Giornalismo " open source " , fatto direttamente e liberamente dai cittadini
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Fate largo al ” citizen journalism ”

Anche in Italia si fa avanti questa nuova forma di partecipazione

La libera e responsabile partecipazione alla creazione dell’informazione è una delle possibilità più interessanti dei nuovi mass media. Questa promuove l’informazione come un vero e proprio bene comune e oggi si sta facendo avanti anche in Italia grazie a diversi siti ed una nuova trasmissione di Rai Educational.

Nuove opportunità di partecipazione

Le nuove possibilità legate all’utilizzo della rete internet hanno modificato radicalmente il mondo del giornalismo. Se fino a venti anni fa l’informazione passava soltanto per i professionisti del settore, oggi l’opportunità di partecipare alla creazione delle notizie ha aperto nuovi scenari verso una democraticizzazione dei mass media. Il cosiddetto giornalismo partecipativo è proprio questo nuovo modo di produrre e fruire dell’informazione partecipandone alla creazione tramite foto, articoli, reportage.

In tempi in cui il giornalismo classico è piuttosto decaduto, lasciando un’antica ricerca di autorevolezza per un’informazione superficiale, legata a interessi commerciali che si rivolge ad una grande massa di spettatori passivi e piuttosto acritici, si aprono sempre più nuove strade per chi invece cerca approfondimento, più facile da trovare sulla rete, grazie ai milioni di utenti interessati ed informati, esperti nei più vari settori ed indipendenti.

Generazione “reporter”

Soprattutto le nuove generazioni già da diversi anni utilizzano la rete quotidianamente, infatti per gli utenti sotto i quarantacinque anni di età è la principale fonte di informazione; lo stesso pullulare di blogs e siti personali, provano questa vitale miniera di riflessioni; il “citizen journalism” vive proprio grazie a questo humus del quale cerca di amalgamare i contenuti, trasformare la frammentazione in unità così da rendere fruibile a più persone possibile questo tipo di attività.

Anche i grandi editori, come per esempio il magnate monopolista Rupert Murdoch, cominciano ad interessarsi al giornalismo partecipativo e se da una parte ciò può rappresentare un pericolo alla libertà ed al carattere originario di questo fenomeno (insieme al digital-divide), dall’altra è una conferma del valore, anche economico, di tale partecipazione collettiva all’informazione.

Informazione come bene comune

Inoltre un’informazione condivisa e partecipata è di certo un bene comune in quanto oltre a promuovere punti di vista responsabili ed autorevoli, mette in primo piano l’attività dei cittadini, chiamandoli ad agire in prima persona, così da risultare più informati e più interessati alla cosa pubblica. Il carattere orizzontale di questo giornalismo, consente il collegamento fra diverse persone, spesso molto informate, che quindi si scambiano esperienze, nozioni, idee.

Diversi gradi di giornalismo partecipativo

Ci sono diversi gradi del giornalismo partecipativo, infatti sono state proposte varie classificazioni per sottolinearne le diverse modalità; una di queste elenca ben undici livelli di profondità: parte dalla semplice possibilità di commentare o votare un articolo, per passare a quella di sollecitarne la scrittura, fino a raggiungere il massimo grado di partecipazione e cioè la possibilità per le persone di creare la propria informazione, al massimo sottoposta a moderazione editoriale.

Infatti con il giornalismo partecipativo, il ruolo del giornalista professionista non si esaurisce, si modifica soltanto: esso ha oggi il compito di gestire varie fonti, controllarne la veridicità, rendere il tutto gradevole ed appetibile ai lettori, approfondire. In un certo senso il giornalista può avvantaggiarsi dell’utilizzo dei nuovi mass media, così da trovare un “aiuto” dall’esperienza e la preparazione di tutti i partecipanti.

Nuove esperienze in Italia

In Italia il primo portale di giornalismo partecipativo è stato Agoravox nato nel 25 in Francia che ora ci segnala un ulteriore successo di questa nuova modalità di fare informazione: infatti il “citizen journalism” in Italia fa oggi un nuovo passo in avanti presentandosi alle grandi masse, grazie all’interesse del direttore di Rai Educational Gianni Minoli. Questo, con la collaborazione di “TheBlogTv” sta lanciando una nuova piattaforma in cui raccogliere tutti i “citizen journalists” per creare un programma televisivo innovativo. Citizen Report, sarà guidato dalla giovane giornalista Federica Cellini affiancata ad ogni puntata da un ospite diverso.

Il tutto, come detto, curato da Gianni Minoli che ci tiene a sottolineare il significato del progetto: “Per noi Citizen Report rappresenta l’ennesima declinazione del concetto di servizio pubblico. In questo caso e’ il servizio pubblico che si apre alle nuove forme di comunicazione multimediali e multipiattaforma, indipendenti e democratiche”.

Un impegno di tutti


La partecipazione, in ogni sua forma, è di fondamentale importanza per chi voglia costruire una comunità vissuta responsabilmente da tutti i cittadini; il settore dell’informazione è in questo senso uno dei più importanti, perché consente di diffondere idee e voglia di fare, cosa ancor più possibile grazie ad una visione “open source” del giornalismo che, tramite il suo carattere aperto, garantisce qualità e può affrontare temi che spesso vengono ignorati.

Quindi, buona visione e… buon lavoro!



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