se si chiudono le "botteghe" è difficile sperare in una nuova generazione di bravi artigiani della democrazia
Il punto di Labsus

Il servizio civile preso sul serio

Una forma orizzontale di difesa della Patria

Da più di trent’anni l’Italia si distingue positivamente per aver istituito il servizio civile nazionale, destinato a giovani cittadini italiani maggiorenni che decidono di impiegare alcuni mesi della propria vita a collaborare con istituzioni e associazioni, pubbliche o private, per svolgere alcune attività di interesse generale.

L’originalità del servizio civile nazionale italiano, però, non consiste tanto in questo quanto nel fatto che, nel nostro paese, il servizio civile si collega al concetto di difesa popolare non violenta e non armata, la cui elaborazione concettuale si deve ad Aldo Capitini ma le cui radici culturali affondano nel pensiero politico del diritto di resistenza. Questo collegamento è stato sancito dalla Corte costituzionale, che ha rintracciato nell’articolo 52, comma 1, della Costituzione, il fondamento del servizio civile che, pur essendo alternativo a quello militare, concorre alla difesa della patria, intesa come sintesi valoriale delle istituzioni e della società democratiche.

Per una difesa non violenta
Questa legittimazione giuridica del servizio civile è un prezioso patrimonio culturale e civile del nostro paese perché riconosce che perfino la funzione consustanziale per eccellenza di uno stato, quale è la difesa, appartiene in realtà alla collettività. Tutti, pertanto, hanno il dovere di difendere la propria patria, ma non necessariamente con l’uso delle armi. Attraverso il servizio civile il nostro paese ha scelto di dare forma a questo dovere di solidarietà predisponendo un istituto che consente concretamente di cooperare al progresso materiale e spirituale della Repubblica. Si tratta di una difesa che s’intende non armata, ma che risponde al principio di solidarietà e al dovere che tutti i cittadini hanno di collaborare per gli interessi del paese e in particolare per la sua difesa.

Il concetto di difesa popolare non violenta non è però solo un’elaborazione culturale astratta. Esistono nella storia importanti eventi che possono essere annoverati in questa categoria: solo per restare agli eventi degli ultimi due secoli, si può ricordare il percorso di indipendenza dell’India perseguito da Gandhi, la lotta sindacale condotta da Solidarnosc in Polonia, il percorso di indipendenza delle repubbliche baltiche dall’URSS, le azioni dei caschi bianchi ONU, la cooperazione civile internazionale, le resistenze al regime militare thailandese del 1992 e quelle in anni più recenti in Myanmar e in Tibet.

I rapporti col potere
I fondamenti della difesa alternativa militare si trovano lungo il crinale della collaborazione/non collaborazione: la collaborazione viene espressa sempre nei confronti della popolazione civile fornendo beni, servizi e aiuti materiali di cui la collettività necessita nel rispetto del dovere di solidarietà; la non collaborazione è espressa sotto forma di disobbedienza e di resistenza passiva al potere costituito. Tuttavia ciò non significa che il rapporto con le autorità pubbliche e politiche sia sempre di contrapposizione: nelle esperienze di cooperazione internazionale o di servizio civile internazionale, ad esempio, i soggetti civili impiegati in progetti di ricostruzione civile conservano un rapporto di collaborazione, esercitato in varie forme, con le autorità pubbliche dei paesi di provenienza o con le autorità internazionali.

Il servizio civile nazionale come è conosciuto nel nostro paese non pratica, ovviamente, queste esperienze di non collaborazione, anzi, paradossalmente si avvale dell’intervento statale che lo predispone. Ma il punto di straordinario interesse consiste proprio in questo: lo stato riconosce che la difesa non armata costituisce un concreto strumento di cui tutti possono avvantaggiarsi grazie all’iniziativa solidale di alcuni cittadini, che in questo modo fanno vivere nell’esperienza di servizio civile lo spirito civico, democratico e repubblicano. Da un lato, pertanto, ad avvantaggiarsi di queste esperienze sono i destinatari delle attività in cui si concretizza il servizio civile, dall’altro chi agisce fa vivere in concreto lo spirito repubblicano della nostra Costituzione rinsaldando i legami civili tra le persone. Brillantemente in questa rivista si è già ricordata la bella definizione secondo cui il servizio civile è la “bottega della democrazia”.

Servizio civile e sussidiarietà
Tutto questo ha un’evidente connessione con la sussidiarietà orizzontale, perché lo schema è perfettamente rispettato: vi sono dei cittadini che volontariamente si attivano (senza per questo essere annoverati tra i soggetti del volontariato che è tutt’altra cosa) per cooperare allo svolgimento di alcune attività che lo stato, le amministrazioni e le associazioni hanno giudicato di interesse generale e meritevoli di sostegno. Può essere osservato che il servizio civile ha una struttura rigida e che questi rapporti sono consolidati, ma questo non sembra un elemento sufficiente per escludere che esso rientri tra le esperienze di sussidiarietà orizzontale.

È noto che la storia del servizio civile nel nostro paese si è modificata nel tempo: oggi non è più collegato all’obiezione di coscienza al servizio militare e vive in assenza dell’obbligo di leva. Per effetto di questi cambiamenti il servizio civile vive una fase di rilevante crisi, dovuta principalmente al fatto che la giurisprudenza costituzionale è rimasta isolata nel pensiero giuridico e politico e il Parlamento non ha mai preso in seria considerazione l’intuizione della Corte costituzionale. Fin quando però vi era l’obbligo di leva e l’obiezione di coscienza, l’inerzia delle istituzioni non ha provocato particolari problemi; nel momento in cui i presupposti vincolanti sono venuti meno, sono mancate le occasioni di rinnovato e coerente rilancio del servizio civile. La legge n. 64 del 21 ha ripreso il collegamento tra servizio civile e difesa non armata, ma non ha saputo offrire gli strumenti necessari a rinsaldare questo legame per rilanciare il servizio civile.

Hope and Change
È sperabile, dunque, che proprio il raccordo tra servizio civile e sussidiarietà orizzontale convinca il legislatore e il governo ad assumere una posizione maggiormente attiva: l’articolo 118 della Costituzione, in fondo, presenta un comando giuridico che l’articolo 52, comma 1 della Costituzione non ha, perché obbliga i soggetti che formano la Repubblica a favorire le iniziative dei cittadini per lo svolgimento di attività di interesse generale. Nel caso del servizio civile ‘favorire’ significa per lo stato predisporre e programmare risorse e strumenti certi per tutti i giovani che intendano intraprendere questo tipo di esperienza.

D’altra parte, su un piano anche più politico, chi vede oggi l’indebolimento dell’appartenenza civile, costituzionale e repubblicana che si vive in Italia non può non ritenere che un’occasione per contrastare questa crisi sia anche prendere sul serio il servizio civile, sull’esempio di quanto ha detto negli ultimi mesi anche Barack Obama: è, in fondo, banale osservare che se non funzionano le botteghe o, addirittura, si chiudono, è difficile sperare che si abbiano bravi artigiani della democrazia.



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