Servizi sociali

VI Rapporto sanità 2008

La spesa sanitaria, come evidenzia il Rapporto, continua a crescere più del prodotto interno lordo, tanto che nel 2010 la differenza tra il finanziamento e la spesa per il Servizio sanitario nazionale “dovrebbe essere colmato dalle Regioni con recuperi di efficienza, o inasprendo la compartecipazione dei cittadini. O tagliando i servizi”.

Il Centro per gli studi economici e finanziari della Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma ha recentemnte presentato i risultati del VI °Rapporto della sanità 28.
La spesa sanitaria, come evidenzia il Rapporto, continua a crescere più del prodotto interno lordo, tanto che nel 21 la differenza tra il finanziamento e la spesa per il Servizio sanitario nazionale “dovrebbe essere colmato dalle Regioni con recuperi di efficienza, o inasprendo la compartecipazione dei cittadini. O tagliando i servizi”.
Ad oggi ben 349.18 famiglie italiane hanno dovuto farsi carico delle spese sanitarie impreviste, tanto da far pensare che il federalismo non preveda un “ridimensionamento ben calibrato del modello di compartecipazione”. Le Regioni, infatti, risultano caratterizzate da profili e dati significativamente differenziati tra il Nord e il Sud del Paese e, in questo senso, il federalismo potrebbe solo inasprire le differenze già molto evidenti tra i servizi sanitari regionali.
Dall’analisi di alcuni sistemi di assistenza, si evidenziano alcune forti squilibri nell’ambito della politica ospedaliera che rimane il settore con maggiori risorse. Se il numero complessivo delle strutture, come evidenzia il Rapporto, si è ridotto del 7,9% nel periodo 2-26: ciò, in ogni caso, non ha comportato una proporzionale riduzione del personale che, al contrario, è leggermente aumentato. È cresciuto il numero di medici e dei profili amministrativi ed è diminuito il personale tecnico.



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