Essere cittadini attivi significa partecipare alla nostra democrazia, prendersene cura
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Augias cittadino attivo

Su Repubblica storie di ordinaria sussidiarietà

Negli ultimi giorni, sulla pagina delle lettere del quotidiano La Repubblica, si è aperto un dibattito che molto ha a che fare con la cittadinanza attiva.
Corrado Augias, che cura la rubrica, ha sottolineato con forza la necessità dell’intervento attivo dei cittadini inteso come partecipazione e “cura” della democrazia.

La storia è questa: una lettera denuncia la frustrazione dei genitori di una scuola costretti a intervenire direttamente per il trasporto dei rifiuti che ingombrano il cortile dove giocano i bambini. Manca, infatti, l’apposito carrello e il personale ausiliario non è “autorizzato” ad effettuare il trasporto in assenza del mezzo idoneo. Si chiede il genitore: è giusto che debbano intervenire i cittadini quando lo Stato paga stipendi a persone a questo preposte?

La risposta di Augias è cristallina: non si tratta di giustizia o ingiustizia, ma di partecipazione attiva alla democrazia del nostro Paese. Hanno ragione i genitori ad indignarsi e a chiedere con forza che sia lo Stato a intervenire, a fornire i mezzi, a stimolare i lavoratori. Tuttavia i genitori sono anche cittadini di questo Stato e hanno il dovere di “prendersi cura” dei beni comuni.
Augias cita, nella risposta, un bel brano di Tocqueville tratto da "La democrazia in America", nel quale si confronta l’atteggiamento costruttivo e partecipe della cosa pubblica degli americani con quello degli europei, che si comportano come "coloni" nei rispettivi paesi.

Anche noi siamo solo ospiti?

La risposta di Augias provoca nuovi interventi. Quelli pubblicati oggi hanno il tono amaro di chi si sente “costretto” ad essere attivo e vorrebbe, invece, poter fare affidamento sulla pubblica amministrazione per quelli che sembrano servizi banali ed essenziali. Si sottolinea che la partecipazione democratica si attua soprattutto attraverso la tassazione, a fronte della quale ci si attende un certo livello di prestazioni pubbliche.

Ma ancora una volta Augias non concorda. “La democrazia – scrive – è anche una gran rottura di scatole” e implica un impegno diretto di ciascuno, senza per questo rinunciare a stimolare i soggetti pubblici. E, soprattutto, Augias denuncia un atteggiamento italiano: quello di stigmatizzare continuamente le inefficienze pubbliche senza fare nulla per incidere su questa situazione.

Le parole di Kennedy “Non chiedetevi che cosa l’America ha fatto per voi ma che cosa voi avete fatto per l’America” sarebbero – sostiene il giornalista – impensabili nel nostro Paese. E molti nostri problemi – conclude – cominciano proprio da qui.

Lo spazio della sussidiarietà

Nelle sue risposte Augias si dimostra un autentico “cittadino attivo”, nel senso migliore del termine. Non spinge, infatti, a sostituirsi a una pubblica amministrazione che è corretto interpellare e stimolare. Ma si dimostra pienamente consapevole della complessità entro la quale oggi ci muoviamo, che chiede a tutti nuove forme di intervento e partecipazione.

In fondo, Augias non fa che mostrare quali siano gli – ampi – spazi di applicazione della sussidiarietà orizzontale così come sancita dall’articolo 118 ultimo comma della Costituzione. Dove è evidente che al crescere della qualità della vita e delle aspettative dei cittadini deve corrispondere una loro diretta collaborazione con le amministrazioni affinché tali aspettative possano davvero realizzarsi.

Ciò non significa, né può significare, un disimpegno della mano pubblica, piuttosto – così come spesso evidenziato sulle pagine di questo sito – una nuova forma di amministrazione condivisa, in cui la collaborazione tra cittadini attivi e amministrazioni fornisce risposte flessibili, tempestive, innovative e qualitativamente migliori alle nuove domande della società.

In allegato la rubrica delle lettere di Repubblica del 15 e del 19 marzo.



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