A Napoli si suol dire che ci siano più chiese che case
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Le chiese “chiuse” di Napoli

Il diritto-dovere di riabilitare il proprio patrimonio

La città di Napoli vive oggi, all ' interno del suo rinomato centro storico, la contraddizione di più di duecento chiese chiuse, dimenticate e lasciate al completo degrado. Gruppi di cittadini e associazioni si sono mobilitati al fine di promuovere un ' iniziativa volta a restituire, a questi luoghi, il loro effettivo valore artistico-culturale.

Una città d’arte e cultura come Napoli, il cui centro storico è considerato patrimonio dell’UNESCO, vive oggi il paradosso di duecento chiese chiuse, abbandonate e lasciate al degrado sono inaccessibili da decenni. Alcuni di questi luoghi di culto, sommersi da impalcature e ferraglia, sono ormai edifici che nessuno nota più, altri sono stati interamente depredati al loro interno e i rimanenti sono stati trasformati in spazi adibiti ad attività commerciali, ne sono un piccolo esempio la chiesa della ss. Incoronata, tramutata in un auto lavaggio, s. Diego all’Ospedale, utilizzata come parcheggio abusivo o ancora S. Maria delle Grazie, destinata ad accogliere una trattoria.

Tentativi di collaborazione

In questo scenario surreale, gruppi di cittadini e diverse associazioni, guidati dal Comitato Civico di Santa Maria di Portosalvo, si sono mobilitati al fine di dare una risposta a questa problematica. Le ultime proteste si sono svolte nell’ottobre scorso presso la sede della Curia. Il Presidente del Comitato di Portosalvo, Antonio Pariante, sostiene: ” a Napoli si suol dire che ci sono più chiese che case ” , sottolineando l’enorme risorsa che questi luoghi rappresentano per la città . Un primo tentativo di collaborazione è stato intrapreso nel 2011, quando la Curia ha emesso il bando ” chiese da riaprire ” , con l’obiettivo di affidare la gestione dei suddetti luoghi a comitati ed associazioni cittadine. Il progetto si è bloccato senza imprimere una reale svolta, riportando nuovamente gli interessati al dissenso.

Una protesta costruttiva

Gli attivisti che si sono mobilitati a Napoli, anche in questi giorni, oltre a muovere una profonda critica, offrono la piena disponibilità ad occuparsi della questione. Una presa di posizione che rispecchiando una forte coscienza civile è degna di essere ascoltata. Chiedono che vengano loro affidati questi edifici, sentendosi nel diritto-dovere di riabilitare un patrimonio artistico parte dell’identità cittadina. Ancora una volta risulta evidente che il rimedio all’ennesimo spreco, possa risolversi nella semplicità dell’impegno di un gruppo di cittadini, pronti a mettersi in gioco per il bene comune.

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