Obiettivo: salvare Parco Teodosio dal degrado
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Oltre l’etichetta: l’esempio civico di alcuni ‘figli di boss’ napoletani

Ricorrono alla legge per denunciare il degrado di parco Teodosio

ASan_Giovanni_a_Teduccio_Ritorno_festa_di_MontevergineUn'inchiesta del Corriere della Sera, a cura di Amalia De Simone, racconta l'incredibile storia di alcuni giovani napoletani del quartiere di San Giovanni a Teduccio, genericamente etichettati come 'figli di boss', e della loro esemplare iniziativa di riappropriarsi del verde di parco Teodosio attraverso un esposto alla Procura.

Il cittadino attivo è innanzitutto un cittadino esemplare. Ma quando il buon esempio arriva direttamente da chi porta sulle proprie spalle la gravosa etichetta di ‘figlio di boss’, l’esempio stesso non può che valere doppio.

San Giovanni a Teduccio è un quartiere della periferia orientale di Napoli ed è anche il teatro di una storia degna di essere raccontata. E’ proprio in questa parte di terra campana, e più precisamente nella zona Bronx del quartiere, che un gruppo di giovani dal cognome pesante ha deciso di testimoniare il proprio attaccamento alla città denunciando alle autorità pubbliche lo stato di forte degrado in cui versa parco Teodosio del Rione Pazzigno.

Salvare Parco Teodosio

Documentando l’imbarazzante situazione del parco attraverso una serie di fotografie, i protagonisti della storia hanno realizzato un dossier destinato al sindaco del Municipio VI, nonché al procuratore della Repubblica, al prefetto, al questore e al comandante provinciale dei carabinieri, con il chiaro intento di recuperare alla civiltà un’area abbandonata a se stessa e divenuta con il tempo luogo di incontro per tossicodipendenti e discarica all’aperto per rifiuti di tutti i tipi, molti dei quali capaci di mettere a repentaglio l’incolumità degli stessi cittadini.

Il sogno è quello di trasformare il parco in un luogo in cui poter trascorrere il proprio tempo libero stando all’aria aperta e in cui poter giocare con i propri amici, sottraendolo allo stato di totale indifferenza in cui è piombato con il passare degli anni.

Questi giovani ragazzi, alcuni dei quali appartenenti a famiglie rivali e in guerra tra di loro, hanno dunque coraggiosamente deciso di uscire fuori da certi schemi consolidati e da scontate etichettature per riappropriarsi di un parco che ha conosciuto sicuramente tempi migliori, dando voce indirettamente ad una periferia silente, altrimenti condannata al più totale disinteresse. Un grandissimo esempio di impegno civico e di partecipazione dal basso, reso ancora più significativo dai molteplici significati che fanno da cornice a questa felice storia.



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