" Il lavoro e la democrazia nel tempo della crisi " è il tema prescelto per il 2014
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Al via le iscrizioni per la Scuola per la buona politica della Fondazione Basso

Il lavoro e la democrazia nel tempo della crisi

A gennaio riprenderà la Scuola di democrazia/scuola per la buona politica della Fondazione Basso. Il programma per il semestre 2014 è dedicato al tema: "Il lavoro e la democrazia nel tempo della crisi". Le iscrizioni sono aperte dal 4 novembre al 13 dicembre 2014.

La Fondazione Basso ha avviato, sin dal gennaio 2007, una Scuola per la buona politica basata sull’esigenza che i cittadini di un regime politico democratico abbiano una forte maturità e consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri.

La scuola, diretta da Laura Pennacchi, ha una struttura molto semplice: un semestre all’anno di incontri mensili a carattere seminariale, che durano un intero pomeriggio: ore 14,30-19.00. Ogni incontro comprende tre relazioni seguite da una discussione con interventi programmati e interventi degli iscritti al corso, coordinata da uno dei collaboratori della Fondazione; vi sarà una preventiva fornitura di materiale bibliografico.

“Il lavoro e la democrazia nel tempo della crisi” è il tema prescelto per il 2014. I docenti fanno parte delle risorse intellettuali interne ed esterne della Fondazione Basso.

Gli incontri di studio

• Lavoro, dignità , persona. I fondamenti del costituzionalismo democratico del secondo dopoguerra

Nella storia dell’Italia repubblicana il lavoro occupa un ruolo centrale. Secondo la Costituzione la Repubblica è fondata sul lavoro non solo come fatto economico ma come processo antropologicamente strutturante e fattore di identità . La Costituzione individua come soggetto della cittadinanza il lavoratore ed è ben noto il dibattito (e le significative divergenze) tra i padri costituenti sul riferimento al “lavoro”.

Relazioni: Gustavo Zagrebelsky e Gaetano Azzariti

Coordina: Gabriella Bonacchi

• Lavoro, welfare, stabilità macroeconomica. Il compromesso keynesiano e i “trenta gloriosi”

L’estensione della responsabilità e del ruolo dello Stato e le politiche keynesiane sono state costruite come risposte alla crisi del ’29 e alla disoccupazione e all’impoverimento di massa che ne seguì. La gestione stabilizzante del ciclo macroeconomico, il pieno impiego e il welfare sono stati alla base del compromesso keynesiano, cosìcome il circuito lavoro-tassazione-servizi è stato a fondamento della cittadinanza welfaristica. Nonostante le necessarie distinzioni fra momenti storici sono oggi in molti, a sinistra, a rivendicare la persistente attualità della lezione keynesiana. Ma cosa intendere esattamente per lezione keynesiana?

Relazioni: Ruggero Paladini e Carlo Galli

Coordina: Chiara Giorgi

• Il lavoro nella globalizzazione neoliberistica

In un’epoca in cui si parla di “fine del lavoro” (Rifkin) l’ingresso sulla scena mondiale di paesi come la Cina consente di affiancare a delocalizzazioni immense dai paesi sviluppati verso i paesi emergenti – che avvengono anche grazie alla diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione – il raddoppio delle forze di lavoro a livello mondiale, però a bassi salari. Le diseguaglianze si moltiplicano (tra paesi e all’interno dei singoli paesi) e al loro fondamento c’è una drammatica svalutazione del lavoro, sul piano quantitativo – con l’esplodere della disoccupazione nei paesi sviluppati – e sul piano qualitativo, con il dilagare della precarietà e della atipicità , fino a giungere alla job catastrophe al cuore della crisi globale esplosa nel 2007/2008

Relazioni: Paolo Guerrieri e Salvatore Biasco

Coordina: Giancarlo Monina

• L’esplosione delle diseguaglianze nel mercato del lavoro

Nel 1979 il rapporto tra la retribuzione di un lavoratore mediano e quella di un top manager era di trenta volte, agli inizi degli anni 2000 quel rapporto era salito a duecento e anche a quattrocento volte. Obiettivo di questo seminario è quello di concentrarsi sull’andamento delle disuguaglianze nel mercato del lavoro, delineando possibili misure di contrasto.

Relazioni: Michele Raitano e Elena Granaglia

Coordina: Laura Pennacchi

• Lavoro, rappresentanza politica e sociale e democrazia

Finanziarizzazione, frammentazione e globalizzazione delle fonti di lavoro, trasformazioni e deroghe nella contrattazione sindacale, hanno prodotto già dagli anni 80 -90 il territorializzarsi sia della lotta sindacale che della lotta politica (distretti + leghe, divaricarsi delle questioni settentrionale e meridionale). Più di recente il disgiungersi di quel nesso storico tra lavoro e rappresentanza sembra portare alla ricerca di una rifondazione della rappresentanza direttamente sull’individuo in quanto cittadino (aggregato nei social networks?) e come tale portatore di diritti (anche sul lavoro).

Relazioni: Mariuccia Salvati e Massimo Paci

Coordina: Catia Papa

• Lavoro, reddito, cittadinanza

La crisi globale più grave del secolo sta provocando quella che i democratici americani non esitano a definire job catastrophe con profonde implicazioni sulla “civiltà del lavoro”. La contrazione della produzione, del reddito e dell’occupazione stabile e garantita indotta dall’attuale crisi economico-finanziaria investe i fondamenti stessi del modello di sviluppo industriale e capitalistico che vede nel lavoro salariato lo strumento principale di integrazione e mediazione sociale. Nella Costituzione italiana il diritto al lavoro e il diritto a un'”esistenza libera e dignitosa” sono fortemente connessi, riguardando dunque potenzialmente tutti i cittadini. A eccezione di quanti invocano più mercato, la tensione egualitaria che attraversa la Carta anima ancora oggi il dibattito sul destino del lavoro quale asse della cittadinanza, ovvero sulle proposte ed esperienze europee di reddito minimo garantito o di reddito universale.

Relazioni: Luca Baccelli e Silvana Sciarra

Coordina: Elena Paciotti



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