"Parlare di beni comuni, è facile e difficile al contempo. E' un concetto comune, ma ci sono pratiche e percorsi non ancora conosciuti fino in fondo. Nel nostro piccolo, vorremmo provare a fare le cose difficili" (Paolo Manza, Ass. alla Partecipazione Comune di Santorso)
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A Santorso la prima “Scuola di Beni Comuni”

Seminari, workshop e incontri per far conoscere e riconoscere dove c'è bisogno di sussidiarietà

Dal 24 al 26 maggio scorso a Santorso l'inedito brainstorming per elaborare forme di controllo partecipato sull'amministrazione, ma soprattutto una tre giorni dedicata ai beni comuni per imparare non solo a tutelarli, ma anche a riconoscerli.

Conoscere per lavorare sui beni comuni

I beni comuni si vivono, si costruiscono, si proteggono. Il più possibile, con il più ampio contributo possibile. C’è un passo che andrebbe speso prima di ogni ragionamento: i beni comuni si devono riconoscere innanzitutto. Si impara a distinguerli, a notarli. Ad apprezzarli nel loro vero valore, nel loro essere compatibili con i bisogni e i valori di una comunità che vuole vivere la vera esperienza della sussidiarietà orizzontale. La conoscenza quindi come risorsa per un obiettivo ambizioso. Un obiettivo non da poco, viste le condizioni di partenza, ma verso cui certamente si sono mossi i sessanta partecipanti e i sedici relatori della Scuola dei Beni Comuni di Santorso.

Dentro la Scuola: il percorso, i risultati

La Scuola dei Beni Comuni è stata messa a punto con la collaborazione dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, il Coordinamento Acqua Bene Comune Vicenza, Cooperativa Ecotopia, Arcadia CSA, Rete Gas Vicentina, ed altri soggetti emergenti.Un’iniziativa che nata in breve tempo, tra la metà di dicembre 212 e la fine di marzo 213 grazie a trenta pionieri del quotidiano (membri del cosiddetto ” Tavolo dei Bisogni ” ), vuole da un lato far scoprire le basi di un impegno diverso, chiarendo esattamente cosa siano il concetto e pratica dei beni comuni, e quindi il ruolo dell’economia, dell’ambiente e del territorio in questa storia tutta nuova. D’altra parte si sottolinea il bisogno di uno sforzo di relazione che sta anche a monte rispetto alla pratica vera e propria. Perchè solo l’imparare attraverso l’incontro ravvicinato, il vedersi e il parlarsi faccia a faccia, ci rende più presto i veri protagonisti.

E’ quello che si è tentato di fare in quel percorso preparatorio che, grazie alla presenza del ” Tavolo delle Idee ” formato da Paolo Cacciari, Francesco Vallerani e Fabrizio Panozzo, ha raggiunto il suo primo, positivo check dal 24 al 26 maggio scorso, grazie ai 1 workshop monotematici e 4 laboratori progettuali che hanno scandito la vita e la vitalità di questa Scuola che si fa ancora Scuola.”Una fucina di idee”, la valutazione con cui il comitato promotore dell’iniziativa ha messo in cascina la soddisfazione di questa tre giorni, e può – anzi vuole – già guardare ad una seconda edizione. Dalla mobilità sostenibile alle energie; dal paesaggio al ruolo delle api; dalla democrazia partecipativa alla cassa depositi e prestiti: la Scuola ha fatto tesoro di questo sana e autentica tempesta di cervelli, raccogliendo idee, spunti, riflessioni che, ora, sono un patrimonio comune e che serviranno, nei prossimi mesi, per immaginare progetti e percorsi condivisi.

I protagonisti della Scuola, la bontà di un progetto

Ad alternarsi in cattedra relatori di alto livello, tra cui il politologo Ilvo Diamanti, Paolo Cacciari (tra gli organizzatori della Conferenza Internazionale per la Decrescita di Venezia), e poi ancora il Prof. Francesco Vallerani,esperto in analisi dell’evoluzione geostorica dei quadri ambientali. Quindi Alessio Ciacci, Assessore all’ambiente del Comune di Capannori, padre della prima campagna italiana ” Rifiuti Zero”, Personaggio dell’Ambiente 213; il Prof. Silivio De Santoli, Valter Bonan (Assessore Comune di Feltre dove da tempo sono stati attivati percorsi di partecipazione politica e amministrativa).

Senza dimenticare il ruolo degli enti e delle strutture intermedie rispetto alla contraddizione tra pratica dei beni comuni e modelli gestionali svincolati dal concetto di partecipazione, controllo, inclusione. In questo senso, assumono rilevanza le società partecipate realtà che gestiscono importanti servizi locali che hanno a che fare con la vita quotidiana dei cittadini, ma molto spesso non hanno alcuna forma di controllo da parte della cittadinanza e lavorano come vere e proprie aziende. Ragionare allora di questi temi vuol dire individuare e proporre in maniera mirata strumenti di partecipazione deliberativa all’interno di enti, istituzioni, società partecipate del tessuto locale.

Attorno a questo nocciolo duro di contenuti, tante le partership e numerose le iniziative collaterali: Altreeconomia.it e Viavai Magazine hanno offerto dirette streaming e aggiornamenti in tempo reale sui lavori, poi nella giornata di sabato spazio a tante esperienze in stand ad hoc: il Mercato dei produttori locali a cura di Campagna Amica, la ciclofficina a cura di cooperativa Samarcanda; Bio e solidarietà a cura di Cooperativa Il Ponte. Infine il Banchetto informativo e spaccio di Pasta Madre a cura di Rete Gas Vicentina, il sarto espresso a cura di associazione Il Mondo nella Città , infine laboratori creativi, musicali e di biodanza a cura di associazione Il Suono nel tempo.C’è davvero un mondo che si è attivato, da qualche mese, con più forza in questi giorni. Aperto, e che spera proprio di non fermarsi.



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