Essere cittadini e formarsi come cittadini è un percorso che si può apprendere solo attraverso l ' esperienza della partecipazione
Recensioni

Educare alla cittadinanza partecipata

Si può nascere titolari di diritti, ma cittadini si diventa. Questa è la lezione di una concreta pedagogia dell’impegno che l’autrice ci vuole trasmettere con questo libro.
Così il testo diventa un utile faro che guida il lettore nell’attuale dibattito sulla cittadinanza attiva − tornata nell’agenda politica attraverso la costituzionalizzazione del principio di sussidiarietà orizzontale − e lo orienta tra i paradossi stessi che appartengono ad una democrazia partecipativa.

Ecco allora che la partecipazione diventa il punto di domanda che interroga i vari autori, i quali rispondono attraverso le discipline da cui provengono: psicologia, sociologia, pedagogia, scienze cognitive e psicopedagogia.

Il primo saggio, di Luigina Mortari, pone l’accento sulla riqualificazione dei contesti di vita di ogni cittadino, materiali o immateriali che essi siano. L’autrice riprende l’ontologia arendtiana della pluralità «che lega i pochi ai molti e il singolo agli altri» e che permette il passaggio da individui a cittadini quando viene esercitata e condivisa la responsabilità politica.
L’essenza della politica si delinea come una pratica di relazioni che costruisce spazi di civiltà entro cui costruire mondi nuovi e dove la ricerca del bene comune è l’idea regolativa che orienta la vita di una comunità.

Riqualificare dove vive il cittadino
L’Autrice mette in luce come una comunità debba educare ed essere educata al dialogo generativo per realizzare una cittadinanza responsabile. In questo dialogo l’educatore è chiamato ad attuare un approccio problematizzante alla costruzione del bene comune e che sviluppa quelle capacità critiche tanto care a Foucault, che insegnano «l’arte di non essere eccessivamente governati». Tuttavia è essenziale affiancare alla promozione di queste capacità critiche anche la valorizzazione di quelle capacità definite come caring capacities (Lipman). Sono infatti fondamentali per permeare un ambiente della cultura della cura delle relazioni e stimolare atteggiamenti collaborativi che sono alla basa di una qualsiasi pratica partecipativa.

La partecipazione dei bambini
Il secondo saggio, di Francesco Tonucci, affronta la questione della partecipazione dei bambini al governo della città. Attraverso uno studio di caso, l’Autore mostra come i bambini possano essere degli interlocutori da non ignorare per la costruzione dell’ambiente urbano. Così considerare i bambini come portatori di strumenti straordinari di cambiamento, diventa un valore aggiunto nella responsabilità verso le generazioni future.

Un approccio cognitivo della cittadinanza
Il terzo saggio, di Donata Fabbri, è una riflessione sulla cittadinanza attraverso un approccio cognitivo. Partendo dall’idea che costruiamo la nostra identità vivendo in determinati luoghi, l’Autrice approfondisce l’idea della città come luogo di generatività e responsabilità verso l’Altro. Essere generativi è una tappa fondamentale dell’età adulta, che apre a allo sviluppo di una dimensione relazionale di cura verso l’Altro e alla presa in carico del proprio futuro e di quello degli altri.
Quindi vengono delineati i risvolti − estremamente dinamici e cognitivi − per essere generativi, dove è necessario: – sapere chi siamo, – saper gestire l’amore e le emozioni, – accettare ciò che è diverso da noi, – saper mettere in relazione gli eventi, le persone, le idee, -imparare a mediare tra noi e gli altri.
Ne consegue che per abitare i luoghi e accedere ai diritti di cittadinanza, − ribadisce l’autrice − non basta solo “l’esserci”, ma occorre anche “l’operare”, come a dire che non è sufficiente essere consapevoli di vivere in relazione con gli altri, ma che per vivere una cittadinanza responsabile sia necessario agire con e per gli altri in vista di una realizzazione di un bene comune, in primis la cura del luogo in cui viviamo.

Diverse accezioni di cittadinanza
Il quarto saggio, di Massimiliano Tarozzi, affronta le diverse definizioni in letteratura del concetto di cittadinanza. Iniziando con Costa, passando per Bobbio e Marshall, l’Autore tratteggia gli elementi comuni di una definizione di questo concetto. E’ interessante come l’Autore leghi l’esercizio della cittadinanza alla realizzazione di una solida democrazia moderna, che per essere tale non deve dipendere solo dalla giustizia delle proprie istituzioni o dalla qualità dei propri governanti. Deve derivare anche dalla qualità dei cittadini, i quali devono essere messi nelle condizioni- da parte dello Stato- di esercitare le proprie virtù politiche arendtiane per praticare l’arte della politica senza delegarla o essere delegati nella cura di un determinato bene comune.
Diventano allora fondamentali percorsi di formazione alle virtù politiche come presupposto per l’esercizio di una partecipazione attiva alla vita comunitaria. Essere cittadini e formarsi come cittadini è un percorso che si può apprendere solo attraverso l’esperienza della partecipazione e che può arrivare a migliorare la solidità delle democrazie moderne attraverso pratiche di civiltà condivise.

La partecipazione al processo democratico
L’ultimo saggio, di Luca Fazzi, delinea i nodi critici della partecipazione nel processo democratico e ne configura gli scenari futuri. Nel quadro di una democrazia rappresentativa, per definirne il buon funzionamento, l’Autore rimanda al concetto di responsiveness, ossia la capacità dei governanti di dare una risposta reale ai problemi dei governati. Così nel momento in cui una democrazia è più formale che sostanziale, con bassi livelli della qualità dei processi procedurali, diventa necessario un suo ripensamento. Il passaggio indispensabile diventa allora l’assunzione di un modello decisionale come la governance, in grado di poter creare , attorno ad un problema dell’agenda politica, forme di negoziazione, interazione e collaborazione più orizzontali e gestite da una pluralità di attori. Ma nell’affrontare i problemi insiti nei processi partecipativi – come la rappresentatività o la gestione dei tempi e dei costi – diventa fondamentale provare ad aprire nuove strade proprio per continuare a sperimentare la giusta misura perché istituzioni e cittadini comunichino attraverso un interfaccia adeguato, senza pungersi quotidianamente.
Nell’affrontare i problemi insiti nei processi partecipativi – come la rappresentatività o la gestione dei tempi e dei costi – diventa fondamentale provare ad aprire nuove strade proprio per continuare a sperimentare la giusta misura perché istituzioni e cittadini comunichino attraverso un interfaccia adeguato, senza pungersi quotidianamente.

LUIGINA MORTARI, Educare alla cittadinanza partecipata, Milano, Bruno Mondatori Editore, 28, pp. 177.



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