Sul piano pratico, la conoscenza teorica della sussidiarietà non si è tradotta in una rimodulazione adeguata degli strumenti di azione
Enti locali

La sussidiarietà nei comuni del Friuli

Lo stato dell'arte della sussidiarietà orizzontale in Friuli

Due redattori di Labsus, Daniele Donati e Fabio Giglioni, hanno svolto una ricerca per misurare norme e prassi amministrative osservate dai comuni del Friuli Venezia Giulia.

La ricerca si è sviluppata lungo tre assi.

Il primo asse

E’ consistito in un’analisi dettagliata delle norme e degli statuti regionali con riferimento alla sussidiarietà orizzontale. A sua volta questa disamina è stata suddivisa in due parti: nella prima si è sviluppato un esame delle norme che sono state approvate prima dell’introduzione in costituzione dell’art. 118, c. 4; nella seconda l’esame ha riguardato le norme approvate successivamente.

Il metodo di ricerca è stato svolto non adottando un significato univoco di sussidiarietà orizzontale, ma prendendo in esame tutto quello che può essere ricondotto al rapporto tra poteri pubblici e cittadini tralasciando volutamente le sole ipotesi in cui la sussidiarietà è confusa con la partecipazione al procedimento.

La ricerca dimostra che la tendenza delle regioni, dopo la modifica del titolo V della costituzione, è stata quella di adattare le proprie formulazioni a quella dell’art. 118 cost. a fronte di una fase precedente che mostrava una maggiore varietà di significati.

Sul piano legislativo, invece, il principio è stato tradotto in modo molto diverso da territorio a territorio con riferimento tanto ai soggetti protagonisti, quanto ai campi di applicazione e infine alle modalità con cui le amministrazioni assicurano vantaggi.

Il secondo asse
Il secondo asse della ricerca è consistito nel valutare come i comuni del Friuli Venezia Giulia con popolazione superiore ai 15mila abitanti abbiano tradotto nei propri statuti il principio di sussidiarietà. Da questo esame è emerso che il richiamo esplicito alla sussidiarietà orizzontale è assai raro e non sempre è fatto per sancirne il valore giuridico. Ciononostante, gli istituti che possono essere enucleati coerentemente nella sussidiarietà orizzontale sono molteplici e si rintracciano varietà di soluzioni molto più accentuate di quelle che si ritrovano negli statuti regionali.

Ne consegue però che spesso anche il significato di sussidiarietà è diverso da quello proclamato in costituzione. Per esempio scompare la possibilità che siano anche i cittadini singoli ad attivare azioni di sussidiarietà orizzontale. Per altro verso, però, è interessante verificare la varietà dei settori in cui il principio è declinato.

Il terzo asse

Il terzo asse della ricerca ha riguardato le prassi amministrative utilizzate dai comuni del Friuli per favorire le attività di interesse generale promosse dai cittadini. Da questa ricerca è emerso che il campo d’elezione delle azioni promosse in sussidiarietà è quello sociale e sanitario. Consegue da questo che molti degli adempimenti e dei criteri richiesti dagli enti locali risentono della disciplina sui servizi sociali, sia di quella nazionale sia di quella regionale.

In sintesi da questa prospettiva la ricerca mostra come vi è una generale corretta interpretazione teorica del principio della sussidiarietà orizzontale e un grado di conoscenza che forse non era sospettabile prima della ricerca stessa; sul piano pratico, però, questa consapevolezza teorica non si è tradotta in una rimodulazione adeguata degli strumenti di azione e dei criteri di giudizio. La fase di implementazione è quella che risente di maggiori ritardi, sebbene anche nell’amministrazione locale friulana è visibile una forte sensibilità e apertura su questo tema. Manca tuttavia la ricaduta organizzativa dell’applicazione di questo principio.



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