Sono 6,6 milioni gli italiani che prestano attività lavorative gratuite a sostegno di altri
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Il valore del volontariato in Italia

Ecco quantificata la dimensione economica del volontariato in Italia

ISTAT, CSVnet e FVP pubblicano il primo report sul lavoro volontario dal titolo "Attività gratuite a beneficio di altri" (il testo è in allegato) prodotto durante il 2013 con l ' obiettivo di misurare il valore economico e sociale del volontariato. Per la prima volta in Italia la rilevazione è avvenuta in base a indicatori e standard armonizzati al contesto internazionale dell ' OIL - l'Organizzazione Internazionale del Lavoro - , mettendo cosìa disposizione dei dati potenzialmente comparabili con gli altri Paesi.

Un italiano su otto presta attività gratuite a sostegno di altri, con una prevalenza al Nord con una maggiore partecipazione nel Nord-Est (16%), mentre al Sud Italia i valori sono sensibilmente più bassi (8,6%).

Le caratteristiche del volontariato italiano

Sono 6,6 milioni i volontari presenti nella penisola, di cui 4,14 attivi in enti propriamente organizzati che destinano in media 19 ore di lavoro a settimana in attività di sostegno a persone terze. A prestare questo tipo di prestazioni sono principalmente persone laureate (22,1%) rispetto a persone in possesso di licenza elementare (6,1%). L’età dei volontari rivela un picco nella fascia che vai dai 50 ai 60 anni, cui seguono gli studenti. Il report presenta un volontariato che è appannaggio delle persone con una condizione lavorativa stabile (14,8%) e che provengono da famiglie agiate (23,4%). Anziani e donne sono impegnate nelle attività volontarie di aiuto non organizzate, caratteristica emersa proprio perché la ricerca è stata condotta con una accezione ampia del volontariato, ricomprendendo i gruppi informali, i movimenti, i comitati e altro ancora.

L’apporto del volontariato al benessere della società

Donne e anziani dedicano un monte ore lavorativo molto più elevato degli uomini alle attività di assistenza e sostegno operate in forma gratuita, presumibilmente grazie ad un maggiore tempo libero di cui dispongono le casalinghe e le persone che hanno cessato la vita lavorativa andando in pensione. L’attività di questa categoria di persone è condotta per lo più in enti informali e non organizzati. La ricerca è stata approfondita con il supporto dell’indagine multiscopo Aspetti sulla vita quotidiana e presenta un particolare interesse innanzitutto perché si viene a quantificare un ramo dell’organizzazione della società che sta portando il terzo settore dell’economia ad assumere dei connotati del tutto innovativi, tanto che si inizia a parlare di quarto settore.

Il Report è in allegato.

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