"MappiNa - in napoletano - è lo straccio usato nella pulizia della casa. Costruire MappiNa è un po' come abitare la città "
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Nasce MappiNA, la mappa alternativa di Napoli

Per una nuova narrazione collettiva della città

La città è fatta di suoni, colori e profumi che la rendono unica. E proprio questa unicità intende catturare il progetto Mappi-Na, lamappa alternativa di Napoli ideata dalla urban planner e coordinatrice della Biennale dello spazio pubblico Ilaria Vitellio con il sostegno del Comune di Napoli. Una piattaforma di comunicazione urbana di collaborative mapping che intende superare gli stereotipi legati alla città di Napoli individuandone invece luoghi e spazi che possono essere reinventati grazie alla partecipazione attiva dei cittadini.

Immagine tratta dal sito MappiNA
Immagine tratta dal sito MappiNA

“Sappiamo che ogni città ha un’immagine stereotipata che proietta all’esterno, ma Napoli di questa immagine talvolta sembra soffrirne maggiormente di altre, nonostante l’assidua creatività dei napoletani”, spiega a Labsus l’ideatrice del progetto Ilaria Vitellio. “MappiNa, la mappa alternativa di Napoli – precisa – intende invece intercettare la varietà dei linguaggi con cui si esprime la città e realizzare letture aperte, plurime, variabili, immaginarie, a più voci”.
Il progetto, realizzato grazie alla passione e all’impegno di tanti volontari e lanciato circa un mese fa, è una vera e propria piattaforma di collaborative mapping attraverso cui i cittadini possono caricare foto, video, suoni e testi che contribuiscono a scrivere la colonna sonora della città per una nuova narrazione urbana collettiva. “MappiNa infatti – spiega Vitellio – fonda la sua costruzione su quella trama nascosta che emerge come esito delle iniziative dei suoi abitanti co-produttori di cambiamento, che giocano sulla sperimentazione critica, sulla simbolizzazione emozionale, sull’appropriazione e sul radicamento”.
Il progetto trova il sostegno anche dell’amministrazione locale, non a caso è in via di stipula un protocollo d’intesa con il Comune di Napoli per la nascita degli open data degli spazi pubblici abbandonati della città .

Attività on-line: georeferenziare la città

Ma cosa si può mappare? La sezione Mappe presente sul sito del progetto si suddivide in cinque sottosezioni: luoghi, suoni, abbandoni, idee, attori ed eventi in cui è possibile differenziare il contenuto da caricare e georeferenziare. Ad esempio in “Mappa dei luoghi” si possono individuare i diversi usi dello spazio pubblico, nuove pratiche di cura e valorizzazione cosìcome le sperimentazioni degli spazi urbani. Cosìsi scopre che c’è chi ha realizzato sedie “green” per rendere più bella e confortevole la città e chi arreda i “cubi” di cemento che circondano i pali elettrici. I lampioni sono stati cementificati dall’amministrazione comunale dopo che, nel 2006, il crollo di uno di questi ha provocato la morte di una giovane donna.
Mappe non solo che catturano la creatività urbana ma che ci restituiscono anche i suoni della città . Come nella sezione “Mappe dei suoni” dove è possibile ascoltare le conversazioni urbane: dalla voce del fruttivendolo, al “San Gennaro sound” fino ai rumori della funicolare centrale. Nella sezione “Mappe degli abbandoni” invece si possono segnalare edifici, costruzioni abbandonate e spazi incerti, “dove realizzare iniziative, eventi, istallazioni, azioni sperimentali, appropriazioni temporanee, pratiche di cura, iniziative di reimmaginazione urbana e opportunità del Ri-Uso” come si legge sul sito. Tra questi ad esempio c’è il Collegio Ciano realizzato tra il 1939 e il 1940 per offrire uno spazio di educazione e formazione ad oltre 2mila ragazzi. Successivamente la struttura è divenuta sede operativa della Nato che ha rifunzionalizzato gli spazi, ma una volta dismesse tali attività i cittadini hanno cominciando a re-immaginare l’area.
Nelle “Mappe delle idee” spazio invece a nuovi percorsi di attraversamento della città , progetti per la vivibilità e la creatività urbana, come ad esempio l’idea di creare distretti culturali all’interno di edifici abbandonati. Nella “Mappa degli attori e degli eventi” si possono segnalare non solo eventi che si organizzano in città ma gli stessi operatori culturali possono indicare spazi che mettono a disposizione per ospitare iniziative ed eventi “al fine di valorizzare le realtà presenti, di sollecitare la loro distrettualizzazione e di favorire l’incontro tra domanda e offerta di servizi e di spazi”, spiega l’ideatrice del progetto.

Attività off-line: gli Open Labs

Alle attività on-line si affiancano inoltre attività off-line, ovvero l’organizzazione di Open Labs. Si tratta di seminari, call e laboratori di mappatura audiovisiva in cui, con missioni e attraversamenti dello spazio, “si invitano i cittadini a esplorare territori, a ripensarli criticamente, a riconquistarli e re-immaginarli come luoghi di condivisione, apprendimento ed esperienza, a prendersene cura e valorizzarli attraverso un uso creativo e innovativo, anche temporaneo”. Incontri che puntano a far dialogare e a coinvolgere cittadini, studenti, operatori nel campo culturale, istituzioni di ricerca e amministrazioni locali i veri soggetti attivi della città .
Tra le prime iniziative è stata lanciata la divertente “Call 4 Impression” per la caccia al giocoliere. Il concorso consisteva nel catturare le immagini delle acrobazie di un giocoliere che si aggirava per la città realizzando un video da caricare poi su Facebook, YouTube, Vimeo per poi mapparlo su MappiNa.
“MappiNa – in napoletano – è lo straccio usato e abusato, logoro, ma utile nella pratica quotidiana di chi si prende cura della casa. Costruire MappiNa è un pò come abitare la città “, conclude Vitellio.

gallo@labsus.net
Twitter: @AngelaGallo1

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