Quattro intense giornate tra stand, dibattiti, presentazioni di libri e incontri con autori. Il tema: " la grande mutazione "
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Il Salone dell’editoria sociale giunto alla quinta edizione

La grande mutazione il tema di quest ' anno

Dal 31 ottobre al 3 novembre si è svolta a Roma, presso lo spazio " Porta Futuro " nel quartiere Testaccio, la quinta edizione del Salone dell ' editoria sociale, che quest ' anno affronta il tema della " grande mutazione " . Quattro giorni di eventi, dibattiti, presentazioni di libri e riviste, concerti e incontri con autori, tra cui Stefano Rodotà .

Quest’anno il tema del Salone dell’editoria sociale, svoltosi come di consueto a Roma, ha riguardato i cambiamenti prodotti non solo dai sei anni di crisi economica, che ha colpito il mondo dal 2007 in poi, ma anche, più in generale, dagli ultimi trent’anni di politiche neo-liberiste che hanno rafforzato un paradigma in cui l’economia e la finanza regnano come parametri di riferimento per scelte in campo politico, sociale e culturale. Il titolo dell’iniziativa evoca la “grande trasformazione” di cui Polanyi scrive, nell’omonimo libro del 1944, descrivendo il mutamento che investe la società tra il XVI e il XVII secolo: si passa da una società che include l’economia a un mercato che ingloba la società , con tutte le conseguenze che questo radicale cambiamento porta con sé, nel mondo occidentale e non solo.
Oltre a dibattiti, eventi, presentazioni di libri e riviste, incontri con autori, il salone ospita una trentina di stand di case editrici, associazioni e testate giornalistiche che si occupano del sociale ad ampio raggio. Tra i promotori del salone alcuni editori, una comunità di intervento sociale, associazioni culturali, una rivista e un’importante agenzia di stampa, tutti operanti nell’ambito di questioni e tematiche sociali.

La grande mutazione

Tra i dibattiti più seguiti del salone, la tavola rotonda “Karl Polanyi. La grande trasformazione 70 anni dopo”, svoltasi subito dopo l’incontro con Stefano Rodotà , ha visto gli interventi di Michele Cangiani, dell’Università di Venezia, Peter Kammerer, dell’Università di Urbino e Enrico Giovannini, ministro del Lavoro. A moderare il dibattito Mario Pianta, dell’Università di Urbino. Il tema di tutte le relazioni, lo stesso a cui è ispirato il tema del salone, riguarda l’analisi che Polanyi conduce, alla metà degli anni Quaranta del secolo scorso, sulla trasformazione che la società vive con l’affermazione dell’imperialismo del mercato capitalistico. L’autore afferma con chiarezza che il mercato autoregolato è all’attacco della sostanza umana e della natura, costituendo una vera e propria utopia distruttiva. La società di mercato opera una trasformazione dei bisogni umani in merce e anche la politica interiorizza le leggi economiche come leggi “naturali”. Nel mercato del lavoro, della terra e del denaro, ricordano i relatori, tutto diventa merce: anche l’attività lavorativa stessa diventa una merce. A ricordare alcuni tentativi che si stanno facendo oggi per rimettere in discussione tale paradigma culturale è il ministro Giovannini, che cita la formulazione del nuovo parametro BES (Benessere equo e sostenibile) per la misurazione della qualità della vita non solo attraverso criteri economici. Il ministro cita anche lo studio, a cui ha personalmente partecipato, del Rapporto Stiglitz, sulla misura della performance dell’economia e del progresso sociale. Le parole del ministro, e in generale tutto il dibattito, suscitano molta partecipazione, anche con toni accesi, da parte di un pubblico che testimonia quanto il tema sia oggi sentito a livello sociale.

Che fine ha fatto la democrazia

Altro dibattito molto seguito è stato quello sul destino della democrazia, tenutosi domenica 3 novembre alle 18.15, con interventi di Luigi Ferrajoli, dell’Università di Roma Tre, Maria Salvati, dell’Università di Bologna e Franco Cassano, sociologo e deputato. A moderare lo scrittore Alessandro Leogrande. Le parole chiave attorno alle quali ruota tutta la discussione dei relatori sono: “populismo”, “erosione dei partiti” e “antipolitica”. In Italia la crisi dei partiti, in particolare, viene sottolineata nella sua urgenza ed evidenza, testimoniata dalla presenza in Parlamento di almeno due terzi di forze partitiche apertamente antiparlamentari. La crisi economica, inoltre, acuisce una situazione già difficile di suo, ampliando ancora la non corrispondenza tra sedi decisionali e sedi politiche.
Nella subordinazione sempre crescente della politica rispetto all’economia, si sta costituendo un unico blocco sociale e la sfera pubblica non è più all’altezza della sfera economica. Se l’economia acquista sempre più una dimensione globale, la politica e il diritto rimangono relegati al livello nazionale. Inoltre, sottolineando più specificamente le questioni del lavoro, i relatori sottolineano come anche il precariato sia in stretta connessione con la configurazione culturale dell’individualismo, perché non riesce a ritrovare se stesso nella dimensione collettiva istituzionale e non. I relatori, infine, concordano tutti sul ruolo indispensabile dei luoghi della mediazione tra cittadini e Stato quali sono i partiti, che però hanno certamente bisogno di una profonda riconfigurazione identitaria.

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