di intrattenimento (14,5 percento) l’accompagnamento e l’inserimento sociale (13 percento), la realizzazione di corsi tematici (12,9 percento), l’organizzazione di spettacoli di intrattenimento (12,6 percento), le campagne di informazione e sensibilizzazione (11,8 percento), l’assistenza domiciliare (11,8 percento), il trasporto anziani e disabili (11,4 percento), le esercitazioni di Protezione Civile (11,3 percento) e le prestazioni di soccorso e trasporto malati (1,7 percento).

Rispetto alle rivelazioni precedenti, sottolinea il rapporto, cresce il numero di organizzazioni che offrono servizi all’utenza. Nel 23 le organizzazioni con utenti diretti sono 15.652 contro le 5.65 del 1997, le 7.862 del 1999 e le 13.451 del 21, e rappresentano il 74,5 percento delle organizzazioni iscritte. In aumento e’ anche il numero degli utenti che passano da 2,5 mln del 1997 a 6,8 mln nel 23.

L’aumento del numero dei volontari si accompagna ad un potenziamento dell’assetto gestionale e ad un consistente aumento delle entrate economiche.


È possibile affermare che il miglioramento della capacità operativa registrata sia stata determinata da un mutamento delle capacità strategiche di intervento e da una loro capillare azione sul territorio attenuando, infatti, il divario della solidarietà nelle diverse aree del Paese: in virtù di un ammodernamento delle politiche sociali e di un aumento della disponibilità economica anche nelle regioni del Mezzogiorno, è stato possibile raggiungere una diffusa crescita positiva della cittadinanza attiva.

Il ministro Ferrero nel suo intervento ha evidenziato il valore del volontariato, sostenendo che “non è lo Stato ad aver bisogno del volontariato, ma la società”. L’esperienza del volontariato, "nelle sue peculiari caratteristiche di impegno continuativo e gratuito a favore di persone non appartenenti alla propria cerchia di relazioni ordinarie per fini di solidarietà e promozione", è una componente significativa della vita sociale che richiama allo sforzo per mantenere vivo il valore del dono.


È il dono disinteressato del proprio aiuto che qualifica le relazioni d’aiuto offerte dai volontari rendendole differenti da altre relazioni offerte dall’articolato mondo della solidarietà pubblica o privata.

Uno spazio particolare è dato alla dimensione internazionale del volontariato, sia per quanto riguarda l’Unione Europea, sia per quanto riguarda alcune esperienze innovative di volontariato nei paesi extraeuropei e/o di nuova adesione.


Una piena consapevolezza del valore del volontariato a livello europeo può trasformarsi in un programma logico e portare ad una definitiva acquisizione da parte dei volontariati europei di un ruolo attivo e fondamentalmente riconosciuto nei processi di integrazione europea.

Solo un confronto metodico con altri Paesi, può facilitare il vissuto del volontariato nel proprio contesto nazionale e suggerire soluzioni interpretative di annose questioni cui il volontariato è esposto.


In allegato il terzo rapporto biennale sul volontariato.



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